
Una vecchia immagine di Caderzone |
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Caderzone è uno degli insediamenti più
antichi della Val Rendena. Le ripide stradine in salita lastricate a bocce
irregolari, le piazze con le caratteristiche fontane di pietra, gli ampi
avvolti al pianterreno delle case, i portali in granito, i balconi in
legno pieni di fiori. A Caderzone si possono scoprire radici antiche:
la parrocchiale di San Biagio
con il rustico campanile che risale al 1200; la residenza medievale dei
nobili Lodron-Bertelli dalle suggestive sale e dalle scuderie appena restaurate,
il Maso Curio, vero monumento vivente della cultura agricola rendenese,
ancora in funzione dopo 650 anni.

Il dipinto del 1540 che raffigura la Leggendaria spedizione di Carlo
Magno nella chiesa di Carisolo (foto Agh) |
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La Storia a Caderzone
Una rapida carrellata sulla storia del paese di Caderzone:
Primo insediamento "caderzonese" (agricolo-pastorale) avanti
l'anno Mille, in una valle di vaste paludi, di continue alluvioni, di
franosi fenomeni conoidali.
Incessanti ed implacabili le lotte dei "Caderzoni"
con gli uomini degli insediamenti limitrofi per la difesa dei confini,
per l'uso dei sentieri, per il possesso dei pascoli.
Documenti di tali contese nel 1194 con Strembo e nel 1295 con Pinzolo
e Carisolo. I Caderzoni, sempre perdenti e indifesi nelle loro controversie,
si alleano con i Lodron di Castel Romano, i quali subito s'insediano in
paese con una Rocca sopra l'abitato e un Palazzo-torre tra le casupole.
(Anno 1302) I Lodron, grandi legislatori, costringono i Caderzoni a "pubbliche
Regole" nelle quali si decidono per alzata di mano i paragrafi degli
Statuti (da loro predisposti). Nel 1329 (data storica) Caderzone compila
su pergamena ed approva la prima "Carta di Regola" della valle.
Giorgio Lodron (1400-1461), il grande Vicario vescovile
delle Giudicarie Ulteriori, ha una predilezione speciale per il feudo
caderzonese, luogo per lui di riposo e di caccia.
Da una donna del luogo, oltre tutto, ha un figlio (Marco) che educhera'
alla violenza lodroniana e vorra' sempre accanto a se' nei momenti difficili.
(Anno 1456)
Marco, trentacinquenne appena, alla morte del Conte Giorgio Lodron suo
padre (1461) diviene "signore di Caderzone" e dà inizio
alla lunga serie delle sue rilevanti imprese e dei suoi crudeli misfatti.
Marco da Caderzone, fatta restaurare la chiesetta-romitorio di San Giuliano
al Monte (1488), vi raduna i suoi complici ed i suoi affiliati perche'
giurino sopra "un Crocifisso" la loro fedelta' alla sua causa
in un assalto programmato e dato per imminente contro il potere vescovile
di Trento. Marco da Caderzone, per ordine vescovile, viene catturato (1489)
e giustiziato a Trento (26 maggio 1490) per alto tradimento. La sua Rocca
ed il suo Palazzo sono selvaggiamente depredati e dati alle fiamme.
Caderzone non ha pace. Per sette anni (1490 - 1497) non conosce che omicidi,
incendi ed altre spedizioni punitive dei figli di Marco, i quali a tutti
i costi vogliono rientrare e riavere il loro feudo. Tornati in possesso
alla fine dei loro beni, i figli di Marco ad avere (come un tempo) ordine
e sottomissione promuovono con una pubblica "Regola" la compilazione
della "Grande Carta di Regola" nel 1506: la Carta di Regola
diverra' il modello per tutte le successive Carte della Rendena.
La discendenza di Marco, con la morte del superstite figlio Biagio, si
estingue (1560).
Il nobile ser Jacopo Bertelli, notaio di Vigo Preore sposato a una nipote
(e discendente ultima) di Marco eredita il feudo caderzonese, ed issa
sul palazzo Lodron lo stendardo dei "Monte Giglio". (Anno 1562).
I poveri ed angariati Caderzoni, sotto Girolamo II Bertelli, ottengono
per la prima volta (1591) in proprieta' assoluta una cinquantina di poderi,
ricavati da terreni incolti lungo tutta la Val Mezzana, linea di confine
tra Strembo e Caderzone. Cessano per sempre le liti confinarie tra "Strembi"
e "Caderzoni".
La Guerra di Successione di Mantova (1629 - 1630) si abbatte sulla Val
Rendena con il terrore, con la fame e con la peste. I Bertelli istituiscono
un lazzareto ai Pulicc per ben due anni (1630 - 1631) a loro spese. In
compenso arricchiscono ancora di piu' con le molte proprieta' lasciate
dagli scomparsi. Il nome di Caderzone tocca i vertici della notorieta':
i nobili Bertelli fanno dimenticare il dopo-peste divenendo (1640) conti
di Castel Ossana e Signori di Castel Corona.
Marc'Antonio Bertelli diviene Consigliere arciducale del Tirolo, e governatore
del Contado di Nomi per l'arciduca Ferdinando Carlo. (Anno 1646). Caderzone
entra nella "cronaca eletta" del Principato ospitando per cinque
estati consecutive (dal 1649 al 1653) nel romitorio di San Giuliano al
Monte, sull'omonimo lago, il Principe vescovo di Trento Carlo Emanuele
Madruzzo (1629-1658). Solo Giustino e Pinzolo nel 1700 - in quanto "curazie"
- non dipendevano dalla Pieve di Rendena (Spiazzo). Il paese di Caderzone
(grazie ai buoni uffici dei Bertelli) - per primo tra tutti gli altri
paesi della valle - il 7 aprile 1700 diviene "curaza", cioe'
comunita' religiosa con fonte battesimale, tabernacolo e sacerdote proprio.
Giganteggia in tutto il Trentino la figura del sacerdote caderzonese don
Carlo Agapito Mosca (1696 - 1771) divenuto -dopo una giovinezza eroica
ed una vita ecclesiastica instancabile- il piu' famoso oratore sacro del
secolo XVIII nel Principato.
Con la Val Rendena anche Caderzone risente dell'abbandono e della poverta'
seguite alle continue vicende belliche, risorgimentali e garibaldine,
del Milleottocento. L'allevamento di poco bestiame, il legname delle selve,
una risibile agricoltura e molta emigrazione, sono le uniche risorse di
quei duri anni.
Si accentua, e diviene costume, il problema migratorio. I "moleti"
(arrotini) ed i salumai (spesso con i loro figli ancora in eta' scolare)
-dopo le rovine e le miserie della Prima Guerra Mondiale (nel Trentino
1914 - 1918)- vanno per il mondo in modo stagionale o permanente, e ricompongono
a poco a poco l'identita' e la sicurezza economica del paese.
La lenta ma inarrestabile evoluzione sociale e turistica della valle da'
anche al nostro paese quelle possibilita' di lavoro e di benessere che
sono oramai alla base dell'attuale intraprendenza e della diffusa agiatezza.
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