| Comano e dintorni a cura di William Belli |
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Comano è posta nel cuore di una delle zone più
belle e integre del Trentino, le Giudicarie esteriori, costituite dal
Bleggio, il Lomaso e il Banale. Zona montagnosa, incisa dalle profonde
forre del Sarca, con rari altipiani caratterizzati da una bassa densità
abitativa, le Giudicarie devono al loro secolare isolamento l'ambiente
sostanzialmente intatto -anche se minacciato da recenti e inopportuni
insediamenti artigianali- basato su un'armoniosa integrazione tra ambiente
naturale, colture agricole e insediamenti umani.
Le Giudicarie esteriori erano raggiungibili con grande difficoltà: i collegamenti con l'area gardesana avvenivano attraverso il passo del Ballino, quelli con l'area Bresciana attraverso il passo del Durone, quelli con la val di Non attraverso il Banale e la sella di Andalo, i collegamenti con Trento infine, tramite l'impervio "sentiero di san Villi", in sinistra orografica del Sarca e l'ancor più impervio tratturo che dalle Sarche si inerpicava verso il passo della Morte e scendeva nel Lomaso. Solo nel XVIII secolo fu istituito un regolare servizio di posta con Trento, da cui le Giudicarie dipendevano politicamente e solo nel 1852 i comuni giudicariesi si unirono in un consorzio per costruire la strada carrozzabile che, attraverso le gole del Limarò, raggiungeva le Sarche permettendo finalmente il transito di carri e carrozze.
Le comunicazioni erano più facili verso Brescia, attraverso la val Sabbia; a Brescia inoltre e nelle pianura lombarda venivano esportati i prodotti agro caseari e si dirigeva il flusso dell'emigrazione stagionale di arrotini, spazzacamini e braccianti agricoli che fu una caratteristica secolare delle Giudicarie. I contatti con il Bresciano hanno lasciato profonde tracce nel dialetto, nelle tradizioni e nelle influenze artistiche e culturali. L'isolamento favorì il sorgere di comunità rurali, raggruppate nelle cosiddette Sette Pievi delle Giudicarie, provviste di larga autonomia politica e amministrativa, sempre tenacemente difesa nei secoli sia nei confronti del principe vescovo di Trento, sia dei signorotti locali, Lodron, Arco, da Campo.
In epoca romana, gli stoni, fiera popolazione retica, resistette
tenacemente alle armate del console Quinto Marcio Re che assediavano il
loro principale castelliere, forse nella zona di Stenico, preferendo darsi
la morte piuttosto che arrendersi, prime le donne che gettarono i figli
nelle fiamme della fortezza espugnata piuttosto che vederli finire schiavi
a Roma. Un susseguirsi di ribellioni scandirono la difesa delle autonomie:
nel 1336 tutte le Giudicarie insorsero assaltando i castelli dei signori
mentre pochi anni prima Dolcino, capo della setta eretica e ugualitaria
degli apostolici, aveva trovato nelle Giudicarie molti adepti e addirittura
il suo braccio destro nel fabbro Alberto da Cimego. Nel 1579, con la cosiddetta
guerra delle noci, i giudicariesi avevano tentato di respingere le clausole
del trattato fra arciduchi d'Austria e vescovi di Trento gravemente lesivo
dell'autonomia.
Nel 1768, un gruppo di duecento insorti, esasperato
dalla politica daziaria di Maria Teresa d'Austria, era sceso fino a Tempesta,
sul lago di Garda, aveva demolito la casa del dazio e bruciato la barca
daziale pagando con una fortissima ammenda e con la decapitazione di tre
capi degli insorti le istanze autonomistiche. Anche l'Ottocento vide buona
parte dei valligiani simpatizzanti con i corpi franchi lombardi, che nel
1848 tentarono un'incursione nelle Giudicarie finendo massacrati a Stenico
e ricordati nella pietosa lapide sulla piazza di Tione. Ancora più
forti furono le simpatie e l'aiuto prestato a Garibaldi, giunto fino al
forte di Lardaro nel 1866. L'autonomia, più ancora che con le ribellioni,
fu difesa soprattutto con uno spirito comunitario che si manifestò
nelle ammirevoli carte di regola, modelli di gestione del territorio da
parte delle comunità rurali, nella coesione dei gruppi di emigranti
che ogni inverno sciamavano verso la pianura padana in cerca di lavoro
sfidando le bande di briganti che infestavano la val Sabbia e infine nelle
cooperative e nelle casse rurali, non a caso fondate da un giudicariese,
don Lorenzo Guetti, che nel 1892 aprì a Vigo Lomaso la prima cassa
rurale del Trentino. Al giorno d'oggi il successo crescente dei prodotti
del caseificio di Fiavè attesta la capacità organizzativa
e lo spirito di cooperazione degli agricoltori giudicariesi. Le foto sono tratte dal libro "Guidicarie
ieri" (AA.VV, Giudicarie ieri, Calliano, Manfrini, 1976) |