venerdì, novembre 9, 2018

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Il volto culturale di TRENTO Città delle Alpi

Mentre fervono i preparativi per i Mercatini di Natale, Trento e il Trentino si preparano a mostrare agli ospiti di tutt’Europa il volto di una regione di confine attraversata da grandi fermenti culturali.

Il volto noto ai più di questa inclinazione storica ed artistica è sicuramente rappresentato dal Castello del Buonconsiglio che come ci conferma Alessandro Casagrande, responsabile della comunicazione di questo museo oltre che degli altri monumenti  e collezioni provinciali.

Il Castello è una miniera inesauribile della storia di questo limine vivo e pulsante con una panoramica lungo diversi millenni dedicata all’archeologia delle Alpi, nonché dei processi storici ed artistici che l’hanno caratterizzata.

Ad impreziosire le attrattive per esperti e non ci pensano inoltre due mostre dal forte richiamo.

In primo luogo troviamo la mostra curata da Emanuela Rollandini e dedicata allo straordinario Riposo durante la fuga in Egitto realizzato nel 1831 da Francesco Hayez, il più grande interprete della cultura romantica in Italia.

Si tratta di un’opera celata al grande pubblico fin dall’anno della sua  realizzazione e che oggi può essere ammirata accanto a diversi altri quadri dell’artista quali la Vergine addolorata, una Madonna con Bambino altri ancora.

Gli spazi espositivi del Castello presentano inoltre il San Sebastiano dello scultore Andrea Briosco, detto il Riccio per via la sua capigliatura.

Si tratta di una scultura inedita del grande artista al quale il Castello aveva dedicato dieci anni fa una rassegna monografica, come ci spiega la conservatrice del museo Luciana Giacomelli.

Quella che vediamo è un’opera in terracotta realizzata sul finire del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento che, nella tensione del volto, nella modellazione incisiva e grafica dei capelli, nella resa anatomica serrata e precisa del corpo evidenzia i tratti tipici dell’arte del Riccio.

Con Alessandro Casagrande ricordiamo poi gli allestimenti che faranno del Buonconsiglio anche un’attrattiva natalizia così come delle iniziative che riguardano gli altri castelli del Trentino ad iniziare da Castel Thun.

Siamo poi allo spazio al Sass nella centralissima piazza Battisti per conoscere da vicino la Trento romana: una testimonianza che equivale ad un grande viaggio nella storia urbana e domestica.

Siamo poi al ristorante albergo al Vecchio Mulino che si incontra sulla strada che da Trento conduce a Riva del Garda, poco prima di Vezzano.

Un posto tranquillo, quasi defilato dove l’ospite può degustare piatti della tradizione alpina così come della cucina di mare: un connubio garantito dall’esperienza di Armando Corsini e Italo Petrucci animatori di questa nuova esperienza turistica e gastronomica.

Foto Archivio APT Trento – P. Geminiani

Trento: nel CANYON ritrovato

Stiamo parlando della forra di Ponte Alto, un luogo di straordinaria suggestione paesaggistica.

Un tempo il Fersina, dopo aver percorso la Val dei Mocheni, si dirigeva verso sud-est lungo la Valsugana e confluiva nel Lago di Caldonazzo.

Circa 7000 anni fa i detriti depositati dai ghiacciai, in ritiro dopo la fine dell’ultima glaciazione, si accumularono in un conoide che dalla Vigolana scendeva verso la piana di Pergine, creando una “diga” che costrinse il Fersina verso ovest, nel suo corso attuale. Il torrente ha quindi dovuto farsi strada erodendo strati di rocce calcaree depositate nel corso di ben 140 Milioni di anni (perlopiù Scaglia Rossa), fino a creare una forra profonda un centinaio di metri che separa le pendici del Monte Celva da quelle del Calisio. L’incisione in taluni punti si restringe in modo impressionante; dall’alto non si riesce a tratti a vederne il fondo in quanto il torrente ha scavato anche sui fianchi, spostandosi di lato.

Con Luca Stefenelli, esperto accompagnatore di media montagna, ripercorriamo la storia di questo luogo con gli sbarramenti che dall’epoca rinascimentale dei Principi Vescovi hanno consentito di evitare che i detriti raggiungessero la città di Trento.

Oggi, come ci spiega Lara Casagrande dell’Ecomuseo dell’Argentario, questa località è accessibile a gruppi di visitatori: per info consultare www.ecoargentario.it o telefonare allo 0461-216000.

Poco distante dall’Orrido troviamo l’Agritur Ponte Alto, un esempio virtuoso che unisce la buona enologia con l’accoglienza di qualità.

Ci ospitano Alessandra e Matteo Furlani. La sorella maggiore è impegnata con la mamma in cucina per deliziose colazioni, cene di gran classe e la gestione dell’accoglienza che fa tesoro delle moderne tecnologie accompagnate con l’edilizia sostenibile.

Matteo è un esperto vignaiolo innamorato dei vini naturali che seguono spesso l’antico metodo della fermentazione primitiva.

Ci immergiamo ancora nelle antiche tradizioni passando dall’erboristeria Cappelletti, storico esempio di legame con il territorio e di passione per le terapie naturali, per poi scambiare alcune considerazioni sulla stagione turistica invernale con Corrado Tononi, giornalista e direttore di Radio Dolomiti.