| Festa della Castagna I marroni di Castione di Brentonico - 12 ottobre 2002 |
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Girovagando non poteva mancare all'appuntamento autunnale con "il re della montagna": il castagno! Siamo perciò andati a Castione di Brentonico dove si coltivano i celebri "marroni", in vista della Festa della Castagna del 19 e 20 di ottobre. Nella nostra visita siamo accompagnati premurosamente da Fulvio Viesi, esperto agro-forestale e socio fondatore dell'Associazione Tutela Marroni di Castione, e Stefano Viesi che si occupa della promozione.
Il paese di Castione di Brentonico sorge sulle pendici settentrionali del Monte Baldo, a pochi chilometri da Rovereto. Nell'antichità fu famoso per i suoi marmi e per la fiorente attività artigianale ed artistica che si era sviluppata soprattutto per opera di due famiglie, i Benedetti e i Sartori, che con le loro botteghe e i loro commerci contribuirono a far conoscere il nome di Castione anche al di là delle Alpi. Fin dalla prima metà del cinquecento i marmi di Castione godevano di un grande prestigio: dalle sue cave si otteneva una grande varietà di marmi tra i migliori di Italia. Per tre secoli i marmi colorati sono stati protagonisti dello splendore di un'arte che costituisce un capitolo fondamentale del patrimonio artistico trentino. La scomparsa delle botteghe artistiche e artigiane ha dato il via ad una lenta decadenza di questa tradizione che nell'ultimo secolo ha ricevuto il colpo di grazia tra guerre e ricorrenti crisi di mercato. La lavorazione di tipo industriale dei marmi colorati, ormai destinati all'edilizia, ha tolto infine quel "valore aggiunto", cioè la creazione artistica, che li aveva resi famosi in Italia e in Europa. Le ultime cave sono state chiuse circa 30 anni fa concludendo così un'epoca gloriosa e purtroppo irripetibile. Girovagando per Castione Le tracce del glorioso passato si incontrano ad ogni passo per le vie, nelle piazze: le case sono massicce, addossate una all'altra e racchiudono numerose corti interne; le case della contrada Dòs sono costruite sui ruderi del castello medievale Castel Leone. Girovagando per le viuzze si incontrano molti scorci interessanti, belle le finestre e soprattutto i portoni.
Incontriamo anche Francesca Gelmini, la nonna di Castione, che alla bellezza di 94 anni traffica ancora nell'orto: quando le chiediamo di scambiare due chiacchiere, vista la telecamera, nonna Francesca si passa la mano sulla testa per aggiustarsi i capelli. "Vado ancora a farmi i miei giretti per i boschi" dice soddisfatta. "Arrivare a quest'età è bello se c'è la salute, che per fortuna non mi manca, le gambe sono ancora buone. Grazie alle castagne, ne mangio sempre almeno 4 o 5 ogni giorno!" aggiunge maliziosa, avendo intuito il motivo della nostra visita.
Per fortuna la tradizione delle castagne non è andata perduta come quella del marmo: Castione è così tornata a far conoscere il proprio nome grazie ai suoi prelibati marroni. Il marrone di Castione infatti presenta caratteristiche del tutto particolari dovute soprattutto all'ambiente e all'opera di coltivazione e selezione dell'uomo nel corso dei secoli. Laltitudine di coltivazione del castagneto, esposto a nord, va dai 300 ai 750 metri, il clima risente favorevolmente degli influssi del lago di Garda e della pianura, e la presenza di risorgive e zone umide garantiscono sempre ottime pezzature. Ma è il lavoro e la passione del contadino a fare di questo frutto, una volta considerato povero, la prelibatezza di oggi.
Negli ultimi anni si sono moltiplicati gli sforzi per il recupero e il potenziamento di questo settore, con la nascita della Cooperativa Castanicoltori del Trentino, fondata nel 1990. Un gruppo di soci nel 1994 ha fondato il Consorzio tutela del castagno del Trentino, che si prefigge di migliorare gli standard qualitativi e coordinare e sostenere l'azione delle singole Cooperative, anche tramite l'adozione del marchio "Marroni del Trentino" per il quale si è richiesta all'Unione Europea la denominazione di Origine Protetta D.O.P. Tra gli obiettivi più importanti il recupero dei castagneti, il miglioramento della produzione tramite disciplinari, la sensibilizzazione dei produttori riguardo la lotta alle patologie del castagno e una maggiore informazione e formazione sulle tecniche colturali. LAssociazione Tutela Marroni di Castione organizza nell'ultimo weekend di ottobre la Festa della castagna, giunta quest'anno all'ottava edizione, che ospiterà il convegno Il Castagno re della montagna in cui si farà il punto sulla castanicoltura attuale e il suo futuro.
Il marrone, rispetto alla normale e più rustica castagna, è più grosso e la sua polpa è a grana fine e di gusto molto dolce: è un alimento sano, digeribile, di alto valore nutritivo e calorico. Il castagno (Castanea sativa) è un albero maestoso ad alto fusto: può raggiungere i 30-35 metri di altezza, con un tronco di alcuni metri di diametro e può vivere per centinaia d'anni, in alcuni casi anche oltre il millennio. La castagna fino al secondo dopoguerra è stato uno degli alimenti base delle popolazioni povere montane. Con lesodo verso le città e lo spopolamento la cura dei castagneti venne meno. Nel 1938 il "cancro della corteccia", una grave malattia della pianta provocata da un fungo di origine orientale, ha invaso l'Europa portando ad una drastica riduzione delle aeree castanicole in Italia e quindi anche in Trentino, che hanno così subìto un progressivo degrado. Da qualche decennio tuttavia è iniziato in provincia di Trento un processo di recupero dei vecchi castagneti. Secondo il catasto provinciale la superficie castanicola totale è di 638 ha, più della metà abbandonata ma suscettibile di recupero. Le superfici più estese sono nella bassa Valsugana e nel Tesino, nell'alto Garda e Ledro. La maggiore presenza del castagno coltivato su quello abbandonato si ha solo nelle zone di Brentonico, Castione in particolare, Drena, Arco e Besagno (Mori), grazie al grande attaccamento della popolazione al territorio. La produzione trentina non è costante perché il castagno subisce notevolmente l'andamento climatico stagionale. Una pianta inizia a produrre solo dopo 8-15 anni, e raggiunge il massimo della produzione intorno ai 40-50 anni; necessita di cure continue che solo una grande passione per questo tipo di coltivazione può garantire. La tecnica degli innesti del castagno è una scienza tramandata gelosamente da generazioni, grazie alla quale si riescono a selezionare le specie migliori e a mantenere vivo e in salute tutto il castagneto. Nei castagneti di Castione non sono utilizzati composti chimici per la concimazione, soprattutto per offrire al consumatore un prodotto sano e di qualità. Lunico metodo valido per contenere gli insetti dannosi è la pulizia del sottobosco, lasportazione e bruciatura dei cascami, leliminazione dei frutti attaccati. La potatura consente il recupero dei castagneti abbandonati, di rinvigorire le piante, bilanciare la vegetazione e garantire l'illuminazione e l'arieggiamento delle foglie. Spesso questa tecnica è lunico rimedio per contenere le patologie ma è importante anche per diminuire lalternanza, per ottenere produzioni più costanti costanti e quindi una fruttificazione di qualità e pregio.
La maturazione dei frutti è scalare (per 20-25 giorni), quindi la battitura si rende necessaria per questo diverso grado di maturazione, e per razionalizzare la raccolta eseguita ancora a mano, poiché le macchine sono poco utilizzabili sui terreni pendenti di Castione. La raccolta assieme alla cernita e al confezionamento sono operazioni onerose che incidono notevolmente sui costi del prodotto.
"Castione, I marmi e gli altari" Brentonico, 10 agosto - 31 dicembre 2002 Lasciamo Castione per incontrarci con il sindaco di Brentonico Riccardo Dossi, che ci da' il benvenuto con la consueta affabilità. Dopo i saluti ci lascia nelle mani di Nello Mazzetti, responsabile dell'ufficio Apt di Brentonico, che ci illustra la bella mostra a Palazzo Eccheli-Biasi Castione, i marmi e gli altari. La mostra fotografica illustra lo sviluppo storico e artistico dell'attività degli scultori e architetti castionesi. E' uno dei primi segni tangibili della volontà di recupero di una memoria storica che riguarda una tradizione purtroppo andata perduta ma che, adeguatamente valorizzata, potrebbe essere una nuova e interessantissima attrattiva per tutto l'altipiano di Brentonico. La mostra rimane aperta fino al 31 dicembre 2002.
A Brentonico con gli alpini Passando per Brentonico una visita alla locale sezione degli Alpini è pressoché obbligatoria: come sempre siamo accolti con grande simpatia da Giancarlo Romani, che in un baleno tira fuori da sotto il banco bicchieri e tartine.
loc. Mortigola (Brentonico) A cinque chilometri da Brentonico, a 1200 metri di quota in una bellissima e appartata oasi nel verde di quaranta ettari, si trova l'Agritur Mortigola, un'azienda agricola gestita da generazioni dalla famiglia Bongiovanni. Negli anni '20 nonno Silvio acquistò la malga che fu ricostruita e ristrutturata a più riprese dopo gli eventi bellici delle due guerre. Negli anni '70 si modernizzò il vicino caseificio e successivamente la vecchia stalla fu trasformata in agritur.
All'attività agrituristica si è affiancata quella vinicola a Sabbionara di Avio: dai vigneti ai piedi del Castello di Avio si produce un ottimo Marzemino, Schiava gentile, Cabernet Barique, Merlot, Pinot Grigio, Moscato Secco, Chardonnay, Spumante Brut. L'Agritur Mortigola ha una cucina di piatti tipici basati in gran parte su ciò che si produce in azienda: formaggi, burro, ricotta, miele, marmellate, vini, grappe, pancette e delle strepitose luganeghe e soppresse che ci consigliamo assolutamente.
Nel caseificio gestito dal figlio Leonardo c'è un piccolo spaccio in cui si possono acquistare direttamente i prodotti. Noi abbiamo degustato un ottimo pranzo con un piatto in tema con la giornata: l'orzotto con castagne; poi tagliatelle alla boscaiola, polenta con fonduta di formaggio, brasato di coniglio alla Castione, con vini prodotti nell'azienda vitivinicola.
E' possibile anche il soggiorno in miniappartamenti e pensione, l'agricampeggio e persino la pesca sportiva nel vicino laghetto. In un prossimo futuro si sta attrezzando anche un piccolo maneggio con la possibilità di escursioni a cavallo. Tel. e fax 0464 / 391555, e-mail: bongiovanni.marco@libero.it testi e foto di Alessandro Ghezzer (Agh) © Copyright 2001-2010 - E' vietata la riproduzione di testi o foto salvo esplicita autorizzazione - Tutti i diritti riservati / All rights reserved
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