CORNO DI CAVENTO: SUI LUOGHI DELLA GRANDE GUERRA

CORNO DI CAVENTO: SUI LUOGHI DELLA GRANDE GUERRA

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Corno di Cavento: sui luoghi della Grande Guerra – 22 ottobre 2011

Questa settimana siamo saliti fino al Corno di Cavento m 3400 nel cuore del Gruppo dell’Adamello per documentare il ripristino della famosa caverna dove, nel corso delle Prima Guerra mondiale, gli opposti eserciti avevano sistemato le reciproche truppe impegnate nel presidio di questa importante postazione.

Corno di Cavento m 3406: memoria della Grande Guerra

Dopo l’entrata in guerra dell’Italia contro l’Austro Ungheria nel maggio del 1915, una parte importante del fronte si consolidò sulle linea d’alta montagna che va dall’Adamello al passo del Tonale. La Guerra Bianca dell’Adamello sta proprio ad indicare il pesante conflitto che si sviluppò su questi ghiacciai e queste vette fra le truppe alpine e quelle asburgiche. Il Corno di Cavento è uno dei più significativi rilievi del fronte di guerra e venne stabilmente occupato dagli austriaci nell’aprile del 1916. Antonio Caola, presidente Parco Naturale Adamello Brenta, ci parla dell’importante progetto della memoria che si sta realizzando su queste montagne al fine di recuperare e salvaguardare queste fondamentali testimonianze storiche compromesse recentemente a causa del repentino ritiro dei ghiacci. Sergio Chini della Soprintendenza beni storico artistici della Provincia Autonoma di Trento ci parla dell’importante azione svolta in questi anni dalle istituzioni trentine che, assieme alla SAT, Società degli alpinisti tridentini e alle guide alpine ha portato al recupero di tanti reperti, siti e materiali bellici risalenti a quel terribile conflitto.

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La grotta sul Corno di Cavento

Entrare nella grotta di Cavento, a quota 3.500 metri, sembra di vivere un’esperienza nella quale la storia si è fermata. Con uno sviluppo di alcune decine di metri la caverna ospitava circa 40 soldati, con i pagliericci per la notte, una rudimentale cucina, un piccolo locale più confortevole per gli ufficiali,. cale ufficio per la logistica ed i servizi. Da questo osservatorio si possono comprendere le difficoltà e le fatiche dei soldati impegnati nella guerra bianca, la loro tragedia interiore e le loro paure di fronte ad un nemico che in ogni momento poteva attaccare. Da sottolineare che questa postazione strategica venne più volte persa e riconquistata dagli austriaci e dagli italiani che la “abitarono” più volte sotto bandiere diverse. Ancora oggi, a pochi metri dalla cresta del fronte, si possono osservare le baracche che i soldati avevano costruito sulle rocce strapiombanti ed è possibile vivere in prima persona i pericoli che si potevano vivere a quelle alture impressionanti. Marco Gramola, presidente Commissione storica SAT, ci parla dell’importanza del recupero di questi scenari di guerra per un turismo consapevole ed attento ai segni della storia. Nel corso degli ultimi anni la Soprintendenza per i beni storico-artistici ed il Servizio Bacini Montani della Provincia Autonoma di Trento, con la SAT, il Nucleo Elicotteri e le Guide Alpine, hanno svuotato la caverna del ghiaccio che si era accumulato nei decenni successivi alla grande guerra. Da qui, come ci racconta la dottoressa Laura Dal Prà, Dirigente Soprintendenza beni storico artistici della provincia di Trento, è iniziato un lavoro di catalogazione e recupero del materiale che in gran parte è stato riposizionato all’interno della caverna che nel frattempo ha assunto le sembianze di allora. Mauro Giovanazzi, vice presidente Guide alpine del Trentino ci informa su come raggiungere la grotta, la quale rimane visitabile nel periodo estivo solo ed esclusivamente previo accompagnamento della guide e della SAT Nel percorso della memoria del Parco Naturale Adamello Brenta rientrano gli interventi per l’accesso alla Cima Carè Alto, il sentiero dell’artiglieria e il sentiero verso i Pozzoni. In questo grande itinerario nella storia rientrano anche gli interventi che si stanno realizzando in Val di Genova, uno dei più caratteristici angoli del Trentino accessibile al grande pubblico dei visitatori del parco. Anche il fondovalle era infatti presidiato e costellato da manufatti ed opere di difesa per ostacolare un’eventuale avanzata degli alpini. Roberto Zoanetti, direttore del parco e Ilaria Rigatti, responsabile del progetto memoria, ci accompagnano lungo i vecchi camminamenti della Valle di Genova per riscoprire pagine di storia che sembravano ormai dimenticate.

testo di Walter Nicoletti
foto di Agh

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