Il museo della malga a Caderzone
di Fulvio Nardelli e Gianluigi Rocca


Il museo della Malga a Caderzone
(foto Marco Benvenuti)
 
Da molto tempo con il Sindaco di Caderzone, Maurizio Polla, si pensava quale funzione si potesse assegnare agli ambienti ricavati al piano terreno delle Scuderie di Palazzo Lodron-Bertelli, una volta conclusi i lavori di restauro e ritrutturazione. Da subito gli interessi erano rivolti verso un'esposizione permanente di sapore etnografico per custodire le memorie storico culturali sugli usi e costumi degli uomini della Val Rendena; il dubbio consisteva nel fatto che la superficie a disposizione non fosse sufficientemente ampia per accogliere ed approfondire tematiche di questa vastità e complessità. Quando Gianluigi Rocca e Lucia Parma hanno proposto all'Amministrazione Comunale di Caderzone di donare parte della loro collezione di strumenti ed oggettistica sapientemente raccolti durante gli anni di permanenza presso numerose malghe del territorio giudicariese, interesse monotematico quindi, quello più contenuto dell'alpeggio, allora tutti i dubbi si sono dissipati instaurando un rapporto collaborativo che ha portato, nel giro di qualche mese, alla realizzazione del "Museo della Malga".


Luciano con Riccardo Maturi, presidente Apt, osservano gli antichi strumenti del malgaro (foto Marco Benvenuti)

 

Parafrasando un celebre film, Caderzone "il piccolo grande Paese" aggiunge così un altro tassello importante al suo già esteso e ricco patrimonio storico-culturale, con un museo che nasce soprattutto per ricordare l'identità di tante generazioni che in questa valle hanno sviluppato e concretizzato la loro storia evolutiva. Il ruolo importante del museo è quello di acquisire la consapevolezza che raccontare la propria storia contribuisce ad aumentare la coscienza e la fierezza dell proprie origini e della propria cultura. Il museo si articola all'interno di spazi che già posseggono spiccate caratteristiche museali perché sono il risultato di un lavoro di restauro e ripristino di strutture originali sorte, per tempi successivi, a partire dal XIV secolo


Campanacci (foto Marco Benvenuti)
 

Murature poderose in granito di tonalite lasciate in vista ed intonacate con la tecnica del "raso sasso", pilastri monolitici della stessa pietra caratteristica dei luoghi, volte e voltine restaurate e ricostruite perché in parte crollate sotto il peso distruttivo delle strutture lignee del volume soprastante in seguito all'incendio del novembre 1967 (gli avvolti crollati sono stati ricostruiti impiegando gli stessi sassi rinvenuti sul posto del crollo, catalogati secondo le funzioni originali che erano stati chiamati ad assolvere). Solo due elementi materiali compongono dunque l'involucro che racchiude gli spazi del museo: la pietra di tonalite delle murature ed i pavimenti realizzati con la tecnica antica del "battuto e ribattuto" di calce idraulica mista a cemento e sabbia del fiume Sarca; in particolare i giunti di dilatazione del pavimento sono stati realizati impiegando piatte in acciaio inox posizionate secondo una logica estetica in corrispondenza della proiezione orizzontale delle presenze strutturali più significative.


Sgabelli da mungitore (foto Marco Benvenuti)
 

All'interno delle tre sale sono ordinati gli oggetti con una precisa logica di lettura che procede da destra verso sinistra, secondo il senso antiorario. La prima sala è dedicata al pascolo, alla mungitura, al casello -la seconda alla casara ed ai prodotti finiti della trasformazione del latte- la terza dedicata alla presenza dell'uomo e della sua vita all'interno della malga. Un percorso che dagli zoccoli degli animali, comunicando cultura senza che il visitatore se ne accorga, lo conduce fino al letto del malgaro, giusto riposo dopo le fatiche dell'intensa giornata lavorativa. Prezioso nei suoi componenti strutturali perché composto dagli unici tre elementi che la furia distruttiva del fuoco ha risparmiato (un plinto in tonalite, un pilastro ed una trave dalle possenti, incredibili dimensioni in legno di castagno) il porticato di ingresso che ospita due carri per il trasporto del letame e dei lattonzoli di maiale usualmente portati in malga per l'ingrasso.

Le linee guida che hanno informato l'allestimento del punto di vista funzionale ed estetico partono dalla convinzione soggettiva, derivante da una esigenza di pensiero contemporaneo, che gli strumenti che in passato, ma ancora oggi, aiutano l'uomo nel lavoro quotidiano continuano a rimanere tali se visti ed analizzati a contatto del proprio ambiente di lavoro; se invece sono chiamati a comporre ad esempio una collezione privata, o un museo, al di fuori de loro spazio operativo, cessano di essere "strumenti di lavoro" per diventare "oggetti della tradizione etnografica".


Il gigantetesco tronco di castagno che sorregge la struttura
(foto Marco Benvenuti)
 

E' pertanto concettualmente errato tentare di ricostruire all'interno degli spazi del museo le stesse atmosfere della malga impiegando, come spesso si è fatto, materiali rustici come i sacchi di iuta, le perline, gli scorzi di corteccia, i sassi; questi tentativi sono legati esclusivamente ad una rappresentazione folcloristica della realtà.
Gli oggetti ordinati sui piani trasparenti in cristallo sorretti da piedi in acciaio inox lucido, all'interno del piccolo museo di Caderzone, cessata la funzione strumentale, vivendo una vita autonoma, sono stati chiamati non a parlare, ma solamente a rievocare la storia della vita che, con l'aiuto dell'intelligenza dell'uomo, hanno contribuito a tracciare.
L'iniziativa vuole cercare di instaurare con il visitatore un dialogo sulla ricerca della funzione dell'oggetto; una curiosità dinamica che porta a darsi delle risposte in rapporto a ciò che si sta osservando. Museo dunque come spunto di riflessione poiché, nell'intimo, non c'è niente di più stimolante che arrivare a scoprire, attraverso il museo, come fossero, come pensassero, come si comportassero, lavorassero i nostri progenitori nel processo dinamico dell'evolversi della vita.


Il grande paiolo di rame (foto Marco Benvenuti)
 
Vari oggetti del malgaro (foto Marco Benvenuti)

Il museo propone all'attenzione del visitatore solamente oggetti originali raccolti presso numerose malghe delle valli Rendena e Giudicarie; oggetti severi, quasi rudimentali, perché espressione di un rapporto diretto ed immediato fra la funzione e la forma, eseguiti da mani rudi che badano più alla sostanza che all'apparenza; non belli da vedere perché finemente intarsiati, ma stupefacenti per la loro essenzialità.


(foto Marco Benvenuti)
 

Nel proporli non si è badato molto alla preziosità derivante dall'epoca di esecuzione, bensì al significato della funzione che è rimasta la stessa da tempi immemorabili. La mostra museale pertanto non stupirà per l'interesse legato alla preziosità tipologica o alla finezza dell'intaglio, bensì per l'immediatezza operativa derivante dalla semplicità rapportata alla resa del lavoro. Qualche difficoltà si è riscontrata nella stesura della definizione dialettale degli oggetti: fattore primario che verrà al più presto sottoposto ad un più attento controllo e rilettura degli stessi.L'allestimento è stato concepito in continuo divenire offrendo la possibilità di sostituzioni ed integrazioni, confidando nella rinnovata sensibilità degli abitanti del territorio nei confronti della cultura tradizionale locale, raccolta all'interno degli spazi del proprio museo.

MUSEO DELLA MALGA
RIONE LODRON - BERTELLI
38080 CADERZONE (TN)
TEL. E FAX. 0465804899
museodellamalga@caderzone.it

ORARIO DI APERTURA
DAL 10/06 AL 30/09 ORE 15.00-19.00 (LUNEDI' CHIUSO)
DAL 01/10 AL 31/05 ORE 8.00-12.30 (SAB-DOM-LUN CHIUSO)

IL MUSEO VERRA' APERTO PER GRUPPI O SCOLARESCHE ANCHE IL
POMERIGGIO E NEI GIORNI FESTIVI SOLO SU PRENOTAZIONE

NEI PRIODI NATALIZIO-PASQUALE E IN OCCASIONE DI ALTRE FESTIVITA'
INFRASETTIMANALI IL MUSEO SARA' APERTO SECONDO L'ORARIO FESTIVO

BIGLIETTI INGRESSO
PREZZO INTERO EURO 2,00
PREZZO RIDOTTO EURO 1,00 (GRUPPI OLTRE 15 PERSONE E BAMBINI FINO A 6 ANNI)