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Lago di Cei, Malga Cimana Il biotopo Prà dell'Albi-Cei, 24 agosto 2002 |
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Alla scoperta del biotopo Prà dell'Albi-Cei Tutti abbiamo sentito parlare dei biotopi, ma forse non molti sanno esattamente che cosa siano. In questa puntata cercheremo di spiegarvelo con l'aiuto del dott. Piero Flamini, funzionario del Servizio Parchi e conservazione della natura, che ci spiegherà molte cose davvero interessanti. Per capire meglio visitiamo un biotopo a pochi chilometri da Trento, il biotopo Prà dell'Albi-Cei, che i trentini conoscono genericamente come Lago di Cei, soprattutto per la frescura e i bagni che offre d'estate e il bel campo di pattinaggio in inverno. Ma un biotopo nasconde una realtà molto più complessa di quello che può apparire a prima vista.
Biotopo significa letteralmente luogo di vita, dal greco bios (vita) e topos (luogo).. Si tratta di aree protette di piccole dimensioni che tutelano ambienti particolari, un tempo molto diffusi ma divenuti oggi assai rari a causa delle alterazioni causate dalle varie attività delluomo. Sono soprattutto zone umide quali stagni, paludi e torbiere, dove vivono piante e animali minacciati di estinzione. Listituzione dei biotopi permette di frenare la progressiva scomparsa di questi preziosissimi ambienti, tutelando lhabitat di specie che altrimenti andrebbero incontro ad una progressiva rarefazione e nei casi peggiori allestinzione locale. Lindividuazione ufficiale dei biotopi risale al 1987 quando, in occasione della revisione ventennale del Piano Urbanistico Provinciale (P.U.P.), ne vennero individuati cartograficamente 287. Di questi, 219 vennero definiti di interesse locale ed oggi la loro istituzione e la loro gestione è di competenza comunale (biotopi comunali); i 68 più importanti vennero invece definiti di interesse provinciale (biotopi provinciali), delegandone la competenza ad un apposito Ufficio del Servizio Parchi e Foreste Demaniali della Provincia. | La mappa dei biotopi trentini
Gran parte dei laghi che noi siamo abituati a vedere sono in realtà tutt'altro che naturali. La presenza dell'uomo e lo sfruttamento a scopo turistico hanno portato a profonde modificazioni del tipico habitat lacustre con l'eliminazione di quella fascia intermedia, importantissima, che c'è tra l'acqua e la riva, e che è costituita da piante colonizzatrici e da zone umide ricche di flora e di fauna. Le aree destinate a biotopo si propongono in qualche modo di mantenere e conservare il processo naturale, per salvaguardare specie rare ma anche per studiare e capire meglio i meccanismi della natura. La nascita e la morte di un lago è infatti un fenomeno lentissimo se rapportato alla vita dell'uomo: noi fatichiamo a comprendere dei processi naturali che durano centinaia o migliaia d'anni. Per questo è necessario avere delle zone dove poter osservare i processi naturali nelle varie fasi. Il biotopo è un micromondo in cui la battaglia per la vita non è, almeno in teoria, disturbata dall'uomo, o lo è in misura minima. Il lago, nato generalmente da una frana, è destinato comunque a morire: le piante colonizzatrici si insinuano dalle rive e pian piano le trasformano in torba, preparando il terreno per le piante cespugliose e quindi a quelle ad alto fusto. Per esempio, gli abeti sono considerati la "cavalleria" per la rapidità con cui avanzano, mentre i faggi, più lenti, sono paragonati alla fanteria. L'avanzata delle piante favorisce determinate specie animali a svantaggio di altre. E' un grande mosaico ad incastro dove ogni pezzo ha la sua importanza. E' il grande gioco della vita.
La conservazione e la tutela dell'ambiente non è sempre facile. Non di rado è considerata come un inutile impiccio perché contrapposta all'esigenza di chi vive sul posto e vuole sfruttare in qualche modo ciò che la natura offre. Nel caso del biotopo Prà dell'Albi-Cei si è compiuta un'operazione di salvaguardia coraggiosa: si è riusciti infatti a coniugare i legittimi interessi dell'amministrazione comunale e degli operatori turistici con la tutela dell'ambiente. Si sono stabilite dunque due aree: quella che circonda il lago, con una protezione meno severa per consentire un tipo di turismo eco-sostenibile, e un'altra con un tipo di tutela più rigido. Un piccola e bellissima penisola sulla sponda occidentale del lago, che solitamente era sfruttata dai turisti come posteggio per le auto e per "braciolate" che facevano a pugni con la tutela dell'ambiente, è stata completamente rinaturalizzata.
Il Biotopo comprende zone a tutela integrale, corrispondenti agli ambienti umidi, e zone di rispetto nelle quali talune attività umane sono consentite. Non è dunque difficile capire che qui l'elemento naturale di maggior pregio è proprio l'acqua, che - in forma di laghetto, stagno, torbiera, piccola depressione umida, rigagnolo o torrente - compenetra i boschi e i prati di questa zona e le conferisce il caratteristico aspetto paesaggistico e la ricchezza ecologica che le sono propri. La grande presenza di acqua si spiega con lorigine del Biotopo. Le due conche e l'intera Valle di Cei sono state modellate dai ghiacciai che hanno lasciato una cospicua copertura morenica nel fondovalle. Molto tempo più tardi, frane cadute dal Monte Bondone hanno provocato uno sbarramento in seguito al quale nell'intera conca si formò un unico lago: oggi gran parte dell'originario bacino si è prosciugato e, nelle depressioni maggiori, si è colmato di torba. Alcuni studiosi nel 1975 hanno effettuato analisi sul C14 (Carbonio radioattivo) contenuto in campioni di legno di faggio (Fagus sylvatica), prelevati da tronchi sommersi nel lago di Cei ma radicati al fondo (quindi cresciuti prima della formazione del lago), ed hanno così potuto datare all'anno 1250 d.C. (+/-50 anni) l'origine del lago. | Foto panoramica del Lago di Cei Il Biotopo presenta una ricchezza di situazioni vegetali davvero straordinaria. I dossi sono ammantati di estesi boschi in cui predomina il faggio, ma gli elementi di gran lunga più preziosi sono le zone umide, autentici scrigni ricolmi di "gioielli botanici".
Il Lago di Cei si presenta bellissimo alla vista proprio in virtù della sua variegata struttura ecologica, con grandi lamineti di ninfee (Nymphaea alba) e nannufaro (Nuphar luteum), scirpeti, cariceti, piccoli lembi di canneto e una costa molto frastagliata.
Il Biotopo "Prà dellAlbi - Cei" è situato a circa 900 metri di quota, alla testata del Rio di Cimone affluente di destra del Fiume Adige. L'area protetta è costituita da due ampie conche: la prima e maggiore conca accoglie due laghi, il Lago di Cei ed uno minore detto Lagabis e, prolungandosi nella parte della valletta di Cei che scende a nord verso Cimone e Aldeno, forma anche due zone torbose: una detta semplicemente valletta di Cei, l'altra detta Prà del Moro. La seconda conca è più piccola e più orientale, ed è separata dalla prima da una linea di colline: ospita una palude-lago di grande interesse naturalistico, nota col nome di Prà dell'Albi o Lago di San Martino. La specie più rara e preziosa ospitata è Iris sibirica, una stupenda iris blu presente in Trentino solo in un'altra località oltre a questa. Nella valletta torbosa di Cei crescono specie assai degne di tutela, come l'Erioforo dalle foglie strette (Eriophorum angustifolium), le Pinguicole (Pinguicula vulgaris), piccole piante carnivore e un piccolo e rarissimo salice, Salix repens. Infine, nelle pozze che si aprono qua e là si rinviene un'altra piccola e rara pianta carnivora, Utricularia minor, che vive sommersa, emergendo solo per fiorire. Ma non si deve credere che le altre zone umide del Biotopo siano inferiori per interesse botanico: ciascuna è infatti un mondo a sé, che ospita piante rare e preziose. La compresenza di vari tipi di ambienti, sia terrestri che acquatici, consente allarea protetta di ospitare una fauna assai diversificata. Anche se i boschi ospitano un gran numero di specie, alcune anche assai pregevoli, è la fauna delle varie zone umide a detenere il primato dellinteresse. Dal delicato gambero di fiume (Austropotamobius pallipes), ai pesci presenti nei bacini maggiori, ai rari Anfibi (tra cui la raganella Hyla intermedia), ai Rettili, fino agli Uccelli e ai Mammiferi, tutti i gruppi zoologici testimoniano con la loro ricchezza lesistenza di un territorio ancora integro e di rilevante importanza naturalistica. Il sentiero naturalistico Lingresso al sentiero di visita del biotopo è collocato lungo la Provinciale n.20 in corrispondenza del lago di Cei, allaltezza dellAlbergo Milano. Il percorso è "un anello", che si snoda lungo il territorio occupato dal biotopo per ricondurre alla fine della visita allingresso principale. Lintero percorso può essere portato a termine in circa due ore e mezzo, con passo tranquillo e tenendo conto di brevi soste per osservare, fotografare scrivere e riposare. Il tracciato non comporta alcuna difficoltà tecnica.
Va segnalato soltanto un tratto di sentiero breve ma ripido, che si incontra dopo il lago di S. Martino, allaltezza del Pra degli Albi. La naturalità del luogo suggerisce abbigliamento discreto e soprattutto calzature adeguate. Lungo il percorso sono indicati 22 punti di particolare interesse, in corrispondenza dei quali è collocata una tabella con una breve frase illustrativa. Il Servizio Parchi e Foreste Demaniali della Provincia Autonoma di Trento è in via Trener n. 3 a Trento. Tel. 0461 / 495833, fax. 0461 / 495918
Concertino a sorpresa Al lago di Cei incontriamo delle comitive di Trento in visita al biotopo; in una di queste la gradita sorpresa: Giuseppe Pamato detto "Beppino" uno degli armonicisti del famoso trio locale "Palbert". Il signor Pamato improvvisa un divertente mini-concertino per Girovagando.
La grande industrializzazione della Val Lagarina avvenuta nel dopoguerra ha provocato la scomparsa quasi totale della pratica dell'alpeggio e dei relativi pascoli. Si è quindi pensato ad un adattamento in chiave moderna. La Provincia Autonoma di Trento ha contribuito a finanziare il progetto di circa 3 miliardi per poco più della metà, il Comune di Villa Lagarina per il rimanente.
Dalla vecchia stalla di 500 mq è stato ricavato un ristorante tipico di circa 50 posti, un'area di vendita di prodotti del territorio, una zona riservata all'ospitalità con 24 posti letto e uno spazio riservato all'arte con esposizioni di quadri. La ristrutturazione moderna può lasciare perplessi di primo acchito, ma è comunque un tentativo di recupero che va conosciuto per la sua indubbia originalità. La cucina è quella tipica trentina, con piatti presentati con grazia ed eleganza. Oltre ai consueti antipasti di formaggi e affettati misti, noi abbiamo degustato un ottimo primo di canederli al formaggio e al sugo di lepre, e un secondo piatto con polenta alla piastra, crauti, spezzatino e lucanica.
La struttura è stata inaugurata il 28 luglio 2002, con la prima esposizione, fino al 15 settembre, dedicata al lavoro di quattro artisti: Luca Coser, Arnold Mario dall'O, Orlando Gasperini e Paolo Tait. Il gestore attuale di Malga Cimana è Michela Luise, per informazioni tel. 339 / 2562574 oppure 340 / 2570435 oppure testi e foto di Alessandro Ghezzer
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