Bruno Munari
"Buttare pezzi di carta da una torre è il fantastico modo per far vedere I'aria"

 

Giancarlo Baccoli, direttore del Centro di Arte Contemporanea di Cavalese (foto Agh)
 

Prime idee
di Giancarlo Baccoli

Le darò "Ie prime idee" mi disse quel giorno nel suo studio a Milano. Mi disse di non chiedergli più nulla perché per le "altre cose era già impegnato, in modo definitivo con Mercanti e Galleristi dei quali mi fece il nome. Rimasi un po' deluso: qualche foglietto di tutti quegli oggetti misteriosi che conoscevo in cambio di quelle stupende "macchine inutili" di quei "negativi-positivi" di tutti quegli oggetti misteriosi che conoscevo solo per fama e che facevano bella mostra di sè nel grande spazio di un ordinatissimo studio. Poi capii. A me che ero suo collezionista dagli anni 60, e glielo avevo fatto notare, veniva conferita la onorificenza più alta: il possesso delle sue cose più vere, più intime... più leggere. E proprio su questa "leggerezza" mi voglio soffermare perché intuivo che tale caratteristica stava alla base della sua ricerca. Lo capii un po' alla volta quando incominciai la mia vita di commesso viaggiatore. Cavalese-Milano Milano-Cavalese un 2-3 volte al mese per 18 anni in treno o in auto, ma sempre impiegando non meno di 7-8 ore.


Invito studiato per Maria Ciminoi a New York per la presentazione dell'opera del 1956
 

A volte raccoglievo bene, a volte pochissimo a volte nulla: dipendeva dalla disponibilità sua in quel momento e negli ultimi anni purtroppo, molto dalla sua salute. "Ma lei Baccoli è come un forziere: estrae soldi ben impacchettati da tutte le tasche" e non sapeva che era tutto quello che guadagnavo e che poi spendevo per le sue cose sapendo di fare il più grosso affare del mondo. In ogni caso, dicevo, mi resta quello che oggi mi ha detto ed è già questo un tesoro. Ritornavo a casa con qualche foglietto, qualcosa di estremamente leggero e apparentemente non corrispondente ai soldi che a Milano avevo lasciato. E così incominciai a raccogliere queste "prime idee", foglietti di carta a volte di velina leggerissima quasi sempre a matita, a volte il pastello, altre volte ancora la china facevano da filo conduttore: disegni, disegni di progetti, progetti di fontana, di anemometri di "sculture da viaggio" ma sempre, in tutto questo, l'esaltazione della "leggerezza".


Serie "Lo zoo" cm 32x46 tecnica mista (1962)
 

Nasceva una collezione. Munari mi aveva insegnato ad essere ordinato ed io, in forma quasi maniacale, elencavo foto, copiavo, numeravo, facevo autenticare tutto dal Maestro, ma soprattutto mi affezionavo. Tutto poteva essere contenuto in una borsa e qui stava la cosa che più mi appassionava: il sentire che la loro leggerezza corrispondeva alla leggerezza dell'idea che li aveva progettati, alla leggerezza della mano che li aveva costruiti. "Tutto ciò che è buono è leggero, tutto ciò che è divino corre su piedi delicati" scrive Friedrich Nietzche. La leggerezza è un privilegio prezioso ma fragile, basta un nulla per farla cadere nel dozzinale e nel comune. Munari mi diceva, che di ogni cosa la qualità può diventare il suo difetto: la leggerezza, se ben usata, non rompe gli equilibri della natura e soprattutto non fa male a nessuno. Il buttare pezzi di carta da una torre è il fantastico modo per far vedere l'aria. Ma quale leggerezza in questa sottile, eterea operazione. Cinque gocce d'acqua in un bacile, per fare una fontana, è una delicata intuizione della mente. Concavo-convesso dove la luce, tanto amata da Munari proprio perché con dolcezza circonda e accarezza ogni cosa, diventa, attraverso una rete, mondo fantastico, dimora magica dei nostri sogni. Nelle sculture degli ultimi anni "Alta Tensione" i fili servono solo a mettere in risalto, come sottolineando un brano, tensioni che già esistono in natura. Mi trovo a leggere il libro di Beppe Finessi, nella sua stesura il più completo per conoscere Bruno Munari nelle più recondite sfumature del suo mondo interiore.


Serie "Lo zoo" cm 32x46 tecnica mista (1962)
 

Mi sono chiesto come l'autore abbia potuto raccogliere più di cento testimonianze in un tempo così limitato. Io avrei impiegato una vita! Già nell'introduzione Finessi usa la parola leggerezza come fondamentale, e dopo poche righe dall'inizio, dice "artista calato nel proprio tempo con la leggerezza e il distacco di chi guarda e viene da lontano" e alla frase seguente "...tanto leggero e fluido da non apparire rigorosamente attendibile". Unico comunque nel volare, come un intelligente coleottero, da una disciplina all'altra, anticipando, con le sue invenzioni artistiche, presenze che l'Arte non aveva ancora detto e spesso non ha ancora detto. In Corrado Levi, a proposito delle "Sculture da viaggio": "Leggerezza e humor di Bruno Munari rispetto agli altri Maestri. Leggerezza e humor, qualità rare, vedi Aldo Palazzeschi". Leggo poi "Mostra in un baule" di Franco Vaccari. La storia di quel baule contenente tutto il necessario per allestire una mostra al castello di Klenovà vicino a Praga. Mi ricorda, anche nei particolari, ma soprattutto nello spirito, i miei viaggi Milano-Cavalese: rivivo la sensazione di quelle cose leggere e poco ingombranti e che passando il tempo e riflettendoci, diventavano sempre più voluminose ed importanti. E perché non ricordare le parole di Giovanni Anceschi: "Munari era leggero come Perelà , l'uomo di fumo ma per nulla inconsistente". Marisa Gilberti scrive per Munari in "Alleggerire": "Qualunque segno, colore, colore, sensazione, traccia, materia, oggetto, sono stati, per Munari, il ptretesto per l'esercizio di un pensiero carico di leggerezza sensazione ma anche traccia di un'antica saggezza, come leggeri e saggi sono i maestri Zen ai quali Munari guardava con ammirazione".


Bozzetto per copertina cm 20x12,5 tempera e collage (1950)
 

In più c'era la sua educata sensibilità che creava come un paravento: bisognava scostarlo e fare il primo passo per entrare nel mondo delle meraviglie, mondo aperto ad ogni uomo lo voglia. È questa la prima lezione di Munari: finché l'arte resta estranea ai problemi della vita interessa solo a poche persone. Quindi basta con l'Artista-divo che produce soltanto capolavori per le persone più intelligenti. Tra i molti interessi coltivati nella mia vita ho avuto una grande passione per la medicina alternativa: dall'agopuntura all'ayurvedica, dalla chinesiologia alla riflessologia, discipline dove si cercava di conciliare la scienza galileiana con filosofia legata alla spiritualità e allo Zen. Per questo mi sono ritrovato a pensare che anche contemplando gli effetti che crea un concavo-convesso, emozionandomi davanti ad un polariscopio o lasciandomi trasportare dal movimento di una macchina inutile subisco una sorta di terapia benefica. Ho trovato un nuovo tranquillante in caso di agitazione, un nuovo sedativo in caso di nervosismo, un nuovo calmante in caso di ansia. Non so se in modo inconscio o consapevole, comunque Munari, visto il modo in cui ha vissuto la sua splendida vita, questa terapia di sicuro l'aveva adottata. Oltre al Munari diverso che ognuno di noi conosce ci complichiamo la vita ritrovandoci anche un Munari terapeuta!

Giancarlo Baccoli

 

 

 

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Bruno Munari biografia - Educational Rai

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