La montagna d’inverno: rischi e precauzioni

La montagna d’inverno: rischi e precauzioni

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La precipitazioni nevose degli ultimi giorni, se da un lato hanno reso attrattiva la stagione invernale regalando panorami mozzafiato e piste ben innevate dall’altro hanno creato le condizioni affinché il manto nevoso versi in condizioni di instabilità e quindi di potenziale pericolo. Ne parliamo con Adriano Alimonta, Guida alpina e Maestro di sci nonché Istruttore e Presidente del Soccorso Alpino Trentino.

Presidente Alimonta, qual’è la situazione del manto nevoso in quota?

Bisogna innanzitutto ricostruire le tre situazioni diverse che si sono sommate durante la stagione. La prima neve che è caduta ormai più di un mese fa e che è rimasta sui pendii per tanto tempo trasformandosi e creando uno strato abbastanza duro e vecchio anche se in certi posti, come su alcuni versanti esposti a meridione, non era più presente. La seconda con la nevicata di Santo Stefano, neve abbastanza leggera e che ha avuto tempo in 3/4 giorni di formare in superficie una crosta consistente. Ciò ha fatto si che l’ultima neve, caduta i giorni scorsi, non abbia potuto aggregarsi con la neve vecchia.

Questi tre fattori suggeriscono che il rischio è di due tipi: la prima neve che rimane ferma e quindi si potrebbe muovere il grande manto di due metri, oppure potrebbe accadere che solo l’ultima neve, non riuscendo a rimanere coesa con quella di Santo Stefano, si distacca.

Tutto questo tenendo presente che sopra i 2400 metri, dopo la prima nevicata, c’è stata comunque una forte reazione eolica che ha creato grossi accumuli sui versanti meridionali e orientali, con un sovraccarico che può creare valanghe a lastroni anche importanti e dal fronte esteso.

Quali sono gli accorgimenti da adottare e come resistere alla tentazione dello sci fuoripista?

E’ necessario conoscere la stagionalità degli eventi soprattutto per ap-prossimare il più possibile il rischio di distacco. La geomorfologia del terreno varia, propone pendenze diverse, quote diverse e esposizioni diverse. Non a caso la scala del pericolo valanghe va da 1 a 5 non da 0 a 5 e quindi il pericolo valanghe c’è sempre e può essere più o meno forte ma spetta comunque a chi va in montagna valutare la singola situazione.

Un consiglio agli escursionisti?

In questo periodo il pericolo è marcato e forte in quasi tutti i versanti, abbiamo sotto gli occhi quanto è nevicato. L’attrezzatura di autosoccorso come arva, sonda e pala e tutti gli ausili tecnici quali avalung, abs ecc. sono importanti, ma comunque sono sistemi che non prevedono né fermano la valanga.

Il consiglio vero è quello di capire che l’autosoccorso parte già da molto prima, già da quando prepariamo la nostra gita.

Evoluzione tecnica che quindi non ci aiuta nella previsione delle valanghe.

L’evoluzione tecnica oggi non è un vantaggio per evitare che la valanga accada ma un vantaggio per l’autosoccorso, bisogna quindi sapere usare al meglio le attrezzature ed allenarsi in situazione di tranquillità per saperli usare quando serve anche in situazioni di grande pressione e stress.

Non avere la prontezza diventa un problema, bisogna investire non solo nell’allenarsi e correre con le pelli di foca ma anche e soprattutto nell’autosoccorso per un approccio più responsabile alla montagna.

Quanto è importante avvalersi di professionisti della montagna?

La neve frega sempre e in diversi modi. In alcuni casi perché la sottovalutiamo, in altri casi perché consideriamo pericoloso qualcosa che pericoloso non è. Farsi accompagnare ed affidarsi ad un professionista è importante per due aspetti: si può godere del momento con tranquillità e si possono carpire i segreti dell’esperienza.

Lo studio della neve e dei materiali quindi?

Certo, qualche nozione di nivologia e sui metamorfismi e la qualità di un cristallo è doverosa, anche per togliersi dagli effetti dei luoghi comuni che non aiutano ma anzi, traggono in inganno. Alcuni esempi? Il “sono passati tutti e passo anch’io” è un luogo comune molto errato, cosi come il “con il freddo la neve non si muove e non si stacca”. Tutto falso.

Intervista a cura di Alessio Migazzi