| fortunato depero Pittore, scenografo, grafico pubblicitario, designer, scrittore |
||||||||||||||||||||||
Nel gennaio dei 1921 tenne una grande personale a Palazzo Cova di Milano, che in seguito viene trasferita da Bragaglia a Roma. Nell'aprile dei 1922 realizzò a Roma il Cabaret del Diavolo. A maggio, a Torino, partecipò alla mostra futurista al Winter Club. Nel gennaio e febbraio dei 1923 organizzò le due famose Veglie futuriste. Nel 1923 partecipò alla I Biennale d'Arti Decorative di Monza. Il 10 gennaio dei 1924, nell'ambito della tournèe del Nuovo Teatro Futurista, andò in scena al Trianon di Milano il suo balletto meccanico (o delle locomotive) "Anihccam del 3000". Nel 1925 assieme a Balla e Prampolini partecipò all'Esposizione Internazionale di Arti Decorative di Parigi, e, nel febbraio del 1926, alla 1a Mostra del Novecento tenuta a Milano, e quindi all'esposizione itinerante di Arte Italiana che toccò New York, Washington e Boston. Fu inoltre presente all'Esposizione Internazionale del Teatro, a New York. Infine, partecipò alla XV Biennale di Venezia. Nel 1927 venne pubblicato il famoso "Depero futurista", altrimenti noto come libro bullonato. Realizzò inoltre il "Padiglione del Libro" alla III Biennale di Arti Decorative tenuta a Monza nel 1927, e nello stesso anno partecipò alla Quadriennale di Torino. Nel settembre 1928 partì per New York, dove già in dicembre tenne una personale, seguita da molte altre nel 1929 e nel 1930. Realizzò le ambientazioni del Ristorante Zucca e della sala da pranzo del Ristorante Enrico & Paglieri, e studiò soluzioni sceniche e costumi per Il Roxy Theatre. Lavorò inoltre anche nel settore della pubblicità e dell'illustrazione realizzando copertine di riviste quali Vogue, Vanity Fair, Sparks, The New Yorker. Mentre era in America il suo nome comparve tra i sottoscrittori del manifesto "L'aeropittura futurista". Al rientro espose nel 1931 con il gruppo futurista alla I Quadriennale nazionale di arte a Roma. Nello stesso anno pubblicò il "Numero unico futurista Campari". Nel 1932 pubblicò il "Manifesto dell'arte pubblicitaria futurista". Sempre nel 1932 partecipò con una sala personale fra i futuristi alla XVIII Biennale di Venezia, quindi con il gruppo alla V Triennale di Milano.
Nel 1933 pubblicò a Rovereto, dove viveva ormai, la rivista "Dinamo Futurista" e nel 1934 a Milano il volume "Liriche radiofoniche". Nello stesso anno partecipò alla I Mostra di Plastica Murale a Genova e nel 1936 alla XX Biennale di Venezia. Quindi un po' alla volta si defilò, ritirandosi sempre più nel suo Trentino. Nella seconda metà degli anni Trenta si dedicò con intensità alle molteplici applicazioni del Buxus, con il quale Realizzò mobili e pannelli decorativi. Nel 1940 pubblicò la sua monumentale autobiografia, quindi, nel 1941, eseguì un grande mosaico a Roma per l'esposizione E42. Si ritirò poi nella quiete alpestre di Serrada sino alla conclusione del secondo conflitto mondiale. Nel 1947, per due anni, fu nuovamente a New York. Al rientro iniziò la sua polemica contro la critica per una lettura a tutto campo del Futurismo. La sua attività pittorica fu di notevole intensità anche nel secondo dopoguerra e, alla fine del 1950, lanciò il "Manifesto della pittura e plastica nucleare". Nel 1951 partecipò alla IX Triennale di Milano con una sala personale e nel 1952 fu presente nella sala dei maestri alla XXVI Biennale di Venezia. Tra il 1953 ed il 1956 realizzò il grande arredo della Sala del Consiglio Provinciale a Trento, quindi avviò i lavori per il suo museo, il primo museo futurista d'Italia che fu aperto nel 1959. Nel 1955 partecipò alla VII Quadriennale e nel 1959 alla mostra commemorativa per il cinquantesimo del Futurismo tenuta a Palazzo Barberini a Roma. Morì a Rovereto il 29 novembre 1960.
da Consiglio provinciale di Trento |