ESCURSIONI INVERNALI

ESCURSIONI INVERNALI

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Dalla Cima del Fravort 2347 per il lungo crinale fino alla Panarotta (febbraio 2002, foto Agh)

3 facili itinerari a piedi o con le ciaspole, 22 novembre 2003

Quando arriva la neve molti escursionisti estivi concludono l’attività in attesa della primavera, precludendosi così il fantastico mondo della montagna d’inverno. Ma con l’opportuno equipaggiamento, soprattutto scarpe adatte impermeabili, sci (vedi puntata sullo sci escursionismo) o ciaspole (vedi capitolo nella puntata sull’Alto Garda), si può fare escursionismo per tutta la stagione invernale con grandissima soddisfazione. In questa puntata sul web vi consigliamo tre “classici” itinerari invernali, da fare a piedi o con le ciaspole, mentre in tv prosegue il ciclo anteprima inverno.

In montagna con la neve

La difficoltà principale del muoversi in montagna con la neve, ma anche il suo grande fascino, sta nel fatto che tutti i riferimenti sul terreno spariscono sotto la coltre bianca. Il paesaggio cambia radicalmente aspetto e diventa un mondo incantato da scoprire. Per far questo però è necessario utilizzare al meglio la cartina, strumento indispensabile per ogni escursionista serio, grazie alla quale è possibile muoversi in sicurezza su terreni sconosciuti. Complemento ideale della cartina è l’altimetro, utilissimo nell’orientamento per rilevare le quote. Infine una bussola, utile per trarsi d’impaccio in situazioni dubbie o per stabilire la propria posizione con un rilevamento incrociato. La neve può condizionare molto le possibilità di realizzare un determinato itinerario. Chi aspira a muoversi anche l’inverno dovrebbe perciò seguire costantemente l’andamento meteorologico stagionale tramite i bollettini meteo, in modo da prevedere con buona approssimazione lo stato del manto nevoso prima di ogni uscita. Lo stesso itinerario infatti può essere più o meno impegnativo a seconda del tipo di innevamento: una neve marcia o crostosa, per esempio, sarà molto più faticosa rispetto ad una polverosa. In taluni casi il cammino può risultare impossibile anche con le ciaspole e perfino con gli sci. Per questo è importante capire il terreno su cui dovremo muoverci, per stimare l’impegno e i tempi di percorrenza nel modo migliore possibile. Ovviamente la capacità di muoversi in montagna in inverno si affina soprattutto con l’esperienza, seguendo il clima e anche con l’osservazione diretta delle caratteristiche della neve, che non sono mai uguali ma variano in continuazione.

Cartografia on line e catasto valanghe

Segnaliamo qui un’encomiabile iniziativa della Provincia Autonoma di Trento che ha messo on line tutta la Cartografia del Trentino, compreso un interessantissimo catasto delle valanghe. A quest’ultimo proposito è importante sottolineare che il catasto riguarda le valanghe naturali, cioè quelle ricorrenti che si scaricano sempre nelle stesse zone, e quindi non è assolutamente da prendere in considerazione come forma di prevenzione. Il pericolo maggiore infatti è determinato dalle valanghe provocate dall’escursionista o sciatore stesso. La cartografia è consultabile on line, in varie scale, e comprende anche mappe di orografia, idrografia, toponomastica, geologia, oltre ad un catasto delle sorgenti, mappe topografiche e delle bellissime fotografie aeree a colori (ortofoto) in scala 1:2000. Grazie a un motore di ricerca per parola chiave è possibile ricercare e visualizzare qualsiasi zona del territorio Trentino.

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Imparare ad orientarsi

Saper leggere una cartina significa poter andare dove vogliamo (o quasi) anche su territori del tutto sconosciuti, sapendo sempre esattamente dove ci si trova. Questa naturalmente è una grande sicurezza che limita al minimo il rischio di perdersi. La regola base è che l’itinerario si prepara sempre in anticipo, a tavolino, carta alla mano. Al profano, una cartina topografica in scala 1:25.000 sembrerà un’accozzaglia incomprensibile di segni e simboli. L’escursionista preparato invece è in grado di tracciare l’itinerario, determinare la sua lunghezza, calcolare i tempi di percorrenza, i dislivelli, prevedere se si marcerà su terreno aperto o nel bosco, se le salite saranno più o meno ripide eccetera.

Leggere la carta

Non abbiamo la pretesa di fare qui un corso di orientamento, che è materia vasta e complessa, ma fornirvi delle indicazioni di massima, degli spunti che possano farvi appassionare all’orientamento in montagna. Oltre che una divertente “disciplina mentale” ricca di soddisfazioni (ogni gita diventa una piccola sfida che mette alla prova le proprie capacità), è anche un modo per rendere più sicuro l’andare in montagna. Le carte da escursionismo, com’è noto, sono orientate sempre verso nord ed hanno una legenda da cui ricavare il significato dei simboli e dei segni. Quando si osserva una carta si procede per “gradi”, cioè si parte da una visione d’insieme per poi scendere nel dettaglio: per questo si deve imparare a riconoscere a colpo d’occhio dapprima le vallate principali, grazie alle strade e ai fiumi, quindi le valli secondarie, individuando gli impluvi e le dorsali. Si osservano quindi le curve di livello, o isoipse, per capire quando un pendio è ripido, se il nostro sentiero sale o scende. Se le curve sono molto ravvicinate il pendio è ripido; se il sentiero corre parallelo alle curve di livello significa che procede in costa pianeggiante, se invece le attraversa sale o scende. Un sentiero che attraversa perpendicolarmente le curve di livello avrà la massima pendenza. Per capire se il sentiero sale o scende ci si aiuta osservando i punti che riportano l’altitudine lungo il cammino previsto. Infine i colori ci indicano la natura del terreno: paludoso, boscoso, pietroso eccetera. Sapendo riconoscere questi pochi fondamentali elementi saremo in grado di immaginare con buona approssimazione quali sono le caratteristiche del terreno su cui ci muoveremo, individuando poi sul posto, man mano, tutto ciò che può servire a confermare la nostra posizione: paesi, frazioni, ponti, croci, torrenti, laghi, strade forestali, sentieri, mulattiere, malghe eccetera. L’escursionista coscienzioso controlla costantemente la propria posizione durante la marcia, osservando il paesaggio che lo circonda e badando che coincida con la carta. Un validissimo aiuto è rappresentato dall’altimetro, con il quale si possono verificare le quote lungo il cammino. Procedendo in questo modo, cioè sapendo in ogni istante dove ci si trova, è quasi impossibile perdersi. Può capitare tuttavia che, in determinate condizioni, ad esempio dentro ad un bosco, o sul fianco di una montagna molto vasta, non si riesca a capire bene la propria posizione. In questo caso, grazie ad una bussola, è possibile fare un rilevamento incrociato e determinare con sufficiente precisione il punto in cui siamo (vedi link qui sotto).

Scegliere l’itinerario

Con la neve, il pericolo numero uno per chi va in montagna è rappresentato dalle valanghe. E’ tuttavia possibile scegliere itinerari sicuri percorrendo dorsali o crinali, o tenendosi alla larga da pendii potenzialmente pericolosi. Proprio per questo è così importante la cartina, con la quale si può pianificare a tavolino le uscite scartando gli itinerari a rischio. Resta sempre “obbligatorio” comunque ascoltare i bollettini meteo e valanghe prima di ogni gita.

CORNETTO DELLA VIGOLANA m. 2069   Itinerario n. 1
quota massima   m 2069, Monte Cornetto, Vigolana (vedi Apt Folgaria)
lunghezza   km. 10 circa
dislivello   m. 726
partenza e arrivo   Passo Sommo 1343
sentieri   451
mappa   Kompass 631 Altipiani di Folgaria, Lavarone e Luserna
difficoltà   E – escursionistico
tempo   1 giornata

Descrizione

Percorso facile, bello e panoramico, in genere sicuro, ideale anche con le ciaspole. Si sale sulla massima elevazione sud del massiccio della Vigolana. Inizialmente boscoso per comoda strada forestale, quindi per sentiero sulla dorsale sud est fino alla vetta. Interessante e grandioso il panorama che spazia a 360°. Bella veduta del versante meridionale della Vigolana.

Percorso

Da Folgaria si raggiunge in pochi chilometri, verso est, Passo Sommo m 1343. Si lascia l’auto al parcheggio nei pressi del bar Chalet. Proprio di fronte, parte la strada forestale che si inoltra pianeggiante nel bosco. Si sale gradualmente di quota con qualche tornante fino a raggiungere una grande radura a 1500 metri, dove c’è Malga Cornetto e la partenza di una sciovia. Si risale il pendio verso nord, dove la radura si chiude e il sentiero riprende tra alti mughi, a ridosso del crinale fino alla cima, poco al di sopra dell’arrivo della sciovia. Discesa per il medesimo itinerario di salita, oppure per sentiero 425 sulla dorsale sud ovest verso Rifugio Paradiso m 1631, da cui si prende la forestale che rientra verso est fino a Malga Cornetto e quindi a Passo Sommo.

MONTE FRAVORT m 2347   Itinerario n. 2
quota massima   m 2347, Monte Fravort, Lagorai occidentale (Apt Levico)
lunghezza   km. 12 circa
dislivello   m. 726
partenza e arrivo   Parcheggio impianti sci Chalet Panarotta m 1460
sentieri   325, Sentiero europeo E 5
mappa   Kompass 621 Valsugana Cima D’Asta e V.lle dei Mocheni
difficoltà   E – escursionistico
tempo   1 giornata

Descrizione

Itinerario facile, generalmente sicuro (attenzione al pendio finale), ideale anche con ciaspole, con grandioso panorama sulla Valsugana e sulla Valle dei Mocheni. Si svolge inizialmente su forestale quindi su dorsale fin quasi sulla cima.

Percorso

Da Levico Valsugana si sale sul Monte Panarotta fino al piazzale che serve gli impianti di sci nei pressi dello Chalet Panarotta m 1460, dove si lascia l’auto. Qui si prende la forestale che in costa percorre il versante settentrionale della Panarotta fino all’ampia insellatura denominata La Bassa m 1834. Di qui il sentiero 325 diventa sentiero Europeo E5, percorrendo l’evidente facile dorsale che rimonta la prima elevazione, La Fontanella m 2037. Ora il cammino spiana brevemente verso la base del Fravort, che si sale per ripido costone finale tenendosi a ridosso del crinale sud ovest, onde evitare rischi in caso di neve non sicura. La cima è pianeggiante, con evidenti resti di trincee e fortificazioni della Grande Guerra che percorrono tutto il crinale, sia a nord che a sud. Strepitosa a dir poco la vista sulla Valsugana. In direzione nord la lunga cresta che, neve e voglia permettendo, porta al Gronlait m 2383 dopo essere calati alla sottostante forcella Fravort. Il ritorno avviene per il medesimo itinerario di salita. Una via alternativa, da fare solo con neve sicura, avviene per il fianco ovest. Dalla vetta si scende per sfasciumi sulla evidente spalla nord-ovest, verso l’anticima Oscivart. Di qui si cala nella valletta per tracce di sentiero oppure si scende ancora per la dorsale fino ad intercettare l’evidente sentiero (segnato in nero senza numero, sulla cartina) che rientra in costa, praticamente pianeggiante per circa 3 km verso sud, fino a La Bassa. Quindi si riprende la forestale dell’andata fino all’auto.

PASSO CINQUE CROCI   Itinerario n. 3
quota massima   m 2018, Passo Cinque Croci (vedi Apt Lagorai)
lunghezza   km. 6 circa
dislivello   m. 550
partenza e arrivo   Ponte Conseria m 1468, Val Campelle
sentieri   326
mappa   Kompass 621 Catena dei Lagorai – Cima D’Asta
difficoltà   E – escursionistico
tempo   1 giornata

Descrizione

Itinerario facile e sicuro in una delle zone più spettacolari del Lagorai, nel grandioso anfiteatro della parte terminale della Val Campelle, tra malghe, laghi e cime ardite. Un pezzo di Canada trapiantato in Trentino. Ideale con ciaspole o anche a piedi.

Percorso

Da Strigno Valsugana si risale la val Campelle in direzione del Rifugio Crucolo, che si oltrepassa fino a raggiungere il Rifugio Carlettini e quindi Ponte Conseria m 1468, dove si lascia l’auto. Attraversato il ponte sul torrente, si raggiunge il secondo tornante della strada forestale, da cui si stacca una deviazione e, dopo un ponticello, il segnavia 326 a sinistra sale ripido per il bosco. Dopo svariati tornanti il sentiero spiana e dopo un tratto in costa si sbuca in una raduna dove si scorgono i tetti delle Malghe di Conseria in cima a un ripido costone. Ci si tiene sulla sinistra e si risale costeggiando il rivo sulla destra orografica, quindi si traversa alle malghe con un ponticello nei pressi di un grosso larice. Uno dei due edifici ha un piccolo bivacco invernale a due piani sempre aperto, con dormitorio su assi nel locale superiore. Di qui con percorso libero e intuitivo, dopo aver raggiunto la malga soprastante, si procede verso il passo tenendosi al centro della valle se con neve poco sicura, tra il Col di S. Giovanni e Cima Socede. Al Passo Cinque Croci m 2018, la caratteristica croce in ferro in memoria dei caduti della Grande Guerra, e un grandioso panorama sulla Val Cia, il Cauriol, il Lagorai orientale e il massiccio di Cima D’Asta. Con neve sicura è possibile proseguire verso nord per strada forestale pianeggiante, raggiungendo in circa 2 km la bella Malga Val Cion m 1973, in posizione incantevole, anch’essa dotata di bivacco invernale sempre aperto, quindi in altri 2 km scarsi il panoramico Passo Val Cion a m. 2076. Ritorno per la via di salita o, per i più ardimentosi, la discesa dal passo Val Cion nel vallone (poco ripido) cercando di “indovinare” la traccia che scende fino a Malga Val Sorda Prima m 1863, quindi il rientro per strada forestale fino a Ponte Conseria.

testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)

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