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| Il meraviglioso
Lago delle Stellune, nel Lagorai (foto Agh)
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È agosto e anche Girovagando va in vacanza, ma
non del tutto: invece della classica puntata questa volta vi proponiamo
due escursioni: Il Lago delle Stellune
in Val di Fiemme, con due itinerari distinti, e il sentiero
naturalistico al Ciampac in Val di Fassa.
1) Lago delle Stellune m 2091 da Ponte delle Stue m 1240
partenza: Ponte
delle Stue m 1240
arrivo: Lago delle
Stellune m 2091
difficoltà:
facile E
lunghezza: km.
7,6 (andata)
dislivello: 850
metri
ore: 2,5 - 3 (solo
andata)
Questo che andiamo a descrivere è un facilissimo
itinerario che si svolge quasi totalmente su strada forestale, chiusa al
traffico, e su sentiero. Con panorami incantevoli
nel cuore del Lagorai e, premio finale, il bellissimo Lago delle Stellune.

Indispensabili le cartine escursionistiche in scala 1:25.000 |
Il Lago delle Stellune si trova nel Trentino orientale,
nel bel mezzo della Catena del Lagorai.
I punti di accesso più favorevoli si trovano lungo la strada del
Passo Manghen, che collega la Valsugana
e la Val di Fiemme. Per muoversi agevolmente
a piedi sui sentieri è assolutamente indispensabile una buona cartina
escursionistica in scala 1:25.000.
Consigliamo la carta Tabacco n. 014,
la Geografica n. 74
o la cartina doppia Kompass n. 626
che, grazie alla doppia faccia, copre tutta la catena del Lagorai da ovest
a est.

"Andate piano mi raccomando" esorta Luciano alla comitiva
per non sfigurare (foto Dalpalù) |
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La prima parte dell'itinerario si svolge su una comoda forestale:
Luciano apre la fila di buon passo
(foto Dalpalù) |
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Da Molina di Fiemme
si prende la strada per il Passo Manghen:
dopo aver percorso circa 9 km, in prossimità di un tornante si parcheggia
presso località Ponte delle Stue
a 1240 metri di quota. Ci si incammina a piedi lungo la strada
forestale (chiusa da una sbarra) che costeggia
il rivo delle Stue, per segnavia 318.
Dopo circa 3 km di cammino, alla prima Malga
di Stue Bassa a 1400 metri, l'itinerario prosegue
per il sentiero 318 fino a toccare Malga
Stue Alta m 1568 e quindi Malga
Cazzorga m 1845, ove termina la forestale.

Arrivo al Lago delle Stellune a m 2091
(foto Dalpalù) |
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Anche a 2000 metri Luciano trova suoi fans... (foto Dalpalù)
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Poco a nord della malga il sentiero si alza di quota
(segnavia 318 - Sentiero Italia)
passando poco sotto Malga delle Stellune
m 2052 e prosegue in direzione est verso Forcella
Valsorda e, finalmente, al Lago
delle Stellune m 2091. Per chi fosse ancora in
forze, è possibile proseguire fino alla forcella dove sono visibili
ampi trinceramenti della Prima Guerra Mondiale.
Poco più in basso, verso est, altri due incantevoli specchi d'acqua:
i Laghi delle Buse Basse.
Per gli escursionisti esperti, a nord-est del Lago delle Stellune svetta
l'imponente Cima delle Stellune m 2606,
scalabile dalla Forcella di Val Moena
2294 per segnavia 317, di qui in cresta fino alla cima.

Fiori dappertutto nei prati
(foto Dalpalù) |
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Le magnifiche genziane
(foto Dalpalù) |
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Per gli ottimi camminatori è possibile tornare
con percorsi parzialmente alternativi a quello di salita: poco sopra il
Lago delle Stellune infatti, a est, corre il segnavia
322 (Trekking del Lagorai) in direzione di passo
Manghen. Si può dunque aggirare il Monte
Mugon a sud est fino a raggiungere la Forcella
Montalon m 2133, e ammirare il sottostante laghetto
di Montalon con le sue simpatiche marmotte. Dalla
forcella Montalon si rientra scendendo per segnavia 362
in direzione nord a Malga Cazzorga,
e poi per la forestale già percorsa in salita. Per chi vuole esagerare,
dalla Forcella Montalon per sentiero 322 a nord della Pala
di Becco si continua sempre in costa fino al
bellissimo Lago delle Buse m 2060.
Di qui il percorso scende in direzione nord per Malga
Buse raggiungendo la forestale nei pressi di
Malga Stue Alta.
2) Lago delle Stellune m 2091 da Passo Manghen
m. 2047
partenza: Passo Manghen m 2047
arrivo: Lago delle
Stellune m 2091
difficoltà:
escursionisti esperti EE
lunghezza: km.
7,5 circa
dislivello: 650
metri
ore: 3,5 ore
Itinerario spettacolare e panoramico, non difficile ma che richiede passo
fermo perché si svolge in gran parte in cresta e lungo costoni piuttosto
scoscesi. Nel periodo favorevole è possibile ammirare meravigliose
fioriture di flora alpina.

Il Passo Manghen a m 2047 col rifugio e il piccolo laghetto (foto Agh) |
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Dal Passo Manghen
per segnavia 322
si sale facilmente in costa nel grande anfiteatro che sale a Forcella
del Frate m 2238. Di qui una splendida vista
sul passo sottostante e, a sud-est, sulla Val
Ziolera con le malghe e i laghetti. Dalla forcella
tracce di sentiero risalgono l'ampio spallone (attenzione agli strapiombi
a nord) in direzione nord-est fino in vetta al Monte
Ziolera m 2478, eccezionale punto
panoramico a 360 gradi. Con giornate limpide
è possibile vedere le maggiori vette dell'arco alpino orientale,
dall'Adamello
alla Marmolada
fino alle creste di confine con l'Austria. Dalla vetta del Ziolera, con
attenzione, per tracce di sentiero, si scende lungo la cresta nord-est fino
alla forcella Ziolera m 2232.
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| Il Lago delle Buse m 2060 (foto Agh) |
Di qui col sentiero facile e quasi pianeggiante 322B
sempre in costa fino alla forcella Pala
di Becco e quindi, per sfasciumi su grossi massi
(attenzione) si perde un po' di quota scendendo fino all'incantevole Lago
di Montalon. Rimontando l'ampia forcella omonima
si raggiunge il versante nord per segnavia 322A
fino alla nostra meta, il bellissimo Lago
delle Stellune.

Paesaggi alpestri e scollature ubertose... Difficile scegliere cosa
guardare... (foto Agh) |
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Cuscini di fiori sui ghiaioni: qui un "bouquet" naturale
di Silene (foto Agh)

Tripudio di fiori alpini, dobbiamo resistere più volte dal
raccoglierli e portarceli a casa (foto Agh) |
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Qui è vivamente consigliata una sosta per pranzare
al sacco e magari per schiacciare un bel pisolino prima del ritorno. Quest'ultimo
avviene in parte per la stessa via fino a forcella
Montalon; di qui si prende il segnavia 322A
per raggiungere, con dolci saliscendi in magnifici scenari, al meraviglioso
Lago delle Buse m 2060.
Con un po' di attenzione non è difficile scorgere nelle sue acqua
azzurre bei esemplari di tritone alpino,
una lucertola anfibia simile alla salamandra che vive solo nei laghetti
d'alta quota. Sempre per 322A,
si scende brevemente nella conca punteggiata di cirmoli secolari, quindi
con breve strappetto finale si arriva al punto di partenza a Passo
Manghen, per una meritata birra fresca al rifugio.
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| Cavalli in libertà nel Lagorai
(foto Agh)
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| Plastigrafia della valle di Fiemme |

Il libro-guida del sentiero naturalistico Ciampac è edito da
Dora Publisher di Bolzano e curato dallo studioso Luigi Boninsegna.
Contiene la descrizione dell'itinerario con i vari punti di osservazione,
le foto delle specie botaniche e un glossario figurato (foto Agh)
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Armando Dagai, uno dei curatori del sentiero naturalistico (foto Agh)

Un incontro inatteso: il campione di sci estremo Tone
Valeruz sorpreso durante un allenamento in mountain bike (foto Agh)
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3) Sentiero naturalistico
Ciampac
Ad Alba di Canazei, in Valle di
Fassa, parte la funivia che sale fino alla conca del Ciampac,
un angolo di paradiso a 2200 metri. Il tempo è pessimo e lanciamo
i soliti accidenti a Meteotrentino che aveva previsto invece bel tempo (che
effettivamente arriverà poi in tarda mattinata). Il Ciampac è
una valletta nivale, orientata da sud-ovest a nord-est. Sul versante ovest
si innalza la caratteristica montagna Crepa Neigra,
mentre il versante est è chiuso dalla mole imponente del Collacc.
Questa valle è un grande circo glaciale, che nell'ultima glaciazione
alimentava, come ramo laterale, il ghiacciaio della Valle dell'Avisio. Ora
il Ciampac si presenta come una prateria a pendio dolce, che poi precipita
con una ripida scarpata ricoperta di boschi, fino all'abitato di Alba. Il
visitatore può ammirare da questo balcone naturale i più noti
massicci dolomitici: il Gruppo del Sassolungo,
il Gruppo del Sella, il Sass
Pordoi e il Piz Boè, oltre
ad altre cime meno appariscenti, ma di notevole interesse geologico. Il
sentiero naturalistico si snoda tra massi e roccette, su pascoli e ghiaioni.
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| Verso la
Val Jumela dalla Sella Brunech m 2428 (foto Agh)
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La zona del Ciampac è considerata molto importante dal punto di vista
geologico, ed
è frequentata da studiosi di tutto il mondo come da semplici appassionati
alla ricerca di minerali.
Si possono incontrare grandi varietà
di piante e fiori, licheni e muschi. Lungo il
percorso, studiato come una piacevole passeggiata, ci sono punti di osservazione
particolarmente interessanti: si possono godere panorami dolomitici incomparabili,
osservare specie botaniche rare
e aspetti geologici particolari. Tra le specie botaniche più comuni
e appariscenti osservabili lungo il sentiero naturalistico abbiamo:
| nome
scienfitico |
nome comune |
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| Aconitum
napellus |
Aconito napello |
| Aster alpinus |
Astro alpino |
| Campanula barbata
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Campanella barbuta o pelosa |
| Crepis aurea |
Radichiella aranciata |
| Dianthus superbus
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Garofano dal pennacchio |
| Dryas octopetala
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Camedrio alpino |
| Epilobium angustifolium |
Epilobio |
| Gentiana bavarica |
Genziana bavarica |
| Gentiana clusii |
Genziana del clusio |
| Gentiana nivalis |
Genzianella fugace |
| Geranium silvaticum |
Geranio selvatico |
| Gymnadenia conopsea |
Ginnadenia delle zanzare |
| Juniperus communis
var. nana |
Ginepro |
| Larix decidua |
Larice |
| Leontopodium alpinum |
Stella alpina |
| Lotus corniculatus |
Ginestrina |
| Myosotis alpestris |
Miosotide alpino, "Non ti scordar
di me" |
| Nigritella nigra |
Morettina - Vaniglia d'alpe |
| Papaver rhaeticum |
Papavero retico |
| Parnassia polustris |
Parnassia |
| Pinus cembra |
Pino cimbro |
| Potentilla nitida |
Potentilla lucida o persicina |
| Rhododendron ferrugineum |
Rododendro ferruginoso |
| Rhododendron hirsutum |
Rododendro peloso |
| Salix reticolata |
Salice reticolato |
| Salix retusa |
Salice sermollino |
| Saxifraga aizoides |
Sassifraga autunnale |
| Saxifraga caesia |
Sassifraga verde mare o azzurra |
| Saxifraga panicolata |
Sassifraga delle rocce |
| Sempervivum montanum |
Semprevivo dei monti |
| Senecio carniolicus |
Senecione della carniola |
| Thymus serpyllum |
Timo serpillo |
| Trifolium radium |
Trifoglio |
| Trollius europaeus |
Botton d'oro |
| Vaccinium myrtillus |
Mirtillo |
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 |
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Camedrio Alpino
(Dryas octopetala) |
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Botton D'oro
(Trollius europaeus) |
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Genziana
(Gentiana Clusii) |
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Genziana germanica
(Gentiana bavarica) |
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Rododendro Peloso (Rhododendrum hirsutum) |
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Radichella aranciata
(Crepis aurea) |

Il Tobià del Giagher, sullo sfondo il Gruppo del Sella con
il Sass Pordoi e il Piz Boè (foto Agh) |
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Tobià del Giagher
Nel mezzo della conca del Ciampac siamo attesi
da una vecchia conoscenza, Mario Deluca,
titolare insieme alla moglie Paola Iori del Tobià
del Giagher (tel. 0462/602385), un bellissimo maso ristrutturato in
rifugio-ristorante che tutti noi gli invidiamo moltissimo. È un punto
di partenza classico per molte escursioni nei dintorni e soprattutto per
la famosa via ferrata dei finanzieri al
Colacc. Deluca è un omone grande e grosso
ma, a dispetto della figura massiccia, è una persona dolce e gentilissima.
Il tempo è uggioso e non ispira certo le camminate, sia pure naturalistiche.
L'atmosfera invece mette una certa allegria, anche perché nell'aria
si avverte un inequivocabile profumo di... porchetta arrosto! Scopriamo
infatti un sontuoso maialino che sta rosolando sullo spiedo. Deluca vede
il nostro occhio languido e capisce a volo: "Non è ancora pronto,
più tardi" dice con fare bonario.

La mitica porchetta arrosto spande i suoi irresistibili effluvi nell'aria...
(foto Agh) |
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Balconi fioriti al Tobià del Giagher (foto Agh) |
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La notizia ci getta nello sconforto, anche perché
il profumo di porchetta è irresistibile. Decidiamo di ingannare l'attesa
come si conviene in questi casi: cioè con del vinello bianco leggero,
spillato da un bottiglione rugiadoso, che a digiuno produce quel lieve e
gradevole stordimento assai propizio a irrobustire l'appetito, peraltro
già gagliardo per effetto della porchetta. Senza che proferiamo parola,
Deluca scompare nelle cucine per poi riapparire con un meraviglioso piatto
di affettati e pane tedesco
(quel pane piatto "sbricioloso"). Benedett'uomo! Ovviamente non
ci facciamo pregare.

Struggente affettato con melone prima di pranzo (foto Agh) |
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Partitella a ping pong (foto Agh) |
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Spazzoliamo tutto di gran gusto, mentre cerchiamo faticosamente
di resistere alle lusinghe della tavola e organizzare seriamente la giornata
di lavoro. Il sentiero naturalistico infatti ci attende al varco. Avremmo
voluto farlo al mattino, prima di pranzo, perché mettersi in cammino
nel meriggio, con il boccone nel gozzo, è sempre cosa sconveniente
e anzi deplorevole. Il tempo tuttavia non ci aiuta, e dobbiamo fare -noblesse
oblige- buon viso a cattivo gioco (si fa per dire). A proposito di gioco,
Luciano inganna l'attesa del pranzo con una furibonda partitella a ping
pong con l'amico Sandro.

Luciano offre a Deluca una confezione di vini del nostro sponsor,
la Cantina La Vis (foto Agh) |
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La linea Ritratti: le etichette raffigurano dei dipinti di Giovanni
Segantini, pittore trentino che nella sua arte esprime uno stretto
rapporto con la natura ed il territorio. Alla linea si aggiungono
anche tre grappe: grappa di Pinot Nero, Chardonnay e Cabernet
(foto Agh) |
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Omaggiamo Deluca -è il minimo che possiamo fare-
con una confezione di vini del nostro sponsor, la Cantina La Vis, che degustiamo
insieme ai suoi collaboratori, che sembrano gradire assai. Il tempo è
ancora brutto e, mentre scrutiamo il cielo nella speranza di NON cogliere
un miglioramento, scopriamo un curioso personaggio: un cercatore di minerali
con due enormi... baffi biondi! Scambiamo due chiacchiere e cerchiamo di
farci mostrare i minerali raccolti, ma il tizio non vuole saperne: dice
che porta male.

Cercatore di minerali con baffi biondi... (foto Agh)
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Luciano col piccone da cercatore... (foto Agh)
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Figuriamoci. Ovviamente non la beviamo, chissà
che ha nello zaino. Comunque non sono affari nostri. L'odore di porchetta
ormai dà alla testa, un vero tormento. Supplichiamo almeno un assaggio,
Deluca non si fa pregare. Piglia un coltellaccio e taglia alcune fette dalla
porchetta sfrigolante sullo spiedo. Lo osserviamo in religioso silenzio
durante l'operazione. Finalmente, assaggiamo rapiti: squisita! Mangeremmo
solo porchetta per pranzo, se non fosse che il signor Mario insiste per
farci assaggiare altri piatti. E allora, come sempre, ci "sacrifichiamo".
Per voi, si capisce.

Assaggio di porchetta: semplicemente sublime! (foto Agh)
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A passeggio nella Conca del Ciampac: sullo sfondo il cupo profilo
della roccia vulcanica "Crepa Neigra" (foto Agh)
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A tavola
Confessiamo che tra antipasti, vinelli e porchetta ci siamo seduti a tavola
quasi satolli. Ma l'appetito si è subito risvegliato con l'arrivo
in tavola dei primi piatti. Deluca è un appassionato cacciatore e
le pareti del suo Tobià lo testimoniano: numerosissimi trofei di
caprioli e camosci fanno bella mostra di sè. Poveri animali, pensiamo
noi che aborriamo la caccia. Peccato che tale nobile sentimento di pietà
scompaia come per incanto -vergogna!- non appena mettiamo sotto i denti
il primo boccone di selvaggina.

Patatine, porchetta, cervo (foto Agh)
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Bistecche di cervo tenerissime (foto Agh)
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Formaggio alla piastra.. (foto Agh)
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Le bistecche di cervo sono semplicemente sublimi, tenerissime,
da sciogliersi in bocca. Ma quello che più ha impressionato chi scrive,
porchetta a parte, è stato il formaggio
alla piastra. Deluca lo ha portato in tavola
quasi con noncuranza, ma appena l'abbiamo assaggiato abbiamo chiuso gli
occhi e siamo stati colti da un sentimento mistico: una vera opera d'arte
culinaria, un autentico capolavoro.
Come tutte le opere d'arte, di una semplicità
assoluta. A patto di avere gli ingredienti. Dopo qualche resistenza siamo
riusciti a farci dire quali: in effetti si tratta di due tipi di formaggio
che si trovano solo in Val di Fassa e nella zona di Brunico (Alto Adige):
l'Halm Käse
e il Grill Käse.
Si tagliano due fette spesse circa mezzo centimetro, si mettono una sopra
l'altra sulla piastra ben calda per circa 20 secondi, poi si rigirano con
una paletta sull'altro lato. È tutto! A parte, Deluca ci dà
la ricetta di un'altra sua specialità, i canederli
del Giagher.

Dalla Sella Brunech m 2428 verso la verdissima Val Jumela (foto Agh) |
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Sella Brunech
Nel pomeriggio ci mettiamo di buona lena per recuperare
il tempo vergognosamente perduto a tavola. Dopo il sentiero naturalistico
con la preziosa guida di Armando Dagai, uno degli ispiratori del percorso,
saliamo alla sella Brunech a
m 2428 dove possiamo ammirare la famosa Val
Jumela, "minacciata" da un futuro collegamento
sciistico. Quelli di qui ovviamente sono tutti favorevolissimi ai nuovi
impianti. Noi cerchiamo di stamparci bene in mente questi paesaggi meravigliosi,
sapendo che potremo vederli così probabilmente per l'ultima volta.

La Malga Contrin, ai piedi della Marmolada la Regina delle Dolomiti.
In un piccolo spaccio si possono acquistare e degustare i prodotti
della malga (foto Agh)
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Il signor Konrad Haselrieder, gestore della malga insieme alla moglie
Hilde, ci fa assaggiare il suo ottimo formaggio (foto Agh)
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Malga Contrin
La giornata volge al termine, Deluca ci accompagna con la sua jeep in Val
Contrin, ai piedi della Marmolada.
Scendiamo dal Ciampac e risaliamo la valle parallela a est che porta in
un altro angolo di paradiso, ai piedi della Regina delle Dolomiti. "Da
ragazzo venivo spesso qui, a lavorare e a caccia, e ogni volta che ci ritorno
mi pare di rivivere" ci dice Deluca con i lucciconi agli occhi. E gli
crediamo, il posto è meraviglioso. Visitiamo
Malga Contrin dove siamo accolti da Konrad Haselrieder, un solenne
signore che gestisce la malga insieme alla moglie Hilde.
Nel piccolo spaccio ci fa assaggiare il formaggio prodotto dalla malga,
e lo yogurt, davvero ottimi. La malga apre verso il 15 giugno e chiude a
fine settembre (tel. 368/494756, oppure 0471/725133).

Il Rifugio Contrin m 2016. Progettato dal DAV (il Cai tedesco) di
Norimberga nel 1895, fu realizzato nel 1909. Distrutto dall'esercito
italiano durante la prima Guerra Mondiale, fu ricostruito dall'ANA
(Ass. Nazionale Alpini) che ne e' tuttora proprietaria (foto Agh) |
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2 ore e 40 fino alla mitica forcella Marmolada, dove inizia la ferrata
della Cresta Ovest che porta fino in vetta a Punta Penìa (foto Agh) |
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Prima di tornare a valle facciamo una sosta al vicino
Rifugio
Contrin m 2016 (tel. 0462/601101), con la sua caratteristica chiesetta
edificata dagli alpini. Il rifugio è la base d'appoggio per le escursioni
nella zona e soprattutto per scalare la Marmolada,
che coi suoi 3343 metri è la vetta più alta delle Dolomiti
e del Trentino orientale. La spaventosa parete
sud, oltre 1000 metri di roccia strapiombante,
è riservata ai supermen dell'alpinismo. Per le persone "normali"
c'è invece la spettacolare Ferrata
della Cresta Ovest, un aereo percorso attrezzato
che porta fino in vetta attraverso panorami impagabili. D'obbligo ovviamente
l'attrezzatura completa da ferrata con imbragatura, casco, ramponi e piccozza,
compresa l'assenza di vertigini :).
Chi scrive, modestamente, vi è salito due volte, e la sfacchinata
necessaria per arrivare in cima (si parte dal Rifugio col buio, intorno
alle 3-4 del mattino) è ampiamente ripagata da uno degli scenari
naturali più spettacolosi di tutto l'arco alpino. E possibile anche
la traversata sul ghiacciaio del versante nord a Pian
dei Fiacconi, attraverso Forcella Marmolada.
Chissà che un giorno o l'altro non riusciamo a portare in cima alla
Marmolada anche Luciano...
testi e foto di Alessandro Ghezzer
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| Tramonto
sui contrafforti del Gran Vernel, in Val Contrin (foto Agh)
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