MONTE VIOZ m 3644

MONTE VIOZ m 3644

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Veduta della Valle di Peio dalla Cima del Vioz, sullo sfondo le Dolomiti di Brenta (foto Agh)

Spettacolare escursione in quota nel Gruppo del Cevedale – 14 settembre 2006

Volete provare l’ebbrezza dell’alta quota senza impelagarvi in difficili (e rischiose) salite sui ghiacciai con corde, piccozze, imbraghi e ramponi? Il Monte Vioz, nel Parco Nazionale dello Stelvio, è quel che fa per voi: la facile salita dal versante sud est è generalmente “pulita” (senza neve) fino alla cima e non presenta particolari difficoltà.

Descrizione

L’unica vera difficoltà di questa splendida salita è l’alta quota. Gli eventuali disturbi dovuti alla rarefazione dell’aria però sono molto soggettivi: le persone allenate (anche alle alte quote) non accusano inconvenienti particolari salvo una maggiore fatica, mentre altri possono accusare (ma non è obbligatorio) spossatezza, affanno, tachicardia, mal di testa, nausea. E’ abbastanza intelligente perciò affrontare questa salita con un minimo di allenamento. Il dislivello non è proibitivo, circa 1264 metri: un passo lento e regolare secondo “la vecchia scuola alpina” e un’energetica colazione preventiva aiuteranno parecchio. Anche se 100 metri sotto la cima c’è il Rifugio Mantova m 3535, è meglio non scherzare e dotarsi di un equipaggiamento adeguato alla bisogna: scarponi da montagna, pantaloni lunghi, giacca a vento, maglione, occhiali, crema solare, berretto, guanti. E’ da tenere sempre ben presente che una bufera o una tempesta di neve a queste quote può essere anche fatale. Il sentiero è ottimamente tracciato e si svolge tutto su pietraie e roccia, nei punti più delicati (pochi) ci sono gradini ed alcuni traversi su ripidi canalini sono attrezzati con cordino d’acciaio. Il modernissimo rifugio posto poco sotto la cima, intitolato alla Città di Mantova, offre un riparo sicuro e un adeguato rifocillamento. La cima del Vioz si raggiunge facilmente in circa 20 minuti dal rifugio, per facile dorsale pietrosa che raggiunge l’anticima con la croce e quindi la cima vera e propria, pianeggiante, che dà direttamente sul vasto Ghiacciaio dei Forni. Il periodo migliore per la salita è verso fine agosto/inizio settembre, quando le giornate sono più fresche e limpide, il tempo è più stabile ed il percorso generalmente sgombro di neve. E’ opportuno comunque partire con tempo sicuro: un temporale può essere molto pericoloso, inoltre il Vioz è una montagna “dispettosa”, spesso ammantata di nuvole. Sarebbe un vero peccato salire fino lassù e non potere vedere il grandioso panorama che si gode dalla cima. Per informazioni sull’apertura degli impianti e del rifugio (in genere da luglio a settembre), sulle condizioni della salita eccetera, conviene telefonare direttamente al Rifugio Mantova: il numero è 0463 / 751386, il gestore è Mario Casanova.

Veduta della Valle di Peio dalla Cima del Vioz, sullo sfondo le Dolomiti di Brenta (foto Agh)
Al Rifugio Mantova, sullo sfondo la Punta Taviela (foto Agh)
La cima del Vioz m 3644 (foto Agh)
Punta si S. Matteo vista dal Vioz (foto Agh)
Cima del Vioz: verso il Lago di Càreser (foto Agh)
Il "Dente del Vioz" e sullo sfondo a destra il Rifugio Mantova (foto Agh)
Un tratto di sentiero piuttosto ripido (foto Agh)
Anticima del Vioz (foto Agh)
Sulla cima del Vioz, sullo sfondo il Palon de la Mare e il Cevedale (foto Agh)
Sulla vetta del Vioz con lo sfondo del Cevedale (foto Agh)
Rifugio Città di Mantova al Vioz m 3535 (foto Agh)
La chiesetta nei pressi del rifugio dedicata a S, Bernardo di Mentone e ai caduti delle guerre (foto Agh)
Sulla vetta del Monte Vioz (foto Agh)
Sulla cima del Vioz (foto Agh)
Un tratto di sentiero piuttosto ripido (foto Agh)
MONTE VIOZ m 3644   Gruppo del Cevedale
quota massima   m 3644
lunghezza   km. 10 circa
dislivello   m 1264
partenza e arrivo   Rifugio Doss di Cembri m 2380
sentieri   139, 105
difficoltà   EE – escursionisti esperti
tempo   1 giornata
mappa   Kompass 648 Parco Naz. Stelvio sett. Trentino
1:25.000

Percorso

Due impianti di risalita, una cabinovia e una seggiovia, ci pemettono di salire da Peio fino ai 2380 metri del Rifugio Doss dei Cembri e risparmiare così ben 950 metri di dislivello. Attenzione: conviene prendere la prima corsa alle ore 8.00 poiché l’ultima corsa è alle 17.00, quindi, calcolando salita e discesa, non c’è tanto tempo per stare in cima. Da Doss dei Cembri si imbocca brevemente per circa 300 metri la Val della Mite quindi si prende il sentiero 139 (tabelle) che si stacca sulla destra risalendo il costone fino a congiungersi col sentiero 105. Partiamo lenti e regolari, come si conviene in una salita del genere ad alta quota: il percorso sale a zig zag, a ridosso della lunga dorsale che scende dal Vioz, affacciandosi alternativamente sulla Valle della Mite e il vallone orientale verso Zampil. Ci si alza di quota gradualmente, con pendenza costante, sul sentiero facile e segnato molto bene, con il panorama del grande Lago del Càreser verso est. Teniamo d’occhio altimetro che ci è di “conforto psicologico” nel vedere i metri di dislivello guadagnati. Arriviamo a quota 3000 senza problemi, in fila indiana con altri gruppetti, quando iniziano le prime defezioni. I novizi in genere partono sempre troppo veloci, per poi andare in crisi con la quota. Qualcuno inizia a inciampare, oppure cade il bastoncino, è il segno inequivocabile della crisi che arriva. Inizia quindi una specie di selezione naturale, tanti si fermano a bere e rifiatare, con la scusa di guardare il panorama. Noi tiriamo dritti sempre col nostro passo, lento ma inesorabile, risucchiando comitive esauste :). A 3206 metri arriviamo al “Brich”, l’unico tratto delicato della salita, un breve traverso su un ripido canalino attrezzato con una corda fissa. Con un po’ di attenzione si passa senza problemi . A 3300 metri esatti veniamo risucchiati noi: dal basso appare sul sentiero quasi d’improvviso una “pantera”, un’atletica donzella in bikini, abbronzatissima, che con passo agile ci supera in tromba scomparendo rapidamente tra le crode e lasciandoci con un palmo di naso. Cosiì a naso dev’essere un’atleta che fa gare, i cosiddetti “sky-runners”: infatti un escursionista normale non andrebbe mai su senza lo zaino. Poco dopo acchiappiamo e superiamo una coppia di mezza età, lui soffia come un mantice: fame d’aria, signori! A 3400 metri esatti chi scrive sente una specie di “bum!” interno, come una specie di contraccolpo simile ad una legnata sul groppone. Temendo la crisi e il relativo crollo fisico e morale, si rallenta un pelo ma ormai, superato l’ultimo contrafforte roccioso, vediamo la sagoma scura del Rifugio Mantova m 3535 spiccare all’orizzonte: ormai è fatta! Guardiamo l’altimetro: segna full, ha raggiunto la sua quota massima. Sono 2 ore e 40 minuti, pur con molto soste per le foto, meno delle 3 ore e mezza previste di solito e molto meno della tabella “esagerata” al Doss dei Cembri che dice addirittura 4 ore. Un tè nel confortevole rifugio e dopo 10 minuti andiamo all’attacco della cima vera e propria, che raggiungiamo facilmente in circa 20 minuti risalendo la dorsale pietrosa fino alla croce poi, pianeggiando, fino alla spianata sulla neve che dà sul ghiacciaio. Ci sono persone che si abbracciano felici, si stringono la mano o si danno “il cinque”: tutti si sentono dei piccoli Messner. Ci pare anche di capire, sia pure vagamente e nel nostro piccolo, cosa possano provare i grandi alpinisti degli ottomila himalayani. Il panorama è strepitoso: di fronte verso nord il Palon de La Mare m 3703 e il massiccio inconfondibile del Cevedale m 3769, a ovest Punta S. Matteo m 3678, ad est spiccano le acque verdissime del lago artificiale della diga del Càreser, a sud si domina la Val di Peio e, sullo sfondo, le Dolomiti di Brenta e la Presanella m 3556. Dopo una lunga sosta per il rifocillamento e le foto di rito, iniziamo la discesa, per lo stesso percorso dell’andata, che concludiamo al Doss dei Cembri in circa 2 ore.

Il Rifugio “Città di Mantova” al Vioz m 3535

E’ il più alto rifugio delle Alpi centrali e orientali. Dopo cinque anni di lavori è oggi un rifugio modello che riunisce soluzioni costruttive all’avanguardia ed una serie di avanzate soluzioni tecnologiche per ridurre l’impatto ambientale di questa struttura in alta quota, al servizio degli alpinisti che vogliono compiere alcune tra le più belle traversate dell’arco alpino, tra i ghiacciai del Gruppo Ortles-Cevedale ed in particolare il celebre “Giro delle Tredici Cime”. Il primo rifugio del Vioz fu costruito nel 1908 dalla S.A.T. in una posizione più bassa rispetto all’attuale, ai Crozzi Taviela, uno sperone roccioso tra la Val del Vioz e la Val Taviela. Questo primo rifugio, dedicato alla città di Mantova, fu distrutto da un incendio nel corso della prima guerra mondiale e non fu più ricostruito. Intanto gli alpinisti tedeschi della Sektion di Halle del D.u.Oe.A.V. (il “Cai” tedesco) avvalendosi della guida Matteo Groaz che ne fu a lungo il gestore, avevano costruito anche loro, poco sotto la cima del Vioz, un rifugio inaugurato nel 1911. Al termine della guerra questo rifugio fu affidato alla S.A.T. come tutti gli altri rifugi austro-tedeschi in Trentino. Il rifugio fu assegnato definitivamente dallo Stato italiano alla S.A.T. nel 1947. Nello stesso anno fu costruita presso il rifugio la piccola chiesetta dedicata a S. Bernardo di Mentone e ai caduti di tutte le guerre.

Rifugio con tecnologie d’avanguardia

Il nuovo rifugio, posto circa 100 metri sotto la vetta del Vioz, ha una struttura portante in legno lamellare ed è rivestito da spesse lastre di rame. Un gruppo elettrogeno a gas GPL del tipo “totem” (molto silenzioso e che non produce inquinamento), è in grado di fornire energia elettrica e acqua calda per il riscaldamento. L’acqua viene riscaldata tramite l’aria calda prodotta dal funzionamento del gruppo elettrogeno stesso. Mentre il gruppo elettrogeno provvede a fornire l’energia elettrica a 220 V per la cucina e le altre apparecchiature di servizio, una serie di 30 pannelli solari posti sul tetto del rifugio fornisce l’energia che viene immagazzinata in batterie che alimentano una rete secondaria a più basso voltaggio (24 V) per l’illuminazione interna. Nelle giornate nuvolose è l’esubero di energia prodotta dal gruppo elettrogeno a caricare direttamente le batterie. Al rifugio, unico esempio nelle Alpi a questa quota, è stato installato anche un depuratore biologico: i fanghi attivi riscaldati da resistenze e da aria calda fornita dai generatori consentono di depurare perfettamente le acque che possono essere recuperate interamente per i servizi igienici. Il rifugio è connesso a Internet in banda larga con impianto satellitare.

testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)

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