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Stenico: antiche culle esposte nella mostra "L'arte dell'intaglio"
(foto Agh)
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Girovagando ritorna in Val
Giudicarie per visitare un'interessante mostra intitolata L'arte
dell'intaglio, che si tiene a Castel Stenico
fino al 31 ottobre. Da segnalare la simpatica iniziativa promozionale dei
prodotti caseari della valle: i visitatori in possesso del biglietto d'ingresso
del Castello di Stenico otterranno presso
i punti vendita del caseificio di Fiavè (a Fiavè e a Ponte
Arche) uno sconto del 10% sui prodotti. La promozione è valida dal
15 giugno fino al 31 ottobre 2001.

La locandina della mostra |
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Castel Stenico |
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Ma torniamo alla mostra. Stavolta saremo un po' avari
con le fotografie, per non darvi il pretesto di disertare la mostra con
la scusa che l'avete già vista. Merita invece senz'altro una visita.
La nostra guida è Umberto Raffaelli, curatore dell'esposizione. Nelle
sale del Castello di Stenico si snoda una particolarissima esposizione di
opere lignee prodotte dalla migliore cultura artigianale trentina dei secoli
scorsi e, in qualche caso, tirolese.

Una guida d'eccezione tutta per noi: Umberto Raffaelli, curatore della
mostra, sotto il vigile occhio elettronico di Marta (foto Agh)
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Si tratta di circa 150 pezzi di varia tipologia: elaborati
stampi da dolci e da burro, ricche culle ed archi da culla, rocche, portacote
dalle fattezze umane, maschere carnevalesche, magnifici collari da mucca
e da pecora, stampi per stoffe, fermacoperte, piccolo mobilio, arredi domestici.
Abbracciano un arco di tempo che va dall'inizio del XVI alla fine del XIX
secolo. Tutti sono accomunati da un'unica tecnica adottata con esiti di
alto livello qualitativo, l'intaglio a bassorilievo, e dalla presenza di
una decorazione caratteristica che al singolo motivo ornamentale affianca
elementi simbolici positivi e beneauguranti.

Seggiolone in noce per bambini (foto Agh) |
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Sedia da filatrice di manifattura tirolese, riccamente intagliata
e traforata, datata 1787 (foto Agh) |
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Con questa iniziativa si intende valorizzare, in un periodo
in cui nascono nuovi centri museali nelle valli per raccogliere e conservare
gli strumenti di lavoro e di vita quotidiana della gente trentina, anche
quei manufatti che della stessa realtà costituivano invece il "pezzo
di famiglia" da utilizzare in circostanze determinate e da tramandare
con cura. Si tratta di opere ormai rare: nate per essere "usate"
sia pure con oculatezza, sono state soggette più di altre produzioni
di carattere artistico alla distruzione, sostituzione, dispersione tanto
che ai nostri giorni non è certo frequente rinvenirle al di fuori
delle istituzioni museali.

Umberto Raffaelli (foto Agh) |
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Nella sala dei graffiti (foto Agh) |
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La raccolta trentina riveste dunque particolare importanza
anche sotto questo aspetto, accresciuta dal fatto che custodisce alcuni
pezzi fondamentali per la conoscenza di questo mondo artigianale, dal momento
che riportano la data di esecuzione, utile elemento cronologico cui avvicinare
manufatti analoghi. Questo nucleo di oggetti, appartenente alle collezioni
del Castello del Buonconsiglio, si è formato tra la fine del XIX
e i primi decenni del XX secolo anche sull'onda degli studi folklorici fioriti
intorno alle tradizioni e alla cultura materiale all'interno di un vasto
movimento culturale che intendeva rintracciare e valorizzare le linee direttrici
dell'identità trentina e, possibilmente, le sue radici di segno italico,
anche alla luce della complessa situazione politica del Trentino, ultimo
lembo meridionale dell'impero Asburgo prima e regione annessa al Regno d'Italia
poi.

Corte interna con loggia (foto Agh)
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Scalinata con archi (foto Agh)
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Entro tale prospettiva questi manufatti avrebbero dovuto
affiancare in un'apposita sezione le testimonianze archeologiche, storiche
ed artistiche che si andavano raccogliendo per arricchire la documentazio-ne
del Museo Civico e, successivamente, quella del Museo Nazionale presso il
Castello del Buonconsiglio, quali istituzioni che avevano come compito quello
di conservare e valorizzare le espressioni della cultura trentina nel corso
dei secoli. Non a caso alcuni di questi oggetti vennero esposti in una mostra
presso il Castello del Buonconsiglio apertasi in concomitanza con i lavori
del terzo Congresso Nazionale di Arti e Tradizioni Popolari, tenutosi a
Trento nel 1934, che riunì i maggiori esperti del settore e contribuì
in modo determinante a far conoscere il linguaggio del migliore artigianato
tradizionale del Trentino.

La sala dei graffiti a Castel Stenico
(foto Agh)
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Maschera da diavolo |
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Stampo in legno
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Ai nostri giorni il valore di questa singolare collezione,
che non è mai stata esposta nella sua interezza né è
stata oggetto di un approfondimento critico globale, sta piuttosto nell'aver
salvaguardato un nucleo che non ha pari nel territorio trentino per consistenza,
importanza documentaria e livello qualitativo, permettendoci di ammirare
manufatti della cultura decorativa delle valli trentine e colmare una lacuna
in questo settore di studio.

Marta Dalpalù impegnata nelle riprese con la sua Sony DVCAM
(foto Agh) |
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I pregevoli bassorielivi intagliati, illustrati da Umberto Raffaelli,
che ci accompagna nelle sale espositive (foto Agh) |
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La mostra risponde dunque a questa duplice esigenza,
ma intende tradursi anche in occasione per stabilire confronti, connessioni,
rimandi con opere di legno intagliato delle altre zone alpine, scoprendo
che le analogie sono più numerose delle differenze e contribuendo
non poco alla valorizzazione di quella cultura alpina che accomuna zone
geograficamente anche molto distanti tra loro.
Il percorso espositivo La visita alla mostra si sviluppa
lungo un percorso che comprende le sale del nucleo più antico del
Castello di Stenico. I materiali esposti sono suddivisi nei vari ambienti
secondo un criterio che intende valorizzare l'originaria funzione dei manufatti.

Posate intagliate |
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Stampi in legno
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Antica cucina
Nella sala caratterizzata dal grande focolare sono
esposti stampi da dolci intagliati in legno di noce
con vari motivi: ghiande, uccelli, corone di alloro, frutta e temi floreali,
intrecci, ornati vari. Risalgono al XIX secolo e costituiscono una testimonianza
dei migliori utensili dell'arte dolciaria trentina, cui si aggiungono
due posate in legno con i manici intagliati
ad elementi floreali. Completa l'esposizione una serie di bilancieri
di legno, usati per portare l'acqua con i secchi di rame dalle
fontane alle abitazioni, alcuni dei quali sono datati. Sono visibili varie
decorazioni simboliche: serpenti affrontati, cuori, stelle, e segni cristiani
come la Croce con i Simboli della Passione.
Sala studiolo
Nell'attigua sala è presentata una serie di marchi
da burro databili dal XVIII al XIX secolo, ricchi
negli ornati, tra i quali spicca l'aquila bicipite imperiale e, nella scelta
dei temi religiosi, dall'immagine di Cristo risorto a quella dell'Agnello
pasquale.

Culle nella sala dei Putti (foto Agh)
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Sala dei putti
Uno spazio particolare è dedicato agli archi
da culla che rappresentano l'apice dell'arte
decorativa trentina alla pari di molti manufatti analoghi che si trovano
nell'intero arco alpino. Questi oggetti sono spesso intagliati in pezzi
di legno di betulla, ciliegio, frassino. Curvati a semicerchio, avevano
la funzione di sostenere sopra la culla una tendina di stoffa che doveva
tener lontano gli insetti dal neonato. Splendidi esemplari risalenti al
Seicento, Settecento e Ottocento, provengono dalle Valli di Fiemme e Fassa,
dal Primiero e, con lavorazione diversa, dalle Valli di Non e di Sole. Tutti
sono caratterizzati dalla decorazione elaborata, che alterna ornati a stella
e a rosone intagliati e, più raramente, traforati.

Armadio con ornati e rameggi, databile alla fine del XVI secolo
(foto Agh)
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Particolare del cassone nuziale in legno di abete risalente al XVI
(foto Agh)
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Con il XVIII secolo venne introdotta la lavorazione a
temperino e compaiono nuovi motivi ornamentali, dai cuori ai vasi fioriti,
ai monogrammi. Il simbolismo poggia sempre su auspici di felicità,
amore, fertilità e di protezione contro i pericoli della vita quotidiana.
Accanto agli archi vengono esposte tre
culle di aspetto molto diverso tra loro. La prima,
datata 1608, è di grande rarità ed è caratterizzata
da alcuni simboli della Passione di Cristo uniti a motivi ornamentali tradizionali.
La seconda, contraddistinta dal monogramma di Cristo, è avvicinabile
ad esemplari eseguiti in Val di Non e oggi conservati anche al Tiroler Volkskunstmuseum
di Innsbruck. Infine la terza si distingue grazie dalle piccole dimensioni
che consentivano il suo trasporto in braccio con il piccolo in fasce legato
alla culla stessa, secondo un uso perdurato nelle valli alpine fino a qualche
decennio fa.

Portacote, ovvero custodie per le pietre per affilare la falce (foto Agh) |
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Maschera carnevalesca
(foto Agh)
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Sala dei Graffiti
Nell'ultima sala si trova una raccolta di vari oggetti:
bastoni intagliati, maschere
da diavolo e da "burt", cioè i tipici personaggi della
tradizione carnevalesca fassana, portacote dalle
fantasiose fattezze umane, caratteristiche di Tesero, artistici foderi
da coltello, due matrici
settecentesche per carte da gioco.
Prima sala (secondo piano)
L'esposizione continua con tre rari collari
da pecora del Settecento, che presentano analogie
con esemplari conservati presso i musei di Bolzano, Innsbruck e Vienna.
Di pari interesse sono quattro fermacoperta
da bovini in legno dipinto del XVII secolo che
venivano usati solo in particolari cerimonie.

Collari da pecora in legno, del settecento
(foto Agh)
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Scatola in legno intagliata
(foto Agh)
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Accanto è esposta una misura
da grano a forma di cassetta esagonale datata
1720 e decorata su ogni faccia da elaborati rosoni e monogrammi di Cristo.
Altri oggetti di fine artigianato sono costituiti da scatole
intagliate, cui si affiancano il particolare
bracciale a punte
utilizzato nell'antico gioco della palloncina e un manico
da frusta di ambito tirolese. Si conclude con
una serie di stampi da stoffe
provenienti da Tione e usati nel corso del XIX secolo nelle manifatture
tessili delle Giudicarie per la realizzazione di stoffe in cotone stampato
con decorazioni floreali e geometriche.
Sala del Camin Nero
L'esposizione comprende inoltre numerosi esemplari di
mobilio domestico
accomunati dalla tecnica ornamentale dell'intaglio. Si trovano così
una coppia di sgabelli a dorsale
intagliati con mascheroni risalenti al XVII-XVIII secolo, un seggiolone
in noce da bambini, una sedia da filatrice
di manifattura tirolese riccamente intagliata, traforata e datata 1787.
Una tipica attività domestica femminile è poi documentata
dal piccolo nucleo di rocche di varia fattura, intagliate e traforate, alcune
delle quali dipinte con colori vivaci. Una serie di sgabelli
a dorsale di epoca seicentesca di elevato livello
tecnico e artistico completa il percorso.

Cassone nuziale del XVI secolo nella Sala dei Medaglioni (foto Agh) |
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Sala dei Medaglioni
Particolare attenzione meritano il magnifico inginocchiatoio
in legno di noce con sportello centrale e figure intagliate e l'originale
cassone nuziale
in legno di abete a doppi archi di manifattura altoatesina, risalente al
XVI secolo e caratterizzato da una decorazione a rosetta. Un letto
intagliato completo e una testiera erratica danno
l'idea dell'arredo della stanza da letto delle dimore rurali più
agiate, alla stessa stregua dell'interessante armadio
con ornati a rameggi, proveniente da Castel Thun, non lontano da una tipica
produzione di area tirolese e databile alla fine del XVI secolo, nonché
del grande tavolo
di eguale manifattura con i montanti laterali a ornati fitomorfi. L'esposizione
termina infine con un armadio pensile munito di cassetto e sportello, corredato
dalla data 1701 e dalla sigla "A.H.K.", e un raro ex
voto ligneo del 1740 nel quale una numerosa famiglia,
composta dalla coppia di sposi ai lati e dai sei figli al centro, richiede
genuflessa la protezione della Vergine Immacolata ritratta nella fascia
superiore.

Serratura con incavo a "v" per facilitare l'inserimento
della chiave (foto Agh) |
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Un'altra curiosa serratura con ghirigoro
(foto Agh)
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La mostra sulle chiavi e serrature
Oltre alla mostra sull'arte dell'intaglio c'è un'interessante esposizione
dedicata a chiavi e serrature che merita senz'altro di essere vista. E'
incredibile constatare l'ingegnosità nel realizzare certe serrature
con leveraggi e meccanismi complicatissimi, eppure perfettamente efficienti.
Una nota curiosa sono le serrature con delle strane forme a "v".
Raffaelli ne spiega l'origine. "A quel tempo la luce elettrica ovviamente
non esisteva, e quando capitava di rincasare col buio poteva essere assai
difficoltoso infilare la chiave nella toppa. Ecco la forma a "v",
che con il suo invito agevolava l'operazione". Luciano ha malignamente
osservato che poteva essere utile anche a coloro che rientravano in casa
dopo aver alzato un po' troppo il gomito...

A pranzo sotto la magnifica pergola: non sembra un quadro di Renoir?
(foto Agh)
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A tavola
Alessandra Odorizzi dell'Apt -Dio gliene renda
merito- questa volta ci porta a mangiare in un altro posto incantevole.
La scorsa puntata avevamo conosciuto Maso
Marocc a Lomaso, ora scopriamo L'osteria
Dologno (Stenico, loc. Dologno, tel. 0465/701761)
di Michael Ferrari, un emigrato trentino in Inghilterra che, rientrato in
Italia nella terra natìa, ha riadattato splendidamente questa antica
osteria. E l'ha fatto non con la solita ristrutturazione "palazzinara"
che si vede spesso in giro purtroppo, ma lasciando intatto l'aspetto originale
dell'edificio, a cominciare dalla magnifica pergola all'esterno, per mangiare
al fresco, e inondando di fiori meravigliosi ogni angolo e balcone. "Una
casa senza fiori non è una vera casa" dice Michael, e non possiamo
che essere d'accordo.

Tripudio di fiori nel giardino: le composizioni floreali di Michael
sono una gioa per gli occhi. Abbiamo visto fiori dentro bauli, carriole,
carretti e persino dentro una trinciaforaggio! (foto Agh)
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Un vasetto di fiori di campo su una tovaglia a quadretti rossi,
un cestino di pane e dell'ottimo vino da sorseggiare al fresco della
pergola in attesa dei primi piatti: si può chiedere di meglio?
(foto Agh)
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Qualcuno potrebbe pensare che con il termine "osteria"
la cucina possa essere, come dire, così così: nulla di più
sbagliato. Abbiamo degustato piatti tipici veramente ottimi nella loro semplicità.
A cominciare dagli antipasti ai primi, ai ghiotti secondi a base di polenta,
funghi, formaggio arrostito, crauti e cotechino. Abbiamo degnamente concluso
il pranzo con degli ottimi dolci, gelato e ovviamente un grappino, eccellente,
dalla casa. Prima di andar via ci siamo fatti lasciare una gustosa ricetta:
il pasticcio di finferli.

Il meraviglioso pergolato dell'Osteria Dologno
(foto Agh)
A proposito di polenta, chi scrive deve assolutamente ricordare ai lettori
e ai telespettatori di Girovagando che Stenico è la patria della
famosa polenta carbonera. Al
sottoscritto è capitato di assaggiarla, per caso, in occasione della
rassegna "Giacimenti Golosi" di qualche tempo fa.

Inno alla semplicità: polenta, crauti e cotechino. Sono le
piccole gioie della vita
.(foto Agh) |
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Ancora fiori, fiori e fiori nel giardino dell'Osteria Dologno
(foto Agh)
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Nel cortile del castello dei vecchi sapienti avevano
allestito alcuni fuochi con grandi paioli di rame, in cui rimestavano quello
che sembravano, a prima vista, normali polente. La lavorazione però
era piuttosto laboriosa, così come alcuni ingredienti parevano decisamente
inusuali: salsiccia, cipolla... Abbiamo capito che non era una polenta normale
ma una super-polenta già al primo assaggio: qualcosa di semplicemente
sublime!

Carriola straboccante di fiori (foto Agh) |
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Accompagnata con fresco vinello bianco e tocchi di formaggio
saporito, è qualcosa da far perdere la testa. Se capitate a Stenico,
non potete andar via senza aver assaggiato la vera polenta carbonera, fatta
esclusivamente con la famosa farina gialla di Dro e lavorata secondo l'antica
tradizione tramandata nei secoli.
Parola di Girovagando!
testi e foto di Alessandro Ghezzer

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