ALTA VIA “BEPI ZAC”

ALTA VIA “BEPI ZAC”

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Alta Via Bepi Zac in direzione dell'Osservatorio italiano (foto Agh)

Il sentiero attrezzato sulla Catena di Costabella in Val di Fassa – 14/08/09

Proponiamo questa settimana l’Alta Via “Bepi Zac”, un sentiero attrezzato lungo la dorsale di Costabella a nord di Passo San Pellegrino, in Val di Fassa. Il percorso è abbastanza facile ma da non prendere sottogamba per la quota, la lunghezza e alcuni tratti esposti. Consigliabile l’imbrago di sicurezza.

Alta via “Bepi Zac”

L’Alta via è intitolata al noto alpinista fassano Bepi Pellegrin (detto Zac), innamorato della natura e appassionato di storia locale, nonché titolare del Rifugio di Passo delle Selle m 2528, il “Bergvagabunden Hütte” (rifugio dedicato ai “vagabondi” della montagna), ora passato di mano al figlio Floriano. La ristrutturazione del percorso di guerra, con grandiosi scenari panoramici che spaziano dalla Marmolada alle Pale di S. Martino, dal Sella al Sassolungo, dal Catinaccio al Latemar, è opera appassionata e meritoria di Livio Defrancesco, caposervizio presso gli impianti di risalita Costabella.

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La Grande Guerra

Costabella era un importante caposaldo difensivo del fronte austriaco nel settore della Marmolada. L’esercito italiano aveva conquistato Sasso Costabella e Cima Uomo: sfondando al Passo delle Selle, avrebbe potuto raggiungere agevolmente la Val di Fassa scardinando la linea difensiva austro-ungarica. Su queste montagne si combatté aspramente dal giugno 1915 al novembre 1917. Gli austriaci erano bene appostati su Cima Bocche (escursione di Girovagando 1 nov 2008), Fango (poco oltre il Passo San Pellegrino) e sul sovrastante Passo Selle, ove costruirono un grande accampamento. In questo modo era impedita ogni possibilità di avanzata verso la Val di Fassa. Alterni attacchi e contrattacchi determinarono minimi spostamenti di confine, con rilievi che diventarono ora italiani, e dopo qualche giorno o poche ore, di nuovo austriaci, con continui bagni di sangue per conquistare pochi metri di rocce.

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Nella primavera 1917 particolarmente duro fu il confronto per la conquista di Cima Costabella, persa dagli austriaci il 4 marzo e riconquistata il 16 dello stesso mese. Iniziarono successivamente da parte italiana, lavori di mina per far esplodere le posizioni difensive austriache, ma alla fine di ottobre gli italiani ritirarono ogni soldato sull’Isonzo e fra queste montagne, dopo tante pene, ritornò la pace e il silenzio. E’ impressionante la quantità di rottami, pezzi di ferro, schegge, filo spinato, trincee e palificazioni, che si incontrano lungo il percorso. Tutto il crinale poi è martoriato da caverne, trinceramenti, fossati, scavi, massicciate, fortificazioni, resti di baraccamenti.

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Il percorso

L’itinerario è lungo e, anche se considerato facile, non proprio banale, con tratti piuttosto esposti. La Bepi Zac non è una vera via ferrata ma piuttosto un percorso attrezzato con cordini, fittoni, scale e passerelle in legno. Pur non presentando difficoltà particolari, non è da prendere sottogamba per lunghezza, quota, tratti esposti: se si soffre di vertigini, è meglio lasciar perdere. Il percorso è generalmente ben protetto, anche se inspiegabilmente ci sono tratti insidiosi senza protezioni su costoni ripidi, col sentiero disagevole di ghiaino o pietrisco su fondo duro in cui è vietato scivolare o inciampare. Per fortuna sono tratti brevi. Come detto, assolutamente consigliabile l’imbrago, che dà una grande tranquillità e sicurezza, e anche il casco. Non tanto per le pietre che possono cadere dall’alto (il percorso si svolge per lo più sulle creste) quanto per le numerose gallerie in cui si è costretti a passare, alcune a gattoni o quasi. Proprio nell’ultima chi scrive, quando era ormai in vista dell’uscita, ha dato una craniata pazzesca che ha provocato un bel bernoccolo. Utile una pila per esplorare le molte gallerie percorribili. Noi abbiamo percorso l’Alta Via Bepi Zac in senso antiorario (ma è possibile, anzi consigliabile, farla in senso orario), partendo direttamente dal Passo S. Pellegrino. Prendendo gli impianti di risalita è possibile risparmiarsi circa un’ora di cammino e portarsi in quota. Siamo quindi partiti dal Passo S. Pellegrino per il sentiero 637b puntando alla Forcella Ciadin m 2664, che si raggiunge per un erto ghiaione dopo aver attraversato i meravigliosi pascoli della Campagnaccia. Dalla forcella, sempre seguendo il sentiero 637b, si affronta un traverso di alcune centinaia di metri senza protezioni (attenzione) quindi si arriva all’attacco della via, un grosso camino attrezzato con grandi scale in legno e cordino. L’itinerario si snoda lungo il tormentato crinale di Costabella, tra camini, cenge, creste, cime, caverne, gallerie, in un lunare scenario di rocce dalle forme più strane. Dopo il primo tratto attrezzato che rimonta una selletta, il sentiero si infila in un stretta gola ai piedi di una specie di colossale “uovo”, il Sasso di Costabella m 2730, un gigantesco roccione dove i soldati italiani avevano ricavato, scavandolo all’interno, un osservatorio per sorvegliare le linee e i movimenti del nemico.

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Oggi all’interno dell’osservatorio vi è una piccola ma spaventevole mostra permanente sugli orrori della guerra, con pannelli esplicativi con testi e foto piuttosto crude. Si cala leggermente per attraversare una serie di conche: ovunque si possono vedere trincee, resti di baraccamenti, rottami, fortificazioni. Noi abbiamo trovato, a pochi metri dal sentiero, un grosso frammento osseo, sperabilmente non umano, che si confondeva con le pietre bianche di un ghiaione. Dopo aver risalito brevemente una piccola cima senza nome, si cala ancora leggermente ai piedi della Cima di Costabella m 2759, che si scala con un tratto attrezzato con cordino, piuttosto esposto, lungo lo spigolo est. Seguono altri saliscendi per raggiungere la Cima della Campagnaccia m 2727, con varie gallerie e fortificazioni, resti di trincea. Prima di risalire verso i Lastei Grande m 2716 e Picol, è possibile eventualmente interrompere l’escursione calando a valle dall’ampia insellatura a est. Alcuni ricoveri lungo il percorso sono stati ricostruiti, altri presentano i materiali originali del tempo con le travature di sostegno, qualche mobile, le brande, le pareti rivestite di legno. Entrando in questi miserabili rifugi, dove gli uomini vivevano per mesi come topi, non si può fare a meno di provare una stretta al cuore per le condizioni tremende in cui i soldati erano costretti a combattersi, specialmente l’inverno, a quasi 3000 metri di quota. La lunga traversata si conclude, senza dislivelli importanti, traversando gli aspri contrafforti dei Lastei fino alla cima del Lastei Picol m 2697, a nord del rifugio di Passo delle Selle m 2528, che si raggiunge dopo una ripida discesa. Si rientra quindi al passo in circa un’ora per sentiero 604, toccando il Rifugio Paradiso m 2170. Anche in questo caso c’è la possibilità di accorciare il percorso scendendo con la seggiovia.

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testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)

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