“CLIMATICAMENTE” IN MARMOLADA

“CLIMATICAMENTE” IN MARMOLADA

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Escursione sulla Regina delle Dolomiti per parlare di clima 24/09/11

Lo sapevate che la Marmolada non appartiene, dal punto di vista geologico, alle Dolomiti? E’ quanto abbiamo appreso nel corso di un’escursione sul ghiacciaio di questa grande montagna che, pur chiamata “la Regina delle Dolomiti” è in realtà formata da un calcare diverso dalla Dolomia.

La Regina delle Dolomiti e il clima

La roccia che caratterizza le Dolomiti è stata formata dal contatto fra il calcare pre-esistente ed il grande mare tropicale che allora bagnava queste rocce. La Marmolada, proprio perché Regina, ovvero più alta delle montagne vicine, non è stata toccata dal mare e quindi ha mantenuto l’aspetto minerale precedente. E’ una notizia che noi profani di geologica abbiamo appreso nel corso di un’escursione che abbiamo fatto recentemente proprio sul ghiacciaio della Marmolada con gli amici di Climaticamente cambiando, la manifestazione che ai primi di settembre ha visto Trento come capitale della climatologia mondiale. Un centinaio tra i massimi esperti mondiali del settore si sono dati appuntamento per la prima edizione di Climaticamente cambiando, Trentino clima 2011 per fare il punto sulle modificazioni in atto ed individuarne i possibili rimedi. Un elemento emerso con insistenza nel corso di questa iniziativa promossa dalla Provincia autonoma di Trento è la preoccupazione della comunità scientifica di fronte all’evidenza dei dati e delle osservazioni a livello planetario sul riscaldamento in atto, sulle emissioni di gas climalteranti – che non sono affatto rallentate nonostante i richiami di questi ultimi anni – e sugli impatti che si stanno osservando.

Con gli esperti sul ghiacciaio

Christian Casarotto, glaciologo del Museo delle Scienze di Trento, ci ha accompagnato a vedere questo meraviglioso ambiente naturale che purtroppo è esso stesso “vittima” delle modificazioni climatiche in atto e quindi soggetto ad un rapido ritiro. Dalla guida alpina Antonio Bonet apprendiamo tutte le informazioni utili per avvicinarsi a questo ambiente severo, mentre Susanna Sieff, dall’assessorato all’ambiente della Provincia autonoma di Trento, ci parla degli obiettivi di Climaticamente. Trento, sostengono gli organizzatori di questo evento, intende diventare un punto di riferimento mondiale per coloro che studiano le modificazioni del clima e per coloro che lavorano per cambiare gli stili di vita e di consumo dell’uomo. Luca Mercalli, noto climatologo e divulgatore, da sempre ostile a grandi opere quali l’alta velocità, ha presentato a Trento il suo nuovo spettacolo “E’ tempo di musica” attraverso il quale si pone lo spettatore anche di fronte alla responsabilità del cambiamento. Stefano Fontana, del Comitato Glaciologico Trentino della SAT, ci illustra le tecniche di misurazione del ghiacciaio e da lui apprendiamo anche la velocità, per molti versi strabiliante, con la quale i ghiacciai si stanno ritirando. E’ tempo dunque di cambiamenti che si possono fare tornando ad un modello di sviluppo compatibile con la natura, cambiando alimentazione, il modo di costruire le abitazioni e di spostarsi. Modificando radicalmente la nostra cultura consumistica come sottolinea Roberto Barbiero della Protezione civile trentina ed organizzatore di questo grande evento.

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La Città di Ghiaccio

A fine escursione visitiamo l’interessante Museo della Guerra (vedi puntata Fassa 8 luglio 2006), dove incontriamo il titolare Andrea de Bernardin, che ci parla della incredibile “Città di Ghiaccio” costruita dagli austriaci durante la Grande Guerra dentro le viscere del ghiacciaio della Marmolada. In questo ambiente sicuramente ostile, centinaia di soldati e ufficiali dell’esercito austroungarico trovarono rifugio sfuggendo alle dure condizioni climatiche esterne e al fuoco nemico. De Bernardin assieme all’amico Michael Wachtler hanno dato alle stampe di recente un libro dedicato proprio alla Città di Ghiaccio, con numerosa documentazione fotografica dell’epoca.

La Città di Ghiaccio

La “Città di Ghiaccio” sulla Marmolada fu una geniale invenzione di Leo Handl, tenente e ingegnere dell’esercito austroungarico. Lo scopo era quello di riparare i soldati sia dal nemico che dal terribile freddo, dalla neve e dalle valanghe. Era un imponente complesso di gallerie con depositi, cucine, dormitori, per uno sviluppo complessivo di ben 12 km che interessava buona parte della superficie del Ghiacciaio della Marmolada. Aveva gallerie e dormitori capaci di contenere fino a 70 uomini ciascuno, e per un periodo furono addirittura illuminati dalla corrente elettrica proveniente da una centrale a vapore a Canazei. I viveri erano conservati senza problemi in ghiacciaie scavate appositamente e l’acqua era fornita dal semplice scioglimento delle nevi. La vita sotto il ghiaccio permetteva di evitare le rigidissime temperature esterne che a queste quote, intorno ed oltre i 3000 metri, possono raggiungere anche i 30 gradi sotto lo zero. Nelle gallerie di ghiaccio la temperatura era invece attorno ai +3° +5° d’inverno, scendendo a 0° durante l’estate. Non tutto però era così positivo: ad esempio, nonostante la “Città” fosse collegata con l’esterno da un ingegnoso sistema di ventilazione, il fumo delle stufe nelle baracche, raffreddandosi, creava spesso non pochi problemi poiché senza un adeguato tiraggio tornava indietro trasformando l’aria delle grotte quasi irrespirabile. Anche la grande umidità, soprattutto d’estate, rendeva malsana la vita dei soldati, obbligati a vivere sotto la spessa coltre di ghiaccio a profondità che a volte raggiungevano anche i 50 metri. Inoltre i baraccamenti e le grotte dovevano essere continuamente modificati a causa del movimento lento ma incessante del ghiacciaio che le stritolava come in una immane e potentissima morsa. Complessivamente però la costruzione della “Città” fu una vera e propria geniale invenzione che risparmiò la vita di molti soldati. Il rombo del cannone cessò per sempre sulla Marmolada nel novembre del 1917, quando le truppe italiane si ritirarono in seguito alla rotta di Caporetto, con lo spostamento del fronte dalle Dolomiti al Piave. La Città di Ghiaccio fu abbandonata. Probabilmente già nei primi anni ’20 non esisteva più a causa del movimento del ghiacciaio.

NB: Si ringrazia Andrea de Bernardin per la documentazione

Museo della Grande Guerra 1914-1918
Passo Fedaia (in fondo alla diga)
tel. 0462 / 601181, cell 347 7972356
gemellato con www.cimeetrincee.itworldwar.it

testo di Walter Nicoletti
foto di Agh

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