
Arte in villa. Trento, via Rosmini: mosaico
policromo, particolare. (Foto Munerati - Archivio fotografico Ufficio
Beni Archeologici) |
Dottor Ciurletti, il suo saggio pubblicato sul secondo
volume della "Storia del Trentino" è un po' la summa delle
ricerche archeologiche condotte a Trento negli ultimi trent'anni. Che cosa
ci dicono queste ricerche sulle origini della città romana di Tridentum?
Fino a una quindicina d'anni fa si riteneva
comunemente che risalissero al 23 a.C., a causa della data attribuita alla
lapide di Marco Apuleio, inserita nella muratura esterna della chiesa di
Santa Apollinare. Questa lapide costituisce la più antica testimonianza
archeologica dell'esistenza di una importante opera pubblica romana nella
valle dell'Adige, ma l'epigrafe in realtà non riporta date precise;
dice solamente che Marco Apuleio, legato di Augusto, ha ricevuto un incarico,
la cui natura ci è rimasta ignota. Oggi, sulla base dei successivi
ritrovamenti archeologici ai livelli più bassi del sottosuolo
ceramiche, monete, vetri e così via ma anche dei progressi
della storiografia relativi alle vicende della Transpadania, possiamo affermare
con una certa sicurezza che la città romana nacque un po' prima,
attorno alla metà del I secolo a.C., anche se venne monumentalizzata
in epoca augustea.
 |
|
Mosaico policromo. Trento, Villa
Romana di via Rosmini.
(Foto Munerati - Archivio fotografico Ufficio Beni Archeologici) |
|
Quale funzione attribuirono alla città i
suoi fondatori?
Essenzialmente quella di piazzaforte militare.
La fondazione di Tridentum rientra nella politica avviata dalla tarda repubblica
di romanizzazione della Transpadania dopo la calata dei Cimbri, che avevano
portato grandi devastazioni. Diciamo che la funzione di Trento era duplice:
presidiare l'importante passaggio alpino che dal Brennero conduceva nel
cuore della pianura padana e quindi difendere Verona, una città
già importante all'epoca della fondazione di Tridentum ma
anche supportare le campagne militari condotte dai successori di Cesare
contro i Reti. In quanto alle popolazioni locali, esse non costituivano
una gran fonte di problemi, avendo iniziato a stabilire contatti pacifici
con i Romani già dal II secolo a.C. Parliamo
un po' di dimensioni. Quant'era grande la Trento romana?
Era una piccola città. In tutto occupava
non più di tredici ettari, densamente urbanizzati: circa un quarto
dello spazio occupato, ad esempio, da Aosta, altra città alpina,
fondata nel 25 a.C. Bisogna tenere conto del fatto che, almeno all'inizio,
non ospitava una cittadinanza vera e propria; era una città di
funzionari e di soldati, 'calata dall'alto'. La pianta stessa, che richiama
quelle di Torino e di Aosta, può essere considerata come uno degli
esempi più significativi di schema urbanistico mutuato dal castrum
militare. Ma un secolo dopo la sua nascita, a causa dell'attrazione esercitata
dal polo cittadino sul circondario, che provoca una crescita della popolazione,
si comincia a costruire fuori dalla cerchia muraria. Oggi stiamo rivedendo
le nostre posizioni relativamente a questa città 'fuori le mura'.
Infatti, se prima pensavamo che la Villa romana di via Rosmini costituisse
un caso isolato di edificazione al di là del perimetro urbano,
ora gli scavi cominciano a delineare una periferia molto più estesa,
con ville e opifici alternati ai coltivi.
 |
|
Tra le mura e il fiume. L'antico
corso dell'Adige ed il perimetro di "Tridentum" romana sovrapposti
alla città odierna.
(Archivio otografico Ufficio Beni Archeologici) |
|
Con la sua crescita, cambiano anche le funzioni
della città?
La Trento romana rimane sostanzialmente una
città militare, anche se essendo l'unico centro urbano di questa
parte delle Alpi diventa col tempo per forza di cose anche un luogo di commerci
e di promozione sociale. Ancora alla fine del II secolo, inizio III secolo
d.C. Trento è addetta al vettovagliamento della III Legione Italica
acquartierata sulle sponde del Danubio, presso Castra Regina, l'attuale
Regensburg; la città mantiene quindi una funzione strategica per
le campagne militari condotte a ridosso dell'area alpina, funzione che viene
riconfermata alla metà del IV secolo, epoca di interventi urbanistici
consistenti. Lo stesso anfiteatro, costruito fuori dalla cinta muraria,
in corrispondenza dell'attuale quartiere di San Pietro, probabilmente fu
destinato soprattutto ad ospitare spettacoli per le truppe. Come
dobbiamo figurarci queste famose mura, che racchiudevano il nucleo più
antico dell'urbe?
Le mura erano circondate da un fossato, che
serviva non solo per scopi difensivi ma anche come collettore della rete
fognaria. La loro caratteristica principale è il fatto di essere
costituite da due strutture murarie distinte ma aderenti, edificate in
due epoche diverse. La prima, spessa circa 1,20 metri, venne edificata
alla nascita della città; la seconda, larga circa 1,50-1,70 metri,
venne costruita addosso alla prima, sul lato esterno, probabilmente nel
corso del III secolo. Sul versante interno le ricerche hanno rivelato
poi l'esistenza di un potente rialzo terroso artificiale che separava
le mura dall'inizio delle abitazioni. Difficile dire esattamente a cosa
servisse: forse a consentire ai soldati ed eventualmente alle macchine
da guerra di salire sugli spalti. I rinvenimenti dei resti di due torri
quadrangolari lungo la cinta muraria, una nell'area dell'Istituto Sacro
Cuore, l'altra in Piazza Cesare Battisti, hanno confermato che la città
era munita di torri, edificate in corrispondenza delle terminazioni delle
strade cittadine interne.
Dove si trovava il Foro?
È una questione ancora aperta. Seguendo
lo schema classico, che lo vuole collocato all'incrocio fra il cardo e
il decumanum maximi, molti studiosi lo hanno ubicato in corrispondenza
di palazzo Thun e palazzo Maffei, cioè all'angolo fra via Belenzani
(già via Larga) e via Roma-via Manci (via Lunga). Ma non abbiamo
ancora dati sufficienti a confermare quest'ipotesi. Un'ipotesi alternativa,
alla quale accenno anche nel saggio, è quella dell'area occupata
oggi dalla chiesa di Santa Maria Maggiore. Qui, negli anni Settanta, vennero
alla luce i resti dell'ecclesia innalzata dall'antica comunità
cristiana trentina. Già in precedenza, quindi, l'area doveva avere
un ruolo di spazio pubblico significativo. Rimangono però dei dubbi,
legati essenzialmente al fatto che questo spazio è un po' decentrato,
e non servito dalle vie di comunicazione principali.
Quali altri segreti nasconde la
Trento romana?
Le ricerche condotte dall'Ufficio
Beni archelogici della Provincia negli ultimi vent'anni hanno permesso
di fare chiarezza su molti degli interrogativi che gli scavi realizzati
nel secolo scorso da Francesco Ranzi, questa straordinaria figura di imprenditore
edile con la passione per l'archeologia, lasciavano aperti. Tuttavia il
sottosuolo di Trento nasconde ancora dei misteri. Rimane ad esempio da
chiarire il rapporto della città con il suo fiume. La Trento romana
nasce protetta da un'ansa dell'Adige, come anche Verona, ma su quale fosse
all'epoca l'esatto corso del fiume permangono dei dubbi, così come
sull'esistenza di un eventuale ponte vicino a Torre Vanga. Immaginiamo
però che Trento avesse, analogamente ad altre città, un
porto fluviale, che consentiva alla città di ricevere le merci
provenienti da sud in genere prodotti anforari, come vino, olio,
salsa di pesce e di spedire verso Verona merci quali legname, lana,
forse marmo. E ancora: la strada principale arrivava dritta da sud a porta
"Veronensis", in corrispondenza dell'attuale piazza Duomo? Come
mai allora appena fuori sono stati rinvenuti i resti di botteghe artigiane
proprio sul suo eventuale tracciato? Ed ancora: la città era dotata
di un teatro? E di stabilimenti termali?
Presto tutto questo verrà
messo a disposizione della gente.
Sì, Provincia e Comune hanno avviato
un progetto denominato "Tridentum, città sotterranea",
che costituirà uno dei momenti 'forti' dell'offerta turistica di
Trento , ma anche un motivo di interesse per tutti i residenti. Si tratta
di un percorso lungo i principali siti archeologici cittadini, appositamente
attrezzati per illustrare ai visitatori com'era l'antica Tridentum e com'era
la vita che vi si svolgeva. I siti archelogici non verranno aperti contemporaneamente.
Entro l'estate apriremo alle visite guidate l'area sotto il teatro Sociale.
Altre aree, come la Villa romana di via Rosmini, dovranno attendere ancora
un po'. Nel giro di alcuni anni, comunque, l'intero percorso sarà
accessibile al pubblico.
Da poster trentino 1 febbraio 2001 di M.P |