| I LAVINI DI MARCO La grandiosa frana che scoprì le orme dei dinosauri |
||||||||
"Qual è quella ruina che nel fianco di qua da Trento l’Adice percosse, o per tremoto o per sostegno manco, che da cima del monte, onde si mosse, al piano è sì la roccia discoscesa, ch’alcuna via darebbe a chi sù fosse". Così Dante, il grande poeta toscano, ricorda nella Divina Commedia il terribile cataclisma che sconvolse i Lavini di Marco, quando le stratificate rocce del Monte Zugna si staccarono e, precipitando a fondovalle, deviarono il corso dell’Adige. Ora nella zona la Provincia Autonoma di Trento ha istituito un prezioso biotopo. Il cataclisma ha favorito la comparsa, e la scoperta, di una vera e propria rarità paleontologica: le rocce che la frana aveva scoperto iniziarono infatti ad essere erose dagli agenti atmosferici e sotto queste apparve il calcare grigio risalente al Giurassico. Su questo erano impresse, come su un enorme foglio vecchio di 200 milioni di anni, le orme dei dinosauri che qui vissero nelle ere preistoriche. I grandi rettili abitarono il Trentino quando questa regione somigliava più ad un esotico atollo delle Bahama che ad un grande comprensorio montuoso come si pesenta oggi. Le uniche terre che emergevano da un grande mare caldo, la Tetide, erano lingue sabbiose su cui i dinosauri si muovevano alla ricerca di cibo. Fu appunto in questi loro spostamenti che lasciarono le orme impresse nella sabbia, tracce che poi vennero cementate per una rara forma di collaborazione tra minuscole alghe e il vento secco che qui soffiava. Fu questa serie di fortunate circostante a far giungere fino ai giorni nostri le orme dei dinosauri.
Il Biotopo "Lavini di Marco" comprende due piccole zone umide, il "Laghet grant" e il "Laghet picol", situate in un'area caratterizzata dai depositi di materiali franati dal versante del Monte Zugna e denominata nel suo complesso "Lavini di Marco". Le frane si sono verificate in seguito a scivolamenti delle rocce calcaree lungo dei piani di discontinuità tra gli strati, rappresentati da sottili intercalazioni marnose e marnose-argillose. La frana di maggiore entità risulta anteriore all'ultima glaciazione, ma una serie di nuove frane si è succeduta nel tempo fino ad epoche molto recenti. I materiali di frana, disposti caoticamente, sono costituiti da detriti di volume variabile da pochi centimetri cubi a qualche decina di metri cubi. Le rocce calcaree dei Lavini sono interessate anche da fenomeni carsici, dovuti alla lenta azione erosiva dell'acqua che dissolve il carbonato di calcio presente nelle rocce; questi fenomeni danno luogo a morfologie particolari, quali doline, pozzi e sistemi di fessurazione. I laghetti di Marco, in particolare, occupano due doline situate in mezzo ai depositi franosi. Il livello dell'acqua al loro interno varia al variare della falda, in quanto il fondo, costituito da detriti di frana, è poroso e permeabile. I laghetti raggiungono quindi una profondità anche di un paio di metri durante il periodo delle piogge autunnali e dello scioglimento delle nevi in primavera, mentre nel periodo estivo ed invernale diventano asciutti. La vegetazione che circonda i laghetti è rappresentata da specie tipiche di ambienti umidi come la tifa (Typha latifolia) e la cannuccia di palude (Phragmites australis); a queste si affiancano specie rare per il Trentino, come Carex gracilis e Teucrium scordium; la Composita Bidens frondosa è stata qui segnalata per la prima volta in Trentino. torna alla puntata home page |
||||||||