I custodi di un’arte antica: il Museo del Miele.

I custodi di un’arte antica: il Museo del Miele.

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Nella nostra puntata sull’Alpe Cimbra scopriamo un luogo che unisce la produzione dei prodotti di territorio con l’attenzione verso la didattica e la dimensione culturale.

Il Museo del miele di Lavarone ha infatti una doppia valenza: da un lato racconta come viene prodotto il miele dalle api e qual è l’organizzazione di questi straordinari animali. Dall’altro rappresenta un presidio della cultura apistica e traccia, all’interno degli spazi sapientemente allestiti, la storia delle api, del miele e di tutto ciò che riguarda il mondo apistico.

La famiglia Marigo produce miele da quattro generazioni, applicando il nomadismo con arnie che lavorano sia sull’altopiano che in altra zone d’Italia.

Amelio, che prosegue nella tradizione iniziata dal bisnonno Pietro a Vicenza, ha inaugurato nel 2001 questo museo frequentato da circa diecimila persone all’anno, soprattutto nel periodo estivo.

Il Museo è meta prediletta da molte scuola che qui vengono in visita per mostrare ai bambini i segreti delle api. Le strutture didattiche sono molto organizzate, con spazio per giochi che raccontano la vita nell’alveare e video che spiegano l’attività delle api. Non manca l’arnia didattica, con una struttura in vetro attraverso la quale si possono vedere le api al lavoro.

A completare i percorsi didattici, si trova un percorso espositivo davvero interessante: esso ripercorre la storia delle api sin dalla metà del settecento, riproponendo i primi modelli di bugni, antiche arnie dove le api producevano il miele. I primi bugni erano addirittura scavati nel tufo: gli apicoltori catturavano lo sciame di api portando tutte le api all’interno. In tale struttura però era necessario uccidere o far scappare tutte le api per poter estrarre il miele, pertanto ad ogni raccolto ricominciava il difficile addomesticamento.

Arriviamo poi a Lavarone e vistiamo il Museo del Miele
Il museo espone una serie di oggetti che raccontano la storia del miele
Questi ad esempio sono tra i primi prototitpi di arnia. Un tronco scavato, allinterno del quale l'uomo racchiudeva lo sciame d'api
Questi sono bugni, un forma arcaica degli alveari, interamente scavati nel tufo. risalgono a metà '700
Ancora vecchie arnie. Al tempo l'apicoltore era costretto ad uccidere tutte le api per estrarre il miele
Arnie più moderne
Amelio Merigo ci racconta il museo

Fu solo alla metà dell’ottocento che grazie a studi svizzeri si scoprì il cosiddetto “spazio d’ape”, ovvero quella misura attorno agli otto millimetri dove l’ape può vivere senza operare istintivamente riempiendo di propoli gli spazi inferiori a questa misura e chiudendo con ponti di cera quelli superiori.

Questa scoperta risultò vitale per la costruzione delle moderne arnie dove lo spazio a disposizione delle api è ottimizzato per ottenere il miele e farle vivere in maniera perfetta.

Nel museo sono poi esposti moltissimi oggetti tipici dell’apicoltura: favi naturali, smielatrici, torchi, maturatori e la storia dei diversi tipi di arnie da fine ottocento ad oggi.

L’esposizione si conclude con una divertente vetrina di antichi prodotti a base di miele, tra cui alcuni mieli molto datati: al proposito, Amelio ci racconta che i produttori devono inserire per norme igienico sanitarie una data di scadenza sul miele. In realtà, il miele di qualità ha durata lunghissima: leggenda narra che il miele trovato al fianco delle mummie egizie rinvenute secoli dopo fosse ancora in ottimo stato.