MONTE LEFRE m 1305 – PONTE DELL’ORCO

MONTE LEFRE m 1305 – PONTE DELL’ORCO

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Il Monte Lefre visto da Cima Frattoni(foto Agh)

Salita al Monte Lefre e visita al colossale ponte di roccia -11 settembre 2010

Proponiamo una bella escursione su una montagna defilata e ingiustamente snobbata, appartenente al sottogruppo di Rava nel Lagorai – Cima d’Asta: il Monte Lefre m 1305, nella bassa Valsugana.

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Monte Lefre m 1305

Durante la Grande Guerra il Monte Lefre fu un importante punto strategico di controllo e osservazione poiché dominava tutta la conca valliva tra Agnedo e Borgo Valsugana. Ancor oggi sono visitabili grotte militari e trincee approntate dalla 101° Compagnia Del Genio Militare Italiano nel 1916.
Da questo balcone naturale sopraelevato di mille metri si poteva controllare, e bersagliare con l’artiglieria, quasi tutta la Valsugana, la porzione occidentale della Catena del Lagorai e la rocciosa cordigliera di Cima Dodici – Ortigara. Sull’ampia cima pianeggiante con belle conche prative e boschi, raggiungibile anche in auto da Pradellano, sorge il Rifugio Lefre m 1282, a 10 minuti dal punto panoramico a picco sulla Valsugana. Il Monte Lefre cela sul suo fianco meridionale un’autentica meraviglia della natura sconosciuta perfino a molti trentini: il Ponte dell’Orco nella selvaggia Val Bronzale, uno dei più grandi ponti naturali dell’intero arco alpino! L’escursione che proponiamo (vedi mappa) prevede appunto la visita a questo spettacolare fenomeno geologico, che si raggiunge con comodo sentiero, e la salita alla cima del Monte Lefre con discesa sul versante settentrionale in un percorso ad anello di circa 17 km.

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Al Ponte dell’Orco

La partenza del nostro percorso è dall’abitato di Fracena, dominato dall’austera presenza di Castel Ivano che sorge su un dosso isolato poco distante dal paese. Parcheggiata l’auto si prende quindi a sud la strada-sentiero 329 per il Monte Lefre. Consigliamo una breve deviazione per andare a vedere l’antica chiesetta di S. Vendemiano (1500), che sorge su una collina con strepitosa vista su Ivano Fracena, Castel Ivano e la Valsugana. E’ tra le più antiche chiese della conca di Strigno ed è stata per secoli sede eremitica. Ritornati sulla strada, si riprende il sentiero 329 che diventa una bella stradella nel bosco che sale con pendenza modesta in direzione sud per piegare poi decisamente verso est. Dopo circa 3/4 d’ora di cammino, a quota 700 metri circa incontriamo un bivio con tabella che indica il Ponte dell’Orco. Il sentiero si inoltra in costa verso la selvaggia Val Bronzale: alcuni tratti esposti sono protetti da parapetti, quindi il sentiero, molto bello e ben tenuto con vista a picco sulla sottostante piana di Ospedaletto, scende progressivamente di quota con vari zig zag e traversando assolati e solitari canaloni. Dopo aver superato una fontanella d’acqua, il sentiero arriva ad una piazzola con panche, quindi con un’ultima salitella si arriva finalmente al cospetto del ciclopico Ponte dell’Orco m 600 circa, che lascia davvero senza fiato per la sua imponenza. Foto e video purtroppo non rendono bene la grandiosità di questa meraviglia della natura perché lo spazio nella stretta forra è piuttosto angusto. Questo spettacolare arco di roccia misura 72,5 metri di lunghezza calpestabile per 4,5 metri di larghezza. La luce dell’arco interno è di 60 metri, lo spessore minimo verticale nella zona centrale dell’arcata è di 12 metri. L’altezza dal suolo è di 50 metri. Attenzione: percorrere il sentierello che corre sul dorso del ponte, che non ha protezioni, è molto pericoloso: basta uno scivolone o un inciampo e si vola di sotto per 50 metri! Il Ponte dell’Orco ha la sua leggenda: essa narra che un pastorello, perdutosi tra le paurose balze rocciose del monte Lefre mentre scendeva con il gregge verso il paese, pur di salvarsi abbia venduto l’anima al diavolo il quale incaricò un orco di gettare un ponte sul punto più impervio del vallone, permettendo così al pastorello e al suo gregge un facile ritorno a casa.

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Salita al Monte Lefre

Dal Ponte dell’Orco si ripercorre a ritroso lo stesso sentiero dell’andata per riprendere il sentiero 329 che si fa un pò più ripido anche se rimane molto comodo, con belle vedute sulla sottostante Valsugana e, di fronte, sui selvaggi contrafforti dell’Ortigara e Cima Dodici. Verso i 900 metri di quota diventa una strada sterrata con modesta pendenza, a 1000 metri di quota lambisce i bei prati dei Florian, con radure e baite. Il sentiero segue ora la strada asfaltata con tratti ripidi, tagliando qualche tornante, fino ai Prati di Sopra dove spiana e arriva prima alla chiesetta in onore dei caduti quindi al Rifugio Lefre m 1282. Di qui, in circa 10 minuti di cammino, si arriva al bel Punto Panoramico del Cimone a picco sulla Valsugana, coi visibili resti di grotte e gallerie della Grande Guerra. Una grande tabella inclinata sull’orizzonte aiuta ad identificare le cime circostanti.

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Rientro a Fracena

Per il ritorno le possibilità sono due: o si torna per il sentiero 328 dell’andata oppure, come abbiamo fatto noi, si scende, sia pure un po’ avventurosamente per la mancanza di indicazioni, per l’impervio versante settentrionale per tracce di sentiero e strade forestali. ATTENZIONE: si tratta di un sentiero non ufficiale e in disuso per possibile rischio frane, perciò chi lo percorre lo fa a proprio rischio e pericolo. Per chi volesse seguire le nostre orme: si torna indietro al rifugio e si segue per alcuni km la strada asfaltata che scende a valle in direzione di Pradellano, badando bene a non mancare il sentiero (riportato in rosso ma senza numerazione sulla mappa Kompass 626) che a quota 1000 m circa rientra sul fianco settentrionale verso Ivano Fracena. Il sentiero si rintraccia con qualche difficoltà tra le molte tracce che tagliano la strada ma poi, una volta individuato, è ben segnato nonostante sia ben poco frequentato. Alcuni brevi tratti di sentiero nei pressi di canaloni sono stati travolti da frane di sassi, ma si passa senza problemi. Il sentiero cala con molti zig zag, tra una vegetazione rigogliosa e con il sottobosco punteggiato di ciclamini e splendidi esemplari di genziana di esculapio. A metà strada si incontra, presso un roccione, un punto di sosta con panchina in legno e una tettoia con un piccolo tabernacolo in legno con una figura votiva. Intercettata la strada forestale a quota 700 m circa, anche questa dopo un tratto in piano “scompare” travolta da uno smottamento ma la si ritrova facilmente dopo aver oltrepassato la zona franosa. Superata questa ultima difficoltà, non ci sono più problemi: la strada forestale diventa molto bella attraversando un bosco lussureggiante con un lungo traversone e quindi la discesa fino all’abitato di Fracena. Con questa digressione, lo sviluppo complessivo è di 17 km per 950 m dislivello.

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testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)

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