A GRIGNO visitiamo il TRINCERONE e la nuova pista ciclabile

A GRIGNO visitiamo il TRINCERONE e la nuova pista ciclabile

A Grigno, è stato recentemente ristrutturata un’ampia zona a valle del paese, dove il Rio Resenzuola si getta nel Brenta. Qui storia e natura si uniscono in un perfetto connubio.

4
CONDIVIDI

Due nuovi ponti ciclopedonali garantiscono infatti la perfetta fruibilità della ciclabile che dalla Valsugana arriva fino a Bassano. Laddove prima la ciclabile entrava in una strada di campagna ad uso promiscuo, ora si passa attraverso un percorso dedicato che affianca il grande trincerone di Grigno, la cui storia è narrata qui sotto:

“Tra i comuni di Cismon e Grigno, precisamente in località Martincelli, nel maggio del 1866 venne fissato il confine tra l’impero d’Austria e il giovanissimo Regno d’Italia. Allo scoppio della Prima guerra mondiale il settore della Valsugana divenne il più orientale dei cinque sottosettori nei quali venne suddiviso il fronte trentino. Gli austriaci non erano stati in grado di apprestare in questa zona un valido sistema difensivo: le uniche opere di un certo rilievo realizzate in Valsugana erano le fortificazioni sui colli di Tenna e delle Benne, costruite però nel secolo precedente e già obsolete per contrastare i colpi delle artiglierie moderne presenti nella Grande Guerra.

Avvenne qui, al pari del Trentino meridionale come nei settori del Primiero o della Vallarsa, che gli austriaci arretrassero le loro posizioni non appena l’Italia ebbe dichiarato la guerra.

Grigno divenne quindi subito italiana; i nuovi occupanti vennero accolti con timore e diffidenza, dato che i “figli” di questo paese combattevano con l’esercito nemico: l’ultimo era stato richiamato il 20 maggio 1915! La popolazione civile rimasta venne evacuata nel Regno, nel Veneto e nel resto d’Italia.

A questo punto furono perciò i comandi italiani che apprestarono quelle difese che gli austriaci non avevano fatto in tempo ad organizzare: il “sistema” di difesa fu preparato su più linee di fortificazioni campali, che scorrevano su tutta la valle e terminavano in prossimità delle pendici dei monti (altopiano dei sette comuni da una parte, Monte Lefre dall’altra) con avamposti che fungevano da caposaldi per posizioni di artiglieria e mitragliatrice, in grado di coprire con fuoco incrociato le trincee situate più in basso.

Lo sbarramento di Grigno, si componeva di due fasce, con una prima linea a cielo aperto, rinforzata con sacchi di sabbia e legname, e una seconda costituita da il cosiddetto “trincerone”.

Il Trincerone di Grigno si è conservato in maniera ottimale dato che fu snobbato dai “recuperanti” che lo trovarono poco interessante e povero di materiale ferroso: il lavoro di recupero e di restauro ha riguardato soprattutto lo svuotamento degli spazi interni, lo sgombero dei detriti e la riapertura degli accessi nella sua parte posteriore.

Oggi il Trincerone di Grigno è un documento di eccezionale valore sulla Grande Guerra in Valsugana, una lunga postazione coperta in calcestruzzo armato, un sistema con accessi posteriori, sbarrati e protetti con pareti in terra e sacchi di sabbia.

L’opera non fu mai “provata” in combattimento e cadde in mano austriaca a seguito della “rotta” italiana di Caporetto.”