| Una full immersion
nella natura incontaminata dell'altipiano del Tesino
Un'isola verde protetta e difesa da montagne selvagge; così
si presenta l'altipiano del Tesino allo sguardo dell'escursionista che,
lasciata l'auto in uno dei paesi della zona, Castello, Pieve, Cinte, si
inoltra tra prati e boschi verso i bastioni di porfido bruno della catena
del Lagorai. Poco antropizzata e defilata rispetto all'importante collegamento
tra la pianura veneta e il Trentino Alto Adige, costituito dalla Valsugana,
nonostante la relativa vicinanza con il fondovalle quest'area montana
ha mantenuto fino ad oggi caratteristiche naturalistiche probabilmente
uniche in tutto l'arco alpino, che gli hanno valso il titolo di "ultima
wilderness delle Alpi".
Gli uomini delle immagini
Eppure, da questo piccolo universo alpino, apparentemente chiuso e quasi
isolato dal resto del mondo, in epoche ben lontane dall'attuale globalizzazione
che ha annullato le distanze, gli abitanti dell'altipiano si sono incamminati
sulle vie del mondo. Antesignani dei moderni trekker, gli abitanti del
Tesino, montanari per nascita, si trasformarono in commercianti e, con
il basto di legno appositamente costruito per trasportare merci, la "cassèla",
partirono a piedi verso mete sempre più lontane, dando vita ad
una florida economia in questa piccola area valligiana altrimenti destinata,
come le zone limitrofe, ad un difficile regime di sopravvivenza. L'incontro
con i Remondini di Bassano del Grappa, famosi produttori di stampe, segnò
una svolta decisiva nell'attività di questo popolo montanaro. Dai
primi anni del 1600 fino all'inizio del secolo scorso, i "perteganti",
così venivano chiamati i venditori di immagini tesini, raggiunsero
le grandi capitali del Vecchio Continente, Mosca, Londra, San Pietroburgo,
Parigi, per spingersi poi ancora più lontano, fino in India, Cina
e America. Da abili imprenditori, col tempo divennero essi stessi produttori
di stampe, e la conoscenza diretta di paesi e culture infinitamente lontane
dalla propria, che certosinamente venivano trasposte in immagini, contribuì,
nei secoli scorsi, a diffondere in tutta Europa, se non addirittura nel
mondo, la conoscenza di usi, costumi, religioni e tradizioni diverse,
assieme a vedute di città, panorami e paesi sconosciuti alla maggior
parte delle persone.
Tuttavia tra le montagne del Tesino rimanevano le donne, a crescere i
figli e mantenere vive le tradizioni che, ancora oggi, distinguono il
Tesino per peculiarità etnografiche e culturali. E dopo viaggi
che a volte duravano anni, i "perteganti" ritornavano sempre
al paese, carichi di nuove esperienze e conoscenze che trasferivano sui
giovani, ansiosi di poter partire a loro volta alla scoperta del mondo.
Un paradiso naturalistico
Praterie che si arrampicano fino ai piedi di creste rocciose frastagliate
e incombenti, boschi di abeti, larici e cirmoli che si mischiano al faggio
e alla betulla, e nelle varie stagioni dell'anno assumono colorazioni
straordinariamente variegate, l'esplosione della fioritura del rododendro
che a inizio estate infiamma di rosso le pendici della montagna, gli incontri
con la marmotta, il camoscio e il gallo cedrone, ma soprattutto la possibilità
di penetrare per ore, addirittura giorni, in una natura ancora incontaminata
riscoprendo la bellezza e la potenza dell'ambiente alpino: tutto questo,
e molto altro, è la catena del Lagorai. Non a caso quest'area viene
paragonata alle estensioni selvagge del Grande Nord canadese e nordamericano.
E non per caso le foreste e le creste della catena che divide la Valsugana
e il Tesino dalla Val di Fiemme rappresentano il nascondiglio sicuro dell'ultimo
grande felino selvatico europeo, la lince, che qui ha trovato rifugio
dall'invasione dell'uomo.
Terra d'acqua e di laghi
Anche all'occhio dell'escursionista distratto la caratteristica peculiare
di questi luoghi si mette subito in mostra sotto forma di spumeggianti
cascate, corsi d'acqua irruenti che si conquistano lo spazio tra le pietre,
placidi ruscelli cristallini che serpeggiano tra l'erba grassa dei pascoli
e, soprattutto, una miriade di laghi, di ogni dimensione, che impreziosiscono
con i loro riflessi blu cobalto il paesaggio del Lagorai. Probabilmente
proprio dalla presenza di numerosi bacini, che non trova riscontro in
alcun'altra parte delle Alpi, queste montagne derivano il loro nome: ben
centoquattro sono gli specchi d'acqua perenni che, come gemme, punteggiano
il cammino del trekker dal Passo Rolle, nel cuore delle Dolomiti, alla
Val dei Mocheni, alla periferia del capoluogo trentino. Alcuni dei più
caratteristici e suggestivi si trovano proprio sul territorio dell'altipiano
del Tesino, a cominciare dal laghetto incastonato ai piedi della scura
parete di Cima d'Asta, la maggior elevazione del gruppo con i suoi 2847
metri, per toccare i romantici, a dispetto del nome, laghetti della Val
d'Inferno, i laghi delle Cime di Rava o i numerosi bacini dei Lasteati,
sopra il Passo Cinque Croci, che hanno colonizzato ogni risalto di terreno
creando un ambiente di incomparabile bellezza.
Lagorai, palestra di trekking
La lunghezza dei percorsi e la possibilità di compiere itinerari
circolari, i dislivelli spesso consistenti, la quasi totale assenza di
rifugi e la conseguente necessità di essere autosufficienti, la
possibilità di avere sempre a disposizione un laghetto sulle cui
rive accamparsi, i panorami che non temono confronti con le valli himalayane
o gli spazi sconfinati del Grande Nord, la garanzia di sentirsi "soli"
e circondati da una natura di straordinaria bellezza, fanno del Lagorai
la palestra ideale per sperimentare le proprie capacità di vivere
completamente immersi nell'ambiente naturale montano. Una caratteristica
che pochi altri posti possono garantire, a meno di affrontare lunghi viaggi
per raggiungere le aree più isolate del pianeta. A qualche ora
dai centri urbani, dalle strade trafficate e dai propri automezzi, il
palcoscenico del Lagorai si offre con le sue straordinarie caratteristiche
agli amanti dell'avventura in montagna.
Natura in libertà!
È questo lo slogan che l'Azienda di Promozione Turistica Lagorai,
Valsugana Orientale e Tesino ha coniato per promuovere le proprie iniziative,
caratterizzate da una proposta a 360° di trekking per ogni esigenza
e livello tecnico. Con grande lungimiranza, i responsabili della promozione
turistica di quest'area hanno fin da subito intuito le incredibili potenzialità
naturalistiche del territorio, e invece di seguire la facile strada di
una proposta generica di vacanza, hanno profuso le loro energie e la loro
creatività per realizzare un catalogo veramente completo di escursioni
e trekking, che in breve è diventato un punto di riferimento e
paragone per le nuove tendenze del turismo legato alla montagna. Con la
collaborazione di Michele Dalla Palma, coordinatore del progetto, l'APT
Lagorai propone anche per il 2001 un ricco calendario di uscite, da uno
a tre giorni, con vari livelli di difficoltà, alcune in autosufficienza,
altre con pernottamenti in malghe adeguatamente attrezzate. Punta di diamante
dell'estate il trekking "Lagorai High Lab", che si effettuerà
dal 17 al 19 agosto e propone la traversata, in tre giorni e in totale
autosufficienza, del settore orientale della catena montuosa. L'impresa
è organizzata in collaborazione con Ferrino, uno dei principali
produttori di attrezzature per l'outdoor, che testerà sul campo
alcuni nuovi modelli di zaini, tende e sacchi-letto, mettendoli gratuitamente
a disposizione dei partecipanti, il cui numero massimo è stato
fissato a sedici persone.
DA NON PERDERE
La grotta di Castel Tesino
La "perla" naturale più preziosa della zona è
la Grotta di Castello Tesino, che si apre nella selvaggia gola scavata
dal torrente Senaiga tra il Monte Agaro e il Monte Coppolo. Attrezzata
per le visite turistiche, offre al visitatore un paesaggio fiabesco costruito
dal lento ma inarrestabile lavorio dell'acqua sulla roccia calcarea. Le
sue gallerie serpeggiano all'interno della montagna per circa quattrocento
metri, e la costante presenza dell'acqua ha favorito una ricca fauna sotterranea.
L'esplorazione non è ancora conclusa poiché la parte terminale
del ramo principale è costituita da un sifone perennemente allagato
che forma un laghetto. Per consentire la visita della grotta anche in
periodi di pioggia abbondante, l'ingresso avviene oggi attraverso una
galleria scavata artificialmente nella roccia calcarea.
La grotta di Castel Tesino ha poi una caratteristica che la rende unica:
già i primi esploratori avevano notato incisi sulla roccia, in
vari punti della cavità, degli strani segni: gruppi di cinque linee
quasi paralleli nella parte bassa e poi allargati a ventaglio verso l'alto.
Dopo attenti esami vennero attribuite dagli studiosi all'Ursus Spelaeus
Ros, il temibile orso delle caverne, contemporaneo dell'uomo preistorico
nel Quaternario. È l'unica caverna di questa parte delle Alpi che
conserva queste preziosissime tracce, peraltro rilevate in pochissime
altre località europee.
Scavi archeologici retici
La storia del Tesino si perde nella notte dei tempi, quando la caccia
e la raccolta dei frutti spontanei erano l'unica fonte di sostentamento
per i nostri progenitori. Le prime tracce della presenza umana in queste
zone risalgono al tardo Paleolitico, tra il 10000 e il 6000 a.C., mentre
i primi insediamenti stabili sono datati intorno al 1200 a.C., quando
i cacciatori nomadi impararono a coltivare la terra e, scoperti i segreti
delle rocce, si trasformarono in minatori, estraendo dalla montagna il
rame arsenicale di cui era ricca. Sulla sommità del colle di San
Ippolito, presso Castello Tesino, gli archeologi stanno portando alla
luce le fondamenta di un antico villaggio precedente al passaggio della
civiltà romana.
Le tracce dell'insediamento preistorico sono di importanza fondamentale
per lo studio dell'antica popolazione dei Reti, che erano stanziati dalla
piana del Danubio fino alle propaggini meridionali delle Alpi, e si arresero
alle armate imperiali romane soltanto dopo una violenta stagione di campagne
militari.
San Ippolito
Nei pressi dell'antico insediamento retico di Castello, sul tracciato
della Via Claudia
Augusta Altinate sorge la piccola chiesa romanica di San Ippolito,
un'opera di straordinario valore artistico testimonianza della religiosità
delle antiche popolazioni montanare. Costruita probabilmente con finalità
di difesa militare, fu meta per tutto il Medioevo di pellegrini e viandanti
che si recavano in Terra Santa e attraversavano l'altipiano lungo l'antica
strada romana. In quell'epoca era stata completamente affrescata all'interno
con raffigurazioni rappresentative di una cultura semplice e rurale, una
sorta di Bibbia per contadini e pastori che, non sapendo o non potendo
leggere i testi sacri, trovavano in questi disegni una risposta e un conforto
ai propri bisogni religiosi. Nella seconda metà del XVI secolo,
con l'affermarsi del periodo buio della Controriforma, vennero abolite
e distrutte dal potere ecclesiastico tutte le forme di arte sacra che
comunicavano direttamente col popolo, ed anche la piccola cappella di
San Ippolito non sfuggì alla condanna dei vescovi. Fu completamente
intonacata, e i suoi splendidi affreschi si persero nel ricordo delle
vecchie generazioni. Solo per caso, dopo secoli di oblio, furono scoperti
nel 1927, e una recente opera di restauro li ha riportati all'antico splendore.
GLI ITINERARI
Il Trodo dei Fiori
Accesso: Passo Brocon
difficoltà: E
dislivello: 450 metri in salita
tempo di percorrenza: ore 2.00
Milioni di variopinte corolle trapuntano prati che sembrano
infiniti, simili ad arazzi appoggiati a coprire un paesaggio di incantevole
bellezza, dove lo sguardo può spaziare dalle ardite torri dolomitiche
di pietra rosa delle Pale di San Martino all'imponente mole della Cima
d'Asta, che staglia nel cielo i suoi pinnacoli spesso sfumati di candida
neve anche in piena estate, o perdersi verso la pianura padana, che si
intravede oltre il solco profondo della Valsugana. Se l'altipiano del
Tesino è un autentico belvedere sospeso tra panorami incantevoli,
il Trodo (sentiero, nel dialetto locale) dei Fiori rappresenta certamente
la sua parte più spettacolare, anche se è risulta difficile
distogliere lo sguardo dal terreno, rapito dai mille colori di una fioritura
straordinaria. Il segreto dell'incredibile varietà botanica di
questa zona è nascosto tra le rocce che formano queste montagne:
gli strati sovrapposti di calcari, risalenti a 190.000 milioni di anni
fa, presenti sulla dorsale che dal Passo del Brocon si allunga verso Col
del Boia, sono particolarmente adatti alla crescita di molte piante. Oltre
Col del Boia, quasi all'improvviso, la pietra calcarea cede il posto alle
scure rocce cristalline del granito di Cima d'Asta e delle filladi quarzifere,
e qui crescono rigogliosi i fiori tipici dei terreni acidi, che aumentano
in modo eccezionale la varietà floreale di questo sentiero. Con
una passeggiata di qualche ora in questo straordinario giardino botanico
naturale è possibile ammirare fiori, anche molto rari, che in altre
zone montuose richiederebbero giornate intere di ricerca.
Dal Passo del Brocon, 1615 metri, presso l'albergo Pizzo degli Uccelli
inizia il facile sentiero, segnalato con segnavia 396, che segue una vecchia
mulattiera della Prima Guerra Mondiale, risalendo in direzione nord con
ampi tornanti i pascoli del versante assolato del Col dele Béne,
fino a quota 1900. Verso l'alto, raggiunto il crinale roccioso dei Cainéi
il percorso diventa pianeggiante e segue il solco di una vecchia trincea
di guerra, fino a raggiungere i 2066 metri del Col del Boia. Si può
proseguire fino a Forcella Cavallara, 1985 metri, dove si incrocia il
segnavia 385. Il rientro si compie sullo stesso percorso, o seguendo un'evidente
mulattiera poco discosta dal sentiero di salita. Presso i due rifugi del
Passo, albergo Pizzo degli Uccelli e albergo Passo Brocon, è possibile
timbrare per il Trekking Master.
Cima d'Asta
Accesso: Malga Sorgazza, Val Malene
difficoltà: EE
dislivello: 1025 metri in salita
tempo di percorrenza: ore 3.30 - ore 7 per l'intero percorso ad anello
La salita alla Cima d'Asta, la maggior elevazione della
Catena del Lagorai, pur non essendo un'impresa alpinistica richiede allenamento,
per la relativa lunghezza dell'itinerario, e piede fermo soprattutto con
condizioni di umido o bagnato, poichè l'ultima parte dell'avvicinamento
al rifugio Ottone Brentari si svolge su placche lisce di bellissimo granito
bruno, che, pur non rappresentando alcun pericolo, possono però
riservare ai più distratti dei sonori scivoloni. Superato il fondovalle
boscoso, l'ambiente è quello dell'alta quota e molto suggestiva
è l'area dove sorge il rifugio Brentari, sulle rive di uno splendido
lago glaciale proprio ai piedi della parete sud della montagna, che si
innalza verticale per oltre quattrocento metri e offre agli alpinisti
impegnative vie su roccia bellissima e compatta.
Da Malga Sorgazza, 1450 metri, dove si lascia l'auto, il sentiero segnalato
327 percorre il fondovalle dell'alta Val Malene fino al ponte di Val Vendrame,
che permette di superare verso destra l'impetuoso torrente Grigno. In
un ambiente che si trasforma, diventando selvaggio, si risalgono le evidenti,
ripide lastronate di granito fino al Rifugio Ottone Brentari, proprietà
della SAT, a 2473 metri. Al gestore del rifugio si può richiedere
il timbro per il Trekking Master. In caso di nebbia, fare molta attenzione
nell'ultimo tratto prima del rifugio poichè le segnalazioni sono
sulla roccia e non è possibile scorgere altre tracce di passaggio.
La salita alla cima dal rifugio richiede un minimo di esperienza alpinistica,
risalendo ghiaioni e tratti attrezzati.
Il sentiero segnalato 386 costituisce una bellissima alternativa per il
ritorno (escludendo le giornate nebbiose!): dal rifugio si segue il sentiero
su facili roccette che costeggia il versante est del Passetto, 2589 metri,
e segue quindi il crinale fino al Monte Coston, 2017 metri, per poi scendere
con numerosi tornanti una mulattiera che conduce verso il fondovalle,
fino a Malga Sorgazza.
Cime di Rava
Accesso: Pieve Tesino, località Spiado
difficoltà: EE
dislivello: 1130 metri in salita
tempo di percorrenza: ore 6 per l'intero percorso ad anello - ore 8.30
con salita al Cimon Rava
Il sottogruppo delle Cime di Rava è l'area più
selvaggia e meno conosciuta della catena del Lagorai, probabilmente uno
degli ambienti più solitari dell'intero arco alpino. Praterie,
laghi e imponenti crinali rocciosi caratterizzano questo itinerario che
esalta gli aspetti più affascinanti del Lagorai, trasformando una
semplice escursione in montagna in una vera avventura dentro una natura
ancora incontaminata.
Dal rifugio Spiado, 1270 metri, per strada forestale e poi con il sentiero
segnalato segnavia 366, che sale dapprima un rado lariceto e quindi si
inoltra tra ampi pascoli, si tocca Malga Fierollo di Sotto, 1482 metri,
salendo ancora fino a Forcella Fierollo, 2246 metri. Questo valico è
particolarmente interessante sia per lo straordinario panorama, sia per
i residui delle fortificazioni erette durante il primo conflitto mondiale
del 1915-18. Oltrepassata la forcella si scende verso Malga Rava di Sopra,
2030 metri, nei pressi del Lago di Mezzo. Qui si incrocia il sentiero
segnalato segnavia 365, che si può imboccare in direzione nord
per raggiungere il Lago Grande e il Cimon Rava, 2436 metri, (ore 1.30
dalla Malga), oppure in direzione sud per ritornare al punto di partenza.
Timbro per il Trekking Master presso il Rifugio Spiado.
NOTIZIE UTILI
Come Arrivare
Da Trento- dopo l'uscita autostradale, prendere la SS47 della Valsugana
in direzione Bassano, seguendola fino a Villagnedo (40km), e imboccare
poi a sinistra la provinciale n° 78 che sale verso l'altopiano del
Tesino.
Da Bassano Del Grappa - prendere la SS47 della Valsugana in direzione
Trento fino a Villagnedo (50km), e imboccare poi a destra la provinciale
n° 78 che sale verso l'altopiano del Tesino.
In treno, con la ferrovia della Valsugana, sia da Trento che da Bassano,
stazioni di Borgo Valsugana, Strigno e Ospedaletto.
Collegamenti regolari con autocorriere da Trento e da Borgo Valsugana.
In aereo, gli scali più vicini sono Bolzano, Venezia e Verona.
Cosa fare
Da luglio a settembre un ricco calendario di escursioni per conoscere
i Lagorai, organizzate dall'APT
Dove alloggiare
Nove alberghi da una a tre stelle, col calore genuino della gestione familiare,
due attrezzatissimi campeggi e numerosi appartamenti offrono un ventaglio
di proposte in grado di soddisfare ogni esigenza.
Michele Dalla Palma
Sportivo professionista, affianca alle attività in montagna il lavoro
di giornalista, foto-reporter ed esperto di comunicazione. È coordinatore
editoriale e marketing del gruppo Piero Amighetti, che pubblica i periodici
"La rivista del Trekking" e "Viaggi Italia". È istruttore
nazionale di sci della FISI, istruttore di alpinismo e scialpinismo del
CAI. È stato organizzatore e protagonista di numerose spedizioni in Himalaya,
in Tibet e sulle Ande Sudamericane |