LA CHIESA DI SAN VOLFANGO A MOENA
a cura di Daniela Brovadan
 
 
L'interno della Chiesa di S. Volfango (foto Agh)  
 
San Martino di Tours e San Nicola da Tolentino (foto Agh)  
 
Madonna della Misericordia (foto Agh)  
 
Sant'Orsola con le compagne (foto Agh)  
 
Sant'Orsola con le compagne (foto Agh)  
 
Madonna dell'Annunciazione (foto Agh)  
 
Scene della Passione di Cristo (metà sinistra) (foto Agh)  

Una pergamena del 1432 è il documento più antico in cui si nomina san Volfango, quando fu a lui consacrato l'altare maggiore, mentre un laterale venne dedicato alle Undicimila Vergini, ossia a sant'Orsola con le compagne.

All'interno la cappella conserva un bel ciclo d'affreschi, eseguiti però in più fasi: il più antico è il riquadro del Martirio di s. Sebastiano ed un altro santo, databile a fine Trecento. Accanto a questo, sulla parete sinistra sono dipinte tre scene devozionali. Nel registro alto, in un'unica cornice, sono presentati San Martino di Tours a cavallo, che divide il mantello con il povero, e San Nicola da Tolentino.

Inizialmente quest'ultimo venne identificato come san Bernardino da Siena a causa del medaglione che regge in mano; solo in seguito ad un più attento esame iconografico si riconobbe san Nicola, nonostante l'abito diverso da quello degli eremiti agostiniani.

Nell'angolo destro è raffigurata, in alto, la Madonna della Misericordia, che presenta una particolarità senza precedenti in regione, perché i devoti ai suoi piedi, divisi in rappresentanti della Chiesa a sinistra e mondo laico a destra, sono completamente nudi, riconoscibili solamente dai copricapi.

Sotto quest'immagine si trova la scena di S. Orsola con le compagne, tutte vestite alla moda del tempo; la posizione permette di ipotizzare che l'affresco servisse da pala per un semplice altare a mensa, proprio quello ricordato nella consacrazione del 1432. Grazie a ciò, la maggior parte dei dipinti può essere collocata negli anni a ridosso di questa data.

Sull'arco trionfale è dipinta, come vuole la tradizione, l'Annunciazione, di cui però si è conservata solo la Madonna nell'angolo destro, bell'esempio dell'arte del periodo gotico internazionale.
La parete destra è coperta interamente da dodici riquadri con la Passione, Morte e Resurrezione di Cristo, organizzati su due registri ed ora mutili di due scene, a causa dell'apertura di una finestra.

Gli episodi rappresentati iniziano nell'angolo superiore sinistro con l'Ingresso in Gerusalemme e terminano in basso a destra con la Resurrezione.

Il tentativo di assegnare un nome ai pittori che lavorarono agli affreschi è un compito arduo, anche se, la presenza d'altri affreschi affini stilisticamente nelle valli del fiume Avisio, fa pensare ad artisti locali, formatisi però altrove, nell'ambito della scuola meranese dell'inizio del Quattrocento, legata alla bottega dell'autore del ciclo dei Mesi di Torre Aquila a Trento. Sicuramente lo stile degli affreschi della chiesa di S. Volfango a Moena non permette di collocarli tra i migliori esempi artistici del Trentino Alto Adige, anche se alcune particolarità ne fanno un ciclo interessante sia sotto l'aspetto iconografico, sia nell'ambito di una produzione di livello piuttosto popolare, ma di sicuro impatto sulla gente del luogo; senza sottovalutarne l'importanza come testimonianza storica, religiosa e di costume della vita nel periodo tardo medievale.


Daniela Brovadan con Luciano da Canal (foto Agh)

Il libro
La chiesa di San Volfango e i suoi affreschi
Daniela Brovadan
Edizioni Stella in collaborazione con Grop Ladin da Moena e
Istitut Cultural Ladin - Rovereto, 2002

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