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| Trekking invernale in Lagorai: "campo
base" a Lago Porta Bozze m. 1985 (foto Agh) |
Si può resistere a 15 gradi sottozero in
una tenda a duemila metri in pieno inverno? Per rispondere a questa
domanda, Girovagando ha deciso di accettare fieramente questa dura esperienza...
mandando il suo cameraman! Tutti gli altri della troupe ovviamente si sono
defilati con scuse più o meno credibili. Il sottoscritto, l'unico
notoriamente amante delle camminate, è così rimasto fregato.
Per documentare per voi questa selvaggia
esperienza s'è messo le gambe in spalla e, sul groppone, circa
18 kg di peso tra attrezzatura da campeggio, video e fotografica. Una fatica
infame, ma per Girovagando questo ed altro.
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| Andrea Boso, a sinistra, accompagnatore
e guida escursionistica laureato in scienze forestali, spiega le caratteristiche
del bosco lungo il percorso |
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Trekking sulle Cime di Tolvà, Lagorai
Va precisato subito che senza una forte passione per la montagna e per la
natura in genere, e soprattutto una leggera forma di masochismo
latente, queste non sono esperienze adatte a tutti. Per chi è
bendisposto in tal senso invece, le soddisfazioni sono realmente impagabili.
Per due giorni si attraversano zone assolutamente
solitarie e selvagge, in completa autosufficienza. Boschi fittissimi
di abete rosso, larici secolari in quota, pianori e radure punteggiati di
laghetti ghiacciati, costoni impervi che si arrampicano fino a forcelle
da cui si aprono altri spettacolari e sorprendenti orizzonti. Per qualche
momento ci si sente tutti grandi esploratori, e si respira a pieni polmoni
una sensazione di libertà sempre più rara oggigiorno.
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| La guida alpina Daniele Lira, a
sinistra, conduce il trekking e garantisce la sicurezza dei partecipanti
(foto Agh) |
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Winter Trekking
L'iniziativa è dell'Apt Lagorai - Valsugana
Orientale Tesino che ha organizzato una serie di escursioni denominata
Winter Trekking. Chi
scrive ha partecipato al trekking denominato "High Lab", poiché
questo serviva anche come test per i materiali forniti dagli sponsor. Le
prossime uscite sono il 23-24 febbraio
(High Lab Extreme) e l'8-9-10 marzo
(Lagorai Winter Trekking). L'organizzazione prevede l'accompagnamento di
una guida alpina e di una guida escursionistica, oltre alla fornitura, per
chi lo richiede, di materiale tecnico Ferrino
come tende, sacchi a pelo, fornelli, zaini, racchette da neve eccetera.
Sono forniti anche tutti i pasti sotto forma di un kit con generi alimentari
predisposti appositamente: barrette energetiche, biscotti, cioccolato, frutta
secca, té liofilizzato, brodo vegetale, formaggio grana, cereali
eccetera, tutti prodotti rigorosamente biologici.
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| La Kompass 626 doppia faccia comprende
tutto il Lagorai |
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Nel trekking non si cammina solamente ma, grazie alle
guide, si ricevono nozioni di geografia,
orientamento,
storia e cultura locale,
si impara inoltre a riconoscere i vari tipi di vegetazione, le piante del
bosco e ad osservare le orme degli animali sulla neve. In questo itinerario
si potranno osservare tutte le tipiche successioni selvicolturali della
zona: anzitutto la pecceta montana in cui predomina l'abete rosso, con esemplari
di abete bianco, faggio e sorbo degli uccellatori. Salendo in alto si incontra
il tipico lariceto che precede il limite della vegetazione, con esemplari
di ontano verde e pino mugo. Il sottobosco e' costituito per la maggior
parte da rododendro e tipiche graminacee alpine. Per tutte le informazioni
riguardo ai vari trekking e relative iscrizioni ci si può rivolgere
direttamente alla locale Apt Lagorai. Altre info sul
sito dell'Apt Winter
Trekking.
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| Sosta per uno spuntino sul Timoncello:
sullo sfondo il Gruppo di Rava (foto Agh) |
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| I preparativi per la partenza al
Camping Val Malene (foto Agh) |
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Partenza dalla Val Malene
Il trekking ha avuto inizio al campeggio di Val
Malene, dove i partecipanti hanno potuto conoscere i dettagli del
percorso e ritirare la propria attrezzatura. I temerari sono: Katia e Christian
di Mantova, Stefano, Carlo, Riccardo e Patrizio di Correggio, Francesco
di Pavignano sul Rubicone, Stefano, Matteo e Francesco di Cesena. Accompagnano
il gruppo la guida alpina Daniele Lira
e la guida escursionistica Andrea Boso,
oltre a Cristina dell'Apt e al sottoscritto incaricato delle riprese video.
Una provvidenziale nevicata di qualche giorno prima ha imbiancato il paesaggio
come si deve. La lunga forestale di avvicinamento è così diventata
un fiabesco corridoio bianco in mezzo al bosco con gli alberi carichi di
neve. In tarda mattinata, dopo circa 5 km di marcia a discreto passo, la
prima sosta per uno spuntino.

Il campo allestito sul lago ghiacciato, poco prima del tramonto (foto Agh)
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Sotto le cime di Tolvà
Nei pressi di Malga Orena si abbandona
la forestale e, per tracce di sentiero, si risale un ripido costone nel
bosco fitto. Guadagnamo un panoramico crinale boscoso a strapiombo su un
vallone che precipita da Cima Orena. La fatica comincia a farsi sentire,
ci sono i primi cedimenti fisici con soste forzate camuffate da soffiate
di naso. Arriviamo alle radure in quota punteggiate da spettacolari larici
centenari. Manca ancora poco, sulla rampa finale però non sono pochi
quelli che ansimano come buoi sotto il peso notevole degli zaini. Finalmente
ecco il pianoro del Lago Porta Bozze, completamente
ghiacciato e inondato di sole. Un colpo d'occhio magnifico. Nella prima
giornata si sono così guadagnati 900 metri di dislivello. Iniziano
i preparativi di montaggio del campo. Si spiana la neve sul lago ghiacciato
e si fanno le piazzole per le tende. Troviamo un grosso pezzo di bomba della
1a Guerra Mondiale, lo usiamo come picchetto. In un'oretta di lavoro alacre
il campo è allestito senza difficoltà.
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| Il cameraman con la sua Canon |
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Con gli sci |
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Vita da cameraman
Armeggiando con lo zaino, scivolo e do' un pestone al bastoncino telecospico
che ovviamente si trancia di netto. Un bestemmione echeggia nell'aria. Riusciranno
mai ad inventare dei bastoncini decenti che non si rompano? Il freddo ha
inoltre bloccato il filtro sulla telecamera. Altre imprecazioni, non c'e'
verso di toglierlo. Mentre Daniele monta la nostra tenda, io riordino l'attrezzatura.
Sull'ultima rampa ho avuto delle visioni mistiche per lo sforzo. Molti credono
che fare il cameraman sia un divertimento continuo e sfrenato. Qualche volta,
forse. Ma fare le riprese in queste condizioni non è né facile
né divertente.
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| Allestimento del campo (foto Agh) |
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Anzitutto si passa per dei rompipalle, perché si impongono soste
ai partecipanti che, sbuffando, sono così costretti a spezzare il
ritmo. Poi perché si è caricati come facchini, e fare riprese
stabili con 20 kg sulla schiena è una tortura, anche perchè
si deve trattenere il fiato per limitare le vibrazioni. Se gli altri si
lamentano per il ritmo spezzato, il cameraman è quello che se la
passa peggio. Perché deve fare l'elastico: cioè anticipare
il gruppo, aumentando il ritmo. Gruppo che poi gli passa davanti e si allontanta
durante la ripresa. A quel punto tocca metter via la roba in fretta e furia
e andare a riprenderlo col famoso zaino da 20 kg sul groppone e la lingua
di fuori. A volte verrebbe voglia di prendere a schiaffi quelli che dicono
di invidiarci il lavoro. Ma lasciamo stare che è meglio :).
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Tutti ad ammirare e a fotografare
il fantastico tramonto (foto Agh)
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Aspettando il tramonto
Dopo aver montato il campo c'é ancora tutto il tempo per godersi
il tramonto spettacolare, adeguatamene stra-fotografato. Il clima è
mite, ma appena tramonta il sole la temperatura scende di brutto. Ci pare
che manchi qualcuno. Ma dov'è quella coppia di Mantova? Si sono già
infrattati nella tenda, con la scusa che lui non stava benissimo: tendiamo
l'orecchio per captare eventuali rumori sospetti. Ci pare di cogliere solo
un lieve chiacchiericcio, non troppo peccaminoso. Pazienza, c'é da
preparare la cena ora: il campo brulica di gente che armeggia con pentole
e fornellini a gas, l'odore di té caldo e minestra si diffonde nell'aria.
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| Cala la sera sul laghetto ghiacciato
di Porta Bozze (foto Agh) |
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E' notte, ma al campo si chiacchiera
al chiaro di luna (foto Agh) |
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Arriva il buio
Una luna spettacolare sorge, quasi di sorpresa, sopra forcella Val
de Pria, illuminando il campo come un gigantesco lampione. E' incredibile
quanta luce emani la luna: grazie al riflesso della neve ci si vede benissimo
anche se ormai è notte. Molti ne approfittano per telefonare a casa
coi maledetti cellulari. C'è una zona con il "campo", purtroppo,
e quindi si assiste alla processione di gente che va a telefonare, come
se ci fosse la fila davanti alla cabina. Uno dei partecipanti, di cui tacciamo
il nome, venuto probabilmente a fare il trekking "per dimenticare"
un rapporto in crisi, trascorre quasi un'ora al freddo e ormai al buio sul
costone a dibattere al telefono.
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| Patrizio Liguabue dorme all'aperto
(foto Agh) |
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Il risveglio il mattino dopo: nella
notte la temperatura è scesa a -13° (foto Agh) |
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Prova di sopravvivenza
Lo stupore si diffonde quando al campo si apprende la notizia che
Patrizio Ligabue, di Correggio, dormirà
all'aperto, senza alcun riparo. Rifiuta caparbiamente il posto in
tenda, nonostante le insistenze. Scambiamo due chiacchiere e ci facciamo
spiegare come intende passare la notte. Patrizio è uno tosto, già
avvezzo a esperienze del genere. E' un grande appassionato di viaggi con
all'attivo svariati trekking in Scandinavia e in Islanda, sempre in autosufficienza.
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| Prova di sopravvivenza: Patrizio
nel suo sacco (foto Agh) |
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Trincea nella neve
Si scava una piccola trincea nella neve, quindi stende per terra un sacco
da bivacco: all'interno una stuoia di gomma isolante e il sacco a
pelo. Per vestiario un completo di pile verde con passamontagna. Assistiamo
incuriositi alla preparazione. Patrizio si infila con difficoltà
nel sacco tutto intabarrato, con piccoli sobbalzi, sbuffando e dimenandosi.
La scena ci ricorda l'anaconda (il sacco) che ingoia faticosamente l'antilope,
a bocconi. Patrizio vi si infila, lasciando spuntare, ancora per poco, solo
la testa. Tra poco si rinchiuderà come in un sarcofago. Ci mostra
anche una specie di maschera, con un tubo
a "snorkel" per respirare in caso di bufera. Nessuno mostra eccessiva
invidia per quella situazione. Tuttavia è affascinante pensare come
l'uomo possa sopravvivere a 2000 metri senza riparo, in pieno inverno, in
mezzo alla neve e al freddo. E non dev'essere male addormentarsi guardando
i milioni di stelle nel cielo che si possono vedere da quassù. Buonanotte
Patrizio, dormi bene. Noi intanto però andiamo in tenda. Non prima
però di aver fatto ancora un po' di chiacchiere al chiaro di luna.
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| Filò intorno a un improvvisato
focolare coi fornelli a gas (foto Agh)
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In tenda
Si mangia, si beve, si ride e si scherza, si tentano foto notturne. Il freddo
si fa pungente, verso le 21.00 si decide di infilarsi nei sacchi a pelo.
Il termometro scenderà parecchio sottozero. Dormire in tenda in inverno
a 2000 metri può sembrare terrificante, ma in fondo non è
un'espererienza così terribile se si ha l'attezzatura adatta. Innanzitutto
una buona tenda a doppio telo, una stuoia
in gomma espansa come isolante dal terreno, un materassino
gonfiabile a 5 tubi indipendenti (se si buca uno restano gli altri)
e un ottimo sacco a pelo testato per temperature
fino a -35°. Come vestiario è sufficiente un pile
leggero. Per non patire freddo è indispensabile andare a letto
con la biancheria asciutta e non umida, quindi è opportuno avere
sempre con sé un ricambio, o comunque indossare biancheria tecnica
che favorisca la rapida traspirazione.
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| Il mattino
dopo si smonta il campo, destinazione Cima Orena (foto Agh)
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| Riveglio al campo base (foto Agh) |
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Il risveglio
Durante la notte la battaglia russatoria tra la guida alpina Daniele Lira
e me, sarà vinta dal sottoscritto con largo margine. Al mattino,
le proteste dei partecipanti per il russamento e la vana ricerca del colpevole
con domande a brutto muso: "Ma chi russava a quel modo stanotte?".
Ognuno scarica vigliaccamente la colpa sul compagno di tenda. Leggiamo il
termometro: la minima è scesa a -13°.
Risultato: una mia lente a contatto si disintegra appena la tolgo dalla
scatolina. La tenda rimbomba dal bestemmione, i ghiaccioli tintinnano dentro
le borracce. Per fortuna sono stato previdente e ho messo nel sacco a pelo
le calze umide e tutte le batterie della macchina fotografica e della videocamera.
Nella nottata stranamente sono stato tra i pochi ad aver battutto i denti
per il freddo. Verso le sei del mattino il telo della tenda era tutto arancione:
ho capito che fuori c'era un'alba fantastica. Ma l'idea di uscire dal caldino
del sacco a pelo non mi arrideva per niente. Mi sono girato, vergognosamente,
dall'altra parte. La giornata è livida, per fortuna non fa troppo
freddo e non c'è vento. Il tempo migliorerà in mattinata.
Vestirsi in tenda è, al solito, scomodissimo. Dopo aver calzato gli
scarponi freddissimi, allacciato faticosamente le ghette congelate e indossato
i freschissimi soprapantaloni, scopro con orrore di avere i pantaloni infilati
a rovescio, la tasca dietro sul davanti. Fo finta di nulla. Dal Lago di
Porta Bozze rimontiamo per ripidi versanti fino a Forcella
Val de la Pria a m. 2145, tra Cima Orena a sud e Monte Tolvà
a nord.
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Salita alla forcella a sud di Cima
Orena (foto Agh)
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Tracce di lince sul Monte Orena!
Ridendo e scherzando è già mezzogiorno passato, facciamo
una sosta. I più baldi partecipanti, scaricati gli zaini, salgono
con la guida Daniele fino a Cima Orena
a m. 2248. Io e gli altri franiamo a terra per una sosta ristoratrice. La
fatica del giorno prima si fa un po' sentire. Quelli che salgono alla cima
sono premiati perché, oltre al panormama spettacoloso, scoprono delle
orme di lince. Quando il gruppo è ricongiunto, dalla forcella caliamo
rapidamente nel bellissimo anfiteatro sotto la Costa dell'Orena. Qui la
neve è profonda anche mezzo metro, avanziamo in fila indiana con
la neve al ginocchio. Il paesaggio è fantastico tra vallette incantate,
radure e massi giganteschi. Pieghiamo verso sud in direzione del Palon
della Cavallara, quindi risaliamo il costone che porta alla forcella.
Scorgiamo molte tracce di animali: lepri, caprioli e camosci soprattutto.
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| Dal fianco del Palon della Cavallara
scendendo verso il Monte Timoncello. Sullo sfondo il Monte Agaro (foto Agh) |
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Rientro dal Timoncello
Di fronte a noi vediamo distintamente la traccia del sentiero 387 che scende
da Forcella Viosa e che porta allo Spigolo
dell'Ave. Scavalchiamo la forcella e scendiamo sul versante opposto,
lungo il sentiero 382 che risale dal Timoncello,
un piccolo monte che prende probabilmente il nome dalle moltissime piantine
di timo selvatico presenti sulla cima.
E' anche un bel balcone naturale dal quale si vede benissimo la Busa
delle Marande e il Monte Agaro.
Al Timoncello facciamo un'ultima sosta prima di affrontare l'ultimo tuffo
di 900 metri di dislivello scendendo nel bosco fitto. Ormai siamo quasi
alla fine del trekking. In mezz'ora di discesa nella neve fresca troviamo
una traccia di sentiero che ci riporta nel Bual
dell'Orena, e quindi alla strada forestale che abbiamo salito il
giorno prima. Tutti i partecipanti sono molto soddisfatti, il tempo è
stato clemente e il percorso decisamente spettacoloso. Non dimenticheremo
questa esperienza. Un grazie soprattutto a Daniele, la nostra guida alpina,
e al suo aiutante Andrea, che si sono prodigati al meglio per farci vivere
questa piccola avventura nel cuore del Lagorai.
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| Le shilouettes
di Daniele e Cristina mentre ammirano lo spettacolare tramonto (foto Agh)
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A pranzo alla Ruscoletta
(foto Dalpalù) |
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La titolare Maria Borgonovo (foto
Dalpalù) |
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A tavola: ristorante Ruscoletta
Mentre il cameraman di Girovagando sfacchinava sulle montagne, il resto
della troupe pensava bene di consolarsi a tavola, precisamente alla Ruscoletta
in località Musiera (Telve Valsugana, provincia di Trento, tel. 0461
/ 766774), un ristorante "storico" della valle fin dal 1959, specializzato
ora in cucina biologica. Accolti con simpatia dai titolari Iginio
Pegoraro e la moglie Maria Borgogno,
abbiamo assaggiato piatti rigorosamente biologici tra i quali: risotto integrale,
risotto indiano, gnocchetti di formaggio al burro fuso, crespelle di broccoletti
ai semi di girasole, polpettine di grano saraceno, torte fatte in casa con
marmellata di lamponi. Il tutto accompagnato dai vini sapientemente selezionati
da Carlo Filiberto Bleggi della Cantina
di Toblino: Sauvignon blanc, Traminer, Moscato giallo.
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| Crespelle ai broccoletti (foto Dalpalù) |
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Classici canederli (foto Dalpalù) |
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| Dolce fatto in casa (foto Dalpalù) |
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Torta con marmellata di lampone
(foto Dalpalù) |
Un'altra interessante iniziativa dell'Apt è il progetto Lagorai
Cultura. Uno dei tre appuntamenti previsti è l'incontro con il
famoso fotografo trentino Flavio Faganello:
non solo un mini-corso di fotografia ma anche la possibilità di conoscere
la sua grande esperienza umana. Due giorni di escursioni nell'ambiente naturale
a scattare fotografie insieme a Faganello con i suoi consigli e suggerimenti
preziosi.

Flavio Faganello (foto Dalpalù) |
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Con i parteicipanti al corso (foto Dalpalù) |
L'ultimo appuntamento in programma è per il 16 febbraio con i Feltri
di Leonia: la lavorazione della lana vergine per trasformarla in
stoffa, cappelli e ciabatte. In un maso di montagna, oggi azienda di produzione
biologica, raggiungibile a piedi o con le ciaspole, alla scoperta di unarte
antica.
testi e foto di Alessandro Ghezzer
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