| Arco - Alto GARDA Mercatino di Natale, Parco Botanico Asburgico - 14 dicembre 2002 |
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Girovagando apre il ciclo invernale nell'Alto Garda, precisamente nella bellissima cittadina di Arco, definita anche città-giardino. Grazie alla sua particolare posizione geografica e alla vicinanza del Lago di Garda gode di un clima eccezionalmente mite, immersa in un paesaggio unico tra laghi e montagne spettacolari.
Ci accompagna nella nostra visita il sindaco Renato Veronesi che ci guida alla scoperta di Arco e dintorni. La salubrità del clima ha reso famosa questa località in tutta Europa come luogo di cura e soggiorno, un'oasi ideale di pace e distensione con panorami di eccezionale bellezza (vedere anche la puntata di Tenno del 14 agosto 2002). La vegetazione mediterranea con palme e uliveti fa da singolare contrasto con le montagne intorno che superano i 2000 metri. La cittadina con il suo centro storico di origine medievale, conserva gli antichi rioni e pregevoli palazzi affrescati, parchi e giardini, chiese. E' sovrastata dalla spettacolare rupe con l'antichissimo castello che svetta tra i cipressi con il suo inconfondibile profilo, immortalato in un celebre acquerello di Albrecht Dürer nel suo viaggio in Italia nel 1495.
Ai tempi della "Belle Époque" Arco fu frequentata da un folla cosmopolita di aristocratici e borghesi, che vi trascorreva gli inverni attirata dalla mitezza del clima. L'Arciduca Alberto d'Austria, cugino dell'imperatore Francesco Giuseppe, decise di realizzare ad Arco la sua residenza invernale, con un parco lussureggiante ricco di specie arboree mediterranee ed esotiche. In quel periodo sorsero alberghi, ville, giardini e stabilimenti di cura come pure luoghi di divertimento. Tra gli estimatori della stazione climatica i Granduchi di Toscana e Francesco II, ex re di Napoli e delle Due Sicilie che, ormai in esilio, svernava abitualmente ad Arco ove morì nel 1894. Altri ospiti illustri dell'Alto Garda sono stati il poeta Wolfgang Goethe, gli scrittori Franz Kafka, Heinrich e Thomas Mann, il filosofo Friedrich Nietzsche. Il mercatino asburgico Il Mercatino di Natale di Arco si ispira al glorioso passato asburgico: si presenta con le caratteristiche casette in legno per le vie e nelle piazze: oltre ai prodotti tipici del Natale si possono trovare gli oggetti di produzione artigianale locale, sculture in legno, vasellame in vetro e ceramica, bambole in pezza, giocattoli di legno. Non mancano ovviamente le proposte gastronomiche nei numerosi ristoranti cittadini e negli stand gastronomici all’interno del Mercatino.
Molte sono le iniziative dedicate ai bambini con giochi, feste a tema, trenini, musica e divertimenti. Il Mercatino di Arco fa parte del circuito dei Mercatini di Natale del Trentino con Trento e Levico. Orario di apertura del Mercatino di Arco dal 22 novembre al 24 dicembre venerdì, sabato e domenica dalle 10.00 alle 19.00. Ufficio (e)venti via Maffei, 7 - 38066 Riva del Garda, tel. 0464 560113 - Fax 0464 520900 officina@gardaqui.com - Ulteriori informazioni: parcheggi autobus, e zona manifestazioni Comando Polizia Municipale Arco Tel. 0464 / 583528
Al viaggiatore il castello appare come una rocca inespugnabile, difesa da possenti fortificazioni: la sua imponente torre merlata domina la piana verso la sponda settentrionale del lago di Garda e tiene sotto controllo la valle del Sarca a nord, la stretta fenditura tra le montagne che nelle epoche passate fu spesso percorsa da orde armate dirette verso la Pianura Padana. La piccola strada che risale lo sperone roccioso attraversa una splendida macchia d’olivi. Delle quattro porte di accesso al borgo oggi è visibile solo quella di Transfora (o Stranforio); un tempo c’era anche il ponte levatoio, a conferma dell’esistenza di un fossato che correva attorno alla cinta muraria. Le prime notizie sul complesso fortificato risalgono al secolo XII e se ne trova riscontro nelle lotte per la sua proprietà tra le famiglie di Sejano e di Arco. Furono i Signori di Arco alla fine ad imporsi e a prendere possesso del castello, che occuparono fin verso la fine del Cinquecento, allorquando lasciarono la scomoda rocca per trasferirsi nei più confortevoli palazzi del borgo arcense. Per il castello ebbe inizio un lungo periodo di abbandono culminato, nel 1703, nel saccheggio e nell’incendio ad opera delle truppe francesi del maresciallo Vendôme che si stavano ritirando, dopo aver assediato e bombardato Trento. Nel 1982 il Comune di Arco acquistò il castello dalla contessa Giovanna D'Arco, che ne era divenuta proprietaria nel 1927. Nel 1986 il Servizio Beni Culturali della Provincia Autonoma di Trento avviò radicali lavori di restauro. Il castello di Arco è oggi visitabile tutto l'anno e fa da cornice nel corso dell’estate a spettacoli di musica e prosa. Castello di Arco tel. 0464/532255. Il rione di Stranfora A pochi metri dal Parco Arciducale sono visibili le antiche mura con il portale di accesso al borgo medievale del rione di Stranfora. Una passeggiata senza meta nelle viuzze silenziose osservando i cortili, le volte, i ballatoi, le fontane, gli acciottolati, riserva sorprese ad ogni passo. Tra queste una simpatica vecchina, la signora Viola, che non appena ci scorge dalla finestra scende per offrirci delle caramelle e fare due chiacchiere.
Arboreto di Arco Gli arboreti sono considerati dei musei botanici viventi, assieme agli orti botanici e ai giardini botanici alpini. In poco spazio è concentrata una grande varietà di piante e i visitatori possono conoscere specie rare o provenienti da luoghi lontani. In questi siti protetti è possibile osservare comodamente le fasi della vita delle piante, con grande vantaggio per la didattica, per la conoscenza scientifica e per la conservazione di specie rare.
L'Arboreto di Arco è una parte dell'antico Parco Arciducale creato dall'Arciduca Alberto d'Asburgo nei pressi della Villa Arciducale intorno al 1872. Nella prima metà del XX secolo la superficie del Parco Arciducale si ridusse fino all'attuale estensione, che è di circa un ettaro. Nel 1964, grazie all'interessamento di Walter Larcher, professore di botanica all'Università di Innsbruck, l'area rimasta dell'antico parco fu ristrutturata in funzione di Arboretum, cioè di orto botanico destinato esclusivamente alle specie arboree ed arbustive. Vennero realizzati i "paesaggi vegetali in miniatura", creati allo scopo di ricostruire gli ambienti di origine delle piante. Nel 1992 il Museo Tridentino di Scienze Naturali di Trento riconosce l'importanza scientifica, didattica e ricreativa dell'Arboreto di Arco e promuove un progetto di riqualificazione teso a valorizzare l'interesse botanico e storico dell'area. Tale progetto viene realizzato nel 1993 dal Servizio Ripristino e Valorizzazione Ambientale della Provincia Autonoma di Trento. Nello stesso anno, sulla base di accordi con il Comune di Arco, l'Arboreto diventa sezione staccata del Museo Tridentino di Scienze Naturali di Trento. Nell'Arboreto di Arco ci sono circa 150 specie vegetali di origine e caratteristiche diverse: alberi ed arbusti spontanei nella zona mediterranea, piante utili, piante ornamentali ed esotiche ormai acclimatate nella zona mediterranea, alberi provenienti da regioni con caratteristiche climatiche simili a quelle di Arco (clima temperato umido, temperato caldo e clima subtropicale umido). Le principali regioni di provenienza sono: Europa Meridionale e Centrale, Asia Orientale, America Settentrionale, Centrale e Meridionale, Africa, Australia. L'Arboreto di Arco si trova in via Lomego, all'inizio della strada che porta in località Laghel: è aperto tutti i giorni dell'anno, l'orario da aprile a settembre ore 8-19, da ottobre a marzo ore 9-16, ingresso: gratuito.
L'olivaia di Arco Nel centro di Arco, presso la sala Camillo Lutteri dove ha sede l'associazione artistica Il Transito, una interessante mostra ci illustra il progetto di salvaguardia e valorizzazione della olivaia di Arco, a cura di Giulia Matteotti, dottoressa in pianificazione territoriale urbanistica e ambientale.
Il presidente del gruppo arti visive, l'artista Renato Ischia, ci spiega le finalità del progetto e la grande importanza paesaggistica, storico-cuturale e naturalistica dell'olivaia. Lungo l'attuale passeggiata che risale la rocca si possono osservare infatti gli splendidi monumenti naturali degli olivi secolari, con viste mozzafiato sulla piana di Arco. Notizie e informazioni sul progetto possono essere richieste alla dott.ssa Matteotti, giulia_matteotti@dnet.it. Palazzo dei Panni Con il prof. Romano Turrini di Arco, visitiamo lo storico Palazzo dei Panni, in cui l'amministrazione comunale intende dedicare una sede permanente al grande pittore arcense Giovanni Segantini. Il palazzo alla fine del '700 fu ceduto dai conti D'Arco su iniziativa di un sacerdote, Giovanni Battista Marosi, che realizzò un lanificio, dapprima artigianale poi industriale, per dare lavoro alla popolazione locale. Il palazzo trovò successivamente varie destinazioni d'uso: caserma dei pompieri, teatro, scuola, orfanotrofio, scuola media. Ora è sede della biblioteca civica di Arco, e di "spazi atelier" dedicati a Segantini. Il progetto prevede una sede permanente di esposizione, con biblioteca, audiovisivi etc.
In pochi minuti di automobile da Arco raggiungiamo il paese di Varignano, dove siamo attesi nella antica Trattoria Belvedere per il pranzo. Questo locale ha oltre 100 anni di storia ed è specializzato da sempre in carne salada e fasòi (fagioli) e piatti con prodotti tipici della zona. "Il ristorante fu aperto nel 1899 da mia zia e mia suocera, Edvige e Bruna, dalle quali ho imparato tanto" dice la signora Silvia, che ora lo gestisce insieme al marito Lino e i figli Maurizio e Giuseppe. "C'era molta clientela, anche ricercata, che veniva apposta dai dintorni per gustare la nostra specialità, che è sempre stata la carne salada. Negli anni '60 l'abbiamo preso in mano noi, con tanto impegno e sacrifici, ma alla fine siamo molto contenti" dice Silvia col orgoglio. Noi di Girovagando per la verità siamo rimasti colpiti dalla "mostruosa" gentilezza di tutti, sempre col sorriso smagliante sulla bocca e sempre pronti a farsi in quattro per esaudire qualsiasi richiesta del cliente. Abbiamo subito pensato che qualcuno dovrebbe venire qui, dalla famiglia Santorum, a fare un corso accelerato su come si fa il ristoratore. Ci siamo annunciati, come al solito, con un preavviso minimo perché non vogliamo trattamenti di favore ma le stesse attenzioni che riceverebbe un cliente qualsiasi. Proprio per questo gli amici di Girovagando possono star tranquilli di ricevere la stessa identica accoglienza.
La cucina della Trattoria Belvedere è stata decisamente all'altezza della calorosa accoglienza. Taglieri di affettati con squisito carpaccio, eccellente lardo, sottoaceti, pane fatto in casa e olio di propria produzione. Quindi i primi tipici: la zuppa d'orzo, la minestra "celestina", i canederli in brodo. E finalmente la carne salada squisita e tenerissima, accompagnata con fagioli a dir poco deliziosi. Infine le ottime torte della signora Silvia, con un nocino finale anch'esso autoprodotto. Insomma se volete provare un'eccellente carne salada trentina questo è il posto giusto. |
Originario di Ausburg in Baviera, Germania, Richard Keller è quel che si dice una persona non comune. Architetto, ingegnere aeronautico, botanico, pubblicitario, illustratore, meteorologo, ecologo, scrittore e un sacco di altre cose. Dopo la guerra fece persino il contadino quando gli affidarono un podere incolto:"Avevo sette vacche e due buoi, i miei trattori. Quell'esperienza mi servì moltissimo per capire i ritmi della natura". Ottant'anni portati magnificamente, alto e longilineo, abita oggi a Varignano: sale e scende i tre piani della scala a chiocciola della sua casa zeppa di libri e disegni con un'agilità a dir poco felina. Si innamorò dell'Alto Garda a prima vista, più di quarant'anni orsono. Fu il cognato a chiamarlo durante un viaggio: "Vieni giù a vedere, un posto così non lo hai mai visto". Richard partì di Pasqua in un giorno freddo, grigio e piovoso. Rimase di sasso appena scavalcate le Alpi, lui che non era mai stato in Italia, quando a Bolzano trovò un bel sole. A Trento il suo stupore era alle stelle per l'amenità del paesaggio e del clima, quando arrivò ancora più a sud nell'Alto Garda gli parve di essere entrato in un sogno. Caldo, sole, piante e fiori dappertutto. A Pasqua! Da quel momento Richard ebbe un sol pensiero, trasferirsi al più presto in quel paradiso. Detto fatto, trovò casa proprio a fianco della Trattoria Belvedere, e ne fece la sua base. Iniziò a studiare quel luogo che per lui era unico in Europa. Salì sulle montagne, batté ogni angolo alla ricerca di piante, fiori, specie rare, fece studi approfonditi sul clima, sulla geologia, sulla botanica, sulla meteorologia, scrisse persino due libri, uno di questi "Guida al bosco di montagna", pubblicato da Zanichelli, vinse addirittura il premio Itas. Un altro lo dedicò ad "Arco nel suo verde", tutto illustrato -magnificamente- da lui stesso. Dopo oltre quarant'anni Richard si sente come a casa sua, ha imparato bene l'italiano e si è perfettamente integrato nella comunità: è una della anime del comitato di Varignano che organizza le feste di paese, i presepi e molte altre iniziative sociali. "Qui oltre al clima si trova qualcosa che non è facile trovare altrove: la comunicativa della gente" dice.
Con la sua esperienza e capacità artistica disegna locandine, manifesti, organizza, fa progetti, aiuta i giovani del paese a tirar fuori il loro estro creativo. E' la prova vivente che per invecchiare bene bisogna tenere il cervello occupato, avere interessi, sentirsi vivi insomma. E Richard è, da sempre, un vulcano di idee e di progetti. Fin dal lontano 1945 quando, con notevole anticipo sui tempi, progettava aerei a reazione con ala a delta. testi e foto di Alessandro Ghezzer
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