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Castel Stenico
Val Giudicarie
 
 
Il Castello di Stenico

E' uno dei più antichi della regione e costituisce un importante esempio di evoluzione di un castelliere. Da un millennio domina le vie di comunicazione verso le valli Giudicarie. Ma su quello sperone roccioso forse si rifugiavano più di 2000 anni fa gli Stoni, fierissima popolazione alpina massacrata nel 118 a. C. dalle legioni del console romano Quinto Marzio. Su quel dosso sorse un insediamento romano e gli archeologi vi hanno anche trovato i resti di una basilica paleocristiana. Ma Castel Stenico, fortezza di grande importanza strategica, fu attraverso i secoli il simbolo del dominio temporale dei vescovi di Trento sulle Giudicarie.

 
La sua storia è legata indissolubilmente a quella dei Principi vescovi che lo tennero fino al Settecento quando, con l’occupazione delle truppe napoleoniche, ebbe inizio la sua decadenza. Successivamente nel castello trovarono posto uffici dell’amministrazione austriaca e infine passò al Demanio italiano che ne iniziò il restauro, ma pensò bene anche di sistemarvi la stazione dei carabinieri del paese. Dal ’75 è della Provincia ed oggi ospita mostre, concorsi d’arte contemporanea e fotografica e conserva una significativa sezione archeologica.

 
Il castello rappresentava il potere del Principe vescovo che vi manteneva il Capitano delle Giudicarie cui competeva l’amministrazione della giustizia ed era sede della gastaldia del Banale. Un ultimo periodo di fulgore il maniero lo visse nel sedicesimo secolo, quando diocesi e castello erano governati dai Madruzzo. Il castello è di poco sovrastato da una leggera, ma famigerata torre, detta "torre della fame". Fatta costruire da Bozone nel XII secolo, veniva utilizzata come prigione: ma la leggenda dice che i prigionieri vi venivano lasciati a morire di fame (di qui il suo nome) e le loro urla si udivano fino in paese. La leggenda aggiunge anche che nelle notti di luna piena gli spettri dei condannati si aggiravano nei saloni del castello accendendo luci alle finestre.


Il Concilio di Trento
 
Il Principato Vescovile

Il principato vescovile di Trento nasce come entità territoriale nel 1027, quando l'imperatore Corrado II il Salico, confermando un precedente diploma emanato da Enrico II il 1004, dona ai vescovi trentini il potere temporale su alcuni distretti, detti comitati, estesi nel versante meridionale dell'arco alpino. La donazione conferisce ai vescovi della sede trentina la facoltà di esercitare, accanto alle normali funzioni ecclesiastiche, anche tutti i poteri civili - legislativi, giudiziari, amministrativi - che spettano a qualsiasi signore laico.
Il territorio vescovile è quindi fin dall'inizio compreso entro i confini del "Sacro romano impero della nazione germanica" allo stesso modo di altri principati vescovili, sconosciuti in area italiana ma molto comuni in quella tedesca e austriaca, dove costituiscono una realtà politica e sociale di grande rilevanza. In questo modo l'imperatore si assicurava fedeltà sul territorio trentino, situato in posizione strategica a ridosso della Alpi, nonché la possibilità di transito per gli eserciti e le legazioni germaniche che si recavano in Italia. Il territorio dell'episcopato si estende, secondo le prime donazioni imperiali, dai confini con il veronese fino alle zone del meranese e ai dintorni di Bolzano, arrivando a lambire i confini del vicino principato ecclesiastico di Bressanone.

Nel corso dei secoli questo territorio si restringe arrivando a coprire grosso modo l'estensione dell'attuale provincia di Trento, con l'eccezione di Primiero e della val di Fiemme. La responsabilità di queste sottrazioni va ricondotta alla politica espansionistica dei conti del Tirolo, che dal XIII secolo svolgono la funzione di "avvocati" della chiesa trentina. Originariamente il compito degli "avvocati" consiste, come prevede il diritto canonico, nel proteggere un signore ecclesiastico dalle minacce in cui può incorrere se deve misurarsi, in caso di guerra ad esempio, con un più potente principe laico. Ma come accade in moltissimi casi, spesso gli avvocati approfittano di questo legame per accrescere la propria influenza politica sui territori dell'avvocazia fino ad annettersene alcune parti. I rapporti conflittuali con la contea di Tirolo, i cui signori appartengono dal 1363 alla dinastia degli Asburgo, sono una costante della storia vescovile.

Le cosiddette "compattate", redatte tra il principato e la contea in momenti successivi (1363, 1454, 1468, 1578), si configurano come accordi politico - militari che regolano i rapporti tra le due compagini statali. Esse prevedono il riconoscimento di un diritto di sorveglianza militare sul territorio vescovile esercitato dal signore del Tirolo, al quale spetta in caso di guerra il comando delle milizie e la sorveglianza di tutti i luoghi fortificati, a partire dal castello cittadino del Buonconsiglio, dove egli ha insediato un proprio capitano. Da parte del vescovo le "compattate" prevedono, in cambio della difesa garantita sul proprio dominio, la contribuzione di sussidi finanziari e il riconoscimento di una confederazione perpetua con la contea nell'ambito della politica estera.

A dispetto dello squilibrio di forze nei confronti della più potente contea tirolese, il principato riesce nel corso dell'età moderna a mantenere una condizione di relativa autonomia. Giocano a favore della sua sopravvivenza gli stretti rapporti personali di alcuni vescovi con la corte imperiale, come nel caso di Bernardo Cles durante il primo Cinquecento, o il suo ruolo di baluardo della religione cattolica contro la penetrazione dell'eresia luterana, come accade nel lungo periodo di governo dei vescovi Madruzzo tra XVI e XVII secolo. Sarà solo nel XVIII secolo, durante le prime riforme illuministiche volute da Maria Teresa e Giuseppe II, che le istituzioni trentine cominceranno un inarrestabile processo di declino.

E' il prologo di una lenta decadenza che si conclude con l'invasione napoleonica e la definitiva soppressione del potere temporale di vescovi sancita dalla pace di Luneville del 1801. Nel novembre1802 l’Austria prende possesso del Principato Vescovile: con la firma alla fine dell’anno del trattato di Parigi, tutti i suoi beni e possedimenti vengono incamerati dall’Imperatore, arciduca d’Austria e re di Boemia e Ungheria. Il 25 febbraio 1803 la dieta di Ratisbona, con le delibere raccolte nel Recessus Imperii in gran parte dettate da Napoleone, ratifica la secolarizzazione del Principato Vescovile di Trento, segnando ufficialmente la fine della sua esistenza istituzionale.
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