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Valle Giudicarie: Comano Terme e dintorni
28 luglio 2001
 
Una caratteristica veduta del paese di Rango, nelle Giudicarie (foto Agh)

"Ma che andate a fare in Val Giudicarie?" ci siamo sentiti dire da un amico, che aveva saputo la destinazione di questa puntata di Girovagando. Eppure questa valle del Trentino, forse un po' meno famosa di altre, offre attrattive interessantissime spesso sconosciute persino agli stessi trentini.


Un tipico paesaggio della Val Giudicarie
 
Alessandra Odorizzi, direttore dell'Apt Terme di Comano - Dolomiti di Brenta, ci accoglie a Ponte Arche. Sarà la nostra preziosa guida nella puntata di oggi in Val Giudicarie (foto Agh)
 

Quante volte ci è capitato, del resto, di scoprire nella nostra città natale dei particolari mai visti prima? Si passa in una piazza per migliaia di volte e improvvisamente si scopre, per caso, un piccolo campanile, una statua o un affresco. Insomma capita non di rado che gli abitanti di una città siano quelli che ne conoscono meno la storia, l'arte o la cultura. Allo stesso modo, molte zone del Trentino sono ingiustamente sottovalutate e spesso poco conosciute persino dai trentini medesimi. Girovagando ha, da sempre, lo scopo di far conoscere ed apprezzare non solo le località "di grido" ma anche quelle meno conosciute, ma non per questo meno belle e interessanti. Cominciamo subito con un inquadramento geografico: la Val Giudicarie è nel Trentino occidentale, ad ovest di Trento. La zona Terme di Comano - Dolomiti di Brenta è un verde anfiteatro che i torrenti Sarca e Duina hanno diviso in tre altopiani: il Banale, il Bleggio ed il Lomaso. Ai piedi del versante meridionale del famosissimo Gruppo di Brenta, paradiso per alpinisti ed escursionisti, si trovano le Terme di Comano, luogo di salute fin dai tempi degli antichi romani.


Le Terme di Comano (foto Agh)
 

Terme di Comano

Le Terme di Comano, definite anche "le terme amiche della pelle" per la specializzazione nelle cure dei problemi dermatologici, ha infatti caratterizzato lo sviluppo di tutta la zona, divenuta così, secondo lo slogan dell'Apt, "l'Altopiano del benessere". E non a torto. Presso le Terme esiste un bellissimo parco per tranquille passeggiate nel verde. Una miriade di sentieri si dirama dai paesi vicini con escursioni di varia difficoltà e lunghezza. Ecco 12 escursioni nella zona di Comano. Presso Stenico c'è la spumeggiante e freschissima Cascata Rio Bianco, col suo facile e istruttivo percorso naturalistico. Per i più esigenti le magnifiche Val D'Algone e Val D'Ambiez sono le porte d'accesso previlegiate per inoltrarsi nello spettacolare Gruppo di Brenta, e nel Parco Naturale Adamello - Brenta, la più estesa area protetta del Trentino.


Escursione nel Gruppo di Brenta
 

Il parco si estende su un territorio di 618 chilometri quadrati, comprendendo due ambiti molto diversi da un punto di vista geomorfologico: il Gruppo delle Dolomiti di Brenta ed il massiccio granitico dell’Adamello-Presanella, con i suoi numerosi ghiacciai. L’ambiente del parco è quello tipico dell’arco alpino centro-meridionale, con splendidi boschi di latifoglie (come l’acero, il corniolo, il faggio) e conifere (l’abete rosso, il larice, l'abete bianco) che ricoprono le pendici dei monti fino ai 1900 metri di quota. Più in alto dominano le praterie alpine e la vegetazione rupestre che si spinge oltre i 2000 metri. Il pino mugo, il rododendro, l'azalea delle Alpi, il camedrio alpino, i salici striscianti sono tutti esempi di mirabile adattamento alle particolari condizioni ed al clima rigido delle alte quote. La straordinaria varietà di specie floristiche non trova paragoni che in poche altre zone dell’arco alpino, favorita anche dalla presenza di due ambienti, quello dolomitico e quello granitico, completamente diversi.


La torbiera di Fiavé, biotopo protetto, con la sua estensione di 40 ettari è l'area palustre più vasta del Trentino. Molte le specie botaniche rare. Gli uccelli migratori vi trovano rifugio in autunno

 
Il cannereccione un uccello molto raro, strettamente legato all'ambiente del canneto
 

La Torbiera di Fiavè

L'Altopiano del Lomaso, poco più a sud, offre i suoi verdi paesaggi rurali con il sito archelogico e il biotopo protetto della Torbiera di Fiavè, famosa in tutto il mondo per le sue palafitte ma anche per la straordinaria ricchezza di reperti rinvenuti in ottimo stato di conservazione. Non solo: la torbiera, con un'estensione di 40 ettari, è la più grande area palustre del Trentino. Essa racchiude un habitat naturale ricco di specie botaniche rare come le piante insettivore "Drosera" e "D.Anglica" e splendide orchidee come la "Epipactis palustris" e "Dactylorhiza incarnata". Non meno importante la fauna, che nella torbiera trova rifugio e protezione. Varie specie di uccelli migratori in autunno si fermano per riposarsi in vista del loro faticoso viaggio verso i paesi più caldi.


Una bellissima nifea
 

Il biotopo Fiavè-Carèra

Il termine biotopo sta ad indicare un’area in cui l’equilibrio ambientale è pressoché intatto e quindi ancor più meritevole di attenzione e cura. Per questo la Provincia Autonoma di Trento ha proclamato “biotopo” ben 287 piccole aree: sono stagni, paludi, laghi, torbiere, rive di fiumi e torrenti, forre, canneti. Quelli già attrezzati per la visita sono 28. Uno di questi è presso la Torbiera di Fiavè. Il biotopo Fiavè-Carèra (dal nome dell’antico lago) è più noto per l’enorme patrimonio archeologico del sito palafitticolo che conserva, che non per i suoi aspetti naturalistici. Tuttavia la torbiera presenta una vegetazione interessante e molto articolata. Vi sono canneti e paludi con grandi piante perenni, prati umidi e boschetti paludosi di salice cenerino e frangola, mentre nelle pozze d’acqua vi sono bellissime ninfee. Ricchissima è anche la fauna, con anfibi ed uccelli acquatici che hanno trovato qui un habitat ideale. Presso il Municipio di Fiavè è stato allestito un interessante Centro Visitatori. L’altro biotopo della zona è quello della Val Lomasona, al quale si accede da Dasindo e da Vigo Lomaso.


L'imponente e austero Castel Stenico
 

I castelli

Una attrattiva della valle sono i castelli. I più notevoli sono Castel Stenico e Castel Campo. Ai piedi delle Dolomiti, sulla sommità di un colle che sovrasta l’abitato omonimo, si trova Castel Stenico. È fra i più antichi esempi di evoluzione di castelliere (trova citazione a partire dall’anno Mille) protrattasi fino al dominio austriaco. La sua storia è legata ai prìncipi vescovi di Trento che, secondo successive tipologie artistiche, lo trasformarono in elegante e sicuro maniero. Pregevoli, in proposito, gli affreschi delle sale maggiori, opera forse del pittore Marcello Fogolino, già presente alla corte di Bernardo Clesio a Trento. Ospita mostre, concorsi d’arte contemporanea e fotografica e conserva una significativa sezione archeologica sulla storia più antica della zona. Il castello è proprietà della Provincia Autonoma di Trento – Sezione del Castello del Buonconsiglio, Monumenti e Collezioni Provinciali. È visitabile tutti i giorni tranne il lunedì (in stagione, ogni mercoledì visita guidata gratuita previa prenotazione).


Veduta aerea del meraviglioso Castel Campo, nei pressi di Campo Lomaso
 

Dall’altra parte della valle, adagiato in una macchia di bosco ai limiti della Piana del Lomaso, si trova Castel Campo, residenza castellana tra le meglio conservate dell’intera provincia: esso appare come un monumentale complesso, munito di due singolari torri angolari cilindriche, che racchiudono una elegante corte medioevale. Attorno, si stende un ombroso bosco delimitato da due ripide vallette. Secondo le caratteristiche di quest’area giudicariese, la sua origine potrebbe essere quella di rifugio comunitario, data anche la sua felice ubicazione, al riparo ma anche nei pressi delle importanti vie di transito tra le Giudicarie Esteriori e quelle Interiori. Già dal 1190 è conosciuto come di proprietà dei Campo (dell’omonimo villaggio), potente famiglia con vassalli e tributari in molte pievi delle Giudicarie, che deteneva anche i castelli di Toblino e Merlino (quest'ultimo scomparso).
La poetessa Ada Negri, che vi soggiornò, descrisse con dolcezza il fascino di Castel Campo, “tanto bello da sembrare persino finto!”.


Il bellissimo chiostro del Convento Francecano di Campo Lomaso, dedicato a S. Quirino e S. Giuditta
(foto Agh)
 
La dott.ssa Micaela Bailo


Sotto al porticato, una bellissima mostra di foto d'epoca sulla vita rurale in valle (foto Agh)
 

Parco letterario Giovanni Prati
Iniziamo la giornata intervistando la dott.ssa Micaela Bailo, che cura l'interessante iniziativa Viaggi Sentimentali.
Si tratta, in sostanza, di ripercorrere quei luoghi che hanno ispirato famosi scrittori, tra poesia, musica, cultura e spettacolo. Il più importante letterato trentino, Giovanni Prati, nacque a Campo Lomaso e visse in gioventù a Dasindo, paese che ospita le sue spoglie. A Castel Campo soggiornò Ada Negri, mentre Villa Luti era un salotto letterario famoso nell'ottocento. Il Parco, che fa parte di una rete nazionale promossa dalla Fondazione Nievo e dal Touring Club Italiano con il patrocinio dell'Unesco, farà rivivere tutti questi autori nei "viaggi sentimentali". Le date previste sono: 12 e 26 luglio, 9, 19 e 23 agosto, 6 settembre. Informazioni all'Apt tel. 0465/702626.


Scene di vita quotidiana, in stile naif, nei murales di Balbido (foto Agh)
 
Uno dei tanti murales per le vie di Balbido, una "moda" che sta prendendo piede anche in altri paesi del Trentino
(foto Agh)
 

I murales di Balbido

Dal convento dei francescani ci spostiamo a ovest, sull'altro versante della valle, nel paese di Balbido, per vedere i bei "murales d'autore". Camminando per le viuzze del paesino si possono ammirare, sui muri delle case, bellissimi murales, immagini create da artisti di talento per raccontare al passante la vita della gente di montagna, il suo rapporto con la natura, la sua religiosità, la fatica del lavoro, emozioni poetiche che trovano la loro espressione nella variopinta esplosione di colore.


Murale per le vie di Balbido (foto Agh)
 

Questa dei murales è una "moda" che sta prendendo piede anche in altri paesi del Trentino (per esempio a Guardia di Folgaria, dove Girovagando ha fatto tappa l'anno scorso per visitare la casa-museo del grande artista trentino Cirillo Grott). Ci pare apprezzabile abbellire le facciate delle case con affreschi spesso di notevole livello artistico. Ogni uno-due anni a Balbido è indetto un concorso a cui partecipano artisti provenienti da tutt'italia, con murales in stile "naif". Balbido merita dunque sicuramente una visita. Proseguiamo il nostro itinerario verso nord, e in pochi minuti arriviamo in un'altra frazione molto caratteristica: Rango.


Un tipico scorcio nella frazione di Rango, con le sue case rustiche addobbate di fiori (foto Agh)
 

L'architettura rurale di Rango
È un singolare esempio di architettura rustica grazie alle sue originali costruzioni movimentate da androni, fienili, corti interne e fontane. Per fortuna è rimasto tutto quasi intatto come un tempo, e le necessarie ristrutturazioni sono state realizzate rispettando l'architettura orginale. Ogni paesello qui ha in serbo qualche angolo caratteristico, ed è un piacere girovagare, come facciamo noi, alla scoperta di queste deliziose frazioni al di fuori dei grandi circuiti turistici che, forse proprio per questo, hanno conservato quasi intatto il loro aspetto caratteristico. Il bello di girovagare in questi paesini consiste anche nelle piccole sorprese che spesso riservano. In una viuzza vicina alla piazza, scoviamo un vecchio "artigiano di una volta", il falegname "Gioanin", al secolo Giovanni Riccadonna. Ci viene in mente il legnaiolo Carlo Piccolin della Val di Fiemme incontrato al settimana scorsa. Anche lui, nonostante l'età non più verde, ancora in piena attività. Capiamo ancora una volta quanto sia importante "sentirsi vivi", anche da anziani, e continuare a fare qualcosa che appassioni per mantenersi in salute, nel fisico ma soprattutto nello spirito.

     

Tre espressioni di Giovanni Riccadonna, alias "Gioanin" il falegname
(foto Agh)

 

"Gioanin" Riccadonna, falegname

Nella suo piccolo laboratorio
Giovanni Riccadonna costruisce mobili fatti interamente a mano, a incastro, senza usare un solo chiodo. Stappiamo una bottiglia di vino bianco, e la lingua di Gioanin, 73 anni ma ancora ben arzillo, si scioglie. È allegro e gioviale: ci racconta un po' la sua vita, si ride e si scherza (e si beve). Gli manca il pollice sinistro, forse "caduto" sul lavoro, ma non sembra darsene pensiero. La sua faccia è il ritratto della spensieratezza.


Gioanin spiega a Luciano come si costruiscono i mobili a incastro, senza l'uso dei chiodi (foto Agh)
 
Uno dei mobili costruiti dal falegname "Gioanin" Riccadonna, di Rango
(foto Agh)
 

Ha una tuta verde da giardiniere più che da falegname: la sua bottega è ingombra di segatura e di attrezzi, di mobili messi in "morsa". È uno dei pochi falegnami-artigiani a costruire ancora i mobili a mano, tutti ad incastro. Un'arte ormai quasi perduta che si mantiene ancora viva grazie a questi personaggi irriducibili che, con fatica, sacrificio e autentica passione, non si arrendono nella battaglia -persa in partenza- con i "mercatoni" dai mobili di cartone che imperversano in tv. Lasciamo la frazione di Rango per spostarci qualche chilometro più a est, precisamente a Bono del Bleggio.


La cappella di S. Felice a Bono di Bleggio. L'architrave della porta d'ingresso reca la data 1496 (foto Agh)
 
Gli affreschi all'interno opera di Cristoforo II, pittore della prolifica stirpe dei Baschenis
(foto Agh)
 

La cappella di S. Felice

Qui troviamo una deliziosa chiesetta in mezzo ai campi. È la cappella cimiteriale del paese di Bono del Bleggio. Esternamente si presenta con una semplice struttura quattrocentesca a pianta rettangolare, con il tetto a capanna e un solido campaniletto. Il suo maggior motivo di interesse è costituito dalla ricca decorazione pittorica interna ad opera di un pittore della prolifica stirpe dei
Baschenis, Cristoforo II (1472-1520), autore tra gli altri degli affreschi di Pelugo, Pergnano, Dorsino e Ragoli.


L'aiuto operatore Marco Benvenuti
(foto Agh)
 

Il figlio Simone II (1490-1555), forse il più illustre di questa dinastia di pittori, ha legato il suo nome a due originali Danze Macabre: quella dipinta sull’esterno della chiesa di Santo Stefano a Carisolo, eseguita nel 1519 e soprattutto quella grandiosa della chiesa di San Vigilio a Pinzolo, del 1539, considerata un capolavoro nel suo genere. “La pittura si impiega nelle chiese affinché coloro che non sanno leggere leggano, almeno sulle pareti, vedendo quelle stesse cose che non saprebbero leggere nei libri “. Queste parole, tratte da una lettera inviata nell’anno 600 da S. Gregorio Magno al vescovo Sereno di Marsiglia, esprimono con efficacia uno dei motivi essenziali per cui in tutta Europa vennero affrescate migliaia di chiese. Nati per motivi di fede, questi affreschi assumono ora anche un rilevante spessore storico-artistico. Per questo sono stati restaurati a cura della Provincia Autonoma di Trento.

Tripudio di balconi fioriti all'agritur Marocc
(foto Agh)
 
A tavola

Per pranzo siamo attesi al meraviglioso Agritur Maso Marocc della famiglia Sansoni a Lomaso, frazione Poia (tel. 0465/702098). Ricavato da una vecchia fabbrica di mattoni, è stato ristrutturato in modo superbo e ora si presenta come vedete nella foto: un sogno. In una posizione panoramica invidiabile, offre la pensione completa e l'affitto di appartamenti. La cucina è quella semplice ma gustosa dei piatti tipici regionali. Per noi della troupe è stata una assoluta sorpresa. Non per Luciano ovviamente, vecchio lupo di cantine e taverne, che del Trentino, quando si tratta di mangiare e bere, conosce praticamente ogni angolo. Dovrete faticare un po' a trovare il Maso Marocc, perché sta in aperta campagna ed è un po' fuori mano, anche se raggiungibile tranquillamente in pochi minuti di auto da Ponte Arche.


La sala interna del Maso Marocc coi soffitti a volta (foto Agh)
 
Le ottime tagliatelle al sugo di coniglio, di cui abbiamo preteso la ricetta, che vi proponiamo a parte (foto Agh)
 
Se non si conosce il posto ben difficilmente capiterà di passarci. E sarebbe un vero peccato. Noi ci siamo seduti ai tavoli in giardino e abbiamo mangiato all'aperto. Dopo gli affettati di rito, giusto per risvegliare l'appetito -per la verità già ben robusto e anzi imperioso- abbiamo degustato pennette allo speck, tagliatelle al sugo di coniglio, carne salada con fagioli e puntine di maiale con polenta, un debole di Luciano.




Due chiacchiere col titolare del Maso Marocc Tullio Sansoni
(foto Agh)
 
Le puntine di maiale con polenta, piatto prediletto da Luciano (foto Agh)
 
Ci siamo sacrificati, per voi, si capisce, e abbiamo assaggiato anche un piatto di lumache con polenta. Malediciamo in cuor nostro, ogni volta che siamo a tavola, i tempi ristretti che ci obbligano a mangiare a "strangolone", senza la dovuta calma che la cucina e l'ambiente meriterebbero, come in questo caso. Il Maso Marocc è aperto dai primi di aprile a fine settembre. A un tavolo vicino, non ci si crederebbe, sentiamo canticchiare delle voci straordinariamente intonate. Facciamo così la conoscenza di tre simpatici ragazzi di Salerno: Teo, Rino e Robbie.




Esibizione volante di canto" a cappella" per i 2080 davanti alle nostre telecamere. Luciano assiste divertito alla reinterpetazione di un vecchio cavallo di battaglia di Nilla Pizzi: "Grazie dei fior"
(foto Agh)
 
La dedica a Girovagando del gruppo 2080, firmato Teo, Robbie e Rino
 
Gruppo 2080

Sono i componenti del gruppo musicale emergente 2080, e sono in giro per un tour promozionale col loro manager Sandro Ravagnani. I 2080 sono specialisti nel canto "a cappella", ovvero quella musica vocale polifonica senza l'accompagnamento di strumenti. Un gruppo che somiglia un po' ai "Neri per caso", per capirci, i quali si sono a loro volta ispirati al più famoso -e fomidabile- gruppo americano dei Take Six.



Teo, Rino e Robbie cantano per noi
(foto Agh)
 
Il repertorio dei 2080 è costuito da una rielaborazione in chiave moderna di vecchie canzoni popolari italiane, come "Grazie dei fior", con cui la mitica Nilla Pizzi vinse il Festival di Sanremo nel 1951. Luciano, da appassionato chansonnier, non si lascia sfuggire l'occasione e invita i tre ragazzi ad esibirsi davanti alla telecamera di Girovagando. Fa un certo effetto sentire "Grazie dei fior" cantata così. Fortunatamente la Pizzi non può rivoltarsi nella tomba perché gode ancora di ottima salute. Il dovere ci chiama (mannaggia!), è tempo di scendere a valle perché a S. Lorenzo in Banale ci attende un pittoresco personaggio.




Gino Bascher nel suo mini-museo etnografico ci mostra un teschio di orso!
(foto Agh)
 
Na migola de museo

Gino Bascher è un energico signore che, per pura passione, da decenni raccoglie ogni sorta di cimelio, con particolare riguardo agli oggetti d'un tempo: attrezzi da lavoro soprattutto ma anche di vita quotidiana. Quando inizia a parlare non si ferma più neanche a sparargli, tanto è l'entusiasmo con cui descrive gli oggetti pazientemente cercati nelle cantine, nelle soffitte e persino nelle discariche. Quello che gli altri buttavano via, lui raccoglieva. Ora tiene con grande orgoglio un piccolo museo etnografico in casa sua, che richiama alcune migliaia di turisti all'anno e che lui ha soprannominato "Na migola de museo" ("migola" significa briciola in dialetto trentino). Il signor Gino è un tipo alla buona: se non fossimo arrivati in ritardo ci avrebbe offerto un po' di salame e vino che i visitatori precedenti hanno pensato bene di "spazzolare" a dovere. Ci vengono mostrati crani d'orso, vecchi attrezzi di lavoro da fabbro ferraio, reperti bellici, e tante altre curiosità tra cui un singolare affilalamette da barba a manovella. Non abbiamo tempo di vedere tutto, nonostante le insistenze di Gino che vorrebbe mostrarci i nuovi locali che sta allestendo al piano di sopra. Solo dopo che gli abbiamo promesso di tornare acconsente di lasciarci andare. Chi volesse visitare "Na migola del Museo" può contattare direttamente il signor Bascher: il numero di telefono è 0465/771209. Vi accoglierà con simpatia ed entusiasmo. Tenetevi comunque almeno un paio d'ore libere :)


Crozzon di Lares (Carè Alto)
 
L'ardito pinnacolo del Castelletto Inferiore nel Gruppo delle Dolomiti di Brenta
 
Gruppo di Brenta

Ripartiamo e, dopo pochi chilometri, siamo all'imbocco della
Val D'Ambiez dove facciamo una sosta. Alessandra Odorizzi della Apt, la nostra guida, ci spiega le bellezze di questa valle che si inoltra nel Gruppo di Brenta. L’esplorazione di queste montagne ebbe inizio nel 1864, con l’alpinista inglese John Ball che superò con successo la Bocca di Brenta. Successivamente ci fu la spedizione dell’alpinista trentino Giuseppe Loss che conquistò la vetta più alta, la Cima Tosa (m. 3173), mentre nel 1872 la spedizione alpinistica guidata da Tuckett raggiunse la Cima Brenta. Attualmente il Brenta offre un’infinità di percorsi, passeggiate, escursioni ed arrampicate ad ogni livello, con accoglienti rifugi e malghe.


Tipico paesaggio delle Dolomiti di Brenta
 
Vie ferrate e rifugi

Un cenno particolare meritano i percorsi attrezzati che si snodano panoramicamente in alta quota, congiungendo la parte meridionale del gruppo con quella settentrionale. Anche i principianti dell’alpinismo, purché accompagnati da guida alpina o esperto alpinista e dotati di cordini di sicurezza, hanno la possibilità di effettuare indimenticabili escursioni in un ambiente in continua ed improvvisa evoluzione paesaggistica. L’ottima manutenzione dei sentieri consente di congiungere fra loro i rifugi della zona, offrendo così all’escursionista la possibilità di percorsi alternativi con traversate ed ascensioni in relazione alle proprie capacità alpinistiche. Una delle principali vie d’accesso al gruppo di Brenta dal versante sud-est è appunto la Val Ambiez, una profonda incisione fluviale che si presenta all'inizio stretta ed incassata tra pareti rocciose. Dopo la forra, la valle si apre improvvisamente e lo sguardo si perde nei pascoli della Malga Prato, su fino al
Rifugio Cacciatore (m. 1821) da dove si ammira, in tutta la sua imponenza, lo spettacolare circo delle cime dolomitiche. Proseguendo nell’alta valle, si raggiunge il Rifugio Agostini a 2410 metri di quota, punto di partenza e di arrivo per alcune fra le più suggestive attraversate ed ascensioni nel Gruppo di Brenta: la Cima Tosa, la Cima Prato Fiorito, la Cima d’Ambiez, i Rifugi Tosa e Pedrotti attraverso la via attrezzata Brentari o il Rifugio XII Apostoli attraverso la ferrata Castiglioni, il Rifugio Brentei attraverso la Bocca d’Ambiez e la Vedretta dei Camosci




 
 
Il rifugio Silvio Agostini a 2410 metri di quota, base d'appoggio per magnifiche escursioni sulle moltissime vie ferrate   Una classica via ferrata nel Gruppo di Brenta. Da fare con la debita attrezzatura: imbrago, moschettoni e casco  
Nel corso dell’estate, da luglio a settembre, è disponibile un servizio di trasporto con fuoristrada fino al rifugio al Cacciatore, organizzato dall’Ente Parco Adamello-Brenta. Si effettuano inoltre delle escursioni settimanali con le guide alpine. Un’altra valle d’accesso da sud è la Val Algone: il tratto è piuttosto stretto ed aspro, poi si entra nei boschi di abeti e faggi e, più avanti, l’orizzonte si apre ed il paesaggio si fa più vario, in un alternarsi di pascoli alpini circondati da un fitto bosco, con i tipici baiti e le malghe, sopra le quali si innalzano le cime del Brenta. La giornata volge al termine: Luciano vuole andare a vedere la località Moline, un piccolo angolo di paradiso visitato dieci anni fa, lungo il corso del torrente Bondai. Arriviamo alla fucina del vecchio fabbro. È chiusa. Il fabbro non c'è più, è morto. Neppure i mulini ci sono più. Ora le vecchie macine servono come pietre di confine degli orti delle casette circostanti. È rimasta, per fortuna, la natura ancora quasi intatta. Ducento metri sopra di noi, scavata nella roccia, la strada che sale in direzione del lago di Molveno. Non siamo riusciti a vedere oggi la spettacolare Forra del Limarò, una delle meraviglie del Trentino, sconosciuta ai più. Dovremo tornare un'altra volta, e lo faremo molto volentieri.

testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)

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Terme di Comano
Parco Adamello Brenta
12 escursioni nella zona di Comano
Agritur Maso Marocc
La stirpe dei pittori Baschenis

2080 gruppo musicale

 

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