| La famiglia Thun Dal Trentino alla Boemia, 700 anni di storia |
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I Thun, che prendono il nome dal loro
possedimento originario, quello di Ton, sono una delle più antiche
famiglie nobiliari d'Europa e la più antica, dal punto di vista
genealogico, dell'Austria. I Thun sono strettamente legati alla storia
del principato vescovile di Trento, dal 1145, quando se ne hanno le prime
notizie, al 1803, quando, con il vescovo Emanuele Maria Thun, ha fine
il principato vescovile di Trento, assorbito dall'impero d'Austria. In
tutto quest'arco di tempo i Thun hanno dato vescovi a Trento, Passau,
Seckau, dignitari, alti funzionari, hanno esteso il loro controllo a gran
parte dell'Anaunia con il possesso dei castelli di Thun, Bragher, Castelfondo,
Caldes, hanno dato vita a importanti rami della famiglia in Boemia, dove
raggiunsero una grande potenza, testimoniata ancor oggi dal loro sontuoso
palazzo a Praga, sede dell'ambasciata italiana.
La potenza dei Thun è visibile nei loro castelli, tuttora integri, nel palazzo di Trento, divenuto palazzo municipale e soprattutto nell'imponente castel Thun. Il maniero, con i giardini all'italiana, le possenti muraglie, le torri, i camminamenti, ha più di centocinquanta stanze, dove sono conservate intere collezioni di mobili, quadri, argenti, oltre alla biblioteca e al ricchissimo archivio, secondo solo all'archivio vescovile per importanza storica. Una curiosa serie di carrozze completa il patrimonio del castello, dal 1992 proprietà della Provincia Autonoma di Trento, che nel restauro del maniero e delle sue collezioni ha profuso oltre due milioni e mezzo di euro, oltre ai settecentomila euro ricavati dal gioco del lotto. Grazie ai restauri fra pochi anni castel Thun ritornerà agli antichi splendori e diventerà una delle principali attrattive, per storia e arte, del Trentino.
Tra i personaggi della famiglia Thun
si ricorda Sigismondo,
consigliere degli imperatori Massimiliano I e Carlo V, nonché dei
vescovi Bernardo Cles e Cristoforo Madruzzo, oratore di Ferdinando I al
Concilio di Trento. Sigismondo fece ricostruire il castello nelle forme
attuali. Nel 1569 nella camera che occupava a castel Thun si sviluppò
un incendio; vecchio e impossibilitato a muoversi, Sigismondo morì
divorato dalle fiamme.
I Thun diedero al principato di Trento
tre vescovi. Domenico Antonio,
prelato non propriamente esemplare, Pietro
Vigilio, che abbandonò precipitosamente
Trento all'arrivo dei francesi di Napoleone per non farvi più ritorno
e Emanuele Maria,
l'ultimo vescovo del principato indipendente. Con la fine del principato
tuttavia i Thun non esaurirono il loro ruolo politico: Matteo
(1812-1892) fu patriota e collezionista d'arte; egli fece inoltre rinascere
castel Thun dopo le devastazioni operate dalle truppe napoleoniche, restaurando
gli ambienti rovinati, comperando mobili, suppellettili e soprattutto
quadri, di Lampi, di Pittoni, di Troger, oltre che di un prezioso nucleo
di opere di pittori bolognesi del Seicento provenienti dalla prestigiosa
collezione Ghislieri e oggetto di una recente mostra a Trento e a Bologna.
Simpatizzante della "Giovine Italia", assieme alla madre Violante Martinengo Cesaresco, sostenitore dell'annessione del Trentino al Lombardo Veneto, nel 1848 subì la prigionia nel castello di Trento, a Innsbruck e a Salisburgo, ciò nonostante continuò ad aiutare i patrioti italiani e arrivò a finanziare le imprese di Garibaldi con l'enorme somma di sette milioni di fiorini. Ridotto in precarie condizioni economiche, dovette vendere al municipio di Trento il palazzo di via Belenzani, che con ingenti spese aveva fatto ristrutturare in veste neoclassica dall'architetto bresciano Rodolfo Vantini. Anche la biblioteca e il museo di Trento dovettero moltissimo a questo epigono della famiglia Thun. |