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Tavolata a Maso Roncador di Ezio "Gambin"
Dallona e della famiglia Zancanella (foto Agh)
Oggi la puntata è interamente dedicata a coloro
che amano la cultura del vino: parleremo di vendemmia, il periodo più
bello per il contadino, perché è il momento in cui finalmente
coglie il frutto di tanto lavoro. Girovagando non poteva fare a meno di
venire a curiosare tra le vigne e, grazie alla collaborazione del nostro
sponsor, la Cantina La
Vis, che ci ha messo a disposizione i suoi collaboratori per un'intera
giornata, abbiamo potuto visitare le zone di produzione di vini famosi:
il Teroldego per il vino Novello, il
Sauvignon bianco e il Müller
Thurgau.

Corrado Aldrighetti, tecnico enologo della Cantina La Vis
(foto Agh)
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Francesca Vulcan, responsabile immagine (foto Agh) |
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Il Teroldego
Con Corrado Aldrighetti, tecnico enologo, e Francesca Vulcan,
resposabile immagine, facciamo visita ai vendemmiatori nella zona Pian
dei Sorni, dove si lavora alacremente. Sentiamo Aldrighetti: "Il
Teroldego è la varietà principe dell'enologia trentina.
E' un vitigno d'origini autoctone, ed ha ha trovato la propria patria
incontrastata nella Piana Rotaliana, località vicina alle colline
dell'Avisio. La pianta cresce bene sui detriti alluvionali, strutturati
ed argillosi, ben drenati e fertili come nel caso delle località
Pian dei Sorni, Sorni e di Sornello, maso Laste, dell'ex cava di gesso,
di maso Goset e di Pressano.

Vendemmiatori tra le vigne dei Sorni (foto Agh) |
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L'etichetta del vino Novello
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Il grappolo è generalmente di grandi dimensioni
a forma di piramide rovesciata con acini molto regolari e sferoidali.
Il Teroldego può avere una duplice attitudine: come base per il
vino Novello assieme al Lagrein o come vino tranquillo. Attraverso la
vinificazione con macerazione carbonica, ossia una fermentazione con acini
interi, si ottiene il vino Novello, un vino con un particolare aroma,
molto intenso, floreale e fruttato che ricorda molto l'uva di origine
e dal sapore fresco, vinoso e fragrante.

Vendemmiatore di Teroldego
(foto Agh)
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Un vino giovane che profuma ancora di vendemmia. Il Teroldego
come vino tranquillo è un vino di carattere, ma non austero. Ha
un colore rosso rubino intenso, con tonalità violacee molto vive
che con la maturazione si evolvono in granato. Il bouquet, spesso fruttato,
richiama alla viola, mentre al gusto risulta caldo, asciutto, corposo,
con una presenza di mandorla ed un retrogusto amarognolo, leggermente
tannico ed armonico. E' ideale per l'invecchiamento, e si accompagna egregiamente
ai piatti della tradizione trentina, alle carni lungamente cotte e alla
selvaggina". Da Pian dei Sorni in pochi chilometri risaliamo il versante
est della Val D'Adige.

Vendemmiatrice a Maso Tratta
(foto Agh)
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L'etichetta del vino Sauvignon
(foto Agh) |
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Sauvignon Bianco
La seconda tappa è Maso Tratta,
dove si vendemmia il Sauvignon Bianco. Aldrighetti ci spiega un bel po'
di cose interessanti: "In lingua tedesca questa località veniva
chiamata Trattenhof o an der Tratten ad indicare un antico passaggio e
relativo pascolo per le greggi. Secondo un'altra interpretazione, il nome
Tratta o Trata, potrebbe risalire all'antico termine dialettale trentino
di rata ad indicare un'area riservata alla pratica dell'uccellagione.
E in effetti, gli abitanti del luogo ricordano come la zona fosse conosciuta
un tempo anche con il termine di trade, ovvero le reti per la cattura
degli uccelli. Sia nel primo che nel secondo caso,
la località viene dunque indicata come una zona di passaggio.

Da sinistra: Carmen Dissegna, Rosa Pellegrini, Annamaria Pellegrini,
Carmen Piffer e Teresa Barchetti dell'associazione culturale "Ventessa",
che si prefigge di recuperare e diffondere le tradizioni culturali
delle donne contadine (foto Agh) |
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La ricca "merenda" preparata per chi raccoglie l'uva nelle
vigne: torte, focacce, pane fresco e appetitosi salumi. (foto Agh)
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Le prime notizie scritte relative ai registri dei nati
e dei morti presso maso Tratta risalgono al 1370. In seguito si fa riferimento
a Tomaso dalla Tratta nell'anno 1614, anche se il maso risale ovviamente
a molto tempo prima: sul muro esterno dell'abitazione è scolpita
la data 1560. Nel 1616 vi abitava Zuan dalla Tratta, nel 1618 Bartolomeo
dalla Tratta, nel 1790 Pietro Toniatti. In epoche successive e fino ai giorni
nostri, il maso verrà abitato dalle famiglie Grezler e Giongo, questi
ultimi provenienti da Lavarone e precisamente dalla frazione dei Gionghi.
Dal punto di vista viticolo la zona di maso Tratta si dimostra particolarmente
vocata alla coltivazione di Souvignon Blanc anche se vengono allevate con
successo tutte le altre cultivar caratteristiche della collina di Pressano.
Il Sauvignon Blanc è originario della regione francese del Bordolese;
il termine Sauvignon significa "selvaggio", proprio ad indicare
la robustezza della pianta dalla quale, grazie alle forti escursioni termiche
degli ambienti vocati, si ricava un vino dal carattere unico. Viene coltivato
con successo nella fascia di territorio delle colline avisiane tra i 300
ai 500 metri di altezza. Tra le zone adatte alla produzione di queste uve
ricordiamo, oltre a maso Tratta, anche l'area vitata di Sant'Antonio di
Pressano. Il colore del vino assume delle sfumature paglierine mature con
tonalità quasi dorate, mentre il profumo può sedurre anche
il profano con sensazioni di foglie aromatiche di ortica, di foglie di fico
e note speziate di noce moscata. Il sapore è morbido, a metà
strada tra il gusto acido e fruttato-aromatico, con un finale lungo di note
pepate e leggermente affumicate".

Caratteristico crocifisso a Maso Roncador (foto Agh) |
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Altra mega tavolata di prodotti tipici
(foto Agh) |
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Müller Thurgau
Posto a 659 metri d'altezza, Maso Roncador
prende il nome dall'epopea dei roncadori che colonizzarono queste colline
con un'immensa opera di bonifica al fine di adattare questi terreni all'agricoltura
e all'allevamento.
Il maso, detto anche Gian Grant, prende il nome dal termine dialettale
trentino roncàr che significa dissodare. Originariamente risulta
di proprietà della famiglia Roncador proveniente da Palù
di Giovo. Nel 1731 risulta di proprietà di Domenico Nardin, nel
1780 di Giovanni Andrea Ress, mentre nel 1807 Paolo Ress risulta proprietario
di metà maso Roncador e del maso della Croce, allora diroccato
e senza tetto. Attualmente l'agglomerato è di proprietà
delle famiglie Dallona e Zancanella.

L'etichetta del Thurgau che si produce a Maso Roncador |
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Il maso delimita l'accesso alla valle di Cembra, al viaggiatore
che percorra la Strada del Vino partendo da Pressano e superando il Passo
della Croce. A queste altitudini e grazie alla favorevole esposizione
al sole, si è creata una situazione ideale per la diffusione del
Müller Thurgau che è il vitigno in assoluto maggiormente coltivato.
Il Müller Thurgau è nato dall'incrocio tra Riesling renano
e Sylvaner, e ha trovato in Trentino un habitat particolarmente favorevole
specie a quote elevate, sopra i 550 metri, dove il vino riesce a sprigionare
una particolare acidità, caratteristica che consente di ottenere
un prodotto particolarmente aromatico. Molto diffuso in questi territori,
specie sul versante collinare in prossimità dei monti Rosa e Corona,
nei pressi di maso Pomarolli e Maso Roncador, il Müller Thurgau è
un vino fresco, che va consumato nell'annata. Il frutto è particolarmente
dolce all'assaggio, mentre il vino presenta un colore giallo chiaro con
riflessi marcatamente dorati e tendenti al verde. È un prodotto
ben strutturato, secco, sostenuto dall'acidità che rende il sapore
particolarmente persistente. È indubbiamente un vino bianco di
carattere, adatto ai primi piatti classici, ma anche alle carni bianche
e ai formaggi teneri.

Pranzo all'aperto a Maso Roncador (foto Agh)
A tavola
Una volta tanto abbiamo pranzato all'aperto, all'ombra delle pergole,
ad una magnifica tavolata preparata a Maso Roncador: sono quelle mangiate
"rustiche" che noi preferiamo. Salumi e formaggi assortiti,
trotelle di fiume affumicate, orzetto, carne salada e fagioli, e ovviamente
Turghau "a fiumi".

Le deliziose trotelle di fiume con cipolle (foto Agh) |
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Orzetto con verdurine (foto Agh) |
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Nel pomeriggio abbiamo fatto visita alla cantina La
Vis, accolti dalla guida premurosa di Simone Zanghellini, che ci ha
accompagnati nelle cantine e lungo il percorso Il
Vino racconta, curato da artisti coi loro affreschi e dipinti,
quindi alla bella e accogliente stube per gli assaggi di rito.
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Cantina La Vis
Vis in latino significa "forza". La Vis con il suo nome vuole
esprimere la forza di un impegno: rispecchiare nei suoi vini le migliori
qualità della terra trentina. La forza dei suoi soci viticoltori,
lentusiasmo del suo staff giovane, affiatato e determinato nellobiettivo
da raggiungere: un prodotto che sappia esprimere la sua forza. La Cantina
LA VIS è situata nella borgata di Lavis a nord di Trento nel Cuore
delle Colline Avisiane. Comprende i vigneti delle colline di Lavis, Sorni,
Meano, i terrazzamenti della Valle di Cembra e, in territorio altoatesino,
i vigneti di Salorno e Pochi. Fondata nel 1850 dalla famiglia Cembran
è stata ripresa in chiave cooperativa nel 1948. La Cantina riunisce
800 viticoltori che conferiscono il 10% del totale della produzione di
uva DOC della provincia di Trento su una superficie vitata di 800 ettari,
oltre ad una qualificata produzione di uva D.O.C. Alto Adige.

Le vecchie botti in rovere |
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Da lunedì al sabato sono possibili le visite guidate, dalle
ore 9.00 alle 12.30 e dalle 15.40 alle 19.00
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La VinoTeca della Cantina LA VIS
e La Cultura Del Vino
La VinoTeca è situata a fianco dellazienda ed è molto
più di un semplice punto vendita. La struttura si presenta come
una vera e propria vetrina del territorio attraverso visite guidate alla
cantina, serate e seminari di degustazione e infine mostre darte
per la valorizzazione di artisti locali. A questi è inoltre stato
affidato il compito di "raccontare" attraverso suggestivi affreschi,
la storia e le tradizioni della cantina. Infine per contribuire allaffermazione
dei vari pacchetti enoturistici, si sono messe a punto importanti collaborazioni
con partner locali in grado di rispondere alle molteplici esigenze turistiche
come sport, gastronomia e cultura.
Orario della vinoteca:
dal lunedì al sabato, ore 9.00 - 12.30 e 15.30 - 19.00. Il servizio
visite è anche in lingua tedesca e inglese. Per i gruppi si consiglia
la prenotazione. I giorni di di chiusura sono domenica
e lunedì mattina.
Per informazioni e prenotazioni:
VinoTeca della Cantina LA VIS responsabile il Sig. ROSARIO PILATI - Tel.
0039/0461.249519 - Fax 0039/0461.240718

L'Atlante viticolo, la sintesi del progetto di zonazione
(foto Agh) |
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Il progetto zonazione e l'Atlante viticolo
"Il vitigno giusto nel posto giusto". La zonazione
studia infatti il territorio (clima , terreno) al fine di ripartirlo in
zone omogenee dal punto di vista ambientale ed agronomico e si prefigge
di ottimizzare quindi la coltivazione di una determinata specie di vite.
Attraverso la zonazione ci si propone di migliorare
la conoscenza dei fattori ambientali e colturali
con lo scopo di adottare strategie adeguate all'impianto ed alla gestione
del vigneto; evidenziare situazioni ambientali
particolari per valorizzare le produzioni che
ne derivano attuando così strategie di tutela della zona di origine;
coniugare l'immagine del territorio e dei suoi prodotti; promuovere
l'ambiente con edizioni di opuscoli, tabelle
esplicative, creazione di itinerari enologico-culturali appositamente concepiti.

Il direttore della Cantina La Vis, Fausto Peratoner (foto Agh)
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Il responsabile della vinoteca Rosario Pilati
(foto Agh) |
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A conclusione di questo importante
lavoro la Cantina LA VIS ha presentato nel 1998 il cosiddetto Atlante
Viticolo, un utilissimo strumento di lavoro
per il socio Viticoltore e di promozione del territorio. All'inizio
degli anni novanta, la Cantina La VIS ha intrapreso un progetto per la
valorizzazione globale delle proprie produzioni. In quest'ambito, ricade
il lavoro di zonazione con lo scopo di acquisire delle conoscenze scientifiche
per consentire il miglioramento delle qualità dei prodotti (uva
e vino) e per la valorizzazione del territorio.

I vigneti nel Comune di Giovo in Valle di Cembra, un paesaggio unico!
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Il lavoro, che ha coperto circa 2000 ha delle valli dell'Adige
e di Cembra, ha avuto inizio nel 1990 ed è stato realizzato in
collaborazione con l'Istituto agrario di S.Michele all'Adige in particolare
per gli aspetti organizzativi, agronomici ed enologici mentre con l'Istituto
per lo studio e la difesa del suolo di Firenze per gli aspetti più
prettamente pedologici. Il progetto si é fondamentalmente articolato
in 4 fasi. La prima fase è consistita
nel reperimento d'informazioni generali sul territorio e nella visione
della cartografia di base (cartine geologiche, ortofotocarte, ecc..).
Nella seconda fase si è fatta
un'indagine dei terreni molto dettagliata in cui sono state eseguite da
una a tre trivellate per ettaro in funzione delle caratteristiche del
paesaggio e dell'eterogeneità riscontrata. Grazie a queste trivellate
si è potuto dividere il territorio in zone omogenee sia per le
caratteristiche del terreno che di paesaggio. Dopodiché per ogni
unità di paesaggio si sono aperti e descritti dei profili ed è
stata fatta un'analisi del terreno. Con i dati riscontrati è stato
possibile stendere la carta dei suoli. Nella terza
fase si è svolta un'indagine agronomica valutando i parametri
vegeto-produttivi della vite, le caratteristiche qualitative delle uve,
le caratteristiche idrologiche dei suoli e si sono valutate le potenzialità
energetiche delle diverse unità pedologiche. In questa fase, tramite
delle microvinificazioni effettuate presso l'Istituto Agrario di S.Michele
all'Adige, si è svolta un'indagine sull'attitudine enologica dei
vitigni in funzione dei vari siti.

Simone Zanghellini, sommelier, ci guida lungo il percorso "Il
vino racconta" (foto Agh) |
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Nella quarta ed ultima fase
sono stati assemblati i risultati nell'Atlante viticolo, conseguiti durante
le varie fasi e sono state redatte delle schede tecniche per ogni unità
pedologica, atte a fornire al socio-viticoltore consigli tecnici per sfruttare
al meglio le potenzialità dell'interazione ambiente- vitigno. Tali
consigli vertono sulla sistemazione dei suoli, sulla fertilizzazione,
sull'irrigazione, sull'inerbimento, la scelta del portainnesto, la scelta
della varietà e dei relativi cloni, l'attitudine enologica, nonché
la forma di allevamento, la densità d'impianto e la gestione della
chioma. La zonazione inoltre permette non solo di
migliorare la conoscenza dei fattori naturali determinanti la qualità
del prodotto, ma anche ad evidenziare situazioni ambientale particolari,
in modo da valorizzare le produzioni particolari che ne derivano, tutelandole
ad esempio, attraverso il sistema della denominazione d'origine (legge
n° 164/92). La cantina La Vis si impegna anche a promuovere il territorio
da un punto di vista turistico attraverso opuscoli, tabelle esplicative,
creazioni d'itinerari enologico - culturali appositamente concepiti.

Esposizione alla vinoteca (foto Agh) |
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IL PROGETTO QUALITÀ
A metà degli anni ottanta la cantina imprime e da' vita a quella
che è stata definita la rivoluzione culturale rappresentata dal
Progetto qualità. Il progetto, sollecitato in primo luogo dal consiglio
di Amministrazione e dai collaboratori della cantina, si propone di elevare
ulteriormente il livello qualitativo delle produzioni lungo tutta la filiera
produttiva: dal territorio alla cantina. Questo importante progetto si
fregia inoltre delle competenze dell'Istituto
Agrario Provinciale di San Michele all'Adige, dell'Esat e dell'Assessorato
Provinciale all'Agricoltura. Il progetto inizialmente interessava solo
un numero limitato di soci viticoltori che aumenteranno negli anni successivi
, oggi sono circa un centinaio. La linea Ritratti diviene dunque la sintesi
ultima del progetto qualità , il quale assume la valenza di un
vero e proprio modello organizzativo e filosofia dazione destinati
a caratterizzare la stessa immagine e percezione esterna della Cantina
testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)
© Copyright 2001-2009 - E' vietata la riproduzione
di testi o foto salvo esplicita autorizzazione - Tutti i diritti riservati / All
rights reserved
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| Veduta della Piana Rotaliana,
patria del famoso vino Teroldego. La foto è stata scattata
dalla località Sorni, sopra Nave S. Rocco, come si può
vedere nella plastigrafia sotto (foto Agh) |
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| Plastigrafia della Piana Rotaliana
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