IL BIOTOPO DEL LAGO D’IDRO

IL BIOTOPO DEL LAGO D’IDRO

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Il Lago d’Idro è uno dei grandi laghi prealpini che occupa il fondo delle maggiori valli alpine dell’Insubria. Si estende, come molti laghi di queste zone, su un asse che segue la direzione nord-sud, segnando di fatto il confine di passaggio tra un clima mite tipicamente mediterraneo ed il clima più rigido dell’arco alpino. Presenta però alcune caratteristiche che lo rendono unico: innanzitutto è il più piccolo (nulla a che vedere con le estensioni degli altri laghi come ad esempio Maggiore, Como e Garda).

Inoltre è il più alto, a circa 370 mt su s.l.m., caratteristica che gli permette di sviluppare un ecosistema che altri laghi non hanno. A testimoniare e conservare questa biodiversità è stata istituita la riserva Naturale Provinciale e Zona Speciale di Conservazione Lago d’Idro, più semplicemente il Biotopo del Lago. Si tratta di un’area di circa 14 ettari di territorio, sulla sponda settentrionale del Lago, che fortunatamente conserva l’originale struttura delle rive e delle zone umide retrostanti. Si tratta di ecosistemi fondamentali per il lago: ospitano gran parte della sua biodiversità animale e vegetale, e svolgono funzioni insostituibili per l’equilibrio dell’ambiente, tra cui la depurazione delle acque.

Vi trovano ottime condizioni di vita e riproduzione specie come lo Svasso, Folaghe, Gallinelle d’acqua, Germani Reali; martin Pescatori, Usignoli di fiume, Upupa. È un paradiso per il birdwatching, specie nel periodo primaverile e di inizio estate. Merito dell’istituzione dell’area protetta, è anche quello di essere riuscita a bloccare l’intervento forzato dell’uomo sulle acque del lago. Purtroppo il lago d’Idro fin dal XIX secolo è stato soggetto a profondi interventi per sfruttarne le acque: prima (metà ‘800) un innalzamento delle acque dovuta alla costruzione della strada Brescia-Trento inondò diversi paesi. La successiva bonifica permise anche di costruire il paese di Baitoni, ma poi il lago fu trasformato in bacino idroelettrico nel ventennio fascista. Da qui in poi un poco edificante periodo in cui il livello del lago venne modificato a piacere, alzando o abbassando il livello delle acque di ben 7 metri. Le cose fortunatamente cambiarono verso gli anni 90, quando ci si rese conto che la costa trentina del lago e i suoi superstiti lembi di vegetazione erano a serio rischio scomparsa. Partì un progetto che portò al riconoscimento dell’area protetta e nel 2003-2004 furono effettuati i lavori di restauro naturalistico.

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