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Castel Stenico - L'arte dell'intaglio
25 agosto 2001
 
Castel Stenico: antiche culle esposte nella mostra "L'arte dell'intaglio" (foto Agh)

Girovagando ritorna in Val Giudicarie per visitare un'interessante mostra intitolata L'arte dell'intaglio, che si tiene a Castel Stenico fino al 31 ottobre. Da segnalare la simpatica iniziativa promozionale dei prodotti caseari della valle: i visitatori in possesso del biglietto d'ingresso del Castello di Stenico otterranno presso i punti vendita del caseificio di Fiavè (a Fiavè e a Ponte Arche) uno sconto del 10% sui prodotti. La promozione è valida dal 15 giugno fino al 31 ottobre 2001.


La locandina della mostra
 
Castel Stenico
 
Ma torniamo alla mostra. Stavolta saremo un po' avari con le fotografie, per non darvi il pretesto di disertare la mostra con la scusa che l'avete già vista. Merita invece senz'altro una visita. La nostra guida è Umberto Raffaelli, curatore dell'esposizione. Nelle sale del Castello di Stenico si snoda una particolarissima esposizione di opere lignee prodotte dalla migliore cultura artigianale trentina dei secoli scorsi e, in qualche caso, tirolese.


Una guida d'eccezione tutta per noi: Umberto Raffaelli, curatore della mostra, sotto il vigile occhio elettronico di Marta (foto Agh)
 
Si tratta di circa 150 pezzi di varia tipologia: elaborati stampi da dolci e da burro, ricche culle ed archi da culla, rocche, portacote dalle fattezze umane, maschere carnevalesche, magnifici collari da mucca e da pecora, stampi per stoffe, fermacoperte, piccolo mobilio, arredi domestici. Abbracciano un arco di tempo che va dall'inizio del XVI alla fine del XIX secolo. Tutti sono accomunati da un'unica tecnica adottata con esiti di alto livello qualitativo, l'intaglio a bassorilievo, e dalla presenza di una decorazione caratteristica che al singolo motivo ornamentale affianca elementi simbolici positivi e beneauguranti.


Seggiolone in noce per bambini (foto Agh)
 
Sedia da filatrice di manifattura tirolese, riccamente intagliata e traforata, datata 1787 (foto Agh)
 
Con questa iniziativa si intende valorizzare, in un periodo in cui nascono nuovi centri museali nelle valli per raccogliere e conservare gli strumenti di lavoro e di vita quotidiana della gente trentina, anche quei manufatti che della stessa realtà costituivano invece il "pezzo di famiglia" da utilizzare in circostanze determinate e da tramandare con cura. Si tratta di opere ormai rare: nate per essere "usate" sia pure con oculatezza, sono state soggette più di altre produzioni di carattere artistico alla distruzione, sostituzione, dispersione tanto che ai nostri giorni non è certo frequente rinvenirle al di fuori delle istituzioni museali.


Umberto Raffaelli (foto Agh)
 
Nella sala dei graffiti (foto Agh)
 
La raccolta trentina riveste dunque particolare importanza anche sotto questo aspetto, accresciuta dal fatto che custodisce alcuni pezzi fondamentali per la conoscenza di questo mondo artigianale, dal momento che riportano la data di esecuzione, utile elemento cronologico cui avvicinare manufatti analoghi. Questo nucleo di oggetti, appartenente alle collezioni del Castello del Buonconsiglio, si è formato tra la fine del XIX e i primi decenni del XX secolo anche sull'onda degli studi folklorici fioriti intorno alle tradizioni e alla cultura materiale all'interno di un vasto movimento culturale che intendeva rintracciare e valorizzare le linee direttrici dell'identità trentina e, possibilmente, le sue radici di segno italico, anche alla luce della complessa situazione politica del Trentino, ultimo lembo meridionale dell'impero Asburgo prima e regione annessa al Regno d'Italia poi.


Corte interna con loggia (foto Agh)
 
Scalinata con archi (foto Agh)
 
Entro tale prospettiva questi manufatti avrebbero dovuto affiancare in un'apposita sezione le testimonianze archeologiche, storiche ed artistiche che si andavano raccogliendo per arricchire la documentazio-ne del Museo Civico e, successivamente, quella del Museo Nazionale presso il Castello del Buonconsiglio, quali istituzioni che avevano come compito quello di conservare e valorizzare le espressioni della cultura trentina nel corso dei secoli. Non a caso alcuni di questi oggetti vennero esposti in una mostra presso il Castello del Buonconsiglio apertasi in concomitanza con i lavori del terzo Congresso Nazionale di Arti e Tradizioni Popolari, tenutosi a Trento nel 1934, che riunì i maggiori esperti del settore e contribuì in modo determinante a far conoscere il linguaggio del migliore artigianato tradizionale del Trentino.


La sala dei graffiti a Castel Stenico
(foto Agh)
 
Maschera da diavolo
 
Stampo in legno
 
Ai nostri giorni il valore di questa singolare collezione, che non è mai stata esposta nella sua interezza né è stata oggetto di un approfondimento critico globale, sta piuttosto nell'aver salvaguardato un nucleo che non ha pari nel territorio trentino per consistenza, importanza documentaria e livello qualitativo, permettendoci di ammirare manufatti della cultura decorativa delle valli trentine e colmare una lacuna in questo settore di studio.


Marta Dalpalù impegnata nelle riprese con la sua Sony DVCAM (foto Agh)
 
I pregevoli bassorielivi intagliati, illustrati da Umberto Raffaelli, che ci accompagna nelle sale espositive (foto Agh)
 
La mostra risponde dunque a questa duplice esigenza, ma intende tradursi anche in occasione per stabilire confronti, connessioni, rimandi con opere di legno intagliato delle altre zone alpine, scoprendo che le analogie sono più numerose delle differenze e contribuendo non poco alla valorizzazione di quella cultura alpina che accomuna zone geograficamente anche molto distanti tra loro.

Il percorso espositivo La visita alla mostra si sviluppa lungo un percorso che comprende le sale del nucleo più antico del Castello di Stenico. I materiali esposti sono suddivisi nei vari ambienti secondo un criterio che intende valorizzare l'originaria funzione dei manufatti.


Posate intagliate
 
Stampi in legno
 
Antica cucina

Nella sala caratterizzata dal grande focolare sono esposti stampi da dolci intagliati in legno di noce con vari motivi: ghiande, uccelli, corone di alloro, frutta e temi floreali, intrecci, ornati vari. Risalgono al XIX secolo e costituiscono una testimonianza dei migliori utensili dell'arte dolciaria trentina, cui si aggiungono due posate in legno con i manici intagliati ad elementi floreali. Completa l'esposizione una serie di bilancieri di legno, usati per portare l'acqua con i secchi di rame dalle fontane alle abitazioni, alcuni dei quali sono datati. Sono visibili varie decorazioni simboliche: serpenti affrontati, cuori, stelle, e segni cristiani come la Croce con i Simboli della Passione.

Sala studiolo


Nell'attigua sala è presentata una serie di marchi da burro databili dal XVIII al XIX secolo, ricchi negli ornati, tra i quali spicca l'aquila bicipite imperiale e, nella scelta dei temi religiosi, dall'immagine di Cristo risorto a quella dell'Agnello pasquale.


Culle nella sala dei Putti (foto Agh)
 
Sala dei putti

Uno spazio particolare è dedicato agli archi da culla che rappresentano l'apice dell'arte decorativa trentina alla pari di molti manufatti analoghi che si trovano nell'intero arco alpino. Questi oggetti sono spesso intagliati in pezzi di legno di betulla, ciliegio, frassino. Curvati a semicerchio, avevano la funzione di sostenere sopra la culla una tendina di stoffa che doveva tener lontano gli insetti dal neonato. Splendidi esemplari risalenti al Seicento, Settecento e Ottocento, provengono dalle Valli di Fiemme e Fassa, dal Primiero e, con lavorazione diversa, dalle Valli di Non e di Sole. Tutti sono caratterizzati dalla decorazione elaborata, che alterna ornati a stella e a rosone intagliati e, più raramente, traforati.


Armadio con ornati e rameggi, databile alla fine del XVI secolo
(foto Agh)
 
Particolare del cassone nuziale in legno di abete risalente al XVI
(foto Agh)
 
Con il XVIII secolo venne introdotta la lavorazione a temperino e compaiono nuovi motivi ornamentali, dai cuori ai vasi fioriti, ai monogrammi. Il simbolismo poggia sempre su auspici di felicità, amore, fertilità e di protezione contro i pericoli della vita quotidiana. Accanto agli archi vengono esposte tre culle di aspetto molto diverso tra loro. La prima, datata 1608, è di grande rarità ed è caratterizzata da alcuni simboli della Passione di Cristo uniti a motivi ornamentali tradizionali. La seconda, contraddistinta dal monogramma di Cristo, è avvicinabile ad esemplari eseguiti in Val di Non e oggi conservati anche al Tiroler Volkskunstmuseum di Innsbruck. Infine la terza si distingue grazie dalle piccole dimensioni che consentivano il suo trasporto in braccio con il piccolo in fasce legato alla culla stessa, secondo un uso perdurato nelle valli alpine fino a qualche decennio fa.


Portacote, ovvero custodie per le pietre per affilare la falce (foto Agh)
 
Maschera carnevalesca
(foto Agh)
 
Sala dei Graffiti

Nell'ultima sala si trova una raccolta di vari oggetti: bastoni intagliati, maschere da diavolo e da "burt", cioè i tipici personaggi della tradizione carnevalesca fassana, portacote dalle fantasiose fattezze umane, caratteristiche di Tesero, artistici foderi da coltello, due matrici settecentesche per carte da gioco.

Prima sala (secondo piano)

L'esposizione continua con tre rari collari da pecora del Settecento, che presentano analogie con esemplari conservati presso i musei di Bolzano, Innsbruck e Vienna. Di pari interesse sono quattro fermacoperta da bovini in legno dipinto del XVII secolo che venivano usati solo in particolari cerimonie.


Collari da pecora in legno, del settecento
(foto Agh)
 
Scatola in legno intagliata
(foto Agh)
 
Accanto è esposta una misura da grano a forma di cassetta esagonale datata 1720 e decorata su ogni faccia da elaborati rosoni e monogrammi di Cristo. Altri oggetti di fine artigianato sono costituiti da scatole intagliate, cui si affiancano il particolare bracciale a punte utilizzato nell'antico gioco della palloncina e un manico da frusta di ambito tirolese. Si conclude con una serie di stampi da stoffe provenienti da Tione e usati nel corso del XIX secolo nelle manifatture tessili delle Giudicarie per la realizzazione di stoffe in cotone stampato con decorazioni floreali e geometriche.

Sala del Camin Nero


L'esposizione comprende inoltre numerosi esemplari di mobilio domestico accomunati dalla tecnica ornamentale dell'intaglio. Si trovano così una coppia di sgabelli a dorsale intagliati con mascheroni risalenti al XVII-XVIII secolo, un seggiolone in noce da bambini, una sedia da filatrice di manifattura tirolese riccamente intagliata, traforata e datata 1787. Una tipica attività domestica femminile è poi documentata dal piccolo nucleo di rocche di varia fattura, intagliate e traforate, alcune delle quali dipinte con colori vivaci. Una serie di sgabelli a dorsale di epoca seicentesca di elevato livello tecnico e artistico completa il percorso.


Cassone nuziale del XVI secolo nella Sala dei Medaglioni (foto Agh)
 
Sala dei Medaglioni

Particolare attenzione meritano il magnifico
inginocchiatoio in legno di noce con sportello centrale e figure intagliate e l'originale cassone nuziale in legno di abete a doppi archi di manifattura altoatesina, risalente al XVI secolo e caratterizzato da una decorazione a rosetta. Un letto intagliato completo e una testiera erratica danno l'idea dell'arredo della stanza da letto delle dimore rurali più agiate, alla stessa stregua dell'interessante armadio con ornati a rameggi, proveniente da Castel Thun, non lontano da una tipica produzione di area tirolese e databile alla fine del XVI secolo, nonché del grande tavolo di eguale manifattura con i montanti laterali a ornati fitomorfi. L'esposizione termina infine con un armadio pensile munito di cassetto e sportello, corredato dalla data 1701 e dalla sigla "A.H.K.", e un raro ex voto ligneo del 1740 nel quale una numerosa famiglia, composta dalla coppia di sposi ai lati e dai sei figli al centro, richiede genuflessa la protezione della Vergine Immacolata ritratta nella fascia superiore.


Serratura con incavo a "v" per facilitare l'inserimento della chiave (foto Agh)
 
Un'altra curiosa serratura con ghirigoro
(foto Agh)
 
La mostra sulle chiavi e serrature

Oltre alla mostra sull'arte dell'intaglio c'è un'interessante esposizione dedicata a chiavi e serrature che merita senz'altro di essere vista. E' incredibile constatare l'ingegnosità nel realizzare certe serrature con leveraggi e meccanismi complicatissimi, eppure perfettamente efficienti. Una nota curiosa sono le serrature con delle strane forme a "v". Raffaelli ne spiega l'origine. "A quel tempo la luce elettrica ovviamente non esisteva, e quando capitava di rincasare col buio poteva essere assai difficoltoso infilare la chiave nella toppa. Ecco la forma a "v", che con il suo invito agevolava l'operazione". Luciano ha malignamente osservato che poteva essere utile anche a coloro che rientravano in casa dopo aver alzato un po' troppo il gomito...



A pranzo sotto la magnifica pergola: non sembra un quadro di Renoir?
(foto Agh)
 
A tavola

Alessandra Odorizzi dell'Apt -Dio gliene renda merito- questa volta ci porta a mangiare in un altro posto incantevole. La scorsa puntata avevamo conosciuto Maso Marocc a Lomaso, ora scopriamo L'osteria Dologno (Stenico, loc. Dologno, tel. 0465/701761) di Michael Ferrari, un emigrato trentino in Inghilterra che, rientrato in Italia nella terra natìa, ha riadattato splendidamente questa antica osteria. E l'ha fatto non con la solita ristrutturazione "palazzinara" che si vede spesso in giro purtroppo, ma lasciando intatto l'aspetto originale dell'edificio, a cominciare dalla magnifica pergola all'esterno, per mangiare al fresco, e inondando di fiori meravigliosi ogni angolo e balcone. "Una casa senza fiori non è una vera casa" dice Michael, e non possiamo che essere d'accordo.


Tripudio di fiori nel giardino: le composizioni floreali di Michael sono una gioa per gli occhi. Abbiamo visto fiori dentro bauli, carriole, carretti e persino dentro una trinciaforaggio! (foto Agh)
 
Un vasetto di fiori di campo su una tovaglia a quadretti rossi, un cestino di pane e dell'ottimo vino da sorseggiare al fresco della pergola in attesa dei primi piatti: si può chiedere di meglio? (foto Agh)
 
Qualcuno potrebbe pensare che con il termine "osteria" la cucina possa essere, come dire, così così: nulla di più sbagliato. Abbiamo degustato piatti tipici veramente ottimi nella loro semplicità. A cominciare dagli antipasti ai primi, ai ghiotti secondi a base di polenta, funghi, formaggio arrostito, crauti e cotechino. Abbiamo degnamente concluso il pranzo con degli ottimi dolci, gelato e ovviamente un grappino, eccellente, dalla casa. Prima di andar via ci siamo fatti lasciare una gustosa ricetta: il pasticcio di finferli.


Il meraviglioso pergolato dell'Osteria Dologno (foto Agh)

A proposito di polenta, chi scrive deve assolutamente ricordare ai lettori e ai telespettatori di Girovagando che Stenico è la patria della famosa
polenta carbonera. Al sottoscritto è capitato di assaggiarla, per caso, in occasione della rassegna "Giacimenti Golosi" di qualche tempo fa.


Inno alla semplicità: polenta, crauti e cotechino. Sono le piccole gioie della vita
.(foto Agh)
 
Ancora fiori, fiori e fiori nel giardino dell'Osteria Dologno
(foto Agh)
 
Nel cortile del castello dei vecchi sapienti avevano allestito alcuni fuochi con grandi paioli di rame, in cui rimestavano quello che sembravano, a prima vista, normali polente. La lavorazione però era piuttosto laboriosa, così come alcuni ingredienti parevano decisamente inusuali: salsiccia, cipolla... Abbiamo capito che non era una polenta normale ma una super-polenta già al primo assaggio: qualcosa di semplicemente sublime!


Carriola straboccante di fiori (foto Agh)
 
Accompagnata con fresco vinello bianco e tocchi di formaggio saporito, è qualcosa da far perdere la testa. Se capitate a Stenico, non potete andar via senza aver assaggiato la vera polenta carbonera, fatta esclusivamente con la famosa farina gialla di Dro e lavorata secondo l'antica tradizione tramandata nei secoli.

Parola di Girovagando!
testi e foto di
Alessandro Ghezzer


A.P.T. TERME DI COMANO DOLOMITI DI BRENTA
38077 Ponte Arche (tn)
via Cesare Battisti 38/D
Tel. 0465/702626
Fax 0465/702281
www.comano.to
apt.termedicomando@trentino.to, info@aptcomanoterme.tn.it

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Terme di Comano

Museo degli Usi e Costumi della gente trentina
Museo del Castello del Buonconsiglio
Parco Adamello Brenta
12 escursioni nella zona di Comano
La stirpe dei pittori Baschenis
 

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