CIMA BOCCHE m 2745

CIMA BOCCHE m 2745

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Lago Juribrutto (foto Agh)

Panoramiche mozzafiato sulle Pale dalla Catena di Bocche – 1/11/08

Con questa prima puntata dedicata alle escursioni, inizia il ciclo anteprima inverno che durerà per tutto il mese di novembre. In tv andranno in onda le anticipazioni della stagione invernale nei vari ambiti turistici. Dagli inizi di dicembre sito e programma in tv procederanno di pari passo.

Cima Bocche m 2745

Proponiamo questa settimana una escursione con itinerario ad anello nel magnifico panorama della Catena di Bocche. Sulla sinistra orografica della Valle di S. Pellegrino, il massiccio di Cima Bocche (2745 m) è il punto culminante della cresta porfirica che dal Col Margherita, attraverso Juribrutto, Cima Bocche, Lusia, scende a meridione verso la Val Travignolo e Predazzo. Cima Bocche si raggiunge con diversi sentieri che partono da vari punti di appoggio, i principali dei quali sono Paneveggio, Passo di Valles e Passo S. Pellegrino. L’itinerario proposto parte da Malga Vallazza, quindi si tocca il Lago di Juribrutto, Forcella di Juribrutto, il Costone di Bocche e Cima Bocche. Il rientro si chiude con un itinerario ad anello. E’ un’escursione facile, con un panorama grandioso sul versante nord ovest delle Pale di S. Martino. Il dislivello è di circa 800 metri. Unica eventuale difficoltà è la la nebbia, per cui l’orientamento può diventare un problema. Tutta la zona è ricchissima di tracce della Grande Guerra con resti di trincee, reticolati, caverne, baraccamenti. Cima Bocche e la parallela Cima Juribrutto sono anche delle splendide mete sci alpinistiche, abbastanza sicure per via dei loro versanti ampi e con pendenze modeste. Ideali anche con ciaspole, anche se ovviamente con gli sci in discesa ci si diverte di più.

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Percorso

Dalla Val di Fiemme si sale in direzione del Passo Rolle, quindi poco dopo Paneveggio si lascia la strada del Rolle per quella di Passo Valles. Si lascia l’auto a Malga Vallazza m 1935, poco prima del passo. Si risale la bella stradella militare lastricata (segnavia 631) che rimonta la lunga dorsale di Cima Juribrutto fino ad un piccolo passo pianeggiante (2200 metri circa), che si scollina per scendere al bellissimo Lago Juribrutto. Di qui per segnavia 629 si cala fino al fondovalle della Val Juribrutto per poi risalire senza difficoltà alla Forcella Juribrutto m 2381. In alternativa si può evitare di calare al Lago Juribrutto, raggiungendo quota 2323 e, mantenendosi in costa, tagliare su percorso libero le Laste di Juribrutto, un facile costone pratoso, arrivando direttamente alla forcella di Juribrutto. Qui c’è una specie di riparo, una tettoia con delle panche e un tavolaccio.
Si torna ora leggermente indietro per attaccare il sentiero 628 che si inerpica sul fianco est di Cima Bocche. Si sale a zig zag per il ripido costone fino a sbucare da una forcelletta sulla cresta, con resti di trincee e una croce in legno. Si prosegue ora senza difficoltà per belle balze seguendo la dorsale costellata di trincee, fino all’ampia cima pianeggiante, con un capitello e soprattutto uno spettacolare panorama sulle Dolomiti e sulla zona del Passo di S. Pellegrino. Poco sotto la cima c’è il piccolo bivacco Jellici m 2675, sempre aperto. Vicino al bivacco ci sono, molto evidenti, i resti di una piccola “cittadella” militare, con trincee a perdita d’occhio, veramente impressionante. Qui su Cima Bocche, e sulla vicina Cima Juribrutto, si combattè ininterrottamente dal maggio 1915 al novembre 1917, in estate ed inverno.

Discesa e rientro

Chi vuole può rientrare dallo stesso percorso della salita. Noi suggeriamo una interessante digressione che allunga un po’ il percorso ma vale sicuramente la pena. Dalla cima si cala lungo la dorsale seguendo inizialmente il segnavia 626: quando il sentiero abbandona decisamente il crinale in direzione del Lago di Bocche, ci si mantiene grosso modo sulla dorsale (non sul crinale che è dirupato) calando facilmente ad una grande sella pianeggiante a nord della quota 2384, all’altezza del Lago Juribrutto (sulla sella ci sono dei ruderi di vasconi in cemento). Si cala ora nel vallone mantenendosi sulla sinistra (nord), seguendo una esile traccia che scende a zig zag fino alla piana antistante il meraviglioso Lago Juribrutto, nelle cui acque si specchiano le guglie delle Pale illuminate dal sole del tramonto. Dal lago si riprende il sentiero 629, calando sul fondovalle di Val Juribrutto, fino a Malga Juribrutto m 1912. Di qui, con sentiero 623 comodo e praticamente pianeggiante, si rientra a Malga Vallazza con un lungo traverso verso nord est. Sulla strada del ritorno passando per Paneveggio suggeriamo una visita al centro faunistico, dove si possono vedere i cervi a pochi metri di distanza in un grande recinto.

Cima Bocche durante la Grande Guerra

Il caposaldo di Cima Bocche, con i due forti di fondovalle, Forte Buso (dov’è la diga del lago artificiale) e Dossaccio (su un colle poco distante da Paneveggio) e con il Colbricòn – Buse dell’Oro, sbarrava la Val Travignolo. Fu fortificato dagli Austriaci nel 1915, ma divenne famoso soprattutto nella primavera-estate del 1916 durante le offensive per sfondare nella Valle di Fiemme che portarono all’occupazione del Cauriòl e del Colbricòn. All’alba del 20 Luglio 1916 il primo battaglione della brigata Tevere, dopo un lento e metodico avanzamento e consolidamento delle posizioni, giunse a ridosso delle linee avversarie, ma dovette ritirarsi dopo un’aspra reazione nemica e trincerarsi poco distante. Anche la brigata Calabria, risalendo dal Lago di Bocche e dalla Val Miniera, giunse di fronte ai reticolati austriaci, ma fu costretta a fermarsi e trincerarsi in zona. I tentativi per la conquista di questa cima proseguirono anche nei giorni e nelle settimane successive. I combattimenti durarono fino all’autunno, con uno stillicidio di perdite, specie da parte della brigata Tevere, veramente spaventoso. L’avanzare su terreni aperti, senza alcun riparo, significava essere falciati sistematicamente dalle mitragliatrici. Le posizioni contrapposte erano a poche decine di metri, ma la distanza sembrava insuperabile ai nostri fanti. Le linee si stabilizzarono e al di là di attacchi e contrattacchi, di successi parziali ed altrettanti smacchi per la reazione del nemico, Cima Bocche rimase in possesso delle tenaci truppe austro-ungariche. Cima Bocche è un tipico esempio della testardaggine dei nostri comandi nell’ordinare assalti a posizioni imprendibili e con un obiettivo sproporzionato ai sacrifici, con totale disprezzo della vita umana, che trovò il suo apice nelle insensate offensive dell’Isonzo e del Carso. Ancora negli anni ’20, nelle spianate e nei declivi intorno a Cima Bocche, giacevano insepolte numerose salme di soldati, soprattutto italiani. Oggi, tra le pietraie delle trincee e dei capisaldi smantellati dal cannone allora e dall’azione del tempo poi, “ossa sbiancate” si confondono con le pietre.

testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)

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