MONTE MULAZ m 2906 – PALE DI S. MARTINO

MONTE MULAZ m 2906 – PALE DI S. MARTINO

18897
CONDIVIDI
Sulla vetta del Monte Mulaz m 2906 (foto Agh)

Grandiosi paesaggi nelle Pale di S. Martino settentrionali – 30/07/09

Iniziamo la serie dedicata alle escursioni in montagna, che durerà fino alla ripresa del programma in tv verso metà settembre. Proponiamo questa settimana un’entusiasmante escursione nel Gruppo delle Pale di S. Martino: il giro e l’ascensione del Monte Mulaz m 2906. Un itinerario ad anello che percorre un tratto dell’Alta Via n 2, non difficile ma di un certo impegno fisico: 16 km per circa 1300 m di dislivello.

[Modello "responsive" non trovato]

Descrizione

Il Monte Mulaz m 2906 è un “quasi tremila” isolato, situato nella parte settentrionale delle Pale di S. Martino, uno dei pochi raggiungibili con relativa facilità anche dall’escursionista che non possiede capacità alpinistiche. Il panorama a 360 gradi dalla cima è semplicemente grandioso. Qui proponiamo un giro ad anello un po’ più articolato rispetto alla semplice ascensione dalla Val Venegia, che offre scenari molto vari in paesaggi selvaggi e spettacolari lungo un tratto dell’Alta Via n. 2, che attraversa le Pale di S. Martino lungo l’asse nord-sud.

[Modello "responsive" non trovato]

Percorso

Da Predazzo, in Val di Fiemme, si prende la strada per il Passo Valles, poco oltre il paese di Paneveggio si imbocca la Val Venegia, il cui accesso, essendo Parco Naturale, è a pagamento: con 5 euro si può raggiungere in auto il parcheggio poco sotto Malga Venegia m 1778. Di qui ci infiliamo nel canalone cercando l’ignoto sentiero 750, che secondo notizie incerte sembra in disuso. Infatti non ci sono cartelli né segni per terra, ma troviamo subito una buona traccia che, come previsto, si assottiglia man mano che si sale. Nulla di grave, la salita è ripida ma agevole, la vegetazione rada, si sale costantemente sulla dx orografica del rio. La traccia diventa sempre più esile, a tratti scompare, ma la direzione è chiara. In prossimità di una zona franosa dove la valle di restringe, ci si sposta un po’ verso nord e per belle balze erbose ci si alza di quota, ormai in vista del crinale. La vista qui si fa decisamente magnifica, i prati verdissimi dei costoni di Cima Venegia fanno da contrasto con le spettacolari guglie di Cima Vezzana, Cima dei Bureloni e Cimon della Pala. Alla Forcella Venegia m 2217 si apre una vista grandiosa verso Passo Valles, da dove proviene il sentiero Alta Via n 2 (sentiero 751), la Catena di Bocche, la stupenda Valle del Biois col paese di Falcade, le vette della Catena dei Monzoni con Cima Uomo, sullo sfondo la parete sud della Marmolada. Si prosegue ora lungo la dorsale, incontrando un inaspettato e delizioso laghetto, quindi con leggere salitelle si costeggia il crinale fino a perdere un po’ di quota sotto Cima della Venegiota, per poi rimanere senza fiato nel vedere lo spettacolo del Valon della Venegiota, una serie di pascoli verdissimi che sembrano perfino finti tanto sono perfetti, tra radure, grossi macigni e prati, un sogno piantarci la tenda per qualche giorno. Scolliniamo il Passo della Venegiota a m 2302 e poco dopo il Passo di Focobon 2291, dove subito dopo si perde ancora quota. Verso est ci sono delle strane montagne ricoperte di rigogliosa vegetazione, che culminano nel Cimon della Stia: l’origine vulcanica, con rocce scure, gli danno un aspetto vagamente amazzonico, con una fitta e rigogliosa vegetazione che ammanta i ripidissimi e selvaggi costoni.

[Modello "responsive" non trovato]

Proseguendo verso sud appaiono quasi d’improvviso dei colossali torrioni di roccia, i Campanili dei Lastei, quindi Cima del Focobon coi relitti dell’antico ghiacciaio, davvero impressionanti. Attraversiamo alcuni facili nevai, quindi caliamo ancora fino a che non ci affacciamo per il selvaggio e ripido vallone del Focobon, che iniziamo a salire faticosamente per un ripido ma breve nevaio, superato il quale la valle si apre e la pendenza si fa meno ripida. Si attraversano placconate di roccia, con tratti di fastidioso e infido ghiaino, e brevi tratti attrezzati col solito cordino. Dopo un’ultima erta arriviamo al Sasso Arduini m 2582 e finalmente in pochi minuti, poco sotto il Passo Mulaz, al Rifugio Volpi di Misurata al Mulaz 2571. Una bella struttura di proprietà del CAI sezione di Venezia, che dispone di 60 posti letto: adiacente al rifugio vi è anche un locale invernale con 12 posti. Dopo una breve sosta per il rifocillamento, ripartiamo alla volta di Cima Mulaz, circa un’oretta scarsa dal Passo del Mulaz a m 2619.

[Modello "responsive" non trovato]

Dal rifugio a Cima Mulaz

In 5 minuti dal rifugio ci portiamo presso il passo e attacchiamo la faticosa rampata di sfasciumi, con tracce vaghe e sbiaditi bolli rossi qua e là. Arrivati in cima a circa 2800 metri di quota, il sentiero piega in costa verso nord est, lungo un costone ripido con tratti un po’ esposti dove è vietato scivolare o inciampare. Si gira quindi sul lato nord e, con pendenza moderata, si arriva facilmente alla cima di m 2906, con la caratteristica “Croce con la campana”. La vista è da urlo, uno dei più grandiosi panorami a 360 gradi nella zona dolomitica. Facciamo le foto di rito, mangiucchiamo qualcosa, ci godiamo lo spettacolare panorama. Bellissimo come sempre osservare l’ardito Passo delle Farangole m 2814, ancora innevato e ghiacciato nonostante sia quasi fine luglio. Iniziamo la discesa, caliamo al passo e poi giù per i ghiaioni e i nevai. A quota 2400 decidiamo di provare a scendere per il nevaio centrale, quindi con scelta infelice abbandoniamo il sentiero 721 per andare a prendere il vecchio percorso più a sud, che però capiamo subito perché è in disuso: la parte centrale è tutta franata, oltretutto nel colatoio ogni tanto “fischiano” dei bei sassi. Arriviamo sul nevaio però ci rendiamo conto che è troppo ripido e ingombro di pietre. Se si perde l’equilibrio e si scivola si rischia grosso. Proseguiamo allora per il disagevole sentiero vecchio, ormai pieno di pietre e sassi instabili, e caliamo faticosamente, coi piedi doloranti, fino alla magnifica spianata del Campigol della Vezzana m 1918. Siamo finalmente sul fondovalle, a questo punto prendiamo la strada forestale (che pare eterna) e arriviamo comodamente al parcheggio dove abbiamo la macchina. Conclusioni: giro magnifico ma lunghetto e fisicamente piuttosto impegnativo, soprattutto per via del terreno pietroso o roccioso. Sono circa 16 km per 1300 m di dislivello coi vari saliscendi, l’orientamento è abbastanza elementare fino al rifugio, la salita al Mulaz però può essere un problema con la nebbia e richiede attenzione per alcuni passaggi esposti. I panorami sono assolutamente indimenticabili.

testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)

© Copyright 2001-2010 – E’ vietata la riproduzione di testi o foto salvo esplicita autorizzazione – Tutti i diritti riservati / All rights reserved