CASTELLONI S. MARCO 1830, CALDIERA 2124, ORTIGARA 2106

CASTELLONI S. MARCO 1830, CALDIERA 2124, ORTIGARA 2106

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Da Cima Caldiera guardando verso i Castelloni(foto Agh)

Mini-trekking sulle Cime della Valsugana – 20 agosto 2011

Iniziamo il ciclo estivo di escursioni proponendo una entusiasmante “cavalcata” nella parte orientale delle Cime della Valsugana, al confine con il Veneto. La nostra meta principale è la curiosità geologica dei Castelloni di S. Marco, un sorprendente labirinto di colossali macigni calcarei.

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Natura e Grande Guerra

Natura e Grande Guerra sono i temi di questa lunga escursione di 24 km, che può essere comunque accorciata in base alla forze e all’allenamento di ciascuno con diverse “vie di fuga”. La cima dei Castelloni di S. Marco è caratterizzata da un particolare fenomeno geologico di erosione, che ha sfaldato e frantumato le rocce calcaree della vetta in una strabiliante ammasso caotico di ciclopici macigni, formando un labirinto dentro il quale si sviluppa un tortuoso percorso, perlopiù pianeggiante, ben segnato e numerato da 48 “passaggi”. Il complesso dei Castelloni domina la Valsugana, 1500 metri più in basso. Col suo soprendente ammasso di rocce, torri, gole, grotte e fossati, quasi sepolto dalla vetegazione, fa parte del grandioso apparato carsico dell’Abisso della Fossetta (profondo oltre 900 m con decine di chilometri di grotte) che scarica le sue acque nella Grotta della Bigonda in Valsugana, ancora in fase di esplorazione da parte degli speleologi. Ci vogliono circa tre ore da Malga Fossetta ai Castelloni e ritorno inclusa la visita al labirinto. Noi però proponiamo di allungare il percorso visitando anche i luoghi della Grande Guerra. Il nostro percorso si spinge quindi fino a Cima Caldiera m 2124, che costituiva la base di appoggio per l’assalto dell’Ortigara da parte delle truppe italiane: si può vedere ancora un gran numero di trincee, posti di osservazione e piazzole di artiglieria. Nei pressi della cima, si può esplorare l’osservatorio Torino (gallerie e cunicoli, consigliata la pila). Dalla cima si possono osservare le Dolomiti, il Lagorai e la parte settentrionale dell’Altopiano. Infine allunghiamo ancora fino alla tristemente nota Cima Ortigara 2106, teatro di sanguinose battaglie passate alla storia per le spaventose e assurde carneficine (vedi anche la nostra Traversata escursione Cima Larici -Ortigara). Il lungo ritorno avviene per bei sentieri fino a Piazzale Lozze, passando per l’incantevole radura col Bivacco Campilussi, quindi per strada fino a Malga Fossetta. Attenzione: c’è solo una sorgente (Fontanello Isidoro) lungo tutto il percorso!

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Percorso ai Castelloni di S. Marco

Da Trento la strada è un po’ lunghetta, bisogna infatti raggiungere Gallio sull’Altopiano di Asiago in provincia di Vicenza (1 ora e 20) attraverso il Passo Vezzena (via Caldonazzo-strada del Menador oppure per Passo della Fricca). Da Gallio si imbocca la bellissima valle di Campomulo, quindi con lunga strada forestale sterrata (buche) quasi pianeggiante fino a Malga Fossetta m 1666 (circa 20 min), dove si parcheggia. Poco sotto la malga partecon direzione NORD il sentiero 845, che si inoltra in un bel bosco fino al bivio per i Castelloni a circa 1790 metri di quota: noi suggeriamo di prendere la diramazione di destra (est), in modo di fare l’anello in senso antiorario per proseguire poi per la Caldiera senza dover rifare un tratto di percorso. Il sentiero si arrampica nel folto del bosco con pendenze modeste, fino all’inizio del labirinto. E’ caldamente consigliato seguire le indicazioni del sentiero, numerate da 1 a 48, che permettono di visitare gli angoli più belli del labirinto seguendo un percorso logico. Avventurarsi nei meandri del labirinto al di fuori delle indicazioni può essere pericoloso per via di fossi, forre, crepacci, burroni, mentre seguendo il sentiero non c’è nessun rischio. Attenzione in caso di terreno bagnato, si scivola parecchio! Il percorso è adatto anche a famiglie con ragazzini.

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Cima Caldiera m 2124

Terminata la visita al labirinto ora il sentiero scende leggermente di quota fino al bivio con l’indicazione del sentiero 842 (Busa dei Quaranta – Cima caldiera ore 2). Lo si segue e in circa 15 minuti si giunge alla Busa dei Quaranta m 1765, una enorme e impressionante dolina nel bosco (attenzione ai bordi a precipizio!). Il sentiero ora sale ancora un po’ di quota fino a 1850 metri quindi devia decisamente verso ovest. Il percorso ora si fa pianeggiante, attraversando un bosco rigoglioso che stupisce se confrontato con le lande desolate della vicina Ortigara. Incontriamo il Fontanello Isidoro, provvidenziale e unica sorgente nel raggio di parecchi chilometri! Attraversiamo bei boschi e prati, avvicinandoci al filo di cresta di Punta Molina, dove la montagna precipita nei dirupi verso la Valsugana. Dopo una grande radura pratosa piena di fiori, ecco finalmente la salita al versante est di Cima Caldiera. Passiamo accanto a un povero cimitero con alcune croci, quindi il sentiero si fa più ripido per vincere i 250 metri di dislivello che ci separano dalla cima. Il sentiero si congiunge quindi con una mulattiera militare e in pochi minuti si arriva all’Osservatorio Torino a quota 2109, scavato nella roccia a picco sulla Valsugana. Sono ben visibili i camminamenti di accesso, le trincee e fortificazioni: una galleria permette di entrare in diramazioni con osservatori in varie direzioni, mentre una lunga e ripida scala scavata nella roccia (consigliata una pila) conduce al punto di osservazione più alto in direzione della Valsugana. Lasciato l’osservatorio si punta ora brevemente verso sud per raggiungere Cima Caldiera m 2124. Notevole il panorama sul vastissimo e tormentato altopiano nella zona che va dall’Ortigara ai Castelloni di San Marco. Da Cima Caldiera si può eventualmente rientrare alla macchina dirigendosi verso Piazzale Lozze, invece noi proseguiamo, con un ultimo sforzo, verso l’Ortigara.

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Cima Ortigara m 2106

Da Cima Caldiera il sentiero scende di quota fino a Malga Ortigara m 1937 quindi si affronta l’ultima facile salita fino alla vetta dell’Ortigara m 2106, dove troneggia il (brutto) Cippo Italiano, mentre 500 m più a nord c’è il Cippo Austriaco. L’Ortigara è passata tristemente alla storia per la terribile battaglia che si combatté fra il 10 e il 29 giugno 1917 e che vide impiegati complessivamente 400.000 soldati per la conquista della montagna. La zona dell’Ortigara è oggi compresa nell’Ecomuseo della Grande Guerra, un progetto di riqualificazione storica che ha interessato tutte le Prealpi vicentine. L’Ortigara, nel panorama internazionale, costituisce il museo all’aperto della più grande battaglia in quota del primo conflitto mondiale. E’ il più conosciuto teatro di battaglia dell’Altopiano e dell’intero fronte italiano, meta ogni anno di migliaia di visitatori.

Ecomuseo della Grande Guerra
La Battaglia dell’Ortigara

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Rientro a Malga Fossetta

Ora ci aspetta il lungo rientro a Malga Fossetta. Da Cima Ortigara si scende verso il traliccio con la Campana ai caduti seguendo il sentiero 839 quindi in breve fino al bivio con la Val Agnella. Tra numerosi resti di baracche e trincee, si cala per la valle che da desolata pietraia si fa sempre più verde. Si scende ancora verso sud fino alla sorprendente e meravigliosa radura dell’ex Malga Campoluzzo. Qui c’è il magnifico bivacco Campilussi m 1784, sempre aperto, ricavato dalla ex malga, in un posto veramente da sogno. Ora bisogna prestare un po’ di attenzione nel prendere la giusta direzione altrimenti il rientro diventa problematico: dal bivacco bisogna tornare indietro seguendo una traccia a nordest nel prato che poi gira decisamente ad est diventando mulattiera, e che costeggia una valletta (Busa Fonda di Moline) fino a intercettare una strada sterrata: al bivio successivo prendere direzione nord fino allo Piazzale Lozze. Ora il più è fatto: basta seguire la strada verso sud est che porta verso Valscura, quindi ritornare alla macchina percorrendo il pezzo di strada fatto all’andata. Dislivello complessivo 750 m, sviluppo 24 km.

testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)

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