| Viticoltura in Trentino Dalla preistoria ai giorni nostri, mini viaggio nella viticoltura trentina |
Le prime tracce di coltivazione della vite nella valle dell’Adige risalgono alla preistoria: i reperti archeologici scoperti nelle aree dei laghi di Garda e di Ledro ne datano la presenza in Trentino all’età del Bronzo. Un'altra importante testimonianza della presenza della viticoltura in Trentino in tempi antichissimi è data dal ritrovamento, nel 1838, sul pendio meridionale del Dòs Casilìr a Cembra, della "Situla di Cembra".
Nel I secolo a.C. la Valle dell'Adige venne occupata dai Romani e Trento divenne, nel 30 a.C., Municipium romano. Nella cultura romana la vite era considerata una pianta sacra, ed il contatto dei romani con altri popoli del Bacino Mediterraneo, in particolare con la cultura greca e asiatica, permise loro di perfezionarne sia le tecniche culturali che la produzione e la conservazione del vino. Ne sono testimonianza diverse opere letterarie dell'epoca nelle quali sono presenti anche suggerimenti tecnici ancora degni di interesse. L'Impero Romano, con una varietà di oltre 80 vitigni, divenne il maggior esportatore di vino dell'epoca, raggiungendo la massima produzione tra il II secolo a.C. ed il I secolo d.C. In questo contesto il Trentino approfittò immediatamente di un editto emesso nel 92 d.C. dell'imperatore Diocleziano nel quale si vietava la coltivazione della vite fuori dall'Italia, e divenne grande esportatore di vino verso le aree interessate al divieto. Il latifondo, l'affidamento del lavoro agli schiavi, le guerre civili, l'abbandono delle campagne, le invasioni barbariche che seguirono il crollo dell'Impero Romano, portarono come conseguenza il quasi completo abbandono della viticoltura anche in Trentino, dove sopravvisse faticosamente con sistemi colturali arcaici fino al Medioevo. Gli unici che conservarono e continuarono a migliorare il patrimonio vitivinicolo in Trentino furono i conventi e gli ordini religiosi, per i quali il vino era indispensabile alla celebrazione del rito della Messa. Contratti di vendita e patti agricoli risalenti a poco dopo l'anno 1000 testimoniano in quegli anni una ripresa della viticoltura al di fuori della chiesa.
Il XIX fu per il vino un secolo d'oro: intere regioni basavano al loro economia sulla viticoltura. Verso la seconda metà del secolo però si abbatterono sull'economia vitivinicola europea e trentina i flagelli dell'oidio e della fillossera, che arrivarono in Europa con le importazioni di viti americane. Il primo, un fungo patogeno osservato per la prima volta in Inghilterra nel 1845, causò gravissimi danni in tutta Europa e, dopo accurati studi, venne debellato con l'uso dello zolfo. Appena ripresasi dall'odio la vite venne attaccata dalla fillossera, un parassita che colpisce le radici della vite europea: si diffuse rapidamente e causò gravi danni se non la totale distruzione di gran parte delle coltivazioni di viticole in Trentino. Bisognò insomma ricominciare daccapo, con nuovi impianti basati su portainnesti derivati da viti americane, resistenti al parassita. Queste esperienze traumatiche costrinsero a passare dalle tecniche di coltivazione empiriche tramandate da padre in figlio ad un'impostazione basata su moderne conoscenze scientifiche, sulla microbiologia, sullo studio della chimica, dell'entomologia, della biologia. In questo quadro fu di estrema importanza, nella rinascita e nel successivo sviluppo della viticoltura trentina, il ruolo dell'Istituto Agrario di S.Michele, fondato nel 1874 dalla dieta Regionale Tirolese di Innsbruck come Scuola Agraria con annessa Stazione Sperimentale, e ancora oggi importante centro di studi e sperimentazione in particolare nel settore vitivinicolo. Oggi ben 117 comuni trentini contano la viticoltura fra le principali risorse economiche e ben 50 di essi hanno la vite come principale risorsa dell'agricoltura. Più di 9000 ettari di vigneto producono circa un milione di quintali di uve, per un totale di oltre 50 milioni di bottiglie, per la maggior parte di vini DOC. Anche se, rispetto alla situazione italiana, la produzione trentina risulta quantitativamente modesta, il raccolto di uva si è attestato, infatti, intorno all'1% rispetto alla produzione italiana, i vini trentini hanno conquistato i mercati mondiali grazie all'ottima qualità del prodotto locale. torna alla puntata home page |