CIMA DEL FRATE – GRUPPO DI RAVA

CIMA DEL FRATE – GRUPPO DI RAVA

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Il ciclopico monolito del Frate (foto Agh)

Mini trekking in selvaggi scenari fino al colossale monolito del Frate – 3/12/2005

Il Gruppo di Rava – Cima D’Asta (m 2847) viene di solito incluso sulle carte escursionistiche nel più ampio Gruppo del Lagorai per la sua vicinanza, ma morfologicamente e gelogicamente è molto diverso: porfirico il Lagorai, granitico il Gruppo Rava – Cima d’Asta.

Descrizione

Il Gruppo di Rava è una zona di selvaggia bellezza con aspri contrafforti rocciosi punteggiati di meravigliosi laghetti. La zona più caratteristica è la Cima del Frate, un colossale monolito di granito che prende il nome per la sua curiosa forma. Sulla cresta omonima (Cresta del Frate) e sulle cime circostanti le tracce evidentissime della Grande Guerra con trinceramenti, grotte, gallerie, camminamenti, scalinate nella roccia, fortificazioni. Inizialmente l’avvicinamento avviene per una lunga forestale con pendenza modesta, fino a malga Fierollo di Sotto. Quindi per sentiero in costa nel fitto del bosco, che si apre di tanto in tanto con bei squarci, poi finalmente il paesaggio a 1800 metri si apre definitivamente nel grandioso anfiteatro dell’Alpe di Rava. Verso est possiamo vedere la cresta del Frate col colossale monolito. La parte più impegnativa consiste nel raggiungere la cresta risalendo il Forzelòn de Rava quindi, per camminamenti militari a strapiombo nel vuoto, si perviene al trincerone che percorre tutta la cresta fino a Cima del Frate.

CIMA DEL FRATE m 2435

quota massima m 2435 Cima del Frate
lunghezza km.18 circa
dislivello m 1050
partenza e arrivo Rif. Spiado m 1300
sentieri 365, 332, 366, 328, 366b, 366, 365
difficoltà EE – escursionisti esperti
tempo 1 giornata
mappa Kompass 621 Valsugana e Tesino

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Percorso

Raggiunto il Rifugio Spiado e lasciata l’auto ci si incammina per la forestale con segnavia 365, che inizialmente prosegue brevemente verso nord poi con secco tornante verso sud ovest, con lunghissimo traversone fino a Malga Fierollo di Sotto. Si scende sotto la malga per qualche centinaio di metri per prendere il sentiero che prosegue in costa salendo gradualmente aggirando promontori boscosi e superando la ripida valle del Castelletto fino ad un ponticello di legno a quota 1590, dove arriva il sentiero 332 dal fondovalle. Siamo quasi prossimi al limite della vegetazione ad alto fusto, i boschi si fanno radi e prevale il larice: si sale ancora oltrepassando i ruderi di Malga Rava di Sotto. Attraversiamo radure e torbiere, sovrastati dai primi grandi torrioni di granito dalle forme bizzarre. Nei pressi di Malga Rava di Sotto il paesaggio si fa grandioso: nei prati vi sono curiosi mucchi di pietre. Sono opera dei pastori che li radunavano così per facilitare il pascolo e soprattutto lo sfalcio. Si supera la malga in direzione della Forcella Ravetta, dopo circa mezzo km si prende al bivio il segnavia 366 in direzione nord-est: si traversa l’impluvio con bei torrentelli e si raggiunge il ripido costone che si rimonta fino al piccolo e incantevole altipiano dove sorge Malga Rava di Sopra. Qui si impone una sosta per ammirare il favoloso Lago Primo m 1999, che si raggiunge scendendo circa 50 mt di dislivello verso sud. Uno specchio d’acqua con le rive pianeggianti, una bella riva pratosa a nord e una sabbiosa a sud, con tanto di scenografica isoletta in mezzo. Ripendiamo la via tornando a Malga Rava di Sopra e dando un’occhiata, poco sopra al vecchio rudere della stalla, al Lago di Mezzo dalle acque cristalline, che alimenta una sorgente di acqua purissima. Proseguiamo per segnavia 328 verso nord, lungo una mulattiera militare dalle evidenti massicciate, ancora pressoché perfette dopo quasi un secolo. Arrivati nella conca occhio al bivio e alla deviazione del sentiero (328) che risale un valloncello verso nord , percorso da un torrente, che porta al magnifico Lago Grande m 2125, dalle ampie e pianeggianti spiagge pratose e sabbiose. Un posto ideale non solo per la sosta ma addirittura per il campeggio in un vero angolo di paradiso. Inizia la parte più dura ora, ovvero la salita verso il Passo del Tombolin: si può tagliare per ripidi ghiaioni seguendo la traccia (328) che sale a sud del lago e poi verso est, tra gigantesche placconate di granito in un paesaggio davvero affascinante e selvaggio. Raggiunto un po’ faticosamente (i km cominciano a farsi sentire) il Passo del Tombolin ci si affaccia sul versante a est e si vede finalmente il gigantesco monolito del Frate che svetta in lontananza. Ora bisogna cercare il sentierello che sale sulla cresta, e l’inizio non è per nulla chiaro. Infatti bisogna scendere almeno 50 metri buoni di dislivello verso sud est, per vaghe tracce alla base della rocce a picco fino a trovare il sentierino militare che risale arditamente lungo la parete rocciosa con strapiombi piuttosto preoccupanti. Nulla di particolarmente terribile ma questo tratto non è un percorso adatto agli inesperti o a chi soffre di vertigini. Si raggiunge in circa mezz’ora la cresta sommitale, che è percorsa nella sua lunghezza da un trincerone che si snoda in mezzo a giganteschi macigni, tra i quali talvolta si passa a stento. Non c’è comunque alcun pericolo, la cresta è ampia e praticamente pianeggiante. Si arriva quindi facilmente al colossale pilastro di granito di Cima del Frate, veramente impressionante, che prende il nome perché somiglia ad un frate raccolto in preghiera. Inizia il ritorno, con due alternative possibili: la discesa da Forcella Fierollo per segnavia 366 con rientro da Malga Rava di Sopra, oppure giù per il vallone toccando i Laghi della Bella Venezia fino a Malga Fierollo di sotto e quindi rientrando per la forestale dell’andata.

testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)

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