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| La Funivia del Sass Pordoi e, a destra,
la "mitica" forcella Pordoi (foto Agh) |
Il nostro viaggio in Val di Fassa inizia
con il fantastico balzo dell'ardita funivia che da Passo
Pordoi (m 2240) sale fino ai 2950 m di quota del Sass
Pordoi, alle porte del grandioso anfiteatro del Gruppo
del Sella.
Il Sass Pordoi m 2950
La vista dalla cima abbraccia un panorama mozzafiato a 360 gradi: tra le
tante montagne spicca a sud-est La Marmolada,
la Regina delle Dolomiti, e lo spettacolare Gruppo
del Sassolungo a nord-ovest. Le immagini però valgono più
di mille parole: ecco due splendide foto
panoramiche, una invernale ed una estiva, dal sito www.canazei.org.
La funivia del Sass Pordoi fu costruita nei primi anni sessanta, un'opera
pionieristica per quei tempi, fu infatti tra le prime nella zona dolomitica.
E' stata completamente ammodernata nelle strutture e nella meccanica nel
1994/95. Le due cabine hanno oggi una capienza di 65 persone ed in soli
4 minuti conducono ai quasi tremila metri della cima.
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| Passo Pordoi (foto Agh) |
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Partenza della Funivia (foto Agh) |
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| La terrazza panoramica sul Sass Pordoi (foto Agh)
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Panorama sul Sella (foto Agh) |
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| La troupe di Girovagando qualche
anno fa sul Sass Pordoi, sullo sfondo il Piz Boè. Da sinistra:
Marco Benvenuti, Marta Dalpalù, Luciano Da Canal, Alessandro
Ghezzer alias Agh (foto Andrea Weiss) |
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| Osservando il panorama (foto Agh) |
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Turista (foto Agh) |
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| Paesaggio lunare a 3000 metri. sullo sfondo il Piz Boè
m 3151 (foto Agh) |
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Escursione al Piz Boè
Sulla vetta del Sass Pordoi il rinnovato Rifugio
Maria, accessibile anche ai disabili, è non solo un fantastico
punto panoramico ma anche un'ottima base d'appoggio per chi volesse avventurarsi
nel Gruppo del Sella con escursioni non troppo difficili. Si deve tenere
comunque presente che siamo pur sempre in alta montagna a 3000 metri, il
tempo può cambiare repentinamente e in caso di scarsa visibilità
possono essere guai. Sul grande altipiano in quota il paesaggio è
lunare, totalmente privo di vegetazione. L'escursione più classica
è la salita al Piz Boè, la
vetta più alta di tutto il gruppo con i suoi 3151 metri. I più
volenterosi possono partire addirittura dal Passo Pordoi, in questo caso
devono prevedere circa un'ora e mezza di marcia discretamente faticosa.
Presso la forcella a 2849 metri c'è il Rifugio
Forcella Pordoi, recentemente rinnovato, di qui si prosegue quasi
in piano per un lungo tratto fino alla base della piramide del Piz Boè,
quindi per facili roccette fino alla vetta, dove c'è il rifugio Capanna
Fassa.
Riassumendo: dalla funivia 1 ora di cammino circa, dal passo Pordoi 2.30
h circa. Un'altra escursione, più facile, è lungo il sentiero
che porta in un'ora circa fino al Rifugio Boè
a m 2871. Sullo spartiacque tra la Val de Mesdì e la Val Lasties,
al centro orografico del Gruppo di Sella in un grandioso e arido pianoro
sorge il rifugio. Anche questo, come tutti i primi rifugi sorti nelle Dolomiti,
fu costruito nel 1894 dalla Sektion
Bamberg del D.u.Oe.A.V (Deutsche und Oesterreichische Alpenverein, oggi
DAV). Devastato
nel corso della prima guerra mondiale, nel 1921 passò alla S.A.T.
che nel 1924 lo rese nuovamente agibile mutando il nome da Bambergerhütte
in rifugio Boè.
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| Tita Piaz, il "Diavolo delle Dolomiti" |
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| Il pilastro sud al Sass Pordoi (www.canazei.org) |
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La via del "Diavolo delle Dolomiti"
La Via Maria è stata aperta nel 1932 dal Diavolo
delle Dolomiti, l’alpinista fassano Tita
Piaz, assieme a Virginio Dezulian. La via è dedicata alla
sorella di Piaz, Maria, la "mare del Pordoi" (madre del Pordoi),
una donna straordinaria che fu tra gli artefici della costruzione della
funivia al Sass Pordoi. La Via Maria è ancor oggi, dopo 70 anni dalla
prima scalata, una delle vie di IV grado più celebri delle Dolomiti,
frequentata da alpinisti che provengono da tutto il mondo pur di averla
nel proprio"carnet" di scalate. Durante la salita in funivia è
possibile osservare gli alpinisti in parete appesi alla roccia su uno strapiombo
da brivido. La carriera alpinistica di Piaz iniziò con clamore a
soli 18 anni scalando la Torre Winkler,
la più impegnativa delle Torri del Vajolet.
Tita Piaz era capace nel 1899 di salire otto cime in sette ore, aprì
oltre cinquanta nuove vie sulle Dolomiti di Fassa, sulle Dolomiti Orientali
e nel Kaisergebirge. A lui sono da ricondurre “la scalata più
difficile delle Alpi” al Campanile Toro
nel 1906, “la scalata più celebrata” alla Ovest
del Totenkirchl nel 1908, “l’arrampicata più pericolosa”
allo Spigolo Nord Ovest dello Schenòn
nel 1926. Di qui il soprannome di “Diavolo delle Dolomiti”.
Nel 1932, assieme a Virginio Dezulian, aprì sul pilastro sud del
Sass Pordoi la "Via Maria", un quarto grado ancora oggi frequentato
da alpinisti di tutto il mondo. Dopo una vita trascorsa a scalare le vette
più difficili e pericolose, con ascese anche notturne, Tita Piaz
morì nel 1948 in un incidente in bicicletta a pochi metri da casa.
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| La funivia al Sass Pordoi negli anni
'60, tra le prime nell'area dolomitica, un'opera pionieristica per
l'epoca (www.canazei.org)
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Maria Piaz, "ispiratrice" della funivia
(www.canazei.org) |
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La "mare del Pordoi"
Maria Piaz, madre di 6 figli e sorella
del celebre scalatore Tita, dedicò tutta la sua vita al Pordoi. Dal
modesto capanno affittato nel 1902 per dare ristoro ai viandanti e ai turisti,
alla
costruzione dell'ardita funivia al Sass Pordoi, un'opera pionieristica tra
le prime nella zona dolomitica. La sua caparbietà e fantasia hanno
lasciato un segno indelebile nella storia dello sviluppo turistico della
zona.
Maria
Piaz e il Passo Pordoi
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| La "Terrazza delle Dolomiti",
sulla vetta del Sass Pordoi (foto Agh) |
Camminare sul fondo di un antico mare
Il Gruppo del Sella è una
delle più belle montagne delle Dolomiti anche dal punto di vista
geologico. Nella parte basale del massiccio
c'è un atollo di circa 220 milioni di anni fa tra i meglio conservati
al mondo. Coralli, spugne e molti altri organismi costruttori hanno prodotto
l’ossatura portante del Sella (Dolomia Cassiana). Successivamente
tutta l’area è stata modellata da sedimentazioni, eruzioni,
spaccature e sollevamenti delle rocce. L’emersione dall’acqua
delle Dolomiti risale a circa 25 milioni
di anni fa. La cengia di detrito che si incontra salendo con la funivia
del Sass Pordoi è data dagli strati di Raibl. La parete superiore
e l’altopiano sono costruiti da dolomie ben stratificate (Dolomia
Principale) depostesi in pianure soggette a correnti di marea, e in esse
si trovano frequentemente i famosi megalodonti,
impronte di conchiglie di lamellibranchi a forma di cuore. Poi vi è
una sottile paretina rossastra di circa 160 milioni di anni (Ammonitico
Rosso), proprio sotto la cima del Piz Boè, ricca di ammoniti, che
sono cefalopodi dalla tipica geometria a spirale. La piramide superiore
del Piz Boè è poi uno spettacolare relitto di sovrascorrimento,
cioè rocce che sono risalite su altre rocce per la compressione conseguente
alla convergenza tra i continenti, poi isolate dall’erosione legata
al sollevamento ancora in corso delle Alpi.
Le Guide Alpine di Fassa
A Campitello visitiamo la sede delle Guide Alpine
e della Scuola di Alpinismo "Tita Piaz", dove incontriamo
Gino Comelli, guida alpina e presidente
della scuola, nonché responsabile del Soccorso
Alpino della Val di Fassa, fresco reduce da una salita in Marmolada
dove "ha portato su" due olandesi entusiasti.
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| Gino Comelli, guida alpina, scruta
le vette (foto Agh) |
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| Le Guide Alpine di Fassa (foto Agh) |
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Le Dolomiti fassane sono un vero paradiso non solo per gli scalatori ma
anche per i semplici escursionisti, più o meno esperti: "Per
questo" dice Comelli, "non bisogna immaginare la figura della
guida come un aiuto solo nelle scalate estreme. La guida in realtà
svolge anche la funzione di accompagnatore,
anche per famiglie o gruppi, in escursioni anche facili dove la parte didattica
sulla fauna, sulla flora e sulla cultura locale non è meno importante
della meta. Per i più esperti e gli appassionati di scalate, le Guide
alpine di Canazei sapranno certamente essere il migliore aiuto possibile
per le arrampicate più difficili in tutta sicurezza: arrampicata
sportiva e arrampicata classica,
su roccia e ghiaccio.
Organizzano inoltre escursioni guidate su sentieri e vie attrezzate, introduzioni
all'alpinismo, corsi di roccia, corsi di perfezionamento.
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| Gino Comelli con Luciano Da Canal (foto Agh) |
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Tra una scalata e l'altra... (foto Agh) |
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| La sede delle Guide Alpine di Campitello
(foto Agh)
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Guide Alpine di Campitello
Scuola D'Alpinismo "Tita Piaz"
Cesa de la Guides - tel. 0462 750459 (17.00 - 19.30) oppure
Sport Amplatz 0462 / 601605 |
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Guide Alpine di Moena
- Gruppo Guide Alpine Dolomiti - Via Loewy - tel. 0462 573770
(17.30 - 19.30)
- presso Ufficio Turistico - Piazza C.Battisti - tel. 0462 573122
(18.00 - 19.00) |
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Guide Alpine di Vigo
presso Ufficio Turistico - Via Roma - tel. 0462 764093 (17.00
- 19.00) |
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Guide Alpine di Pozza
Via Meida - tel. 0462 763309 (10.00 - 12.00 e 16.00 - 19.30) |
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Il golf in Val di Fassa
D'estate la Val di Fassa dispone di uno splendido campo
pratica di golf, immerso nel verde ai piedi del Col Rodella a Campitello
di Fassa. Il campo, gestito dal "Val di Fassa Golf Club",
è aperto dal 15 giugno al 30 settembre con accesso da località
Ischia (partenza Funivia) e dispone di campo pratica con 10 postazioni di
cui 2 coperte, putting green, bunker di pratica oltre ad un nuovo percorso
provvisorio di 6 buche (n. 3 PAR 4 / n. 3 PAR 3). Nei mesi di luglio e agosto
vengono impartite da maestri professionisti con corsi collettivi e lezioni
individuali.
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| Il presidente del Golf Diego Amplatz,
ex azzurro di sci (foto M. Dalpalù) |
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Lucio Merlino, maestro di golf
(foto M. Dalpalù) |
Val di Fassa Golf Club
Loc. Ischia, via Dolomiti, 33 Campitello
di Fassa 38030 (Tn)
Per informazioni: Diego Amplatz tel: 0335 / 6063499 - fax: 0462 /
606105
Prenotazioni: giugno- luglio tel. 347 293462, agosto 339 / 4143005
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| Mucche al pascolo a Fuciade, Passo
S. Pellegrino (foto www.fassa.com) |
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| Il Caseificio di Campitello (foto M. Dalpalù) |
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Sapori di Montagna
al Caseificio di Campitello
Può sembrare paradossale ma, secondo il Presidente del Caseificio
Sociale di Campitello, Luigi Weiss, l’unico vero ostacolo sin qui
incontrato dal formaggio Nostrano Val di Fassa
nell’affrontare la concorrenza, e accattivarsi l’attenzione
dei canali distributivi, è il nome poco commerciale se paragonato
al "vicino di casa", il celebre Puzzone
di Moena. Questi due celebri formaggi si contendono ormai da anni,
oltre che i palati, anche il numero di forme vendute. Nella maggioranza
dei casi, gli estimatori dell’uno sono detrattori dell’altro.
Per esprimere un giudizio, a voi non resta che acquistarne un pezzo e
lasciarvi guidare dalle vostre papille che sicuramente saranno sollecitate
dalla gustosa pastosità e dall’inconfondibile odore di questo
formaggio che ha il pregio di essere una tipica produzione tradizionale,
limitata nei numeri e certificata. E' un formaggio
saporito, dolce, chiamato in ladino Nostrano
de Fasha, prodotto in piccole quantità (circa 19.000 forme),
esclusivamente con il latte proveniente da allevamenti della Val di Fassa
e conferito al Caseificio Sociale di Campitello, dove viene lavorato intero,
quindi con tutto il grasso, una volta al giorno. La pasta è compatta,
untuosa, elastica, con leggera occhiatura. Caratteristica è la
crosta odorosa ed il tipico sapore che il formaggio acquista con l’affinatura,
che dura mediamente tra i 60 ed i 90 giorni. L'affinatura,
cioè la lavorazione a mano in cui la forma viene girata regolarmente
una volta alla settimana, e lavata con acqua tiepida, è il vero
segreto dei formaggiai, il trattamento che gli darà maturità
e carattere.
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| Giulio Vanzo, direttore Caseificio (foto M. Dalpalù) |
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Il "Ciampedel de Fasha" (foto Agh)
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La Via dei Formaggi
E’ un nuovo progetto che mira a valorizzare i formaggi, i luoghi
ed i processi produttivi del territorio dolomitico trentino. Non si tratta
di un semplice itinerario incentrato sui formaggi di produzione locale,
ma di un vero e proprio percorso turistico, storico e culturale attraverso
i sapori. Quattro sono i caseifici coinvolti: il Caseificio
Sociale di Primiero, Moena e Predazzo,
Cavalese e Campitello
di Fassa. Traendo spunto dalla Käse
Strasse Bregenzerwald (Strada del Formaggio della valle del Bregenz
nel Vorarlberg), essi si impegnano a mettere a disposizione prodotti di
alta qualità da presentare al pubblico. Saranno infatti gli ospiti
dei ristoranti e degli hotel aderenti a quest’iniziativa a prestarsi
all’assaggio. Lo scopo è quello non solo di deliziare i palati
degli ospiti, ma anche di renderli partecipi del percorso produttivo e
anche culturale che sta dietro i prodotti tipici della montagna, come
il formaggio o il miele. Il Caseificio di Campitello è associato
a Formaggi
Trentini.
Caseificio Sociale di Campitello S.c.a.r.l.
Via Pent de Sera 38031 Campitello (Trento)
tel. 0462 / 750301 |
APT Fassa
Nella nostra visita in Val di Fassa siamo stati assistiti, come sempre,
da Livio Gabrielli, direttore dell'APT di Moena, che ci ha fatto da valida
guida durante la giornata delle riprese. Con Andrea Weiss, direttore dell'APT
Fassa, abbiamo fatto il punto sull'offerta turistica della valle che si
presenta, come tutti gli anni, ricchissima. A questo riguardo segnaliamo
il sito ufficiale dell'APT
sul quale potete trovare ogni genere di informazione utile. Con Riccardo
Franceschetti, sindaco di Moena, abbiamo fatto una breve visita al ritiro
calcistico della Sampdoria
che, insieme alla Lazio,
sono gradite ospiti in valle di Fassa. Due squadre prestigiose che contribuiscono
ad un'ottima ricaduta turistica e di immagine.
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| Andrea Weiss, direttore APT Fassa (foto M. Dalpalù)
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Livio Gabrielli, direttore APT Moena (foto Agh)
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| Riccardo Franceschetti, sindaco di Moena (foto Agh) |
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La Sampdoria in ritiro a Moena (foto Agh) |
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| Veduta invernale del Gruppo del Sella
dal Belvedere, sopra Canazei (foto www.fassa.com) |
A tavola, Rifugio Larezila
Larezila è uno dei più antichi
insediamenti ladini della Valle di Fassa. Si trova a 1800 metri di quota
in una radura incantevole sull'Alpe di Lusia,
qualche chilometro sopra la partenza della cabinovia
Lusia. La zona era abitata fin dagli inizi del 1700, e il nome deriva
da "larice" o "lariceto" (bosco di larici).
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| Rifugio "Larezila" sull'Alpe
di Luisa (foto Agh) |
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| Angelo Iellico, un vero personaggio
(foto Agh) |
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La sala da pranzo (foto Agh) |
"Larezila" è anche rifugio fin dalla fine del 1800, quando
i turisti e i viandanti arrivavano, a piedi, dal Passo
di Costalunga, scendevano a Moena per poi risalire l'Alpe di Lusia
diretti a S. Martino di Castrozza. Tutto
iniziò alla fine del 1700 quando gli avi di Angelo
Iellico, l'attuale gestore, arruolati negli Schützen
(la milizia popolare tirolese) nella guerra contro l'invasore Napoleone,
fecero ritorno a casa e, con la paga di soldati, ripresero l'attività
di fienagione in zona.
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| "Rico che viene dalla caccia"
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| Angelo Iellico (foto Agh) |
Con Giacomo e Valentino Iellico, costruirono agli inizi del 1800 il fienile,
la stalla, le opere murarie con gli alloggi e una baita in legno annessa.
Alla fine del 1800 il bisnonno di Angelo Iellico, Valentino, con l'aiuto
del figlio Giambattista trasformò la baita in punto di ristoro per
i contadini e per i primi escursionisti tedeschi e inglesi che transitavano
nella zona diretti nel Primiero. Nel 1905, grazie ad un prestito di 200
corone del Deutscher und Österreichischer
Alpenverein, l'Associazione Alpinistica tedesco-austriaca di allora,
si costruì il rifugio. Durante la 1a Guerra Mondiale fu, per la sua
posizione strategica, occupato e trasformato in ospedale militare dell'Impero
Austroungarico. Finita la guerra fu ristrutturato e ampliato per
soddisfare la sempre maggiore richiesta di alloggio dei turisti, tra i quali
vi furono nomi illustri come l'Arciduca Eugenio
D'Austria e la sorella dello scrittore russo Boris Pasternak. Furono
quindi Enrico Iellico e sua moglie Angelica, ereditato il rifugio, a costruire
la zona pranzo in muratura.
vedi
anche Lo sviluppo turistico
in Fassa nella puntata
Lusia - S. Pellegrino del 25/2/2003
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| Angelo Iellico (foto Agh) |
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Angelo Iellico
Oggi il figlio Angelo, che è anche maestro di sci, continua la tradizione
famigliare di ristoratore. E' un vero personaggio, molto estroso e simpatico,
ha scritto anche un libro sulla sua vita che sarà pubblicato tra
breve. Ha una sua particolare teoria: sostiene che osservando come una persona
scia, lui è in grado di capirne la psicologia, i tratti caratteriali.
La cucina del rifugio Larezila è quella tipica
ladina, semplice e gustosa, con le specialità di antipasti
misti di selvaggina, le minestre d'orzo e di fagioli, i canederli in brodo,
la polenta con le costine di maiale e il formaggio fuso, i dolci fatti in
casa, il tutto accompagnato da ottimi vini trentini.
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| Caminetto nella sala da pranzo (foto Agh) |
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Zuppa di goulasch (foto Agh) |
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| Pasta e fagioli (foto Agh) |
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Il piatto Rezila (foto Agh) |
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| I dolci fatti in casa (foto Agh) |
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Il Vino Santo della Cantina Toblino
(foto Agh)
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Noi abbiamo degustato: zuppa di goulasch,
pasta e fagioli, canederli
al burro fuso,
piatto Rezila con polenta,
formaggio fuso, funghi,
salsicce alla griglia, spezzatino
nostrano di carne di vitellone, costine
di maiale rosolate e bagnate col vino. Quindi i dolci fatti in casa
come la crostata alla marmellata, lo strudel
di mele, e i reziloti, biscotti
di pasta frolla con uva passa. Infine i vini della Cantina
Toblino: Nosiola
come aperitivo, poi Müller
Thürgau, Schiava
Gentile, Rebo,
Lagrein
Dunkel, Vino
Santo. Gran finale de Larezila: la grappa
di genziana fatta in casa.
Come arrivare al rif. Rezila: con cabinovia Lusia fino alla stazione intermedia,
quindi a piedi in 15 min; dal paese di Moena a piedi in h 1,30, oppure dal
parcheggio della cabinovia in 1 h. Con il rampichino, ma è molto
dura: la prima parte del percorso è quello della Rampilonga!.
Solo per pochi! I più pigri possono arrivare anche in auto, per strada
sterrata di 4 km. da prendere al bivio al 2° km della strada provinciale
da Moena al Passo S. Pellegrino.
Rifugio Larezila
Alpe di Lusia (Moena, Trento)
0462 / 573357 - 339 / 5211077 |
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| Alberto Detomas (foto Agh) |
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Le
ceramiche di Alberto Detomas
Alberto Detomas è un ventiquattrenne artista fassano che dipinge
la maiolica. Per questa sua tecnica originale si pone al di fuori della
tradizione fassana, che vuole buona parte degli artisti locali scultori
del legno, o pittori. Nel suo studio in via della Chiesa 5, accanto alla
pieve di San Giovanni, a Vigo di Fassa,
riproduce su piastrelle e piatti di ceramica le meraviglie della natura.
Sono le montagne di casa, ma anche le Dolomiti più in generale, i
soggetti preferiti da Detomas: il Sassolungo, le Torri del Vajolet, il Sella,
simboli maestosi ed affascinanti della natura trentina, nella straordinaria
bellezza dei colori vivi e scintillanti che si alternano nei magici cicli
stagionali.
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| Sassolungo (foto Agh) |
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Gruppo del Sella (foto Agh) |
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| Lo studio esposizione a Vigo di Fassa
(foto Agh)
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Alberto Detomas all'opera (foto Agh) |
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| Plaiken (foto Agh) |
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Nello studio-esposizione (foto Agh) |
"Perché proprio la ceramica?" abbiamo chiesto a Detomas:
“La ceramica non invecchia e non stanca. E’ un materiale vivo
che permette di rigenerare, di fare ricerca continua”. La tecnica
è molto particolare, piuttosto difficile, bisogna lavorare con mano
sicura, con i colori piuttosto liquidi. Non si riesce quasi mai a prevedere
esattamente il risultato finale, ma è questo che rende affascinante
questa tecnica. Detomas alterna i paesaggi maestosi a scorci più
intimi, case di paese, chiesette, viottoli di campagna. Decora anche abitazioni,
con la tecnica dell'affresco, e le tipiche stufe ad "olle" (piastrelle)
delle abitazioni di montagna. Il fascino della ceramica però resta
unico: “Lavorare e decorare la ceramica è un cosa antica come
l’uomo ed è certamente paragonabile più alla natura.
Mi permette di ritrovare tutti gli elementi: acqua, terra e poi nella fase
di cottura il fuoco, che dà il giudizio severo e immutabile sulla
qualità dell’esecuzione della pittura".
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| Lago di Carezza (foto Agh) |
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Torri del Vajolet (foto Agh) |
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Vigo (foto Agh) |
Dopo aver conseguito il diploma di maestro d’arte alla scuola di Pozza,
Detomas ha lavorato innanzitutto il legno, il materiale principe della zona,
realizzando i lacchè, le tipiche maschere del carnevale fassano,
poi statue e crocifissi. Una produzione tradizionale mai del tutto abbandonata,
anche se la ceramica artistica ha ormai un ruolo centrale. Per due anni
ha approfondito la tecnica all’Istituto Gaetano
Ballardini (il fondatore
del Museo Internazionale delle Ceramiche) di Faenza, in Romagna, considerata
la capitale
mondiale della ceramica artistica.
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| Sassolungo e Sella al tramonto (foto Agh) |
Dopo la pratica in alcune botteghe artigiane, dove ha appreso i segreti
di una tradizione artistica secolare, ha poi perfezionato e personalizzato
la sua tecnica, soprattutto nello stendere il colore. "La ceramica
mi dà un rapporto più completo. E’ lucente, emana vibrazioni
di una luce che non stanca mai, è profonda, quasi istintiva, gioiosa
nel farsi lavorare”. E’ molto impegnato come decoratore di pareti,
spesso imponenti, come quella dell’Hotel Paradiso del passo del Tonale
di ben 60 metri quadri. Nel suo laboratorio accanto all’antica chiesa,
che è anche sala espositiva permanente, Alberto Detomas disegna
su piatti e piastrelle di ceramica le immagini fantastiche della sua Val
di Fassa.
Alberto Detomas
pittore ceramista
Per informazioni, visite, acquisti: via della Chiesa 5 . Vigo di Fassa
(Tn)
Tel. 0462 / 764859 – cell 347 / 8521385 |
Girovagando in libreria
Con questa puntata, Girovagando presenta una serie di novità librarie.
Oggi è la volta di Erbe e piante nelle
Dolomiti, di Silvia Vernaccini, euro 11,50 – pp. 144.
Edizioni Artimedia,
via Madruzzo 31, Trento, tel. 0461 / 232400
Il volume, formato cm 13,5x21, è composto da 144 pagine a colori,
confezionato con copertina a colori plastificata. Si tratta di una raccolta
minuziosa delle erbe e piante del Trentino: la descrizione di ogni varietà
è arricchita da un'immagine fotografica o da un particolare disegno
della specie. In questo modo, attraverso la piacevole lettura si imparano
i metodi per riconoscere o trovare la pianta; il libro è un valido
strumento per capire quali sono le proprietà curative delle erbe
e il loro uso. La prima parte del volume è dedicata alla cultura
degli erbari e ai Giardini Botanici presenti sul nostro territorio: un'ottima
mèta per una gita fuori porta.
testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)
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