
Tramonto sulle Pale di S. Martino: a destra il
Cimon della Pala (foto Agh)
Siamo oggi nella bellissima valle
di Primiero, al cospetto delle Pale
di S. Martino. Torniamo sempre volentieri qui
perché la gente è particolarmente simpatica ed aperta, forse
perché contraddice un po' il clichè del trentino dalla fama,
a volte non immeritata, di essere un po' chiuso ed "orso". Sarà
forse per la vicinanza con gli amici veneti che, si sa, sono molto più
"ciacoloni" (chiacchieroni) di noi trentini. Ma bando alle ciance
appunto :))) e veniamo al sodo, cioè al formaggio.

I prodotti del caseificio Primiero (foto Agh) |
|
Formaggio del Primiero
tra i migliori d'Italia
Che c'entra il formaggio con le Pale, chiederà quache incauto. C'entra
c'entra, perché in Primiero, per chi non lo sapesse, si producono
i migliori formaggi non solo del Trentino ma d'Italia! Per saperne di più
siamo andati a far visita al Caseificio
Sociale di Mezzano, reduce dal fresco successo
ottenuto al 1° Concorso Nazionale Formaggi
d'Autore tenutosi a Saint Vincent, in Valle D'Aosta, lo scorso novembre:
il suo formaggio nostrano fresco è
stato classificato tra i 10 migliori formaggi italiani a latte crudo (4°
posto assoluto). Un premio che conferma, dopo il brillante risultato al
concorso della Valle di Fiemme dello scorso anno, l'eccellenza dei formaggi
prodotti in Primiero, che rispecchia, del resto, un'antica tradizione.

Malga Primalunetta (foto collezione Decimo
Purin) |
|
Vita da malgaro
Da sempre, in questa valle, la zootecnia ha rappresentato un'importante
risorsa economica (un tempo quasi ogni famiglia possedeva delle mucche per
il proprio sostentamento) e oggi è la principale attività
agricola della zona. Nel passato, vista l'esiguità di latte prodotto
da una singola famiglia, si creò la necessità di unirsi per
lavorare il poco latte dei singoli allevatori: nacquero così, in
alcuni paesi, i caseifici turnari, in altri le cooperative agricole.

Da sinistra: Fabio Malfer, responsabile della "Formaggi Trentini",
Giovanni Battista Fontana e Alberto Bettega, rispettivamente presidente
e direttore del Caseificio Primiero (foto Marco Benvenuti) |
|
Nel periodo estivo era diffusa la pratica dell'alpeggio dove il latte era
lavorato in loco e successivamente i prodotti trasportati al fondovalle
per essere venduti. Possiamo ben comprendere, quindi, quanto fosse diffusa
e radicata l'arte e la pratica della lavorazione del latte. Tutta questa
tradizione è oggi riunita nel Caseificio Sociale Comprensoriale di
Primiero S.c.a.r.l. Fondata la società cooperativa nel 1973, la struttura
del Caseificio entrò in funzione nel 1981; essa riuniva l'arte, la
maestria e la tradizione dei caseifici dei paesi e delle malghe circostanti
in un'unica struttura moderna e funzionale. Ancor oggi il Caseificio trasforma
il latte raccolto dalle valli del Primiero, Vanoi e Mis in maniera artigianale.
Oggi la cooperativa conta circa 100 Soci e nel 2000 ha lavorato 33.400 quintali
di latte. Gestisce inoltre alcuni alpeggi e l'Agritur Malga Rolle, situato
sull'omonimo passo a quota 1980 mt., dove si possono gustare i piatti tipici
locali e i formaggi del Caseificio.

Il caseificio del Primiero a Mezzano (foto Agh) |
|

I giganteschi paioli di rame (foto Agh) |

La stgionatura (foto Marco Benvenuti) |
|

Il Grana Trentino (foto Marco Benvenuti) |

Lavorazione in salamoia (foto Agh)
|
|

Il marchio (foto Marco Benvenuti) |

Il Formaggio Fresco Nostrano, premiato tra i 10 migliori formaggi
d'Italia (foto Marco Benvenuti)
|
|

Lo spaccio per la vendita al dettaglio (foto Marco Benvenuti)
|

La cima del Sass Maor svetta sulla Val Canali (foto Agh) |
|
La Val Canali
In tarda mattinata siamo diretti nella splendida Val
Canali, l'accesso meridionale al Parco
Paneveggio - Pale di S. Martino, che si presenta con una scenografia
unica: le cime del Cimerlo, il Sass Maor, la cima Canali, i Lastei, il Coro,
il Sass d'Ortiga ed altre guglie invitano alla salita di sentieri anche
impegnativi che portano ai numerosi rifugi della zona. A vigilare tutta
la valle, eretto su uninaccessibile baionetta di roccia spezzata dai
fulmini e dallacqua, cè la rovina dell'arcigno Castel
Pietra, risalente al XIII secolo. La rocca è stata testimone
di guerre, rivolte ed assedi. La bellissima Villa
Welsperg, situata poco dopo l'imbocco della Val Canali vicino al
laghetto omonimo, è dal 1996 la sede amministrativa del Parco. Ospita
un moderno ed articolato centro visitatori dotato, oltre che di una stanza
con un grande plastico del parco, di una sala video ed una sala storica
sulla dinastia dei Conti Welsperg, antichi proprietari della Villa. Inoltre
ci sono sale espositive di nuova ed ardita concezione come la sala degli
acquari, la xiloteca, una biblioteca del legno e degli alberi, la litoteca,
la raccolta di libri di pietra e un bellerbario sugli arbusti a bacca,
la fruticoteca.
 |
| Autunno
nel Parco di Paneveggio - Pale di San Martino |
Un viale alberato attraversa il grande giardino con un piccolo stagno e
conduce alla cappella della villa con uno splendido giardino di rose antiche
molto profumate, all'orto di piante officinali e al simpatico giardino-labirinto.

Le pale di S.Martino con la baita Segantini |
|
La biblioteca con sala di lettura dà modo ai
visitatori di soffermarsi a leggere, all'aperto o al riparo; si possono
consultare non solo libri e periodici ma anche videocassette; prossimamente
sarà dotata di un sistema informativo multimediale. A completare
il complesso della Villa un'aula adibita a laboratorio per le attività
didattiche sia per gruppi che per singoli interessati, una ricostruzione
di una stalla riutilizzata come sede espositiva per mostre temporanee ed
una sala polivalente nellantico fienile. Orario di apertura (dal 22.04
al 03.06 ) solo la domenica dalle 9:30 alle 12:30 e dalle 14:00 alle 17:30.
Orario di apertura estivo (dal 10.06 al 30.09) tutti i giorni dalle 9:30
alle 12:30 e dalle 15:00 alle 18:30. Loc. Val Canali - Via Castelpietra,
2 38054 TONADICO (TN) - tel. 0439/64854 Fax. 0439/762419.

Il "Cant del Gal" in Val Canali (foto Agh) |
|

Il gestore Nicola Cemin |
|
A tavola al "Cant
del Gal"
Per pranzo siamo attesi al Cant del Gal
(canto del gallo) un bel locale in cima alla splendida Val Canali. Originariamente
fu ideato e costruito nel 1951 da Leopoldo Lucian che lo gestì fino
al 1980, successivamente gli subentrò il figlio Tito. Nel 2002 il
Cant del Gal è stato acquistato da Nicola Cemin e dalla famiglia
De Paoli, di cui fa parte Gian Paolo
guida alpina appartenente alle famose Aquile
di S. Martino. Questo alberghetto fu il primo insediamento turistico
della val Canali, e divenne rapidamente un punto di riferimento per gli
alpinisti e gli amanti della natura.

La guida alpina Gian Paolo De Paoli ci accoglie al Cant del Gal. Partecipò
nel 1976 alla spedizione vittoriosa sul Dhaulagiri (foto Agh)
|
|

Brindisi con Carlo Filiberto Bleggi, presidente della Cantina Toblino,
sponsor di Girovagando (foto Agh) |

Una delle sale da pranzo del Cant del Gal (foto Agh)
|
|

Superpiatto tipico e l'immancabile Tosèla (foto Agh) |

De Paoli con la nipotina Stefany (foto Agh) |
|

Nonna Daria con Stefany e Pernilla (foto Agh) |

Il Cimon della Pala m. 3184 (foto Agh) |
|
Di recente la struttura è stata riammodernata
con tutti i confort di base, e può alloggiare 25 persone. La gestione
è stata assunta dalla figlia di De Paoli, Marzia, e dal marito Nicola
Cemin. La gestione è rimasta famigliare, con la presenza e l'allegria
di nonna Daria che, mentre i genitori sono affaccendati in cucina, tiene
a bada i nipotini Stefany e Pernilla (che si è beccata questo bel
nome in omaggio alla compionessa svedese di sci Pernilla Wiberg). Il Cant
del Gal è ovviamente specializzato in piatti tipici trentini. Tra
questi, non poteva mancare la famosa Tosèla, un formaggio fresco
abbrustolito tipico e originale della Valle Primiero. Naturalmente, ci siamo
procurati la ricetta direttamente alla fonte, cioé il caseificio,
che ci propone la Tosèla
nell'antica ricetta primierotta.

Evaristo Faoro, guida alpina |
|
Personaggi del Primiero
In questa valle amena ci sono molti personaggi
degni di nota, alcuni dei quali sono le guide alpine che hanno lasciato
la loro impronta nella storia locale. Nella seconda metà dell'800
giunsero nelle nostre vallate i primi viaggiatori, generalmente inglesi
o tedeschi. Grazie al loro spirito di avventura ed alle relative agiate
condizioni economiche, essi colsero l'opportunità storica di salire
e battezzare per primi le nostre cime dolomitiche al tempo ancora inviolate,
guadagnandosi così un posto definitivo nella storia dell'alpinismo.
Alcuni dei loro nomi: Tucker, Ball, Stephen, Neruda, Withwell, Lovelace,
Wood, Von Trepton, Brodie, Phillmore, Raynor, per non dimenticare le signore
Imminick e Thomasson. Di queste loro imprese trascrissero dettagliati resoconti
che pubblicarono, secondo la moda dei tempi, presso i loro paesi d'origine
diffondendo così la rarità e la bellezza delle nostre vallate
dolomitiche. Per realizzare queste storiche prime traversate o ascensioni,
detti "viaggiatori" si avvalsero della collaborazione di cacciatori
o pastori locali che conoscevano bene gli itinerari di avvicinamento. Questi
giovani montanari, malamente equipaggiati ma dotati di ottime qualità
fisiche, diverranno col passare degli anni degli eccellenti e ricercati
professionisti e scalatori rinomati.

Le prime storiche "Aquile" di S. Martino in una foto d'epoca
|
|
Ad ascensione conclusa il cliente trascriveva sul Libretto
Personale
della Guida le proprie impressioni sulla salita e sulla condotta del titolare,
raccomandandolo ad eventuali futuri ingaggiatori. I loro nomi più
importanti: Bortolo Zagonel, Michele Bettega, Antonio Tavernaro e Giuseppe
Zecchini. Con il rapido diffondersi della loro reputazione essi vennero
definiti Aquile
di S. Martino, appellativo tutt'oggi adottato dalle Guide Alpine di
San Martino e Primiero. Uno dei più
illustri figli del Primiero, la cui fama ha travalicato i confini non solo
regionali ma nazionali, non è però una guida alpina ma un
ingegnere: Luigi Negrelli. Pur essendo nato e vissuto in mezzo alle montagne,
arrivò a progettare nientemeno che il Canale di Suez!

Luigi Negrelli, nativo del Primiero, fu colui che ideò e progettò
il Canale di Suez |
|
Luigi Negrelli, nato nel 1799 in Trentino
a Fiera di Primiero, nel cuore delle Dolomiti, fu uno dei propulsori del
processo innovativo attuatosi nella prima metà del XIX° secolo.
Negrelli realizzò importanti opere di ingegneria dei trasporti in
Europa centrale, opere che contribuirono al superamento delle barriere fra
i popoli e alla progressiva integrazione fra culture ed etnie, in unantesignana
visione europea. Il suo nome rimane comunque legato al lavoro che più
di ogni altro lo ha visto impegnato durante tutto l'arco della vita e cioè
il Progetto per la costruzione del Canale artificiale che taglia l'istmo
di Suez e mette in comunicazione il Mediterraneo con il Mar Rosso.
Seguendo antichi racconti, quasi mitologici, egli iniziò ad occuparsi
del progetto verso il 1840 su diretta sollecitazione dei governo austriaco,
che si fece carico di eliminare le preoccupazioni che le grandi potenze
dell'epoca nutrivano nei confronti dell'impresa. Negrelli purtroppo non
lo vide mai realizzato: morì infatti il primo giorno del mese di
ottobre del 1858, pochi mesi prima che iniziassero i lavori, ultimati nel
1869. In quei dieci anni il nome di Negrelli fu del tutto dimenticato, anzi
il progetto del canale fu attribuito ad un altro ingegnere, che raccolse
meriti ed onori. Solo nel Novecento si riconobbero i molti meriti di Negrelli
e soprattutto oggi la sua opera risulta assai ricca di legami e rapporti
con la continua evoluzione storica e culturale dell'uomo contemporaneo.
Breve
biografia di Luigi Negrelli

Silvio Alchini |
|

Il fratello Giulio |
|
Alchini: una dinastia
Girovagando non poteva, nella valle del Primiero, non rendere un piccolo
omaggio alla grande arte dei fratelli Silvio e
Giulio Alchini. Sono gli epigoni
di una famiglia che affonda le radici nelle nebbie del tempo. E come tale
impossibile da ricostruire. Risalendo il corso della corrente si arriva
a malapena a ricostruire frammenti di un albero genealogico che estende
i suoi rami tutt'intorno al gruppo montuoso delle Pale di S. Martino. Una
genealogia che evidenzia in tutto e per tutto lo spirito dei tempi passati,
quando l'intera zona apparteneva al Regio Impero Asburgico e i confini erano
dei cippi posti al limitar delle strade e dei boschi soltanto per ricordare
la predominanza del politico rispetto al sociale. Gli abitanti però
sottostavano ad altre leggi, ad altre dinamiche, legate queste soprattutto
alla vita quotidiana, agli spostamenti effettuati per cercare una vita migliore,
per esaudire un sogno o costretti dalla violenza di una natura che non conosce
freni.

Silvio Alchini, nudo 1957 |
|

Silvio Alchini, nudo 1975 |
Bastavano un inverno rigido, le frequenti cadute di valanghe, il disgelo,
abbondanti piogge, per provocare morte e disperazione e gettare la popolazione
alla disperazione e all'esodo. Per gli abitanti abituati a strappare alla
terra ogni metro di coltivato bastava poco perché il delicato equilibrio
vita-morte fosse alterato. Così, nel tempo, attorno alle Pale di
San Martino, ci fu un continuo sommovimento di uomini e di idee, un movimento
che seguiva i raggi dei sole: da oriente ad occidente o a settentrione.

Gulio Alchini, nudo 1951 |
|

Giulio Alchini, famiglia 1952 |
|
Le valli dell'Agordino con i loro piccoli paesi abbarbicati sui pendii o
incuneati nelle strette vallicole di Canale d' Agordo, Cencenighe Agordino,
Agordo, Taibon Agordino, i centri più grossi, poi la miriade di villaggi
e masi che, come bianchi manti nevosi, tappezzano la Valle di Garès,
la Valle di Angheràz, la Vai del Torco, sono segnate dalle vicende
umane della povertà, stravolgimenti bellici, politici e istituzionali.
La frammentazione è già indicatore di una qualità della
vita di cui l'Agordino sembra essere stato esente per secoli e soltanto
l'oggi vede il turismo portare quella possibilità di un riscatto
non solo economico. Gli abitanti dell'Agordino quando emigravano si incamminavano
verso la Valle di Valles e l'omonimo passo per poi distribuirsi nelle valli
di Fiemme e di Primiero. Altri, per il Passo di S. Pellegrino, ricalcando
l'antica via medioevale, si proiettavano nella Val di Fassa e, per il Sella,
nella Val Gardena. Nei primi anni del Settecento un Alchini con famiglia
lasciò le terre dell'Agordino e s incamminò verso il Passo
Valles. Scese a San Martino di Castrozza, quindi a Fiera di Primiero, dove
si stabilì. Come tanti altri agordini era un falegname e, dopo di
lui, professarono l'arte del legno i figli e i nipoti fino ad arrivare a
Giovanni Alchini e Margherita Scalet, rispettivamente padre e madre di Giulio
e Silvio.

Silvio Alchini, torso 1975 |
|

Silvio Alchini, noce 1980 |
|
Giovanni teneva la falegnameria in Contrada di Sotto, lungo la strada che
porta da Pieve a Transacqua, a pochi passi dal gotico Palazzo delle Miniere
e dalla chiesa parrocchiale dell'Assunta, le cui campane scandivano il tempo
del lavoro. Non sappiamo di preciso a quale ramo degli Alchini appartenesse
Giovanni. Sappiamo soltanto che sulla parete di casa di Silvio ci sono due
ritratti, i quali possono illuminarci sulla storia del casato. Il primo
è datato 1732 ed è il ritratto di Jacopo Hycintho de Alchini,
intraprendente uomo della Chiesa cattolica. La didascalia lo definisce plurimus
caro, canonico a Salisburgo. Il secondo ritratto è del 1777 e raffigura
Jacopo de Alchini, archivista, publico tabelioni. La particella nobiliare
"de" definisce il ruolo sociale della famiglia, una particella
andata perduta col tempo, oppure testimonia che il ramo a cui appartengono
Giulio e Silvio è collaterale a quello dei due notabili. Di sicuro
rimane il fatto che i due fratelli hanno mantenuto nel sangue il senso profondo
del legno, l'amore per un materiale che in questa terra è simbolo,
storia e leggenda. (Testi e foto da "Alchini
Giulio e Silvio", La bottega dell'Arte) testi e foto di Alessandro Ghezzer
 |
| Sci escursionismo nel Parco di Paneveggio
(foto Agh) |
home page
|