Lagorai natura in libertà
di Michele Dalla Palma
 

Una full immersion nella natura incontaminata dell'altipiano del Tesino

Un'isola verde protetta e difesa da montagne selvagge; così si presenta l'altipiano del Tesino allo sguardo dell'escursionista che, lasciata l'auto in uno dei paesi della zona, Castello, Pieve, Cinte, si inoltra tra prati e boschi verso i bastioni di porfido bruno della catena del Lagorai. Poco antropizzata e defilata rispetto all'importante collegamento tra la pianura veneta e il Trentino Alto Adige, costituito dalla Valsugana, nonostante la relativa vicinanza con il fondovalle quest'area montana ha mantenuto fino ad oggi caratteristiche naturalistiche probabilmente uniche in tutto l'arco alpino, che gli hanno valso il titolo di "ultima wilderness delle Alpi".

Gli uomini delle immagini

Eppure, da questo piccolo universo alpino, apparentemente chiuso e quasi isolato dal resto del mondo, in epoche ben lontane dall'attuale globalizzazione che ha annullato le distanze, gli abitanti dell'altipiano si sono incamminati sulle vie del mondo. Antesignani dei moderni trekker, gli abitanti del Tesino, montanari per nascita, si trasformarono in commercianti e, con il basto di legno appositamente costruito per trasportare merci, la "cassèla", partirono a piedi verso mete sempre più lontane, dando vita ad una florida economia in questa piccola area valligiana altrimenti destinata, come le zone limitrofe, ad un difficile regime di sopravvivenza. L'incontro con i Remondini di Bassano del Grappa, famosi produttori di stampe, segnò una svolta decisiva nell'attività di questo popolo montanaro. Dai primi anni del 1600 fino all'inizio del secolo scorso, i "perteganti", così venivano chiamati i venditori di immagini tesini, raggiunsero le grandi capitali del Vecchio Continente, Mosca, Londra, San Pietroburgo, Parigi, per spingersi poi ancora più lontano, fino in India, Cina e America. Da abili imprenditori, col tempo divennero essi stessi produttori di stampe, e la conoscenza diretta di paesi e culture infinitamente lontane dalla propria, che certosinamente venivano trasposte in immagini, contribuì, nei secoli scorsi, a diffondere in tutta Europa, se non addirittura nel mondo, la conoscenza di usi, costumi, religioni e tradizioni diverse, assieme a vedute di città, panorami e paesi sconosciuti alla maggior parte delle persone.
Tuttavia tra le montagne del Tesino rimanevano le donne, a crescere i figli e mantenere vive le tradizioni che, ancora oggi, distinguono il Tesino per peculiarità etnografiche e culturali. E dopo viaggi che a volte duravano anni, i "perteganti" ritornavano sempre al paese, carichi di nuove esperienze e conoscenze che trasferivano sui giovani, ansiosi di poter partire a loro volta alla scoperta del mondo.

Un paradiso naturalistico

Praterie che si arrampicano fino ai piedi di creste rocciose frastagliate e incombenti, boschi di abeti, larici e cirmoli che si mischiano al faggio e alla betulla, e nelle varie stagioni dell'anno assumono colorazioni straordinariamente variegate, l'esplosione della fioritura del rododendro che a inizio estate infiamma di rosso le pendici della montagna, gli incontri con la marmotta, il camoscio e il gallo cedrone, ma soprattutto la possibilità di penetrare per ore, addirittura giorni, in una natura ancora incontaminata riscoprendo la bellezza e la potenza dell'ambiente alpino: tutto questo, e molto altro, è la catena del Lagorai. Non a caso quest'area viene paragonata alle estensioni selvagge del Grande Nord canadese e nordamericano. E non per caso le foreste e le creste della catena che divide la Valsugana e il Tesino dalla Val di Fiemme rappresentano il nascondiglio sicuro dell'ultimo grande felino selvatico europeo, la lince, che qui ha trovato rifugio dall'invasione dell'uomo.

Terra d'acqua e di laghi

Anche all'occhio dell'escursionista distratto la caratteristica peculiare di questi luoghi si mette subito in mostra sotto forma di spumeggianti cascate, corsi d'acqua irruenti che si conquistano lo spazio tra le pietre, placidi ruscelli cristallini che serpeggiano tra l'erba grassa dei pascoli e, soprattutto, una miriade di laghi, di ogni dimensione, che impreziosiscono con i loro riflessi blu cobalto il paesaggio del Lagorai. Probabilmente proprio dalla presenza di numerosi bacini, che non trova riscontro in alcun'altra parte delle Alpi, queste montagne derivano il loro nome: ben centoquattro sono gli specchi d'acqua perenni che, come gemme, punteggiano il cammino del trekker dal Passo Rolle, nel cuore delle Dolomiti, alla Val dei Mocheni, alla periferia del capoluogo trentino. Alcuni dei più caratteristici e suggestivi si trovano proprio sul territorio dell'altipiano del Tesino, a cominciare dal laghetto incastonato ai piedi della scura parete di Cima d'Asta, la maggior elevazione del gruppo con i suoi 2847 metri, per toccare i romantici, a dispetto del nome, laghetti della Val d'Inferno, i laghi delle Cime di Rava o i numerosi bacini dei Lasteati, sopra il Passo Cinque Croci, che hanno colonizzato ogni risalto di terreno creando un ambiente di incomparabile bellezza.

Lagorai, palestra di trekking

La lunghezza dei percorsi e la possibilità di compiere itinerari circolari, i dislivelli spesso consistenti, la quasi totale assenza di rifugi e la conseguente necessità di essere autosufficienti, la possibilità di avere sempre a disposizione un laghetto sulle cui rive accamparsi, i panorami che non temono confronti con le valli himalayane o gli spazi sconfinati del Grande Nord, la garanzia di sentirsi "soli" e circondati da una natura di straordinaria bellezza, fanno del Lagorai la palestra ideale per sperimentare le proprie capacità di vivere completamente immersi nell'ambiente naturale montano. Una caratteristica che pochi altri posti possono garantire, a meno di affrontare lunghi viaggi per raggiungere le aree più isolate del pianeta. A qualche ora dai centri urbani, dalle strade trafficate e dai propri automezzi, il palcoscenico del Lagorai si offre con le sue straordinarie caratteristiche agli amanti dell'avventura in montagna.

Natura in libertà!

È questo lo slogan che l'Azienda di Promozione Turistica Lagorai, Valsugana Orientale e Tesino ha coniato per promuovere le proprie iniziative, caratterizzate da una proposta a 360° di trekking per ogni esigenza e livello tecnico. Con grande lungimiranza, i responsabili della promozione turistica di quest'area hanno fin da subito intuito le incredibili potenzialità naturalistiche del territorio, e invece di seguire la facile strada di una proposta generica di vacanza, hanno profuso le loro energie e la loro creatività per realizzare un catalogo veramente completo di escursioni e trekking, che in breve è diventato un punto di riferimento e paragone per le nuove tendenze del turismo legato alla montagna. Con la collaborazione di Michele Dalla Palma, coordinatore del progetto, l'APT Lagorai propone anche per il 2001 un ricco calendario di uscite, da uno a tre giorni, con vari livelli di difficoltà, alcune in autosufficienza, altre con pernottamenti in malghe adeguatamente attrezzate. Punta di diamante dell'estate il trekking "Lagorai High Lab", che si effettuerà dal 17 al 19 agosto e propone la traversata, in tre giorni e in totale autosufficienza, del settore orientale della catena montuosa. L'impresa è organizzata in collaborazione con Ferrino, uno dei principali produttori di attrezzature per l'outdoor, che testerà sul campo alcuni nuovi modelli di zaini, tende e sacchi-letto, mettendoli gratuitamente a disposizione dei partecipanti, il cui numero massimo è stato fissato a sedici persone.


DA NON PERDERE

La grotta di Castel Tesino

La "perla" naturale più preziosa della zona è la Grotta di Castello Tesino, che si apre nella selvaggia gola scavata dal torrente Senaiga tra il Monte Agaro e il Monte Coppolo. Attrezzata per le visite turistiche, offre al visitatore un paesaggio fiabesco costruito dal lento ma inarrestabile lavorio dell'acqua sulla roccia calcarea. Le sue gallerie serpeggiano all'interno della montagna per circa quattrocento metri, e la costante presenza dell'acqua ha favorito una ricca fauna sotterranea. L'esplorazione non è ancora conclusa poiché la parte terminale del ramo principale è costituita da un sifone perennemente allagato che forma un laghetto. Per consentire la visita della grotta anche in periodi di pioggia abbondante, l'ingresso avviene oggi attraverso una galleria scavata artificialmente nella roccia calcarea.
La grotta di Castel Tesino ha poi una caratteristica che la rende unica: già i primi esploratori avevano notato incisi sulla roccia, in vari punti della cavità, degli strani segni: gruppi di cinque linee quasi paralleli nella parte bassa e poi allargati a ventaglio verso l'alto. Dopo attenti esami vennero attribuite dagli studiosi all'Ursus Spelaeus Ros, il temibile orso delle caverne, contemporaneo dell'uomo preistorico nel Quaternario. È l'unica caverna di questa parte delle Alpi che conserva queste preziosissime tracce, peraltro rilevate in pochissime altre località europee.

Scavi archeologici retici

La storia del Tesino si perde nella notte dei tempi, quando la caccia e la raccolta dei frutti spontanei erano l'unica fonte di sostentamento per i nostri progenitori. Le prime tracce della presenza umana in queste zone risalgono al tardo Paleolitico, tra il 10000 e il 6000 a.C., mentre i primi insediamenti stabili sono datati intorno al 1200 a.C., quando i cacciatori nomadi impararono a coltivare la terra e, scoperti i segreti delle rocce, si trasformarono in minatori, estraendo dalla montagna il rame arsenicale di cui era ricca. Sulla sommità del colle di San Ippolito, presso Castello Tesino, gli archeologi stanno portando alla luce le fondamenta di un antico villaggio precedente al passaggio della civiltà romana.
Le tracce dell'insediamento preistorico sono di importanza fondamentale per lo studio dell'antica popolazione dei Reti, che erano stanziati dalla piana del Danubio fino alle propaggini meridionali delle Alpi, e si arresero alle armate imperiali romane soltanto dopo una violenta stagione di campagne militari.

San Ippolito

Nei pressi dell'antico insediamento retico di Castello, sul tracciato della Via Claudia Augusta Altinate sorge la piccola chiesa romanica di San Ippolito, un'opera di straordinario valore artistico testimonianza della religiosità delle antiche popolazioni montanare. Costruita probabilmente con finalità di difesa militare, fu meta per tutto il Medioevo di pellegrini e viandanti che si recavano in Terra Santa e attraversavano l'altipiano lungo l'antica strada romana. In quell'epoca era stata completamente affrescata all'interno con raffigurazioni rappresentative di una cultura semplice e rurale, una sorta di Bibbia per contadini e pastori che, non sapendo o non potendo leggere i testi sacri, trovavano in questi disegni una risposta e un conforto ai propri bisogni religiosi. Nella seconda metà del XVI secolo, con l'affermarsi del periodo buio della Controriforma, vennero abolite e distrutte dal potere ecclesiastico tutte le forme di arte sacra che comunicavano direttamente col popolo, ed anche la piccola cappella di San Ippolito non sfuggì alla condanna dei vescovi. Fu completamente intonacata, e i suoi splendidi affreschi si persero nel ricordo delle vecchie generazioni. Solo per caso, dopo secoli di oblio, furono scoperti nel 1927, e una recente opera di restauro li ha riportati all'antico splendore.


GLI ITINERARI

Il Trodo dei Fiori
Accesso: Passo Brocon
difficoltà: E
dislivello: 450 metri in salita
tempo di percorrenza: ore 2.00

Milioni di variopinte corolle trapuntano prati che sembrano infiniti, simili ad arazzi appoggiati a coprire un paesaggio di incantevole bellezza, dove lo sguardo può spaziare dalle ardite torri dolomitiche di pietra rosa delle Pale di San Martino all'imponente mole della Cima d'Asta, che staglia nel cielo i suoi pinnacoli spesso sfumati di candida neve anche in piena estate, o perdersi verso la pianura padana, che si intravede oltre il solco profondo della Valsugana. Se l'altipiano del Tesino è un autentico belvedere sospeso tra panorami incantevoli, il Trodo (sentiero, nel dialetto locale) dei Fiori rappresenta certamente la sua parte più spettacolare, anche se è risulta difficile distogliere lo sguardo dal terreno, rapito dai mille colori di una fioritura straordinaria. Il segreto dell'incredibile varietà botanica di questa zona è nascosto tra le rocce che formano queste montagne: gli strati sovrapposti di calcari, risalenti a 190.000 milioni di anni fa, presenti sulla dorsale che dal Passo del Brocon si allunga verso Col del Boia, sono particolarmente adatti alla crescita di molte piante. Oltre Col del Boia, quasi all'improvviso, la pietra calcarea cede il posto alle scure rocce cristalline del granito di Cima d'Asta e delle filladi quarzifere, e qui crescono rigogliosi i fiori tipici dei terreni acidi, che aumentano in modo eccezionale la varietà floreale di questo sentiero. Con una passeggiata di qualche ora in questo straordinario giardino botanico naturale è possibile ammirare fiori, anche molto rari, che in altre zone montuose richiederebbero giornate intere di ricerca.
Dal Passo del Brocon, 1615 metri, presso l'albergo Pizzo degli Uccelli inizia il facile sentiero, segnalato con segnavia 396, che segue una vecchia mulattiera della Prima Guerra Mondiale, risalendo in direzione nord con ampi tornanti i pascoli del versante assolato del Col dele Béne, fino a quota 1900. Verso l'alto, raggiunto il crinale roccioso dei Cainéi il percorso diventa pianeggiante e segue il solco di una vecchia trincea di guerra, fino a raggiungere i 2066 metri del Col del Boia. Si può proseguire fino a Forcella Cavallara, 1985 metri, dove si incrocia il segnavia 385. Il rientro si compie sullo stesso percorso, o seguendo un'evidente mulattiera poco discosta dal sentiero di salita. Presso i due rifugi del Passo, albergo Pizzo degli Uccelli e albergo Passo Brocon, è possibile timbrare per il Trekking Master.

Cima d'Asta
Accesso: Malga Sorgazza, Val Malene
difficoltà: EE
dislivello: 1025 metri in salita
tempo di percorrenza: ore 3.30 - ore 7 per l'intero percorso ad anello

La salita alla Cima d'Asta, la maggior elevazione della Catena del Lagorai, pur non essendo un'impresa alpinistica richiede allenamento, per la relativa lunghezza dell'itinerario, e piede fermo soprattutto con condizioni di umido o bagnato, poichè l'ultima parte dell'avvicinamento al rifugio Ottone Brentari si svolge su placche lisce di bellissimo granito bruno, che, pur non rappresentando alcun pericolo, possono però riservare ai più distratti dei sonori scivoloni. Superato il fondovalle boscoso, l'ambiente è quello dell'alta quota e molto suggestiva è l'area dove sorge il rifugio Brentari, sulle rive di uno splendido lago glaciale proprio ai piedi della parete sud della montagna, che si innalza verticale per oltre quattrocento metri e offre agli alpinisti impegnative vie su roccia bellissima e compatta.
Da Malga Sorgazza, 1450 metri, dove si lascia l'auto, il sentiero segnalato 327 percorre il fondovalle dell'alta Val Malene fino al ponte di Val Vendrame, che permette di superare verso destra l'impetuoso torrente Grigno. In un ambiente che si trasforma, diventando selvaggio, si risalgono le evidenti, ripide lastronate di granito fino al Rifugio Ottone Brentari, proprietà della SAT, a 2473 metri. Al gestore del rifugio si può richiedere il timbro per il Trekking Master. In caso di nebbia, fare molta attenzione nell'ultimo tratto prima del rifugio poichè le segnalazioni sono sulla roccia e non è possibile scorgere altre tracce di passaggio. La salita alla cima dal rifugio richiede un minimo di esperienza alpinistica, risalendo ghiaioni e tratti attrezzati.
Il sentiero segnalato 386 costituisce una bellissima alternativa per il ritorno (escludendo le giornate nebbiose!): dal rifugio si segue il sentiero su facili roccette che costeggia il versante est del Passetto, 2589 metri, e segue quindi il crinale fino al Monte Coston, 2017 metri, per poi scendere con numerosi tornanti una mulattiera che conduce verso il fondovalle, fino a Malga Sorgazza.

Cime di Rava
Accesso: Pieve Tesino, località Spiado
difficoltà: EE
dislivello: 1130 metri in salita
tempo di percorrenza: ore 6 per l'intero percorso ad anello - ore 8.30 con salita al Cimon Rava

Il sottogruppo delle Cime di Rava è l'area più selvaggia e meno conosciuta della catena del Lagorai, probabilmente uno degli ambienti più solitari dell'intero arco alpino. Praterie, laghi e imponenti crinali rocciosi caratterizzano questo itinerario che esalta gli aspetti più affascinanti del Lagorai, trasformando una semplice escursione in montagna in una vera avventura dentro una natura ancora incontaminata.
Dal rifugio Spiado, 1270 metri, per strada forestale e poi con il sentiero segnalato segnavia 366, che sale dapprima un rado lariceto e quindi si inoltra tra ampi pascoli, si tocca Malga Fierollo di Sotto, 1482 metri, salendo ancora fino a Forcella Fierollo, 2246 metri. Questo valico è particolarmente interessante sia per lo straordinario panorama, sia per i residui delle fortificazioni erette durante il primo conflitto mondiale del 1915-18. Oltrepassata la forcella si scende verso Malga Rava di Sopra, 2030 metri, nei pressi del Lago di Mezzo. Qui si incrocia il sentiero segnalato segnavia 365, che si può imboccare in direzione nord per raggiungere il Lago Grande e il Cimon Rava, 2436 metri, (ore 1.30 dalla Malga), oppure in direzione sud per ritornare al punto di partenza. Timbro per il Trekking Master presso il Rifugio Spiado.

NOTIZIE UTILI

Come Arrivare

Da Trento- dopo l'uscita autostradale, prendere la SS47 della Valsugana in direzione Bassano, seguendola fino a Villagnedo (40km), e imboccare poi a sinistra la provinciale n° 78 che sale verso l'altopiano del Tesino.
Da Bassano Del Grappa - prendere la SS47 della Valsugana in direzione Trento fino a Villagnedo (50km), e imboccare poi a destra la provinciale n° 78 che sale verso l'altopiano del Tesino.
In treno, con la ferrovia della Valsugana, sia da Trento che da Bassano, stazioni di Borgo Valsugana, Strigno e Ospedaletto.
Collegamenti regolari con autocorriere da Trento e da Borgo Valsugana.
In aereo, gli scali più vicini sono Bolzano, Venezia e Verona.

Cosa fare
Da luglio a settembre un ricco calendario di escursioni per conoscere i Lagorai, organizzate dall'APT

Dove alloggiare

Nove alberghi da una a tre stelle, col calore genuino della gestione familiare, due attrezzatissimi campeggi e numerosi appartamenti offrono un ventaglio di proposte in grado di soddisfare ogni esigenza.

Michele Dalla Palma
Sportivo professionista, affianca alle attività in montagna il lavoro di giornalista, foto-reporter ed esperto di comunicazione. È coordinatore editoriale e marketing del gruppo Piero Amighetti, che pubblica i periodici "La rivista del Trekking" e "Viaggi Italia". È istruttore nazionale di sci della FISI, istruttore di alpinismo e scialpinismo del CAI. È stato organizzatore e protagonista di numerose spedizioni in Himalaya, in Tibet e sulle Ande Sudamericane