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valle di fiemme
16 agosto 2003
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Pampeago nei pressi di Passo Feudo: di qui parte il sentiero che sale al Gruppo del Latemar (foto Agh)

Girovagando torna in Valle di Fiemme dopo la bellissima puntata del 19 luglio scorso, nella quale abbiamo conosciuto gli alberi monumentali di Marcello Mazzucchi. Questa volta saliamo a Pampeago, celebre località sciistica che fa parte del carosello Ski Center Latemar, per raggiungere con la seggiovia Latemar la quota di circa 2000 metri.

 
Alpe di Pampeago (foto Agh)  
Pampeago - Latemar

Gli impianti funzionano anche l'estate e propongono un interessante skipass estivo ad un prezzo molto contenuto, il Fiemme Mountain Pass. Per gli amanti della mountain bike segnaliamo l'itinerario degli spiriti, il grandioso giro attorno Gruppo del Latemar di 32 km: con partenza da Predazzo (cabinovia), uno dei 20 itinerari scelti in Valle di Fiemme. Dalla stazione di arrivo della seggiovia Latemar, a Pampeago, si diramano vari itinerari, da percorrere da soli oppure accompagnati dalle guide. Qui ci sono due punti di ristoro, il Zischgalm e il Rifugio Ganischgeralm, un'ottima base d'appoggio per gli escursionisti e anche per i buongustai, che possono degustare degli ottimi piatti tipici.

 
Zischgalm a Pampeago (foto Agh)   Brindisi (foto Agh)
 
Christine (foto Agh)   Speck e formaggi tipici(foto Agh)
Passo Pampeago, in direzione di Obereggen (foto Agh)
 
Con dei turisti di Reggio Emilia (foto Agh)   Relax nei rifugi in quota a Pampeago (foto Agh)
 
Rifugio Ganischgeralm   Con Walter Pichler (foto Agh)

Ristorante Zischgalm
Centro sciistico Obereggen - Pampeago
Fam. Johann Pichler, tel. 0471 / 914231 - 0471 / 813600
  Rifugio Ganischgeralm
Centro sciistico Obereggen - Pampeago
Fam. Walter Pichler, tel. 0462 / 814 600
http://www.ganischgeralm.com

La foto panoramica

Nella foto panoramica, le maggiori cime visibili all'arrivo della seggiovia Latemar: il Dòs Capèl col sentiero geologico, Il Monte Agnello, Il Monte Cornon, la pala Di Santa, passo Pampeago.

La foto panoramica di Pampeago (foto Agh)

foto fissa con legenda (164 k)
foto in movimento

 
La "Torre di Pisa" nel Gruppo del Latemar
(foto da Itinerari Italiani)
 
Le escursioni

Tra gli itinerari più interessanti in zona ci sono il Giro della Pala di Santa, il Giro del Monte Agnello e la salita al Rifugio Torre di Pisa nel fantastico Gruppo del Latemar. Tra le escursioni classiche, quest'ultima è certamente una delle mete più remunerative per quanto riguarda il panorama. La salita dura circa 2 ore di cammino, fino ai 2671 metri del rifugio. Il nome deriva da un grande pilastro di roccia alto 20 metri poco distante, che pende come la Torre di Pisa. Il Gruppo del Latemar è uno spettacolare complesso dolomitico formato da campanili e pinnacoli, dove un intreccio di sentieri attraversa il cosiddetto Labirinto, una colossale frana di macigni disseminati in un paesaggio incantato.

 
Alle pendici del Latemar (foto Agh)   Verso Passo Feudo (foto Agh)
Camminando tra i prati fioriti (foto Agh)
 
In partenza per il rifugio Torre di Pisa (foto Agh)   Turista (foto Agh)
Escursionisti (foto Agh)

Rifugio "Torre di Pisa" m 2671
Gruppo del Latemar, telefono gestore, Camillo Gabrielli: 0462 / 501053
20 posti letto - 2 camere. Apertura: dal 20 giugno al 30 settembre. Accessi: - Dall'Alpe di Pampeago in seggiovia fino al Latemar, poi sentiero Sat n. 521 passando da Passo Feudo - 2 h. - Da Predazzo in telecabina fino a Guardoné, poi con seggiovia o a piedi fino a Passo Feudo, quindi a piedi in 1,30 h circa

Il sentiero geologico Dos Capèl

Le Dolomiti presentano una varietà di paesaggi e fenomeni geologici unici al mondo, studiati fin dal 1800 da scienziati provenienti da tutta Europa. Dai deserti alle isole tropicali, dai vulcani alle profondità marine, le testimonianze di questi antichi ambienti sono custodite nelle rocce delle Dolomiti e il sentiero del Dos Capèl è un percorso ideale per scoprire queste incredibili tracce.

Il Dos Capèl con il Monte Agnello, a destra, sui quali si snoda il sentiero geologico (foto Agh)

Il percorso è contrassegnato da numerose tabelle esplicative, grazie alle quali, con un po' di spirito di osservazione, imparerete a leggere le rocce come un libro. Incontrerete spiagge e fondali marini, conchiglie e stelle di mare che vissero prima dei dinosauri, rocce "cotte", piegate o spezzate. Scoprirete la selce, materiale assai ricercato nella Preistoria, camminerete su lave, ceneri e lapilli dell'antico vulcano di Predazzo, conoscerete l'enigma della Pietra Verde... e molto altro ancora. Sono possibili anche visite guidate organizzate dal Museo Civico di geologia Predazzo e dall'Apt di Fiemme, alla quale potere rivolgervi per ogni informazione.

Biker impegnato nell'itinerario degli spiriti di 32 km attorno al Latemar (foto Agh)

 
"Baito dele Caore" a Stava (foto Agh)  
A tavola, "Baito dele Caore"

Girovagando è lieto di presentarvi in anteprima un nuovo agritur: si tratta del Baito dele Caore (baita delle capre), di Bruno Zeni, per molti anni gestore del Rifugio Caserina a Pampeago, visitato nella puntata del 6 gennaio 2002. Il signor Bruno, insieme con la famiglia, ha ristrutturato splendidamente una vecchia stalla di capre, nei pressi del bivio che da Stava porta a Pampeago. I lavori sono ancora in corso, il locale aprirà infatti ufficialmente verso settembre. La famiglia Zeni ha aperto apposta per noi, e per questo noi le siamo grati. La signora Bruna si è prodigata in cucina: abbiamo assaggiato un antipasto con affettati misti, speck e salame, poi una eccezionale minestra d'orzo, quindi un piatto classico, polenta con salsiccia e funghi (finferli), canederli, polenta e spezzatino, verdura e formaggi.

 
L'allegra tavolata al "Baito dele Caore" (foto Agh)   Bruno e Bruna Zeni (foto Agh)
 
Salame e speck con pane casereccio (foto Agh)   Minestra d'orzo (foto Agh)
 
Polenta e funghi, salsiccia e formaggio (foto Agh)   Debora (foto Agh)
Bruno Zeni (foto Agh)

Baito dele Caore
Stava (nei pressi del bivio per Pampeago)
recapito: via Noval 12 Tesero (Trento)
tel. 0462 / 813149

 
101 anni portati splendidamente (foto Agh)  
I 101 anni di nonna Luigia, "La Sportiva"

Nella casa accanto al "Baito dele Caore" facciamo la conoscenza con un'arzilla signora dalla invidiabile età di ben.. 101 anni! E' Luigia Delladio, mamma di Francesco, patron del famoso marchio di scarpe La Sportiva, un'azienda trentina all'avanguardia nella produzione di calzature sportive con oltre 22 miliardi di lire fatturato nel 2002.
Nonostante la veneranda età, nonna Luigia è ancora lucidissima, e tutti ci chiediamo come avrà fatto: mentre racconta la sua vita, capiamo. Una salute di ferro, non solo fisica ma soprattutto mentale, una forte unità famigliare. Fu Narciso Delladio, negli anni '20, '30 e '40, a costruire artigianalmente zoccoli di legno e scarponi in pelle destinati ai boscaioli e agli agricoltori delle valli di Fiemme e Fassa. Durante la seconda guerra mondiale Narciso confezionava su misura scarponi da montagna che gli venivano ordinati dagli ufficiali dell'esercito. Risale a questo periodo il brevetto relativo ad uno speciale sistema di allacciatura che sarà utilizzato successivamente dalle più importanti fabbriche di calzature. Nel periodo post-bellico la richiesta di scarponi fu in continua crescita obbligando Narciso ad assumere nuovi dipendenti.

 
Luigia e Narciso Delladio con i figli, nel 1942   Narciso agli inizi, nel piccolo laboratorio

Il buon nome della "Calzoleria Sportiva" varcava i confini delle valli e si estendeva alle città di Trento e Bolzano. Negli anni '50 entrava in azienda il figlio Francesco che, con sapiente tempismo, iniziò i lavori per la costruzione di un nuovo laboratorio alla periferia di Tesero, dove si iniziarono a progettare e fabbricare gli scarponi da sci, sport in forte ascesa e bisognoso di calzature sempre più tecniche.

Rapidamente il mercato si aprì e Francesco Delladio si presentò con il marchio "La Sportiva" prima alla fiera di Milano e successivamente in tutta Europa con un campionario completo sia nell'invernale, con audaci soluzioni tecniche ed estetiche, sia nell'estivo con le tradizionali pedule da montagna. Negli anni '70 entrano nella ditta i figli di Francesco: Lorenzo, Luciano e Marco. Negli anni '80 scoppia la moda del "free climbing" : viene ideata e realizzata una innovativa scarpetta da arrampicata, il modello "Mariacher", che sarà il capostipite di una lunga serie di prodotti all'avanguardia e firmerà, in breve tempo, il successo mondiale del marchio "La Sportiva".

Giuseppe Volcan, artigiano falegname, una passionaccia per la fisarmonica (foto Agh)
 
Tutti attorno a nonna Luigia (foto Agh)   Luciano con Luigia Delladio (foto Agh)
 
La figlia di Luigia, suor Assunta (foto Agh)   Gattone sull'armadio di nonna Luigia (foto Agh)
"Baito dele Caore": un bellissimo quadro della pittrice romana Agnese Ximenes (foto Agh)

 
Una foto eccezionale: una nuvola biancastra investe Tesero. Il paese di Stava, 4 km più a monte, è già stato spazzato via (foto da www.stava1985.it)  
 
L'abitato di Stava prima della tragedia
(foto da www.stava1985.it)
 
La tragedia di Stava

Alle ore 12 e 22 minuti e 55 secondi del 19 luglio 1985, la colata di fango iniziò la sua corsa distruttiva con un tremendo boato. Il bacino superiore di decantazione dei fanghi della miniera crollò su quello inferiore che cedette a sua volta, riversando a valle 180 mila metri cubi di fango, ai quali si aggiunsero altri 40-50 mila metri cubi di materiale trascinato dalla forza devastatrice dell'urto. A quasi 90 chilometri l'ora, la massa fangosa si infilò nella Val di Stava travolgendo tutto ciò che incontrava sul suo cammino: case, alberi, strade, automobili. In soli tre minuti uccise 268 persone, distrusse 53 case, 3 alberghi, 6 capannoni, demolì 8 ponti e danneggiò gravemente 9 edifici. La sua corsa mortale (animazione 384 k) si esaurì quattro chilometri più a valle, quando confluì nel fiume Avisio. Pochi minuti dopo la tragedia, uno strato di fango alto tra 20 e 40 centimetri ricopriva un'area di 435.000 metri quadri. Quello del 19 luglio 1985 in Val di Stava fu il più grave disastro mai verificatosi nel mondo a causa del crollo di discariche minerarie e rimane a tutt'oggi, con 268 morti e quasi 300 miliardi di danni alle cose, una delle più gravi catastrofi industriali mai accadute al mondo, seconda in Italia solo al Disastro del Vajont. Dei 268 morti, 28 erano bambini con meno di 10 anni, 31 ragazzi con meno di 18 anni, 89 uomini e 120 donne.

19 luglio 1985: sono trascorsi pochi minuti dopo le 12.20, l'abitato di Stava non c'è più. Al suo posto una tragica distesa di fango (foto da www.stava1985.it)

 
Il centro di documentazione a Stava (foto Agh)  
La Fondazione

Costituita dall'Associazione Sinistrati Val di Stava, dalla Magnifica Comunità di Fiemme e dai Comuni di Tesero, Longarone e Cavalese, la Fondazione Stava 1985 si è posta come primo obiettivo quello della "memoria attiva", come l'ha definita il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, che ha assicurato alla Fondazione Stava 1985 l'Alto Patronato del Capo dello Stato. Una memoria non fine a se stessa, ma che ha l'obiettivo primario di far si che i 268 morti di Stava non siano morti invano. Per questo è fondamentale la conoscenza e l'informazione, per capire qual è la genesi di simili disastri e come possono essere evitati. Graziano Lucchi, presidente della Fondazione, nella tragedia di Stava ha perso entrambi i genitori: "La decantazione dei fanghi di questo tipo di discariche è un processo complesso che implica troppo rischio. Negli anni passati gravissime catastrofi avvenute negli Stati Uniti, in Inghilterra e in America Latina non sono servite ad evitare la tragedia di Stava. E purtroppo, dopo Stava, altre 36 discariche simili sono crollate in vari paesi del mondo nell'arco di 18 anni, circa due all'anno, con centinaia di vittime e immensi danni ambientali. Il nostro scopo perciò è quello di sensibilizzare chiunque abbia delle responsabilità, da quelle più piccole a quelle più grandi, affinché tragedie simili non debbano ripetersi".

 
Graziano Lucchi, il presidente della "Fondazione Stava 1985" (foto Agh)   Gabriele Cipollitti, regista del cortometraggio su Stava, protagonisti i ragazzi di Tesero (foto Agh)
 
Il libro "Stava perché" spiega la genesi, le cause e le responsabilità della catastrofe di Stava (foto Agh)   i ragazzi di Tesero sono i protagonisti del cortometraggio diretto da Cipollitti (foto Agh)

Il disastro di Stava fu dunque determinato non da una fatalità, ma da una serie quasi incredibile di errori e negligenze, da omessi controlli e da una legislazione lacunosa che lasciava troppa discrezione nella gestione degli impianti alle società concessionarie. Il procedimento penale si concluse nel giugno 1992 con la condanna di 10 imputati dei reati di disastro colposo ed omicidio colposo plurimo e cioè: i responsabili della costruzione e gestione del bacino superiore che crollò per primo; i direttori della miniera e alcuni responsabili delle società che intervennero nelle scelte circa la costruzione e la crescita del bacino superiore dal 1969 al 1985: Montedison Spa, Industria marmi e graniti Imeg Spa per conto della Fluormine Spa, Snam Spa per conto della Solmine Spa, Prealpi Mineraria Spa; infine i responsabili del Distretto minerario della Provincia Autonoma di Trento, che omisero del tutto i controlli sulle discariche.

 
Il percorso espositivo (foto Agh)  
Il Centro Documentazione

La Fondazione Stava 1985 ha costituito il Centro di documentazione che illustra la storia della miniera e dell'impianto di arricchimento del minerale di Prestavel, la costruzione e la crescita dei bacini di decantazione, il crollo del 19 luglio 1985, le cause e le responsabilità del disastro e le analogie con quelli del Vajont e del Cermis. La Fondazione Stava 1985 ha affidato a Gabriele Cipollitti, regista Rai e collaboratore di Piero Angela per gli "Speciali di Superquark", l'incarico di realizzare un cortometraggio di informazione tecnico-scientifica con il quale raccontare la storia della miniera. Il progetto è coordinato dal dott. Claudio Vitali e realizzato grazie al finanziamento della Provincia Autonoma di Trento e del Comune di Tesero. I protagonisti del cortometraggio sono Andrea Castelli, nelle vesti di narratore, e i ragazzi di Tesero.

Fondazione Stava 1985
Centro Documentazione
Stava (Valle di Fiemme, Trento)
www.stava1985.it (sito internet ufficiale) | info@stava1985.it

 
Francesco Mich, guida alpina, pres. Associazione Arrampicatori Val Fiemme (foto Agh)  
Palestra indoor di arrampicata

La palestra costituisce uno dei tanti sforzi della popolazione fiemmese di ricostruire e far rinascere Stava. Oggi questa splendida struttura sportiva è realtà, ed attira centinaia di ragazzi che possono cimentarsi con lo sport dell'arrampicata in tutta sicurezza, assistiti da istruttori guide alpine. "La palestra" ci dice Francesco Mich, presidente dell'Associazione Arrampicatori Val Fiemme che la gestisce "ha un'altezza a piombo di ben 22 metri, con una decina di vie attrezzate di varia difficoltà, fino al 6b+ e 7a. La struttura è in attesa dell'omologazione, che otterrà tra breve, nel frattempo è aperta due giorni in settimana, il martedì e il giovedì 2 dalle 17 alle 22.00. In inverno i giorni di apertura saranno tre-quattro in settimana. L'Associazione Arrampicatori Val Fiemme fa parte della Fasi (Federazione Arrampicatori Sportivi Italiani).

 
Istruttore con giovane allieva   Due ragazzini su un pilastro (foto Agh)
 
L'altezza raggiunge i 22 metri (foto Agh)   Un istruttore "fa da sicura" (foto Agh)
 
La palestra indoor di arrampicata sportiva a Stava (foto Agh)   Piero De Godenz, direttore Ski Center Latemar, ci ha accompagnato nella visita in Fiemme (foto Agh)

 
Casa Jellici a Tesero (foto Agh)  
Casa Jellici, Mostra Artigianato Artistico in Fiemme

Con Giulio Deflorian, presidente comprensoriale dell'Associazione Artigiani, visitiamo la 21a edizione della Mostra dell'Artigianato Artistico in Fiemme. L'esposizione è allestita a Casa Jellici, un vero e proprio "monumento rurale" di Tesero: si tratta di un'antica casa contadina, di proprietà di più famiglie, risalente al 1200-1400 e ampliata a più riprese nei secoli, caratterizzata da splendidi "volti" (cantine a volta). A Casa Jellici sono presenti una ventina di espositori provenienti da diverse valli del Trentino, con le loro produzioni artistiche che spaziano dal mobile d'arredo alle stufe a "olle", dalle sculture in legno alle decorazioni in ceramica, dalle vetrate artistiche ai lavori in rame e di oreficeria, alle composizioni floreali.

 
L'esposizione a Casa Jellici (foto Agh)   Artigianato artistico (foto Agh)
 
L'orafo Mastro 7 (foto Agh)   Stufe a olle (foto Agh)
 
Statua in legno (foto Agh)   Statua in legno (foto Agh)
 
Giocattolo in legno (foto Agh)   Giulio Deflorian, pres. comprensoriale Ass. Artigiani
Due graziose espositrici (foto Agh)

Casa Jellici è oggi di proprietà della Provincia Autonoma di Trento, che sta ultimando il passaggio al Comune di Tesero, che la utilizzerà come sede permanente di esposizioni e manifestazioni. La mostra chiude il 17 agosto 2003.

Artigianato Trentino
Consorzio Artigianato Artistico e di Qualità

Associazione Artigiani
Orafi Trentini

 
Cristian Delladio (foto Agh)
 
 
le lucaniche di pecora (foto Agh)  
 
Le spighe di segala per fare il pane (foto Agh)  
Prodotto tipico: le lucaniche di pecora di Cristian Delladio

Alla perifieria di Tesero visitiamo la nuova azienda agricola di Cristian Delladio, ex finanziere che ha mollato la carriera per inseguire la sua grande passione: fare l'allevatore, il contadino. Alleva pecore, e ci ricava un tipico prodotto di nicchia: la lucanica di pecora. E' un insaccato artigianale di dimensioni non omogenee, generalmente di diametro 3 - 5 cm. e 10 - 15 di lunghezza, con superficie rugosa, spesso coperto di muffa bianco-grigia. Al taglio si nota l'impasto omogeneo, con la presenza del grasso ben mescolato alla carne, con profumo gradevole, in cui gli aromi non coprono l'odore caratteristico degli animali da cui proviene la carne. La lavorazione prevede che alla polpa di capra o di pecora, accuratamente sgrassata, sia aggiunta della carne di maiale in una dose variabile dal 30 al 50%. Il tutto viene macinato con un tritacarne con fori d'uscita medio-piccoli, ottenendo un impasto che viene successivamente lavorato a mano, mentre si aggiungono i vari aromi: sale, pepe, aglio e conservanti a norma. Ottenuto un impasto omogeneo si procede all'insaccaggio in budello naturale, legato con spago alimentare e diviso in porzioni di circa 10 cm, che rimangono comunque attaccate le une alle altre. Il prodotto così ottenuto viene posto in un locale di asciugatura a una temperatura di circa 18-20 °C e umidità all'80-100%, per un periodo di circa una settimana. Le lucaniche a questo punto vengono appese in un locale interrato che garantisce una costanza di temperatura e umidità tale da permettere una corretta stagionatura. I locali di stagionatura, ove le lucaniche rimangono appese a pali di legno, richiede un'umidità pari al 70-90% e una temperatura di 10-13°C. L'origine storica di questo insaccato deriva dall'esigenza delle famiglie di conservare la carne macellata di ovini e caprini a fine carriera. Tradizionalmente ciò avveniva durante l'autunno e l'inverno, ma di tale lavorazione, benché presente da sempre nella nostra zona, non si riscontra testimonianza scritta, ma solo orale. Cristian Delladio ha progetti ambiziosi: investire ancora nell'azienda mirando esclusivamente alla qualità, coltivare biologico. Attualmente le sue lucaniche di pecora non si trovano in commercio, ma solo in alcuni ristoranti tipici della zona: "El Molin" (già visitato da Girovagando nella puntata Valle di Fiemme - Laghi di Bombasèl del 10 agosto 2002) e "Il Cantuccio" di Cavalese, il "Zirmerhof" di Redagno (prov. di Bolzano).

 
La copertina  
Girovagando in libreria

Guida Gastronomica del Trentino – Silvia Vernaccini
Euro 9,50 – pp. 144
Edizioni Artimedia, via Madruzzo 31, Trento
tel. 0461 / 232400

Il volume, dal titolo Guida Gastronomica del Trentino, si presenta in un formato di cm 13,5x21, è composto da 144 pagine a colori riccamente illustrato. Il libro propone al lettore un’ampia descrizione di tutte le aree turistiche del Trentino rilevando i particolari dei prodotti usati in cucina in ogni valle e riscoprendo anche i gusti di un tempo. Si tratta di un viaggio culinario attraverso le Valli dell’Adige, di Fiemme, di Fassa, del Primiero, della Valsugana, di Cembra, l’Altopiano di Folgaria, la Vallagarina, l’Alto Garda, le Giudicarie, la Rendéna, la Val di Sole e di Non e l’Altopiano della Paganella. La seconda parte del libro è dedicata alle ricette: 111 ricette per cucinare i piatti delle feste, la polenta, i salumi, i formaggi , le carni e i dolci: per gustare e scoprire i prodotti della terra trentina. Chiude il volume il capitolo dedicato al vino Trentino, allo spumante Trento D.O.C. e alla grappa.

testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)


Lago del Forame, Lagorai (foto Agh)
clicca per ingrandire

A.P.T. VALLE Dl FIEMME

Via F.lli Bronzetti 60
38033 Cavalese
Tel. 0462 / 241111
Fax 0462 / 241199
www.valdifiemme.info
info@valdifiemme.info

La foto panoramica

La foto panoramica di Pampeago (foto Agh)

foto fissa con legenda (164 k)
foto in movimento

Puntate precedenti in Val di Fiemme

  Valle di Fiemme
19 luglio 2003
    I presepi di Tesero
28 dicembre 2002
             
  Valfloriana, Agritur Fior di Bosco
19 ottobre 2002
    Escursione ai Laghi di Bombasèl
10 agosto 2002
             
  Alpe Cermis
16 febbraio 2002
    Lusia -
Giochi nazionali Handicap Mentale

9 febbraio 2002
             
  Pampeago Kindergarten - l'Asilo della Neve
6 gennaio 2002
    I presepi nel Trentino
22 dicembre 2001
             
  La desmontegada
ritorno dall'alpeggio
27 ottobre 2001
    Lago delle Stellune
18 agosto 2001
             
  Vivere il bosco
21 luglio 2001
       

Links

Natura
Parco di Paneveggio - Pale di S. Martino
Museo Geologico di Predazzo
Sentiero geologico Dòs Capèl

Istituzioni
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Magnifica Comunità di Fiemme

Impianti
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Ski Center Latemar
Dolomiti Superski Fiemme

Bike
Itinerario degli spiriti (Latemar)
20 itinerari scelti

Disastri
Stava 1985
Disastro del Vajont

Portali locali

www.fiemme.net
www.valdifiemme.it
www.valfiemme.com
www.guide-dolomiti.com
www.val-di-fiemme.com (duetsch)

Foto
Antiche foto di Cavalese
Franzi Vitlacil grandioso sito paesaggistico-fotografico e di itinerari di Franzi Vitlacil

Calzature Sportive
La Sportiva

Sport
Fasi Federezione Arrampicatori Sportivi Italiani
SportAbili onlus - attività sportive per disabili di Predazzo

Artigianato
Consorzio Artigianato Artistico e di Qualità
Associazione Artigiani
Orafi Trentini

Enogastronomia
Atlante dei prodotti tipici del Trentino

Zootecnia
L'allevamento degli ovicaprini

A tavola

Baito dele Caore
Stava (nei pressi del bivio per Pampeago)
recapito: via Noval 12 Tesero (Trento)
tel. 0462 / 813149


Ristorante Zischgalm

Centro sciistico Obereggen - Pampeago
Fam. Johann Pichler, tel. 0471 / 914231 - 0471 / 813600


Rifugio Ganischgeralm
Centro sciistico Obereggen - Pampeago
Fam. Walter Pichler, tel. 0462 / 814 600
http://www.ganischgeralm.com


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