L’isola e l’enigma del lago

L’isola e l’enigma del lago

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Lago di Loppio fotografo Piero Flamini 2013

A Loppio, tra Nago e Mori
L’isola e l’enigma del lago

Fino a pochi anni fa moltissimi trentini percorrevano quel tratto di strada senza sapere che esso lambiva le sponde di un antico lago. Ora la natura si riprende, in alcuni periodi dell’anno, ciò che le è stato tolto, l’acqua. Ed i ciclisti, trentini e non, passando sulla ciclabile riscoprono un lago che pareva dimenticato. Stiamo parlando della Riserva Naturale del Lago di Loppio, incastrato in una sorta di gola che da Mori arriva fino a passo S. Giovanni per aprirsi poi nella Busa, la zona dell’Alto Garda Trentino.
Questo lago è sempre stato un vero e proprio bacino fino a metà anni 50, quando l’intervento di costruzione della galleria Adige-Garda costrinse a drenare il lago per ragioni di sicurezza. Da allora il lago va riempiendosi nella stagioni di pioggia e si svuota nella stagione secca, abitato da una foresta di salici, pioppi e betulle che si sono abituate a sopravvivere a condizioni tanto diverse tra loro: immerse nell’acqua per parte dell’anno, all’asciutto in altri mesi.
Particolarmente interessante è l’opera di recupero dell’isola di S. Andrea, iniziata nel 2011 grazie al Museo Civico di Rovereto ed i servizi della Provincia con la Soprintendenza. Questo promontorio, al centro del lago, un tempo vera isola, è ora collegata alla terra ferma da una piccola striscia di terreno e risulta essere un lembo abitato fino dal 500 d.C. circa, quando alcune famiglie fecero dell’isola una fortezza. Si vedono chiari i tratti relativi a caseggiati, opere di difesa ed i muri di una antica Chiesa sulla punta massima dell’isola.
Attorno al 1500 l’isola è spettatrice di una delle imprese più titaniche dalla storia, quando la Serenissima Repubblica di Venezia decide di intervenire in difesa di Brescia, trasportando parte della sua flotta di galee dal Mar Adriatico al Lago di Garda attraverso il fiume Adige prima e la terra ferma dopo, passando appunto dalla zona di Mori e del Lago di Loppio.
Altre testimonianze ci riportano infine alla Grande Guerra: nel 1866, l’isola è presidio di confine dell’impero austroungarico. Nel gennaio del 1916 alcuni bollettini di guerra confermano la presa dell’isola da parte di un battaglione di alpini della valle dell’Adige. A questo periodo si fa infatti risalire la recuperata epigrafe “Isola Clotilde”, probabile dedica alla Principessa Maria Clotilde di Savoia, appartenente alla familia di Re Vittorio Emanuele III, comandante dell’esercito italiano ai tempi della Grande Guerra.
Il 25 maggio prossimo, con l’inaugurazione ufficiale, l’isola di Sant’Andrea riaprirà al pubblico.

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