CONSORZIO ORTOFRUTTICOLO VAL DI GRESTA
200 soci per una superficie coltivata di 100 ettari
 

Il direttore del Consorzio Silvano dalla Serra (foto Agh)
 

Il Consorzio ortofrutticolo Val di Gresta, con sede sociale e struttura di raccolta, conservazione e vendita a Ronzo Chienis, è tra i principali promotori ed organizzatori della Mostra Mercato dei prodotti tipici della zona e di produzioni complementari di altre cooperative del Trentino meridionale. Nato giuridicamente nel 1967, il Consorzio è diventato operativo nel 1972, succedendo alla vecchia organizzazione dei produttori ortofrutticoli di Ronzo Chienis, fondata nei primi anni '40 per la commercializzazione dei cavoli cappucci e dei crauti. Ad oggi la competenza territoriale del Consorzio è estesa all'intera Val di Gresta. I soci sono 206, per una superficie coltivata complessiva di circa 100 ettari. Il magazzino lavora circa 200 quintali di prodotto al giorno ed ha una capacità di conservazione pari a 10 mila quintali. La produzione di ortaggi conferita al Consorzio si aggirerà a fine campagna 2001 intorno a 20 mila quintali. Di questi, 12 mila sono rappresentati da prodotti biologici (60%) e la restante parte da produzione integrata. A questo proposito va detto che proprio il 2000 ha segnato il sorpasso tra la percentuale di conferito biologico e quella di integrato.

"Con il 2001 - aggiunge il direttore Silvano Dallaserra - il trend verso il biologico è salito ancora, ma non si tratta di una scelta dettata dalla volontà di cavalcare l'euforia del momento, ma piuttosto di una strategia di fondo che arriva dal desiderio di qualificare ulteriormente la nostra produzione. Se il terreno, il clima e l'esposizione solare favoriscono gli aspetti intrinseci, quindi il gusto, la certificazione bio garantisce che tutto il processo produttivo viene realizzato nel pieno rispetto delle norme, permettendoci di offrire un prodotto che oltre ad avere un sapore eccellente ha anche una salubrità assicurata".

E il mercato certamente sta apprezzando, dal momento che la domanda è in continua crescita, anche grazie ad una nuova sensibilità da parte del segmento della ristorazione. "Nelle gare d'appalto della ristorazione pubblica - conferma Dallaserra - è stata inserita una percentuale obbligatoria di rifornimenti biologici. Ma non è solo questo. Anche le mense che non sarebbero tenute a mantenere questa disciplina hanno iniziato a ordinare prodotti biologici. Diciamo che per ora in Trentino la sensibilità è molto elevata per ciò che riguarda l'alimentazione dei bambini". Bambini che saranno poi i decisori d'acquisto di domani.


Il presidente Marco Bertolini
(foto Agh)
 

Il Consorzio commercializza gli ortaggi biologici per lo più fuori regione attraverso i canali della grande distribuzione e del dettaglio (negozi specializzati); viceversa accade per quelli integrati, per i quali il Trentino pare essere ghiotto. "Il mercato regionale è meno ricettivo rispetto al nazionale per ciò che attiene le produzioni biologiche - spiega il direttore - vuoi perché solo poca parte della grande distribuzione gli dedica spazio per ragioni di superfici minime di vendita, vuoi perché c'è una mentalità diversa. L'ambiente qui è considerato piuttosto salubre perciò quest'esigenza è meno sentita". I prodotti biologici si ottengono escludendo dalla coltivazione l'impiego di concimi minerali e di antiparassitari di sintesi, nonché qualsiasi mezzo od intervento agronomico di forzatura. La produzione integrata, per contro, non esclude l'impiego di mezzi chimici, ma limita la scelta a principi attivi a debole impatto ambientale, da impiegare solo in caso di accertata necessità.

Le cooperative biologiche devono essere iscritte ad uno speciale albo tenuto dal Servizio Vigilanza e Promozione dell'attività agricola della Provincia Autonoma di Trento. Possono conferire al Consorzio i loro prodotti solo se certificati dall'Aiab, uno dei nove enti riconosciuti dal Ministero, che controlla periodicamente e senza preavviso non solo i campi ma anche il magazzino aziendale delle scorte agrarie, per evitare che nello stesso locale vi sia promiscuità tra prodotti di sintesi e specialità ammesse dalle norme comunitarie per l'orticoltura biologica.

Le aziende che producono integrato, invece, devono sottostare a rigidi protocolli d'intesa il cui rispetto è affidato al controllo costante di vari organismi esterni.