MARCUS PARISINI
a cura di Dario Anghilante
 
 
Marcus Parisini  
 
Il libro illustrato di Marcus Parisini, edizioni Bibiolteca dell'Immagine, 2002  

Artista e agricoltore

Marcus Parisini è ligure di nascita, ha 29 anni, ha studiato a Genova e Firenze. Dal 1988 si è trasferito nella Borgata Rossi Soprani (1300 m s.l.m.) del Comune di Monterosso Grana.

La sua compagna Alessandra ha 22 anni e da 3 ha raggiunto Marcus a Ruà di Rous, hanno una figlia Giada di 3 anni. Come pittore ha esposto in parecchie mostre sia in provincia di Cuneo che altrove (Milano e Valle d'Aosta).

D: Quando e perché matura la tua scelta di trasferirti in alta montagna?

R - Ero all'Università di Firenze e mi rendevo conto sempre di più che in quell'ambiente della città non riuscivo ad estrinsecare assolutamente il mio amore per la natura. Il mio sedere era sempre orizzontale, sui banchi di scuola o su una poltrona a leggere, al massimo su una bicicletta. Quello che mi mancava era specialmente il valore del lavoro manuale.

Avevo gia cominciato con l'orto da dei parenti a Genova; non sapevo nulla di nulla, non distinguevo un frassino da un ciliegio, così è cominciato l'amore per la terra e le piante. Per il contatto con la nutura ho sempre prediletto la montagna.
Non nego che la scelta della montagna per insediarmi fosse anche legata al prezzo, nell'entroterra ligure vi sono zone abbandonate ma ci vogliono molti soldi. Alla base della mia scelta vi è comunque una forte motivazione culturale: l'amore per la civiltà alpina e sempre stata forte in me anche quando, pur non abitandoci, giravo solitario le montagne. L'ambiente rurale alpino era il più vicino al modo di vita autosufficiente e alla mia ricerca di semplificazione dei bisogni.

D - Mi chiarisci meglio questi concetti?

R - Ho sempre ricercato per me un ruolo che non fosse in contrasto con un bisogno di rispetto degli altri. Coerentemente con questo, rincorro il principio di semplificare al massimo la mia vita e di non gravare sulle difficoltà alimentari che affliggono l'umanità. Per me questa scelta di vita ha un aspetto religioso nella misura in cui vi è in me un imperativo morale di sentirmi solidale con la maggioranza della popolazione mondiale che è a contatto con la terra ed ha con questa un rapporto fisico, manuale. Riesco a dare un concreto contributo personale ai problemi di miseria e fame mondiale coi quali molti, sovente, si lavano la bocca. Per me quindi la semplificazione dei bisogni ed il ritorno al lavoro manuale sono legati al "piccolo è bello".

 
Composizioni di volpi, 1998: penna e acquerello  
 
Gufo reale, 1977. Penna e aquerello  
 
Ritratto di Gufo Reale 2002, penna e acquerello  
 
Lupo nella bufera di neve, 2002.
Penna, aquerello e guazzo
 
 
Coppia di stambecchi sotto la prima neve d''autunno 1997. Penna, aquerello e guazzo  
 
Il cervo, 1977. Penna, aquerello e guazzo  

D - Vi sono delle cose che pensavi di trovare su queste montagne e così non è stato?

R - Si, una speranza delusa è il grande desiderio che avevo di trovare un rapporto stretto con l'anziano, quella unità fra anziano, giovane e bambino, quel rapporto indispensabile di insegnamento. Nella città questo è ormai inimmaginabile, ma qui speravo di trovarlo. Qui dove abito ora, in questi anni purtroppo non ho trovato questo rapporto. L'ho trovato in Pierin di Chialvetta (1) che ha 70 anni, è un uomo che vive solo, ha le capre, ama parlare, non è attaccato al vino, tiene con cura se stesso e la casa, ha conservato gli aspetti positivi di uomo mentre purtroppo troppi anziani sono ormai caricature di uomini: solo la bottiglia, nessuna cura personale, hanno perso quei valori fondamentali dell'anziano che, riassumendo e semplificando, sono il sapere e la trasmissione di quel sapere. Gli anziani sono diventati timorosi e diffidenti: una anziana donna di Castelmagmo si stupiva che io ed Alessandra, mia moglie, che siamo giovani ed estranei, andassimo a trovarla senza altri interessi se non parlare, comunicare, conoscere. Gli anziani si sono piano piano isolati, messi da parte, non vogliono più raccontare ne dare fiducia, stima, affetto.

D - Qui a Ruà di Rous siete soli tu, Alessandra e Giada, ma con gli emigrati che tornano periodicamente non vi è quel rapporto che cercate?

R - Chi ha lasciato questo mondo ha abbracciato in modo totale il sistema di vita che io ho abbandonato. Quando vengono su si lamentano dal mattino alla sera, hanno perduto quell'amore per i valori del luogo che hanno lasciato da giovani e non si può avere da loro un insegnamento delle cose che da giovani hanno appreso, non le considerano un valore ed è quindi inutile trasmetterle. Non vi è entusiasmo nel vedere che qualcuno vuole imparare a condurre una vita che loro hanno fatto o stanno ancora facendo: è forse invidia? rassegnazione? Qualche volta mi sento osservato come fossi una bestia rara che prova a fare una cosa fuori dal mondo. Si è spezzata una continuità nel rapporto con la terra e con la fatica, non si può più comunicare con gli altri dell'amore che si ha per la prima e della gioia per la seconda. Non si parla più la stessa lingua ed il rischio è di isolarsi sempre più.

D - Ho visto che hai un rapporto molto amorevole con le tue capre e con la mucca.

R - Si gli animali sono importanti, per me sono quasi indispensabili per la sopravvivenza in montagna: il latte, il burro, il formaggio sono alla base di un' alimentazione semplice ed autosufficiente dell'abitante della montagna. Gia dieci anni fa ero andato a fare l'aiutante margaro in un alpeggio della Valle d'Aosta. Avrei voluto sistemarmi lassù ma è impossibile trovare una casa in campagna. Anche in queste valli non è semplice; quasi tutto è abbandonato ma non si trova niente da affittare o comperare ad un prezzo possibile per un giovane.
Ritornando agli animali ed al latte e formaggio, per noi produrci il cibo è ridare al cibo il ruolo che ha di valore primario. Nella nostra società, fino a pochi decenni fa c'era questa cultura, ora si sta perdendo.

D - Marcus, una scelta così estrema come quella di vivere solo con la tua famiglia in una borgata isolata, significa estraniarti?

R - Per certi versi sì, per altri no assolutamente. Sì perchè è soltanto in un ambiente isolato e marginale come la mia borgata e tante altre su queste montagne che posso vivere la semplicità che cerco, che posso conservarmi spiritualmente e difendermi da una società che mi schiaccerebbe. No per ciò che ti ho detto prima, della mia ricerca degli altri con cui condividere conoscenze, lavoro, ecc... Vedi, per me, ognuno deve riuscire a trovare in qualcosa, in qualcuno, l'energia positiva per la sua vita, io traggo dall'ambiente in cui vivo e dalle cose che faccio l'energia positiva per vivere felicemente.

D - Non abbiamo parlato fin'ora di Marcus artista. So che sei un apprezzato pittore e trovo meravigliose le immagini di animali che dipingi.

R - Dai quadri appare il mio essere perchè ci credo molto e con la pittura riesco ad esprimermi. Sarebbe presuntuoso da parte mia se negassi che è anche un aiuto economico: ho una famiglia e i quadri sono l'unica cosa che mi dà un po' di danaro in più e mi permette di lavorare in casa. Ci credo molto, in fondo è un lavoro manuale che so fare. I soggetti dei miei quadri sono una diretta conseguenza della mia vita. Anche dalla pittura traggo quella gratificazione che tutti hanno bisogno. Un esempio: ad Entracque, durante una mia esposizione al Parco dell'Argentera, un bambino è venuto parecchie volte ed ha passato ore ad ammirare estasiato quel che stavo dipingendo.

D - Marcus, il tuo è un voto di povertà?

R - Posso anche dire si, ma una scelta volontaria e gioiosa che io e Alessandra abbiamo fatto per coerenza con le nostra filosofia di vita.

Marcus Parisini vive e lavora a Borgata Rossi 12020 Monterosso Grana - Cuneo, ltaly Tel. 0171.98762

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