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| Una caratteristica
veduta del paese di Rango, nelle Giudicarie (foto Agh) |
"Ma che andate a fare in Val Giudicarie?" ci
siamo sentiti dire da un amico, che aveva saputo la destinazione di questa
puntata di Girovagando. Eppure questa valle del Trentino, forse un po'
meno famosa di altre, offre attrattive interessantissime spesso sconosciute
persino agli stessi trentini.

Un tipico paesaggio della Val Giudicarie |
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Alessandra Odorizzi, direttore dell'Apt Terme di Comano - Dolomiti
di Brenta, ci accoglie a Ponte Arche. Sarà la nostra preziosa
guida nella puntata di oggi in Val Giudicarie (foto Agh) |
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Quante volte ci è capitato, del resto, di scoprire
nella nostra città natale dei particolari mai visti prima? Si passa
in una piazza per migliaia di volte e improvvisamente si scopre, per caso,
un piccolo campanile, una statua o un affresco. Insomma capita non di
rado che gli abitanti di una città siano quelli che ne conoscono
meno la storia, l'arte o la cultura. Allo stesso modo, molte zone del
Trentino sono ingiustamente sottovalutate e spesso poco conosciute persino
dai trentini medesimi. Girovagando ha, da sempre, lo scopo di far conoscere
ed apprezzare non solo le località "di grido" ma anche
quelle meno conosciute, ma non per questo meno belle e interessanti. Cominciamo
subito con un inquadramento geografico: la Val Giudicarie è nel
Trentino occidentale, ad ovest di Trento. La zona Terme di Comano - Dolomiti
di Brenta è un verde anfiteatro che i torrenti Sarca e Duina hanno
diviso in tre altopiani: il Banale, il Bleggio ed il Lomaso. Ai piedi
del versante meridionale del famosissimo Gruppo
di Brenta, paradiso per alpinisti ed escursionisti, si trovano
le Terme di Comano, luogo di salute fin dai tempi degli antichi romani.

Le Terme di Comano (foto Agh) |
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Terme di Comano
Le Terme
di Comano, definite anche "le terme amiche della pelle"
per la specializzazione nelle cure dei problemi dermatologici, ha infatti
caratterizzato lo sviluppo di tutta la zona, divenuta così, secondo
lo slogan dell'Apt, "l'Altopiano del benessere". E non a torto.
Presso le Terme esiste un bellissimo parco per tranquille passeggiate
nel verde. Una miriade di sentieri si dirama dai paesi vicini con escursioni
di varia difficoltà e lunghezza. Ecco 12
escursioni nella zona di Comano. Presso Stenico c'è la spumeggiante
e freschissima Cascata Rio Bianco, col
suo facile e istruttivo percorso naturalistico. Per i più esigenti
le magnifiche Val D'Algone e Val
D'Ambiez sono le porte d'accesso previlegiate per inoltrarsi nello
spettacolare Gruppo di Brenta, e nel Parco
Naturale Adamello - Brenta, la più estesa area protetta del
Trentino.

Escursione nel Gruppo di Brenta |
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Il parco si estende su un territorio di 618 chilometri
quadrati, comprendendo due ambiti molto diversi da un punto di vista geomorfologico:
il Gruppo delle Dolomiti di Brenta ed il massiccio granitico dellAdamello-Presanella,
con i suoi numerosi ghiacciai. Lambiente del parco è quello
tipico dellarco alpino centro-meridionale, con splendidi boschi
di latifoglie (come lacero, il corniolo, il faggio) e conifere (labete
rosso, il larice, l'abete bianco) che ricoprono le pendici dei monti fino
ai 1900 metri di quota. Più in alto dominano le praterie alpine
e la vegetazione rupestre che si spinge oltre i 2000 metri. Il pino mugo,
il rododendro, l'azalea delle Alpi, il camedrio alpino, i salici striscianti
sono tutti esempi di mirabile adattamento alle particolari condizioni
ed al clima rigido delle alte quote. La straordinaria varietà di
specie floristiche non trova paragoni che in poche altre zone dellarco
alpino, favorita anche dalla presenza di due ambienti, quello dolomitico
e quello granitico, completamente diversi.
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La torbiera di Fiavé, biotopo protetto, con la sua estensione
di 40 ettari è l'area palustre più vasta del Trentino.
Molte le specie botaniche rare. Gli uccelli migratori vi trovano
rifugio in autunno
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Il cannereccione un uccello molto raro, strettamente legato all'ambiente
del canneto |
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La Torbiera di Fiavè
L'Altopiano del Lomaso, poco più a sud, offre i suoi verdi paesaggi
rurali con il sito archelogico e il biotopo
protetto della Torbiera di Fiavè,
famosa in tutto il mondo per le sue palafitte ma anche per la straordinaria
ricchezza di reperti rinvenuti in ottimo stato di conservazione. Non solo:
la torbiera, con un'estensione di 40 ettari, è la più grande
area palustre del Trentino. Essa racchiude un habitat naturale ricco di
specie botaniche rare come le piante insettivore "Drosera" e
"D.Anglica" e splendide orchidee come la "Epipactis palustris"
e "Dactylorhiza incarnata". Non meno importante la fauna, che
nella torbiera trova rifugio e protezione. Varie specie di uccelli migratori
in autunno si fermano per riposarsi in vista del loro faticoso viaggio
verso i paesi più caldi.

Una bellissima nifea |
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Il biotopo Fiavè-Carèra
Il termine biotopo sta ad indicare unarea in cui lequilibrio
ambientale è pressoché intatto e quindi ancor più
meritevole di attenzione e cura. Per questo la Provincia Autonoma di Trento
ha proclamato biotopo ben 287 piccole aree: sono stagni, paludi,
laghi, torbiere, rive di fiumi e torrenti, forre, canneti. Quelli già
attrezzati per la visita sono 28. Uno di questi è presso la Torbiera
di Fiavè. Il biotopo Fiavè-Carèra (dal nome dellantico
lago) è più noto per lenorme patrimonio archeologico
del sito palafitticolo che conserva, che non per i suoi aspetti naturalistici.
Tuttavia la torbiera presenta una vegetazione interessante e molto articolata.
Vi sono canneti e paludi con grandi piante perenni, prati umidi e boschetti
paludosi di salice cenerino e frangola, mentre nelle pozze dacqua
vi sono bellissime ninfee. Ricchissima è anche
la fauna, con anfibi ed uccelli acquatici che hanno trovato qui un habitat
ideale. Presso il Municipio di Fiavè è stato allestito un
interessante Centro Visitatori.
Laltro biotopo della zona è quello della Val Lomasona, al
quale si accede da Dasindo e da Vigo Lomaso.

L'imponente e austero Castel Stenico |
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I castelli
Una attrattiva della valle sono i castelli. I più notevoli sono
Castel Stenico e Castel Campo. Ai piedi delle Dolomiti, sulla sommità
di un colle che sovrasta labitato omonimo, si trova Castel
Stenico. È fra i più antichi esempi di evoluzione
di castelliere (trova citazione a partire dallanno Mille) protrattasi
fino al dominio austriaco. La sua storia è legata ai prìncipi
vescovi di Trento che, secondo successive tipologie artistiche, lo trasformarono
in elegante e sicuro maniero. Pregevoli, in proposito, gli affreschi delle
sale maggiori, opera forse del pittore Marcello Fogolino, già presente
alla corte di Bernardo Clesio a Trento. Ospita mostre, concorsi darte
contemporanea e fotografica e conserva una significativa sezione archeologica
sulla storia più antica della zona. Il castello è proprietà
della Provincia Autonoma di Trento Sezione del Castello del Buonconsiglio,
Monumenti e Collezioni Provinciali. È visitabile tutti i giorni
tranne il lunedì (in stagione, ogni mercoledì visita guidata
gratuita previa prenotazione).

Veduta aerea del meraviglioso Castel Campo,
nei pressi di Campo Lomaso |
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Dallaltra parte della valle, adagiato in una macchia
di bosco ai limiti della Piana del Lomaso, si trova Castel
Campo, residenza castellana tra le meglio conservate dellintera
provincia: esso appare come un monumentale complesso, munito di due singolari
torri angolari cilindriche, che racchiudono una elegante corte medioevale.
Attorno, si stende un ombroso bosco delimitato da due ripide vallette.
Secondo le caratteristiche di questarea giudicariese, la sua origine
potrebbe essere quella di rifugio comunitario, data anche la sua felice
ubicazione, al riparo ma anche nei pressi delle importanti vie di transito
tra le Giudicarie Esteriori e quelle Interiori. Già dal 1190 è
conosciuto come di proprietà dei Campo (dellomonimo villaggio),
potente famiglia con vassalli e tributari in molte pievi delle Giudicarie,
che deteneva anche i castelli di Toblino e Merlino (quest'ultimo scomparso).
La poetessa Ada Negri, che vi soggiornò, descrisse con dolcezza
il fascino di Castel Campo, tanto bello da sembrare persino finto!.

Il bellissimo chiostro del Convento Francecano di Campo Lomaso, dedicato
a S. Quirino e S. Giuditta (foto Agh) |
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La dott.ssa Micaela Bailo 
Sotto al porticato, una bellissima mostra di foto d'epoca sulla vita
rurale in valle (foto Agh) |
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Parco letterario Giovanni Prati
Iniziamo la giornata intervistando la dott.ssa Micaela Bailo, che cura
l'interessante iniziativa Viaggi Sentimentali.
Si tratta, in sostanza, di ripercorrere quei luoghi che hanno ispirato
famosi scrittori, tra poesia, musica, cultura e spettacolo. Il più
importante letterato trentino, Giovanni Prati, nacque a Campo Lomaso e
visse in gioventù a Dasindo, paese che ospita le sue spoglie. A
Castel Campo soggiornò Ada Negri, mentre Villa Luti era un salotto
letterario famoso nell'ottocento. Il Parco, che fa parte di una rete nazionale
promossa dalla Fondazione Nievo e dal Touring Club Italiano con il patrocinio
dell'Unesco, farà rivivere tutti questi autori nei "viaggi
sentimentali". Le date previste sono: 12 e 26 luglio, 9, 19 e 23
agosto, 6 settembre. Informazioni all'Apt tel. 0465/702626.

Scene di vita quotidiana, in stile naif, nei murales di Balbido (foto Agh) |
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Uno dei tanti murales per le vie di Balbido, una "moda"
che sta prendendo piede anche in altri paesi del Trentino (foto Agh) |
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I murales di Balbido
Dal convento dei francescani ci spostiamo a ovest, sull'altro versante
della valle, nel paese di Balbido, per vedere i bei "murales
d'autore". Camminando per le viuzze del paesino si possono
ammirare, sui muri delle case, bellissimi murales, immagini create da
artisti di talento per raccontare al passante la vita della gente di montagna,
il suo rapporto con la natura, la sua religiosità, la fatica del
lavoro, emozioni poetiche che trovano la loro espressione nella variopinta
esplosione di colore.

Murale per le vie di Balbido (foto Agh) |
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Questa dei murales è una "moda" che sta
prendendo piede anche in altri paesi del Trentino (per esempio a Guardia
di Folgaria, dove Girovagando ha fatto tappa l'anno scorso per visitare
la casa-museo del grande artista trentino Cirillo
Grott). Ci pare apprezzabile abbellire le facciate delle case con
affreschi spesso di notevole livello artistico. Ogni uno-due anni a Balbido
è indetto un concorso a cui partecipano artisti provenienti da
tutt'italia, con murales in stile "naif". Balbido merita dunque
sicuramente una visita. Proseguiamo il nostro itinerario verso nord, e
in pochi minuti arriviamo in un'altra frazione molto caratteristica: Rango.

Un tipico scorcio nella frazione di Rango, con le sue case rustiche
addobbate di fiori (foto Agh) |
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L'architettura rurale di Rango
È un singolare esempio di architettura rustica
grazie alle sue originali costruzioni movimentate da androni, fienili,
corti interne e fontane. Per fortuna è rimasto tutto quasi intatto
come un tempo, e le necessarie ristrutturazioni sono state realizzate
rispettando l'architettura orginale. Ogni paesello qui ha in serbo qualche
angolo caratteristico, ed è un piacere girovagare, come facciamo
noi, alla scoperta di queste deliziose frazioni al di fuori dei grandi
circuiti turistici che, forse proprio per questo, hanno conservato quasi
intatto il loro aspetto caratteristico. Il bello di girovagare in questi
paesini consiste anche nelle piccole sorprese che spesso riservano. In
una viuzza vicina alla piazza, scoviamo un vecchio "artigiano di
una volta", il falegname "Gioanin", al secolo Giovanni
Riccadonna. Ci viene in mente il legnaiolo Carlo Piccolin della Val
di Fiemme incontrato al settimana scorsa. Anche lui, nonostante l'età
non più verde, ancora in piena attività. Capiamo ancora
una volta quanto sia importante "sentirsi vivi", anche da anziani,
e continuare a fare qualcosa che appassioni per mantenersi in salute,
nel fisico ma soprattutto nello spirito.
"Gioanin" Riccadonna, falegname
Nella suo piccolo laboratorio Giovanni
Riccadonna costruisce mobili fatti interamente
a mano, a incastro, senza usare un solo chiodo. Stappiamo una bottiglia
di vino bianco, e la lingua di Gioanin, 73 anni ma ancora ben arzillo,
si scioglie. È allegro e gioviale: ci racconta un po' la sua vita,
si ride e si scherza (e si beve). Gli manca il pollice sinistro, forse
"caduto" sul lavoro, ma non sembra darsene pensiero. La sua
faccia è il ritratto della spensieratezza.

Gioanin spiega a Luciano come si costruiscono i mobili a incastro,
senza l'uso dei chiodi (foto Agh)
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Uno dei mobili costruiti dal falegname "Gioanin" Riccadonna,
di Rango (foto Agh) |
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Ha una tuta verde da giardiniere più che da falegname:
la sua bottega è ingombra di segatura e di attrezzi, di mobili
messi in "morsa". È uno dei pochi falegnami-artigiani
a costruire ancora i mobili a mano, tutti ad incastro. Un'arte ormai quasi
perduta che si mantiene ancora viva grazie a questi personaggi irriducibili
che, con fatica, sacrificio e autentica passione, non si arrendono nella
battaglia -persa in partenza- con i "mercatoni" dai mobili di
cartone che imperversano in tv. Lasciamo la frazione di Rango per spostarci
qualche chilometro più a est, precisamente a Bono del Bleggio.

La cappella di S. Felice a Bono di Bleggio. L'architrave della porta
d'ingresso reca la data 1496 (foto Agh)
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Gli affreschi all'interno opera di Cristoforo II, pittore della prolifica
stirpe dei Baschenis (foto Agh) |
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La
cappella di S. Felice
Qui troviamo una deliziosa chiesetta in mezzo ai campi. È la cappella
cimiteriale del paese di Bono del Bleggio. Esternamente si presenta con
una semplice struttura quattrocentesca a pianta rettangolare, con il tetto
a capanna e un solido campaniletto. Il suo maggior motivo di interesse
è costituito dalla ricca decorazione pittorica interna ad opera
di un pittore della prolifica stirpe
dei Baschenis,
Cristoforo II (1472-1520), autore tra gli altri degli affreschi di Pelugo,
Pergnano, Dorsino e Ragoli.

L'aiuto operatore Marco Benvenuti (foto Agh) |
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Il figlio Simone II (1490-1555), forse il più
illustre di questa dinastia di pittori, ha legato il suo nome a due originali
Danze Macabre:
quella dipinta sullesterno della chiesa di Santo Stefano a Carisolo,
eseguita nel 1519 e soprattutto quella grandiosa della chiesa di San Vigilio
a Pinzolo, del 1539, considerata un capolavoro nel suo genere. La
pittura si impiega nelle chiese affinché coloro che non sanno leggere
leggano, almeno sulle pareti, vedendo quelle stesse cose che non saprebbero
leggere nei libri . Queste parole, tratte da una lettera inviata
nellanno 600 da S. Gregorio Magno al vescovo Sereno di Marsiglia,
esprimono con efficacia uno dei motivi essenziali per cui in tutta Europa
vennero affrescate migliaia di chiese. Nati per motivi di fede, questi
affreschi assumono ora anche un rilevante spessore storico-artistico.
Per questo sono stati restaurati a cura della Provincia Autonoma di Trento.

Tripudio di balconi fioriti all'agritur Marocc (foto Agh) |
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A tavola
Per pranzo siamo attesi al meraviglioso
Agritur Maso Marocc
della famiglia Sansoni a Lomaso, frazione Poia (tel. 0465/702098). Ricavato
da una vecchia fabbrica di mattoni, è stato ristrutturato in modo
superbo e ora si presenta come vedete nella foto: un sogno. In una posizione
panoramica invidiabile, offre la pensione completa e l'affitto di appartamenti.
La cucina è quella semplice ma gustosa dei piatti tipici regionali.
Per noi della troupe è stata una assoluta sorpresa. Non per Luciano
ovviamente, vecchio lupo di cantine e taverne, che del Trentino, quando
si tratta di mangiare e bere, conosce praticamente ogni angolo. Dovrete
faticare un po' a trovare il Maso Marocc, perché sta in aperta campagna
ed è un po' fuori mano, anche se raggiungibile tranquillamente in
pochi minuti di auto da Ponte Arche.

La sala interna del Maso Marocc coi soffitti a volta (foto Agh) |
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Le ottime tagliatelle al sugo di coniglio, di cui abbiamo preteso
la ricetta, che vi proponiamo a parte (foto Agh) |
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Se non si conosce il posto ben difficilmente capiterà
di passarci. E sarebbe un vero peccato. Noi ci siamo seduti ai tavoli in
giardino e abbiamo mangiato all'aperto. Dopo gli affettati di rito, giusto
per risvegliare l'appetito -per la verità già ben robusto
e anzi imperioso- abbiamo degustato pennette allo speck, tagliatelle
al sugo di coniglio, carne salada con fagioli e puntine di maiale con
polenta, un debole di Luciano.

Due chiacchiere col titolare del Maso Marocc Tullio Sansoni (foto Agh)
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Le puntine di maiale con polenta, piatto prediletto da Luciano (foto Agh) |
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Ci siamo sacrificati, per voi, si capisce, e abbiamo
assaggiato anche un piatto di lumache con polenta. Malediciamo in cuor nostro,
ogni volta che siamo a tavola, i tempi ristretti che ci obbligano a mangiare
a "strangolone", senza la dovuta calma che la cucina e l'ambiente
meriterebbero, come in questo caso. Il Maso Marocc è aperto dai primi
di aprile a fine settembre. A un tavolo vicino, non ci si crederebbe, sentiamo
canticchiare delle voci straordinariamente intonate. Facciamo così
la conoscenza di tre simpatici ragazzi di Salerno: Teo, Rino e Robbie.

Esibizione volante di canto" a cappella" per i 2080 davanti
alle nostre telecamere. Luciano assiste divertito alla reinterpetazione
di un vecchio cavallo di battaglia di Nilla Pizzi: "Grazie dei
fior" (foto Agh)
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La dedica a Girovagando del gruppo 2080, firmato Teo, Robbie e Rino |
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Gruppo 2080
Sono i componenti del gruppo musicale emergente 2080,
e sono in giro per un tour promozionale col loro manager Sandro Ravagnani.
I 2080 sono specialisti nel canto "a cappella", ovvero quella
musica vocale polifonica senza l'accompagnamento di strumenti. Un gruppo
che somiglia un po' ai "Neri per caso", per capirci, i quali si
sono a loro volta ispirati al più famoso -e fomidabile- gruppo americano
dei Take Six.

Teo, Rino e Robbie cantano per noi (foto Agh) |
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Il repertorio dei 2080 è costuito da una rielaborazione
in chiave moderna di vecchie canzoni popolari italiane, come "Grazie
dei fior", con cui la mitica Nilla Pizzi vinse il Festival di Sanremo
nel 1951. Luciano, da appassionato chansonnier, non si lascia sfuggire l'occasione
e invita i tre ragazzi ad esibirsi davanti alla telecamera di Girovagando.
Fa un certo effetto sentire "Grazie dei fior" cantata così.
Fortunatamente la Pizzi non può rivoltarsi nella tomba perché
gode ancora di ottima salute. Il dovere ci chiama (mannaggia!), è
tempo di scendere a valle perché a S. Lorenzo in Banale ci attende
un pittoresco personaggio.

Gino Bascher nel suo mini-museo etnografico ci mostra un teschio di
orso! (foto Agh) |
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Na
migola de museo
Gino Bascher è un energico signore che, per pura
passione, da decenni raccoglie ogni sorta di cimelio, con particolare riguardo
agli oggetti d'un tempo: attrezzi da lavoro soprattutto ma anche di vita
quotidiana. Quando inizia a parlare non si ferma più neanche a sparargli,
tanto è l'entusiasmo con cui descrive gli oggetti pazientemente cercati
nelle cantine, nelle soffitte e persino nelle discariche. Quello che gli
altri buttavano via, lui raccoglieva. Ora tiene con grande orgoglio un piccolo
museo etnografico in casa sua, che richiama alcune migliaia di turisti all'anno
e che lui ha soprannominato "Na migola de museo" ("migola"
significa briciola in dialetto trentino). Il signor Gino è un tipo
alla buona: se non fossimo arrivati in ritardo ci avrebbe offerto un po'
di salame e vino che i visitatori precedenti hanno pensato bene di "spazzolare"
a dovere. Ci vengono mostrati crani d'orso, vecchi attrezzi di lavoro da
fabbro ferraio, reperti bellici, e tante altre curiosità tra cui
un singolare affilalamette da barba a manovella. Non abbiamo tempo di vedere
tutto, nonostante le insistenze di Gino che vorrebbe mostrarci i nuovi locali
che sta allestendo al piano di sopra. Solo dopo che gli abbiamo promesso
di tornare acconsente di lasciarci andare. Chi volesse visitare "Na
migola del Museo" può contattare direttamente il signor Bascher:
il numero di telefono è 0465/771209. Vi accoglierà con simpatia
ed entusiasmo. Tenetevi comunque almeno un paio d'ore libere :)

Crozzon di Lares (Carè Alto) |
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L'ardito pinnacolo del Castelletto Inferiore nel Gruppo delle Dolomiti
di Brenta |
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Gruppo di Brenta
Ripartiamo e, dopo pochi chilometri, siamo all'imbocco della Val
D'Ambiez dove facciamo una sosta. Alessandra
Odorizzi della Apt, la nostra guida, ci spiega le bellezze di questa valle
che si inoltra nel Gruppo di Brenta. Lesplorazione di queste montagne
ebbe inizio nel 1864, con lalpinista inglese John Ball che superò
con successo la Bocca di Brenta. Successivamente ci fu la spedizione dellalpinista
trentino Giuseppe Loss che conquistò la vetta più alta, la
Cima Tosa (m. 3173), mentre nel 1872 la spedizione alpinistica guidata da
Tuckett raggiunse la Cima Brenta. Attualmente il Brenta offre uninfinità
di percorsi, passeggiate, escursioni ed arrampicate ad ogni livello, con
accoglienti rifugi e malghe.

Tipico paesaggio delle Dolomiti di Brenta |
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Vie ferrate e rifugi
Un cenno particolare meritano i percorsi attrezzati che si snodano panoramicamente
in alta quota, congiungendo la parte meridionale del gruppo con quella settentrionale.
Anche i principianti dellalpinismo, purché accompagnati da
guida alpina o esperto alpinista e dotati di cordini di sicurezza, hanno
la possibilità di effettuare indimenticabili escursioni in un ambiente
in continua ed improvvisa evoluzione paesaggistica. Lottima manutenzione
dei sentieri consente di congiungere fra loro i rifugi della zona, offrendo
così allescursionista la possibilità di percorsi alternativi
con traversate ed ascensioni in relazione alle proprie capacità alpinistiche.
Una delle principali vie daccesso al gruppo di Brenta dal versante
sud-est è appunto la Val Ambiez, una profonda incisione fluviale
che si presenta all'inizio stretta ed incassata tra pareti rocciose. Dopo
la forra, la valle si apre improvvisamente e lo sguardo si perde nei pascoli
della Malga Prato, su fino al Rifugio Cacciatore
(m. 1821) da dove si ammira, in tutta la sua imponenza, lo spettacolare
circo delle cime dolomitiche. Proseguendo nellalta valle, si raggiunge
il Rifugio Agostini
a 2410 metri di quota, punto di partenza e di arrivo per alcune fra le più
suggestive attraversate ed ascensioni nel Gruppo di Brenta: la Cima Tosa,
la Cima Prato Fiorito, la Cima dAmbiez, i Rifugi
Tosa e Pedrotti attraverso la via attrezzata
Brentari o il Rifugio XII Apostoli attraverso la ferrata Castiglioni, il
Rifugio Brentei
attraverso la Bocca dAmbiez e la Vedretta dei Camosci

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| Il rifugio Silvio Agostini a 2410 metri di quota,
base d'appoggio per magnifiche escursioni sulle moltissime vie ferrate |
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Una classica via ferrata nel Gruppo di Brenta.
Da fare con la debita attrezzatura: imbrago, moschettoni e casco |
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Nel corso dellestate, da luglio a settembre, è
disponibile un servizio di trasporto con fuoristrada fino al rifugio al
Cacciatore, organizzato dallEnte Parco Adamello-Brenta. Si effettuano
inoltre delle escursioni settimanali con le guide alpine. Unaltra
valle daccesso da sud è la Val Algone: il tratto è piuttosto
stretto ed aspro, poi si entra nei boschi di abeti e faggi e, più
avanti, lorizzonte si apre ed il paesaggio si fa più vario,
in un alternarsi di pascoli alpini circondati da un fitto bosco, con i tipici
baiti e le malghe, sopra le quali si innalzano le cime del Brenta. La giornata
volge al termine: Luciano vuole andare a vedere la località Moline,
un piccolo angolo di paradiso visitato dieci anni fa, lungo il corso del
torrente Bondai. Arriviamo alla fucina del vecchio fabbro. È chiusa.
Il fabbro non c'è più, è morto. Neppure i mulini ci
sono più. Ora le vecchie macine servono come pietre di confine degli
orti delle casette circostanti. È rimasta, per fortuna, la natura
ancora quasi intatta. Ducento metri sopra di noi, scavata nella roccia,
la strada che sale in direzione del lago di Molveno. Non siamo riusciti
a vedere oggi la spettacolare Forra del
Limarò, una delle meraviglie del Trentino,
sconosciuta ai più. Dovremo tornare un'altra volta, e lo faremo molto
volentieri.
testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)
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