I marmi di Castione
due secoli di splendore

 
 
La locandina della mostra a Brentonico (file pdf)  

Castione: I marmi e gli altari
Palazzo Eccheli-Baisi
Brentonico
10 agosto - 31 dicembre 2002

Già nella prima metà del Cinquecento, i marmi castionesi godevano di grande prestigio come dimostra ad esempio la corrispondenza intercorsa tra Federico II marchese di Mantova e Gherardo d'Arco relativa all'acquisto di pietre destinate al cantiere di palazzo Te e a quello del palazzo di Marmirolo. Nelle lettere scritte tra il 1524 e il 1528, si fa infatti più volte riferimento alle "pietre di mischio" provenienti da cave trentine ma anche a lapicidi come ad esempio "Ioanne Iacomo di Brentonico" che deve fornire dei marmi a Giulio Romano, sovrintendente di quei cantieri. È però solo sul finire del secolo che i lapicidi, impegnati dapprima solo nell'attività estrattiva e nella sbozzatura dei marmi, acquisiscono competenze professionali più sofisticate: alla data 1598 il monumentale tabernacolo della chiesa parrocchiale di Brentonico si connota soprattutto in virtù della rutilante sontuosità cromatica, ottenuta unicamente con l'utilizzo di pietre locali; ma le nicchie con statue e la profusione di raffinati motivi decorativi attestano di capacità architettoniche e scultoree ormai pienamente conquistate. Ne sono autori i fratelli Paolo e Simone Carneri, originari di Tierno ma la cui bottega, che dovette essere particolarmente fiorente, risulta attiva soprattutto per Trento.

 
(foto Agh)   (foto Agh)
 
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Il più importante artista di questa famiglia sarà il figlio di Paolo, Mattia. Attivo lungamente al di fuori del Trentino e artista prediletto dal doge Francesco Erizzo a Venezia, egli sarà altresì una delle fonti figurative di riferimento per la formazione architettonica di Andrea Pozzo. Nel corso del Seicento, specie nella valle dell'Adige, al progressivo declino della produzione altaristica lignea corrisponde il diffondersi e l'affermarsi della scultura lapidea, accentrando su Brentonico la maggior parte della produzione artistica di questo tipo.

Inizia così la progressiva affermazione di quella che sarà la dinastia più importante del luogo: quella dei Benedetti. Da Cristoforo senior, documentato come semplice esecutore di progetti altrui (l'altare di Santa Maria Maggiore a Trento del Carneri), a Giacomo titolare di una importante bottega, a Cristoforo geniale creatore di infinite tipologie altaristiche, nelle quali la conoscenza dei massimi raggiungimenti del barocco (da Guarini a Pozzo) viene reinterpretata in chiave del tutto originale anche in virtù dell'impiego di una straordinaria gamma di pietre locali che comprende il Valcaregna, il Biancone delle Vigne, il Bianco di Lavezzano, il Giallo del Monte Giovo, il Canarino, il Rosso, il Turchino, il Brocadello, il Lumachella.

 
La chiesa di S. Clemente a Castione (foto Agh)   (foto Agh)
 
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Tra i più famosi il Mischio di Brentonico, elogiato da Scipione Maffei (1732) perché "così vago, così raro ne' colori e così bizzarro negli accidenti, che non si troverà di leggeri marmi da paragonargli". Sulla strada aperta da Cristoforo continuerà quindi il figlio Teodoro, impegnato non solo in Trentino ma anche in Alto Adige, in Austria, in Veneto e in Lombardia, la cui attività a livello imprenditoriale richiederà il coinvolgimento di un numero sempre crescente di collaboratori.

(foto Agh)

In questo momento, siamo intorno alla metà del Settecento, non sarà più sufficiente la collaborazione del solo nucleo famigliare, ma sarà necessario il reclutamento e la formazione di un gruppo nutrito e variamente specializzato di scalpellini, segadori, lustratori attivi in una bottega regolata da norme specifiche, dettate dagli Statuti dell'arte. I soli, effettivi concorrenti di questo monopolio saranno ancora altri castionesi: i Sartori che con Antonio Giuseppe e Domenico esprimeranno un'efficace alternativa anche stilistica al predominio dei Benedetti.

Veduta di Castione dal piazzale della Chiesa di S. Clemente (foto Agh)

La loro attività si svolse anche fuori regione (Montichiari, Mantova), nel capoluogo si assicurarono la commissione per il fastoso altare maggiore del Duomo di Trento, che, sebbene progettato da Cristoforo, venne però realizzato e orgogliosamente firmato dai due fratelli Sartori. Lavorarono per Maria Teresa d'Austria eseguendo il bellissimo gruppo della Pietà per la cappella di corte di Innsbruck che evidenzia la predilezione per impostazioni drammatiche e mosse; a loro spetta infine uno dei più precoci esempi di altare neoclassico in Trentino, eseguito per il canonico Bortolazzi e conservato nella cattedrale di Trento.

Estratto dal depliant "Castione, i marmi e gli Altari" di Cristina Andreolli, Andrea Bacchi
Luciana Giacomelli. Il depliant nella sua interezza è disponibile in formato pdf

I marmi colorati di Castione di Brentonico

L'origine di una grande varietà di marmo nella zona di Castione di Brentonico dipende dal fatto che questa zona si trova al centro delle varie zone marmifere che caratterizzano il triveneto; ad esempio, dal Rosso Verona, Bianco e Nero di Brescia, Giallo di Mori, Giallo di Castione, al Verde di Bressanone.

Qui sotto sono raffigurati i 15 principali tipi di marmo

   
Biancone   Corno di Bo   Turchino
   
Giallo di Mori   Giallo di Castione   Giallo di Torri
   
Mischio di Valcaregna   Ziresol   Rosso Broccato, Rosso Moro
   
Rosso Verona   Dispro di Sicilia   Verde di Bressanone
   
Pessatella   Lumachella   Bianco e nero di Brescia

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