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Vendemmia sulle Colline Avisiane - Cantina La Vis
13 ottobre 2001
 


Tavolata a Maso Roncador di Ezio "Gambin" Dallona e della famiglia Zancanella (foto Agh)

Oggi la puntata è interamente dedicata a coloro che amano la cultura del vino: parleremo di vendemmia, il periodo più bello per il contadino, perché è il momento in cui finalmente coglie il frutto di tanto lavoro. Girovagando non poteva fare a meno di venire a curiosare tra le vigne e, grazie alla collaborazione del nostro sponsor, la Cantina La Vis, che ci ha messo a disposizione i suoi collaboratori per un'intera giornata, abbiamo potuto visitare le zone di produzione di vini famosi: il Teroldego per il vino Novello, il Sauvignon bianco e il Müller Thurgau.


Corrado Aldrighetti, tecnico enologo della Cantina La Vis
(foto Agh)
 
Francesca Vulcan, responsabile immagine (foto Agh)
 

Il Teroldego
Con Corrado Aldrighetti, tecnico enologo, e Francesca Vulcan, resposabile immagine, facciamo visita ai vendemmiatori nella zona Pian dei Sorni, dove si lavora alacremente. Sentiamo Aldrighetti: "Il Teroldego è la varietà principe dell'enologia trentina. E' un vitigno d'origini autoctone, ed ha ha trovato la propria patria incontrastata nella Piana Rotaliana, località vicina alle colline dell'Avisio. La pianta cresce bene sui detriti alluvionali, strutturati ed argillosi, ben drenati e fertili come nel caso delle località Pian dei Sorni, Sorni e di Sornello, maso Laste, dell'ex cava di gesso, di maso Goset e di Pressano.


Vendemmiatori tra le vigne dei Sorni (foto Agh)
 
L'etichetta del vino Novello
 

Il grappolo è generalmente di grandi dimensioni a forma di piramide rovesciata con acini molto regolari e sferoidali. Il Teroldego può avere una duplice attitudine: come base per il vino Novello assieme al Lagrein o come vino tranquillo. Attraverso la vinificazione con macerazione carbonica, ossia una fermentazione con acini interi, si ottiene il vino Novello, un vino con un particolare aroma, molto intenso, floreale e fruttato che ricorda molto l'uva di origine e dal sapore fresco, vinoso e fragrante.


Vendemmiatore di Teroldego
(foto Agh)
 

Un vino giovane che profuma ancora di vendemmia. Il Teroldego come vino tranquillo è un vino di carattere, ma non austero. Ha un colore rosso rubino intenso, con tonalità violacee molto vive che con la maturazione si evolvono in granato. Il bouquet, spesso fruttato, richiama alla viola, mentre al gusto risulta caldo, asciutto, corposo, con una presenza di mandorla ed un retrogusto amarognolo, leggermente tannico ed armonico. E' ideale per l'invecchiamento, e si accompagna egregiamente ai piatti della tradizione trentina, alle carni lungamente cotte e alla selvaggina". Da Pian dei Sorni in pochi chilometri risaliamo il versante est della Val D'Adige.


Vendemmiatrice a Maso Tratta
(foto Agh)
 
L'etichetta del vino Sauvignon
(foto Agh)
 

Sauvignon Bianco
La seconda tappa è Maso Tratta, dove si vendemmia il Sauvignon Bianco. Aldrighetti ci spiega un bel po' di cose interessanti: "In lingua tedesca questa località veniva chiamata Trattenhof o an der Tratten ad indicare un antico passaggio e relativo pascolo per le greggi. Secondo un'altra interpretazione, il nome Tratta o Trata, potrebbe risalire all'antico termine dialettale trentino di rata ad indicare un'area riservata alla pratica dell'uccellagione. E in effetti, gli abitanti del luogo ricordano come la zona fosse conosciuta un tempo anche con il termine di trade, ovvero le reti per la cattura degli uccelli. Sia nel primo che nel secondo caso, la località viene dunque indicata come una zona di passaggio.


Da sinistra: Carmen Dissegna, Rosa Pellegrini, Annamaria Pellegrini, Carmen Piffer e Teresa Barchetti dell'associazione culturale "Ventessa", che si prefigge di recuperare e diffondere le tradizioni culturali delle donne contadine (foto Agh)
 
   

La ricca "merenda" preparata per chi raccoglie l'uva nelle vigne: torte, focacce, pane fresco e appetitosi salumi. (foto Agh)
 
Le prime notizie scritte relative ai registri dei nati e dei morti presso maso Tratta risalgono al 1370. In seguito si fa riferimento a Tomaso dalla Tratta nell'anno 1614, anche se il maso risale ovviamente a molto tempo prima: sul muro esterno dell'abitazione è scolpita la data 1560. Nel 1616 vi abitava Zuan dalla Tratta, nel 1618 Bartolomeo dalla Tratta, nel 1790 Pietro Toniatti. In epoche successive e fino ai giorni nostri, il maso verrà abitato dalle famiglie Grezler e Giongo, questi ultimi provenienti da Lavarone e precisamente dalla frazione dei Gionghi. Dal punto di vista viticolo la zona di maso Tratta si dimostra particolarmente vocata alla coltivazione di Souvignon Blanc anche se vengono allevate con successo tutte le altre cultivar caratteristiche della collina di Pressano. Il Sauvignon Blanc è originario della regione francese del Bordolese; il termine Sauvignon significa "selvaggio", proprio ad indicare la robustezza della pianta dalla quale, grazie alle forti escursioni termiche degli ambienti vocati, si ricava un vino dal carattere unico. Viene coltivato con successo nella fascia di territorio delle colline avisiane tra i 300 ai 500 metri di altezza. Tra le zone adatte alla produzione di queste uve ricordiamo, oltre a maso Tratta, anche l'area vitata di Sant'Antonio di Pressano. Il colore del vino assume delle sfumature paglierine mature con tonalità quasi dorate, mentre il profumo può sedurre anche il profano con sensazioni di foglie aromatiche di ortica, di foglie di fico e note speziate di noce moscata. Il sapore è morbido, a metà strada tra il gusto acido e fruttato-aromatico, con un finale lungo di note pepate e leggermente affumicate".


Caratteristico crocifisso a Maso Roncador (foto Agh)
 
Altra mega tavolata di prodotti tipici
(foto Agh)
 

Müller Thurgau
Posto a 659 metri d'altezza, Maso Roncador prende il nome dall'epopea dei roncadori che colonizzarono queste colline con un'immensa opera di bonifica al fine di adattare questi terreni all'agricoltura e all'allevamento.
Il maso, detto anche Gian Grant, prende il nome dal termine dialettale trentino roncàr che significa dissodare. Originariamente risulta di proprietà della famiglia Roncador proveniente da Palù di Giovo. Nel 1731 risulta di proprietà di Domenico Nardin, nel 1780 di Giovanni Andrea Ress, mentre nel 1807 Paolo Ress risulta proprietario di metà maso Roncador e del maso della Croce, allora diroccato e senza tetto. Attualmente l'agglomerato è di proprietà delle famiglie Dallona e Zancanella.


L'etichetta del Thurgau che si produce a Maso Roncador
 

Il maso delimita l'accesso alla valle di Cembra, al viaggiatore che percorra la Strada del Vino partendo da Pressano e superando il Passo della Croce. A queste altitudini e grazie alla favorevole esposizione al sole, si è creata una situazione ideale per la diffusione del Müller Thurgau che è il vitigno in assoluto maggiormente coltivato. Il Müller Thurgau è nato dall'incrocio tra Riesling renano e Sylvaner, e ha trovato in Trentino un habitat particolarmente favorevole specie a quote elevate, sopra i 550 metri, dove il vino riesce a sprigionare una particolare acidità, caratteristica che consente di ottenere un prodotto particolarmente aromatico. Molto diffuso in questi territori, specie sul versante collinare in prossimità dei monti Rosa e Corona, nei pressi di maso Pomarolli e Maso Roncador, il Müller Thurgau è un vino fresco, che va consumato nell'annata. Il frutto è particolarmente dolce all'assaggio, mentre il vino presenta un colore giallo chiaro con riflessi marcatamente dorati e tendenti al verde. È un prodotto ben strutturato, secco, sostenuto dall'acidità che rende il sapore particolarmente persistente. È indubbiamente un vino bianco di carattere, adatto ai primi piatti classici, ma anche alle carni bianche e ai formaggi teneri.


Pranzo all'aperto a Maso Roncador (foto Agh)

A tavola
Una volta tanto abbiamo pranzato all'aperto, all'ombra delle pergole, ad una magnifica tavolata preparata a Maso Roncador: sono quelle mangiate "rustiche" che noi preferiamo. Salumi e formaggi assortiti, trotelle di fiume affumicate, orzetto, carne salada e fagioli, e ovviamente Turghau "a fiumi".


Le deliziose trotelle di fiume con cipolle (foto Agh)
 
Orzetto con verdurine (foto Agh)
 

Nel pomeriggio abbiamo fatto visita alla cantina La Vis, accolti dalla guida premurosa di Simone Zanghellini, che ci ha accompagnati nelle cantine e lungo il percorso Il Vino racconta, curato da artisti coi loro affreschi e dipinti, quindi alla bella e accogliente stube per gli assaggi di rito.

 

Cantina La Vis
Vis in latino significa "forza". La Vis con il suo nome vuole esprimere la forza di un impegno: rispecchiare nei suoi vini le migliori qualità della terra trentina. La forza dei suoi soci viticoltori, l’entusiasmo del suo staff giovane, affiatato e determinato nell’obiettivo da raggiungere: un prodotto che sappia esprimere la sua forza. La Cantina LA VIS è situata nella borgata di Lavis a nord di Trento nel Cuore delle Colline Avisiane. Comprende i vigneti delle colline di Lavis, Sorni, Meano, i terrazzamenti della Valle di Cembra e, in territorio altoatesino, i vigneti di Salorno e Pochi. Fondata nel 1850 dalla famiglia Cembran è stata ripresa in chiave cooperativa nel 1948. La Cantina riunisce 800 viticoltori che conferiscono il 10% del totale della produzione di uva DOC della provincia di Trento su una superficie vitata di 800 ettari, oltre ad una qualificata produzione di uva D.O.C. Alto Adige.


Le vecchie botti in rovere
 



Da lunedì al sabato sono possibili le visite guidate, dalle ore 9.00 alle 12.30 e dalle 15.40 alle 19.00

 

La VinoTeca della Cantina LA VIS e La Cultura Del Vino
La VinoTeca è situata a fianco dell’azienda ed è molto più di un semplice punto vendita. La struttura si presenta come una vera e propria vetrina del territorio attraverso visite guidate alla cantina, serate e seminari di degustazione e infine mostre d’arte per la valorizzazione di artisti locali. A questi è inoltre stato affidato il compito di "raccontare" attraverso suggestivi affreschi, la storia e le tradizioni della cantina. Infine per contribuire all’affermazione dei vari pacchetti enoturistici, si sono messe a punto importanti collaborazioni con partner locali in grado di rispondere alle molteplici esigenze turistiche come sport, gastronomia e cultura.

Orario della vinoteca: dal lunedì al sabato, ore 9.00 - 12.30 e 15.30 - 19.00. Il servizio visite è anche in lingua tedesca e inglese. Per i gruppi si consiglia la prenotazione. I giorni di di chiusura sono domenica e lunedì mattina.
Per informazioni e prenotazioni: VinoTeca della Cantina LA VIS responsabile il Sig. ROSARIO PILATI - Tel. 0039/0461.249519 - Fax 0039/0461.240718


L'Atlante viticolo, la sintesi del progetto di zonazione
(foto Agh)
 
Il progetto zonazione e l'Atlante viticolo
"Il vitigno giusto nel posto giusto". La zonazione studia infatti il territorio (clima , terreno) al fine di ripartirlo in zone omogenee dal punto di vista ambientale ed agronomico e si prefigge di ottimizzare quindi la coltivazione di una determinata specie di vite. Attraverso la zonazione ci si propone di migliorare la conoscenza dei fattori ambientali e colturali con lo scopo di adottare strategie adeguate all'impianto ed alla gestione del vigneto; evidenziare situazioni ambientali particolari per valorizzare le produzioni che ne derivano attuando così strategie di tutela della zona di origine; coniugare l'immagine del territorio e dei suoi prodotti; promuovere l'ambiente con edizioni di opuscoli, tabelle esplicative, creazione di itinerari enologico-culturali appositamente concepiti.


Il direttore della Cantina La Vis, Fausto Peratoner (foto Agh)
 
Il responsabile della vinoteca Rosario Pilati
(foto Agh)
 

A conclusione di questo importante lavoro la Cantina LA VIS ha presentato nel 1998 il cosiddetto Atlante Viticolo, un utilissimo strumento di lavoro per il socio Viticoltore e di promozione del territorio. All'inizio degli anni novanta, la Cantina La VIS ha intrapreso un progetto per la valorizzazione globale delle proprie produzioni. In quest'ambito, ricade il lavoro di zonazione con lo scopo di acquisire delle conoscenze scientifiche per consentire il miglioramento delle qualità dei prodotti (uva e vino) e per la valorizzazione del territorio.


I vigneti nel Comune di Giovo in Valle di Cembra, un paesaggio unico!
 

Il lavoro, che ha coperto circa 2000 ha delle valli dell'Adige e di Cembra, ha avuto inizio nel 1990 ed è stato realizzato in collaborazione con l'Istituto agrario di S.Michele all'Adige in particolare per gli aspetti organizzativi, agronomici ed enologici mentre con l'Istituto per lo studio e la difesa del suolo di Firenze per gli aspetti più prettamente pedologici. Il progetto si é fondamentalmente articolato in 4 fasi. La prima fase è consistita nel reperimento d'informazioni generali sul territorio e nella visione della cartografia di base (cartine geologiche, ortofotocarte, ecc..). Nella seconda fase si è fatta un'indagine dei terreni molto dettagliata in cui sono state eseguite da una a tre trivellate per ettaro in funzione delle caratteristiche del paesaggio e dell'eterogeneità riscontrata. Grazie a queste trivellate si è potuto dividere il territorio in zone omogenee sia per le caratteristiche del terreno che di paesaggio. Dopodiché per ogni unità di paesaggio si sono aperti e descritti dei profili ed è stata fatta un'analisi del terreno. Con i dati riscontrati è stato possibile stendere la carta dei suoli. Nella terza fase si è svolta un'indagine agronomica valutando i parametri vegeto-produttivi della vite, le caratteristiche qualitative delle uve, le caratteristiche idrologiche dei suoli e si sono valutate le potenzialità energetiche delle diverse unità pedologiche. In questa fase, tramite delle microvinificazioni effettuate presso l'Istituto Agrario di S.Michele all'Adige, si è svolta un'indagine sull'attitudine enologica dei vitigni in funzione dei vari siti.


Simone Zanghellini, sommelier, ci guida lungo il percorso "Il vino racconta" (foto Agh)
 

Nella quarta ed ultima fase sono stati assemblati i risultati nell'Atlante viticolo, conseguiti durante le varie fasi e sono state redatte delle schede tecniche per ogni unità pedologica, atte a fornire al socio-viticoltore consigli tecnici per sfruttare al meglio le potenzialità dell'interazione ambiente- vitigno. Tali consigli vertono sulla sistemazione dei suoli, sulla fertilizzazione, sull'irrigazione, sull'inerbimento, la scelta del portainnesto, la scelta della varietà e dei relativi cloni, l'attitudine enologica, nonché la forma di allevamento, la densità d'impianto e la gestione della chioma. La zonazione inoltre permette non solo di migliorare la conoscenza dei fattori naturali determinanti la qualità del prodotto, ma anche ad evidenziare situazioni ambientale particolari, in modo da valorizzare le produzioni particolari che ne derivano, tutelandole ad esempio, attraverso il sistema della denominazione d'origine (legge n° 164/92). La cantina La Vis si impegna anche a promuovere il territorio da un punto di vista turistico attraverso opuscoli, tabelle esplicative, creazioni d'itinerari enologico - culturali appositamente concepiti.


Esposizione alla vinoteca (foto Agh)
 

IL PROGETTO QUALITÀ
A metà degli anni ottanta la cantina imprime e da' vita a quella che è stata definita la rivoluzione culturale rappresentata dal Progetto qualità. Il progetto, sollecitato in primo luogo dal consiglio di Amministrazione e dai collaboratori della cantina, si propone di elevare ulteriormente il livello qualitativo delle produzioni lungo tutta la filiera produttiva: dal territorio alla cantina. Questo importante progetto si fregia inoltre delle competenze dell'Istituto Agrario Provinciale di San Michele all'Adige, dell'Esat e dell'Assessorato Provinciale all'Agricoltura. Il progetto inizialmente interessava solo un numero limitato di soci viticoltori che aumenteranno negli anni successivi , oggi sono circa un centinaio. La linea Ritratti diviene dunque la sintesi ultima del progetto qualità , il quale assume la valenza di un vero e proprio modello organizzativo e filosofia d’azione destinati a caratterizzare la stessa immagine e percezione esterna della Cantina


testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)

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Veduta della Piana Rotaliana, patria del famoso vino Teroldego. La foto è stata scattata dalla località Sorni, sopra Nave S. Rocco, come si può vedere nella plastigrafia sotto (foto Agh)
Plastigrafia della Piana Rotaliana

A.P.T. TRENTO Via Alfieri, 4
38100 TRENTO
Tel: 0461/983880
Sito Internet: http://www.apt.trento.it
Email:informazioni@apt.trento.it

Cantina La Vis
via Carmine 7
Lavis 38015 (Trento)
tel. 0461/249519 - Fax 0461/240718)

Istituto Agrario di S. Michele
Valle di Cembra (Apt Piné Cembra)
La Ventessa associazione culturale
Puntata di Girovagando su Piné Cembra del 30/6/2001
Comune di Lavis
Rete Civica Comune di Lavis
Piana Rotaliana (Trentino On Line)
La pista ciclabile del Sole (Ora - Reggio Emilia, attaverso la Piana Rotaliana)

 

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