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I marmi di Castione |
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Castione: I marmi e gli altari
Il più importante artista di questa famiglia sarà il figlio di Paolo, Mattia. Attivo lungamente al di fuori del Trentino e artista prediletto dal doge Francesco Erizzo a Venezia, egli sarà altresì una delle fonti figurative di riferimento per la formazione architettonica di Andrea Pozzo. Nel corso del Seicento, specie nella valle dell'Adige, al progressivo declino della produzione altaristica lignea corrisponde il diffondersi e l'affermarsi della scultura lapidea, accentrando su Brentonico la maggior parte della produzione artistica di questo tipo. Inizia così la progressiva affermazione di quella che sarà la dinastia più importante del luogo: quella dei Benedetti. Da Cristoforo senior, documentato come semplice esecutore di progetti altrui (l'altare di Santa Maria Maggiore a Trento del Carneri), a Giacomo titolare di una importante bottega, a Cristoforo geniale creatore di infinite tipologie altaristiche, nelle quali la conoscenza dei massimi raggiungimenti del barocco (da Guarini a Pozzo) viene reinterpretata in chiave del tutto originale anche in virtù dell'impiego di una straordinaria gamma di pietre locali che comprende il Valcaregna, il Biancone delle Vigne, il Bianco di Lavezzano, il Giallo del Monte Giovo, il Canarino, il Rosso, il Turchino, il Brocadello, il Lumachella.
Tra i più famosi il Mischio di Brentonico, elogiato da Scipione Maffei (1732) perché "così vago, così raro ne' colori e così bizzarro negli accidenti, che non si troverà di leggeri marmi da paragonargli". Sulla strada aperta da Cristoforo continuerà quindi il figlio Teodoro, impegnato non solo in Trentino ma anche in Alto Adige, in Austria, in Veneto e in Lombardia, la cui attività a livello imprenditoriale richiederà il coinvolgimento di un numero sempre crescente di collaboratori.
In questo momento, siamo intorno alla metà del Settecento, non sarà più sufficiente la collaborazione del solo nucleo famigliare, ma sarà necessario il reclutamento e la formazione di un gruppo nutrito e variamente specializzato di scalpellini, segadori, lustratori attivi in una bottega regolata da norme specifiche, dettate dagli Statuti dell'arte. I soli, effettivi concorrenti di questo monopolio saranno ancora altri castionesi: i Sartori che con Antonio Giuseppe e Domenico esprimeranno un'efficace alternativa anche stilistica al predominio dei Benedetti.
La loro attività si svolse anche fuori regione (Montichiari,
Mantova), nel capoluogo si assicurarono la commissione per il fastoso
altare maggiore del Duomo di Trento, che, sebbene progettato da Cristoforo,
venne però realizzato e orgogliosamente firmato dai due fratelli
Sartori. Lavorarono per Maria Teresa d'Austria eseguendo il bellissimo
gruppo della Pietà per la cappella di corte di Innsbruck che evidenzia
la predilezione per impostazioni drammatiche e mosse; a loro spetta infine
uno dei più precoci esempi di altare neoclassico in Trentino, eseguito
per il canonico Bortolazzi e conservato nella cattedrale di Trento. I marmi colorati di Castione di
Brentonico Qui sotto sono raffigurati i 15 principali tipi di marmo
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