ESCURSIONI SUI MONTI DI TRENTO

ESCURSIONI SUI MONTI DI TRENTO

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Vetta del Cornetto m 2180, sul Monte Bondone. Sullo sfondo il Gruppo di Brenta (autoscatto foto Agh)

Tre Cime del Bondone, Marzola, Vigolana – 6 settembre 2003

Questa è la dodicesima ed ultima puntata del ciclo estivo: “Girovagando in Trentino” farà quindi una pausa per riprendere verso metà settembre con le quattro puntate del ciclo Autunno Trentino colori e sapori. A grande richiesta e dopo il successo della puntata Le Pozze – Lagorai del 30 agosto 2003, anche questa puntata sul sito è dedicata all’escursionismo.

Le montagne di Trento

Questa volta le escursioni scelte riguardano le montagne dei dintorni di Trento: le Tre Cime del Monte Bondone, la Marzola e la Vigolana. Molte persone che non conoscono la città di Trento credono che essa sia in alta montagna, magari su un picco roccioso. In realtà il capoluogo è nel fondovalle della Val D’Adige, ad appena 194 metri di quota. In compenso, è circondato da vette che superano ampiamente i 2000 metri, ad eccezione della Marzola ad est, di 1738 metri. La Paganella svetta a nord con i suoi 2125 metri, ad ovest la parete verticale del Palòn del Monte Bondone, quasi a picco sulla città con i suoi 2100 metri, infine a sud la grande e selvaggia Vigolana, con il Becco di Filadonna di m. 2150.

Panorami mozzafiato

La caratteristica delle montagne intorno a Trento è che hanno tutte dei panorami favolosi. La modesta cimetta della Marzola, per esempio, ha una visuale insospettabilmente strepitosa: sulla sua cima sud si trova un “osservatorio” circolare con delle mire per identificare le vette circostanti a 360°, che vanno dal Gruppo di Brenta alla Catena del Lagorai, dal Carè Alto al Cevedale, dalle Dolomiti alle Pale di S. Martino, con vista mozzafiato sulla Val D’Adige e la città di Trento, sulla Valsugana con il grande Lago di Caldonazzo. Il Monte Bondone è la montagna dei trentini per eccellenza, non solo per lo sci l’inverno ma anche per la classica gita estiva fuoriporta. In appena mezz’ora di automobile dalla città si arriva alle Viotte a 1600 metri, un’incantevole e verdissima piana ai piedi delle Tre Cime, un ambiente tipicamente alpino con le vette oltre i 2000 metri, ove nel 1968 è stata istituita nella Val del Merlo la Riserva Naturale Integrale delle Tre Cime del Monte Bondone. Tutta la zona è un piccolo paradiso soprattutto per gli escursionisti, che possono salire una o più cime, o tutte e tre con la “traversata” in quota. Anche gli arrampicatori qui trovano pane per i loro denti con la breve ma impegnativa ferrata “Segata” sulla parete sud del Doss D’Abramo. Infine la grande montagna della Vigolana, a sud di Trento. E’ un massiccio poco frequentato e decisamente selvaggio, sconosciuto anche a molti trentini: l’unica struttura in quota è il famoso Bivacco “alla Madonnina”, ai piedi di uno spettacolare picco roccioso. Il mese di settembre è decisamente tra i migliori per fare escursionismo: l’aria è limpida, non fa troppo caldo, non c’è ressa in giro e le montagne si “incendiano” dei meravigliosi colori dell’autunno, mentre in quota arrivano le prime nevicate, che fanno pregustare le imminenti uscite escursionistiche con gli sci.

TRE CIME del BONDONE   Itinerario n. 1 – mini-trekking
quota massima   m 2180, Monte Cornetto
lunghezza   km. 12 circa
dislivello   m. 614
partenza e arrivo   Località Viotte m 1566, Monte Bondone (Trento)
sentieri   630 bis, 630, 636, 617, 607
mappa   Kompass 687 "M. Stivo, M. Bondone, Rovereto, Mori, Arco
difficoltà   EEA – per scursionisti esperti con attrezzatura
tempo   1 giornata

Descrizione

Splendido mini-trekking super-panoramico che concatena la salita a tre cime oltre i duemila metri: la Cima Verde m 2102, il Doss D’Abramo m 2140, il Cornetto 2180. Adatto per escursionisti esperti, con brevi tratti attrezzati con corde fisse sul Doss D’Abramo.

Vetta del Cornetto m 2180, sul Monte Bondone. Sullo sfondo il Gruppo di Brenta (autoscatto foto Agh)
Il lago di Caldonazzo dal Monte Marzola (foto Agh)
Dalle pendici del Cornetto (Bondone) verso il Gruppo di Brenta (foto Agh)
Gregge alla Bocca di Vaiona, sul Bondone (foto Agh)
La spettacolare vista del Gruppo di Brenta dalla cima della Marzola (foto Agh)
Le Tre Cime del Monte Bondone: da sinistra, Doss D'Abramo, Cornetto, Cima Verde (foto Agh)
Il sentiero "Sparavei" che sale a Cima Verde (foto Agh)
La cresta finale poco sotto Cima Verde, sullo sfondo la Vigolana (foto Agh)
La piana delle Viotte con la Cima Palòn (foto Agh)
"Infilata" di cime: da sinistra il Doss D'Abramo, sullo sfondo il Palòn, a destra la Cima Verde (foto Agh)
La Val D'Adige dal Doss D'Abramo: si riconosce il paese di Cimone e, nel fondovalle, Aldeno (foto Agh)
Doss D'Abramo versante sud: in rosso a sx la via ferrata "Segata", a dx il facile tratto attrezzato (foto Agh)
Doss D'Abramo versante ovest: il segno rosso indica il percorso estivo. La parte bassa del colatoio è attrezzata con corda fissa metallica e staffe. In inverno sono ovviamente consigliati ramponi e piccozza (foto Agh)
La Valsugana con il Lago di Caldonazzo da Cima Marzola (foto Agh)
Il bivacco Vigolana "alla Madonnina" (foto Agh)
Il Bivacco Vigolana dalla Cima Vigolana (foto Agh)
Becco di Filadonna m 2150 (foto Agh)
I selvaggi dirupi del versante nord della Vigolana

Percorso

Si lascia la macchina al grande parcheggio alle Viotte, presso il Centro del Fondo. Si percorre a piedi la strada asfaltata che scende in direzione di Garniga: dopo il primo tornante a quota 1525 si prende a destra la strada forestale sterrata per i “Fogolari”. Dopo circa un chilometro, poco dopo un parcheggio, si incontra il bivio dove inizia il segnavia 630 bis. Si risale per circa 1 km per strada forestale quindi per sentiero, che si stacca sulla sinistra presso un tornante (cartello segnavia per Cima verde). Il sentiero sale nel bosco gradualmente in costa, con leggeri strappi, fino alla sorgente del Mandrét (fontanella in legno) a quota 1750 metri. Poco dopo si sbuca sul crinale dove si incontra il segnavia 630 “Sparavei” che sale da Malga Albi. Vasto panorama sulla val D’Adige. Si prosegue a questo punto salendo lungo il filo di cresta a picco su spettacolari e impressionanti strapiombi rocciosi. Dopo aver superato un paio di brevissimi tratti attrezzati con fune metallica (circa 10 metri, uno dei due eventualmente aggirabile), si arriva sul costone finale, dapprima pratoso poi terroso, che si risale a zig zag su tracce evidenti fino alla vetta della Cima Verde m. 2102 (circa 2 ore e mezza dalle Viotte). Ora inizia la traversata vera e propria: si scende per pochi metri dalla cima verso nord, per prendere il segnavia 636 che sale dallo spallone e prosegue lungo la cresta in direzione del Doss D’Abramo. Attenzione, il sentiero è ben tracciato ma necessita di pié fermo poiché la cresta corre a filo di ripidi canaloni. Si arriva senza difficoltà alla base del Doss D’Abramo, che può essere eventualmente aggirato sul lato nord (facile) o sul lato sud per il sentiero (attenzione costone molto ripido) che conduce al camino della via ferrata Segata, solo per esperti equipaggiati con attrezzatura alpinistica: ovvero casco, imbrago e moschettoni. Ferrata a parte, il Doss D’Abramo può essere salito anche dagli escursionisti per il facile camino sul lato sud, attrezzato con due corde metalliche fisse, con semplice salita su roccia “appoggiata” con molti appigli (1°grado), in circa 10 minuti. Sul lato est della cima si trova la grande croce in ferro con libro di vetta, sul lato ovest invece un bellissimo prato pianeggiante è l’ideale per pranzare al sacco in totale relax, con un panorama spettacoloso sotto gli occhi verso la Vallagarina. Si scende ora sul lato ovest, per sentiero che si infila ripido in un colatoio: nella parte bassa un breve tratto facile, circa 10 metri, è attrezzato (1° grado) con corda fissa e staffe. Necessaria comunque una minima confidenza con la montagna e l’arrampicata. Attenzione a possibili cadute sassi provocate da persone che scendono dalla cima. Scesi dal Doss D’Abramo rimane l’ultima cima, il Cornetto, che si raggiunge facilmente seguendo la cresta verso ovest. Si rimonta brevemente lo spallone e, aggirando verso nord, si sale facilmente alla vetta per segnavia 617. Il panorama è anche qui grandioso. Ora inizia il ritorno: si scende a nord fino alla base per lo stesso sentiero, quindi si cala lungo la bellissima e panoramica cresta fino alla Costa dei Cavai per sentiero 607, che conduce fino alla torbiera delle Viotte, poi per strada sterrata pianeggiante fino al parcheggio al Centro del Fondo.

LA MARZOLA, TRAVERSATA   Itinerario n. 2 – mini-trekking
quota massima   m 1738, Cima Marzola
lunghezza   km. 16 circa
dislivello   m. 1287
partenza   da Trento fino a S. Cristoforo (Caldonazzo), con autobus o treno
arrivo   Trento, da Povo con autobus
sentieri   433, 411,413,
mappa   Kompass n. 647 Trento e dintorni scala 1:25.000
difficoltà   EE – escursionistico
tempo   1 giornata
note   Acqua quasi inesistente lungo tutto il percorso. Bivacco Bailoni 10 minuti sotto Cima Sud

Descrizione

La Marzola, di m 1738, è la montagna a sud-est di Trento e, pur di altezza modesta, offre uno dei più spettacolosi panorami a 360 gradi della zona. Dalla sua cima si possono vedere quasi tutti i principali gruppi montuosi della regione. La salita più facile (ma anche più banale) è quella dal rifugio Maranza a quota 1067, raggiungibile in auto su strada sterrata. Dal rifugio si sale alla cima con circa 2 ore e mezza, passando per il confortevole bivacco Bailoni m 1623 (sempre aperto), poco sotto la cima. Noi vi proponiamo un mini-trekking, con la traversata della Marzola da EST ad OVEST, con partenza e arrivo da Trento utilizzando i mezzi pubblici. La traversata, di una giornata, non presenta difficoltà alpinistiche però è adatta ai buoni caminatori, sia per la lunghezza che per il dislivello.

Percorso

Con un autobus della società Trentino Trasporti (per gli orari vedere www.trentinotrasporti.it) si arriva da Trento in circa mezz’ora a S. Cristoforo al Lago (Caldonazzo). Da qui ci si dirige a piedi, per circa 2 km quasi in piano, sulla strada verso nord ovest a Canale e poi a Susà. Appena usciti dall’abitato, in direzione S. Vito dopo il ponte sul rio Merdar (sic!), sulla destra c’è la tabella col sentiero 433. Si inizia salire dapprima rapidamente poi più dolcemente in bei boschi di castagno per una lunga dorsale “La Costa”. Il sentiero si biforca spesso ma è ben segnalato coi soliti segni bianchi e rossi. Si arriva alle bella Malga di Susà quindi si procede salendo lungo la forestale per circa 1 km e mezzo. A circa 1200 metri, in località Sorti, si arriva ad una radura, prestare attenzione sulla destra alla deviazione poco evidente che punta a Terra Rossa, sempre per segnavia 433. Il sentiero sale ora ripido in boscaglia, poi per erti costoni erbosi su sentiero ben segnato fino alla panoramica Marzola Cima Nord a m 1738, con grande croce in ferro. La vista è grandiosa in tutte le direzioni: Brenta, Lagorai, Carè Alto, Stivo, Baldo, Bondone, Vigolana, Paganella, Pasubio ecc. Bellissima la vista sulla Valsugana e sui laghi di Caldonazzo e Levico. Sulla cima sud, di appena 2 metri inferiore e raggiungibile per dorsale in circa 20 minuti, c’è un “osservatorio” con delle mire per il riconoscimento di tutte le cime circostanti. La discesa verso la città di Trento avviene per due itinerari principali: Grotta di Villazzano e Povo, località entrambe raggiunte da autobus (controllare orari).

Discesa a Grotta

Per il sentiero 412 alla cima sud quindi in 10 minuti al sottostante Bivacco Bailoni e discesa fino al Rif. Maranza. Di qui per 412 o 441 al Rifugio Prati (Bindesi), quindi a Grotta di Villazzano da cui si può prendere l’autobus per rientrare a Trento. Discesa a Povo: dalla cima Nord della Marzola si cala brevemente a sud, alla Sella della Marzola; di qui si svolta a destra per prendere il sentiero 411 in direzione nord: si scende a lungo fino a Doss dei Corvi fino in località Chegùl, quindi si gira a sinistra per segnavia 413 lungo la strada forestale per Rif. Fontana dei Gai e quindi Castelet, dove ci si ricongiunge con la strada che sale dal Passo Cimirlo, distante circa 3 chilometri. Si taglia la strada per scendere lungo un pezzo di strada attualmente in costruzione, in direzione di Oltrecastello, poi sempre per sentiero 413 fino a sbucare più a valle su strada asfaltata, a qualche chilometro dalla fermata autobus nella piccola frazione di Borino. Di qui si rientra a Trento in autobus in circa 15 minuti.

VIGOLANA   Itinerario n. 3 – mini-trekking
quota massima   m 2150, Becco di Filadonna
lunghezza   km. 24 circa
dislivello   m. 2050
partenza e arrivo   Mattarello (Trento)
sentieri   447, 447b, 446, 434, 450, 442, 435, 446, 447b, 447
mappa   Kompass n. 647 e 631scala 1:25.000
difficoltà   EE – escursionistico
tempo   2 giorni, pernottamento in bivacco
note   Acqua quasi inesistente lungo tutto il percorso. Presso il Bivacco alla Madonnina esiste sorgente discontinua

Descrizione

Si tratta di un grandioso percorso in ambiente selvaggio e poco frequentato sull’isolato gruppo montuoso della Vigolana, con dislivello assai duro (2050 m). I chilometri sono 24 tra andata e ritorno, da fare in due giorni. La lunghissima cresta che collega il Becco della Ceriola al Becco di Filadonna offre una visuale spettacolosa su Trento e la Val D’Adige. Si pernotta al bel Bivacco alla Madonnina a m 2030. Il trekking è adatto ad escursionisti esperti, con ottima forma e resistenza fisica, ottime capacità di orientamento.

Percorso

Si parte dal paese di Mattarello, pochi km a sud di Trento. Trovare l’attacco del sentiero è un po’ difficoltoso poiché quando abbiamo fatto l’itinerario non cerano tabelle né segni (2001). Dalla piazzetta centrale, vicino alla chiesa, si prende la strada delle Novaline per circa mezzo km. Appena si avvista il castello ci si tiene sulla strada di destra dirigendosi verso sud, all’impluvio con il torrente. Si attraversa il paese e il ponte, si piglia quindi una strada asfaltata in salita che conduce al Forte Medio, con segnavia 447. Si sale per alcuni km su strada sterrata e si oltrepassa il forte quasi nascosto nella vegetazione; quando la strada spiana e si arriva a un gruppo di case si svolta ancora a destra. Dopo un tornantino ci si immette in una valletta isolata con una bella villa con vigneti: Villa Pian Lunghi. Si prosegue ancora per mezzo km, quando la stradella termina si gira a sx dove c’é, finalmente, il primo cartello con segnavia 447. Da qui in poi la segnaletica a terra coi soliti segni bianchi e rossi è buona. Il sentiero sale con pendenza costante: attenzione alla sorgente Fontana dell’Orso: è l’ultima occasione per fare rifornimento d’acqua sicuro. Si prosegue dunque per sentiero eterno ma abbastanza vario, tra valloni impervi e selvaggi dove non si incontra un cane. Poco dopo la sorgente c’è il bivio col 447 bis, noi consigliamo il 447 normale, che sale poco più a sud. A circa 1000 metri di quota si attraversa un costone in un vallone-canyon riarso: alcuni tratti del sentiero sono franati ma comunque le corde fisse rimaste offrono un buon ancoraggio. Fare attenzione in alcuni brevi tratti delicati, il sentiero è ben segnato ma il pendio è molto ripido e pericoloso in caso di caduta. Dopo aver attraversato il canyon il sentiero diventa comodo e si arriva così in località Doredondo, dove si congiunge con altri segnavia: si prosegue per il 446 in direzione Sasso Dell’Aquila e Becco della Ceriola. Qui il sentiero, ripristinato molto bene nel 2000 dalla 1a Squadra di Zappatori “Gambinei”, diventa decisamente gradevole salendo nel bosco a zig zag, con ampi e spettacolari squarci sul fondovalle. Al Sasso dell’Aquila, un macigno sul sentiero che richiama la forma del rapace, proprio sotto al Becco della Ceriola, c’è un altro bivio, a sx per Malga Derocca, a dx per Malga Palazzo. Si prosegue in quest’ultima direzione, sotto Il Becco della Ceriola. Ora la vista sulla Val d’Adige si fa grandiosa. Si costeggia dal basso il becco della Ceriola verso sud, quindi un bivio con cartello indica chiaramente la salita alla cima per segnavia 434, che si raggiunge facilmente in circa mezz’ora. Sulla vetta del Becco della Ceriola m 1935 sorge una grande croce metallica, con cassetta e libro di vetta. Il tratto più duro a questo punto è fatto, sono circa 1735 metri di dislivello fin qui. Ora ci aspetta la lunghissima cresta che, con sentiero evidente tracciato tra i mughi e continui saliscendi, si dirige verso il becco di Filadonna. Dopo Cima Campigolet il sentiero diventa il n. 450, dopo la congiunzione con quello che sale da Malga Derocca. Alla forcella successiva, a est, c’è la possibilità di scendere in 30 minuti al Bivacco Madonnina m 2030, oppure salire la Cima Vigolana a 2148. Noi siamo saliti alla cima, che sovrasta il bivacco, con facile sentiero attrezzato per brevi tratti con corde fisse. Proseguendo sul filo di cresta, sempre per sentiero evidente, si scende leggermente dalla parte opposta verso sud-est, ad un’ampia insellatura, ovvero a circa mezz’ora dal Becco di Filadonna m 2150 (cartelli), la cima più alta della Vigolana. Se si è ancora in forze si può proseguire fino alla vetta, oppure scendere al bivacco per il pernotto e salire in cima il giorno dopo in circa 40 minuti.

Grotte e abissi

Il versanti settentrionali della Valsugana strapiombano a valle con impressionati dirupi rocciosi, mentre quello meridionale digrada dolcemente verso sud in un grandioso e verde anfiteatro ricoperto di fitti boschi, ovvero la Riserva Naturale Scanuppia di 529 ettari, istituita nel 1992. Percorrendo le creste in alto, dal becco della Ceriola alla Cima Vigolana, o dalla Terza Cima al Becco di Filadonna, non si può fare a meno di notare grandi e misteriose voragini circolari, simili a crateri di meteoriti. Si tratta in realtà di pozzi carsici naturali, di cui la zona è ricca. Uno dei più visibili è il Bus della Caldera, circa 400 metri a nord del Castellazzo. Nell’area della Vigolana ce ne sono molti altri, il Bus del Giaz, il Bus del Bech 1 e 2, l’Abisso Bosentino e soprattutto la Grotta Gabrielli, tra le più notevoli del Trentino, dove sono state rinvenute negli anni ’60 delle ossa di stambecco, conservate oggi al Museo Trentino di Scienze Naturali di Trento.

Il Bivacco Vigolana alla Madonnina

Fondamentale ricovero degli alpinisti nel cuore della Vigolana, il bivacco sorge su di uno sperone roccioso affacciato su Vigolo Vattaro e il Lago di Caldonazzo, sopra le ghiaie della Val Larga. Si trova ai piedi del pinnacolo roccioso della Madonnina, accanto alla guglia del Frate, sovrastata da una fascia di pareti strapiombanti che culminano nelle maggiori elevazioni della montagna. É un classico bivacco in lamiera con finestre, rivestito in legno all’interno, piuttosto confortevole, sempre aperto. Ha 6 posti letto su brande, coperte di lana, angolo cucina con stufa a legna. Nelle vicinanze, sotto le pareti a picco in direzione ovest lungo il sentiero a 5 minuti dal bivacco, vi è una sorgente, ma con acqua non sempre presente. Legna e viveri, come in tutti i bivacchi, non sono garantiti, quindi si deve essere autosufficienti. Spesso si troverà comunque zucchero, caffè, tè, pasta, scatolame vario, per l’opera meritoria dei volontari che provvedono a portare in quota i viveri, tutto a spalla. Si deve perciò essere parsimoniosi nel consumare quel che si trova, pensando a chi arriverà dopo di voi. Nessuno si offenderà se lasciate qualcosa che a voi non serve più: una scatola di tonno, del tè, del cioccolato, un vecchio giornale. I propri rifiuti vanno tassativamente portati a valle, chi li lascia sul posto è un incivile! Il bivacco Vigolana fu eretto dalla Sezione S.A.T. di Caldonazzo nel 1966 e inaugurato il 25 settembre dello stesso anno. Sulla cima del pilastro roccioso che lo sovrasta vi è la Statua della Madonnina, posta su un perno girevole affinché chi riesce a scalarlo possa girare la statua nella direzione del proprio paese.

Il rientro a Mattarello

Dal bivacco si percorre il sentiero in costa 435 a verso nord-ovest per scendere fino a Malga Derocca (aperta nella stagione estiva, con possibilità rifornimento acqua e vitto). Di qui si risale brevemente al Sasso dell’Aquila quindi si ridiscende per il sentiero 446 dell’andata. Al bivio di Doredondo però ci si tiene sulla destra per la discesa alla Malghetta. Si piega decisamente a sx per sentiero evidente (ma non segnato) per 447 b. Dopo discesa eterna ci si ricongiunge col sentiero dell’andata poco a monte della Fontana dell’Orso, quindi si rientra a Mattarello per identica strada della salita. Discese alternative, con minor dislivello, per le quali bisogna però farsi venire a prendere sono: dal bivacco Madonnina per 444 e 445 a Dos del Bue, al rifugio Madonnina a m 1056; sempre dal bivacco, per 444 a loc. Frisanchi 1090 e rif. Paludei; dalla vetta del Becco di Filadonna, per 442 al rif. Casarota 1572 e quindi al Sindech al valico della Fricca 1100; sempre dal Becco di Filadonna, traversata a Folgaria m 1100 per 425 fino al Cornetto, quindi per 451 o 425.

testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)

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