 |
| Pampeago nei pressi di Passo Feudo:
di qui parte il sentiero che sale al Gruppo del Latemar (foto Agh) |
Girovagando torna in Valle
di Fiemme dopo la bellissima puntata del 19
luglio scorso, nella quale abbiamo conosciuto gli alberi
monumentali di Marcello Mazzucchi. Questa volta saliamo a Pampeago,
celebre località sciistica che fa parte del carosello Ski
Center Latemar, per raggiungere con la seggiovia
Latemar la quota di circa 2000 metri.
 |
|
| Alpe di Pampeago (foto Agh) |
|
Pampeago - Latemar
Gli impianti funzionano anche l'estate e propongono un interessante
skipass estivo ad un prezzo molto contenuto,
il Fiemme
Mountain Pass. Per gli amanti della mountain bike segnaliamo l'itinerario
degli spiriti, il grandioso giro attorno Gruppo del Latemar di 32 km:
con partenza da Predazzo (cabinovia), uno dei 20
itinerari scelti in Valle di Fiemme. Dalla stazione di arrivo della
seggiovia Latemar, a Pampeago, si diramano vari itinerari, da percorrere
da soli oppure accompagnati
dalle guide. Qui ci sono due punti di ristoro, il Zischgalm
e il Rifugio Ganischgeralm,
un'ottima base d'appoggio per gli escursionisti e anche per i buongustai,
che possono degustare degli ottimi piatti tipici.
 |
|
 |
| Zischgalm a Pampeago (foto Agh) |
|
Brindisi (foto Agh) |
 |
|
 |
| Christine (foto Agh) |
|
Speck e formaggi tipici(foto Agh) |
 |
| Passo Pampeago, in direzione di Obereggen
(foto Agh) |
 |
|
 |
| Con dei turisti di Reggio Emilia (foto Agh) |
|
Relax nei rifugi in quota a Pampeago (foto Agh)
|
 |
|
 |
| Rifugio Ganischgeralm |
|
Con Walter Pichler (foto Agh) |
Ristorante Zischgalm
Centro sciistico Obereggen - Pampeago
Fam. Johann Pichler, tel. 0471 / 914231 - 0471 / 813600 |
|
Rifugio Ganischgeralm
Centro sciistico Obereggen - Pampeago
Fam. Walter Pichler, tel. 0462 / 814 600
http://www.ganischgeralm.com |
|
La foto panoramica
Nella foto panoramica, le maggiori cime visibili all'arrivo della
seggiovia Latemar: il Dòs Capèl col sentiero geologico, Il
Monte Agnello, Il Monte Cornon, la pala Di Santa, passo Pampeago.
 |
| La foto panoramica di Pampeago (foto Agh) |
foto
fissa con legenda (164 k)
foto
in movimento
Le escursioni
Tra gli itinerari più interessanti in zona ci sono il Giro
della Pala di Santa, il Giro del Monte
Agnello e la salita al Rifugio Torre di
Pisa nel fantastico Gruppo del Latemar.
Tra le escursioni classiche, quest'ultima è certamente una delle
mete più remunerative per quanto riguarda il panorama. La salita
dura circa 2 ore di cammino, fino ai 2671 metri del rifugio. Il nome deriva
da un grande pilastro di roccia alto 20 metri poco distante, che pende come
la Torre di Pisa. Il Gruppo del Latemar è uno spettacolare complesso
dolomitico formato da campanili e pinnacoli, dove un intreccio di sentieri
attraversa il cosiddetto Labirinto, una
colossale frana di macigni disseminati in un paesaggio incantato.
 |
|
 |
| Alle pendici del Latemar (foto Agh) |
|
Verso Passo Feudo (foto Agh) |
 |
| Camminando tra i prati fioriti (foto Agh) |
 |
|
 |
| In partenza per il rifugio Torre di Pisa (foto Agh) |
|
Turista (foto Agh) |
 |
| Escursionisti (foto Agh) |
Rifugio "Torre di Pisa" m
2671 Gruppo del Latemar, telefono
gestore, Camillo Gabrielli: 0462 / 501053
20 posti letto - 2 camere. Apertura: dal 20 giugno al 30 settembre.
Accessi: - Dall'Alpe di Pampeago in seggiovia fino al Latemar, poi
sentiero Sat n. 521 passando da Passo Feudo - 2 h. - Da Predazzo in
telecabina fino a Guardoné, poi con seggiovia o a piedi fino
a Passo Feudo, quindi a piedi in 1,30 h circa
|
Il sentiero geologico Dos Capèl
Le Dolomiti presentano una varietà di paesaggi e fenomeni geologici
unici al mondo, studiati fin dal 1800 da scienziati provenienti da tutta
Europa. Dai deserti alle isole tropicali, dai vulcani alle profondità
marine, le testimonianze di questi antichi ambienti sono custodite nelle
rocce delle Dolomiti e il sentiero del Dos Capèl
è un percorso ideale per scoprire queste incredibili tracce.
 |
| Il Dos Capèl con il Monte
Agnello, a destra, sui quali si snoda il sentiero geologico (foto Agh) |
Il
percorso è contrassegnato da numerose tabelle esplicative, grazie
alle quali, con un po' di spirito di osservazione, imparerete a leggere
le rocce come un libro. Incontrerete spiagge e fondali marini, conchiglie
e stelle di mare che vissero prima dei dinosauri, rocce "cotte",
piegate o spezzate. Scoprirete la selce, materiale assai ricercato nella
Preistoria, camminerete su lave, ceneri e lapilli dell'antico vulcano di
Predazzo, conoscerete l'enigma della Pietra Verde... e molto altro ancora.
Sono possibili anche visite guidate organizzate
dal Museo
Civico di geologia Predazzo e dall'Apt
di Fiemme, alla quale potere rivolgervi per ogni informazione.
 |
|
| "Baito dele Caore" a Stava (foto Agh)
|
|
A tavola, "Baito dele Caore"
Girovagando è lieto di presentarvi in anteprima un nuovo agritur:
si tratta del Baito dele Caore (baita delle
capre), di Bruno Zeni, per molti anni gestore del Rifugio
Caserina a Pampeago, visitato nella puntata
del 6 gennaio 2002. Il signor Bruno, insieme con la famiglia, ha ristrutturato
splendidamente una vecchia stalla di capre, nei pressi del bivio che da
Stava porta a Pampeago. I lavori sono ancora in corso, il locale aprirà
infatti ufficialmente verso settembre. La famiglia Zeni ha aperto apposta
per noi, e per questo noi le siamo grati. La signora Bruna si è prodigata
in cucina: abbiamo assaggiato un antipasto con affettati
misti, speck e salame, poi una eccezionale minestra
d'orzo, quindi un piatto classico, polenta
con salsiccia e funghi (finferli), canederli,
polenta e spezzatino, verdura e formaggi.
 |
|
 |
| L'allegra tavolata al "Baito dele Caore" (foto Agh)
|
|
Bruno e Bruna Zeni (foto Agh) |
 |
|
 |
| Salame e speck con pane casereccio (foto Agh)
|
|
Minestra d'orzo (foto Agh) |
 |
|
 |
| Polenta e funghi, salsiccia e formaggio (foto Agh)
|
|
Debora (foto Agh) |
 |
| Bruno Zeni (foto Agh) |
Baito dele Caore
Stava (nei pressi del bivio per Pampeago)
recapito: via Noval 12 Tesero (Trento)
tel. 0462 / 813149 |
 |
|
| 101 anni portati splendidamente (foto Agh) |
|
I 101 anni di nonna Luigia, "La Sportiva"
Nella casa accanto al "Baito dele Caore" facciamo la conoscenza
con un'arzilla signora dalla invidiabile età di ben.. 101 anni! E'
Luigia Delladio, mamma di Francesco, patron del famoso marchio di scarpe
La Sportiva, un'azienda
trentina all'avanguardia nella produzione di calzature sportive con oltre
22 miliardi di lire fatturato nel 2002.
Nonostante la veneranda età, nonna Luigia è ancora lucidissima,
e tutti ci chiediamo come avrà fatto: mentre racconta la sua vita,
capiamo. Una salute di ferro, non solo fisica ma soprattutto mentale, una
forte unità famigliare. Fu Narciso Delladio, negli anni '20, '30
e '40, a costruire artigianalmente zoccoli di legno e scarponi in pelle
destinati ai boscaioli e agli agricoltori delle valli di Fiemme e Fassa.
Durante la seconda guerra mondiale Narciso confezionava su misura scarponi
da montagna che gli venivano ordinati dagli ufficiali dell'esercito. Risale
a questo periodo il brevetto relativo ad uno speciale sistema di allacciatura
che sarà utilizzato successivamente dalle più importanti fabbriche
di calzature. Nel periodo post-bellico la richiesta di scarponi fu in continua
crescita obbligando Narciso ad assumere nuovi dipendenti.
 |
|
 |
| Luigia e Narciso Delladio con i figli,
nel 1942 |
|
Narciso agli inizi, nel piccolo laboratorio |
Il buon nome della "Calzoleria Sportiva" varcava i confini delle
valli e si estendeva alle città di Trento e Bolzano. Negli anni '50
entrava in azienda il figlio Francesco che, con sapiente tempismo, iniziò
i lavori per la costruzione di un nuovo laboratorio alla periferia di Tesero,
dove si iniziarono a progettare e fabbricare gli scarponi da sci, sport
in forte ascesa e bisognoso di calzature sempre più tecniche.
Rapidamente il mercato si aprì e Francesco Delladio si presentò
con il marchio "La Sportiva" prima alla fiera di Milano e successivamente
in tutta Europa con un campionario completo sia nell'invernale, con audaci
soluzioni tecniche ed estetiche, sia nell'estivo con le tradizionali pedule
da montagna. Negli anni '70 entrano nella ditta i figli di Francesco: Lorenzo,
Luciano e Marco. Negli anni '80 scoppia la moda del "free climbing"
: viene ideata e realizzata una innovativa scarpetta da arrampicata, il
modello "Mariacher", che sarà il capostipite di una lunga
serie di prodotti all'avanguardia e firmerà, in breve tempo, il successo
mondiale del marchio "La Sportiva".
 |
| Giuseppe Volcan, artigiano falegname,
una passionaccia per la fisarmonica (foto Agh) |
 |
|
 |
| Tutti attorno a nonna Luigia (foto Agh) |
|
Luciano con Luigia Delladio (foto Agh) |
 |
|
 |
| La figlia di Luigia, suor Assunta
(foto Agh)
|
|
Gattone sull'armadio di nonna Luigia
(foto Agh)
|
 |
| "Baito dele Caore": un
bellissimo quadro della pittrice romana Agnese Ximenes (foto Agh) |
 |
|
| Una foto eccezionale: una nuvola biancastra investe
Tesero. Il paese di Stava, 4 km più a monte, è già
stato spazzato via (foto da www.stava1985.it)
|
|
 |
|
L'abitato di Stava prima della tragedia
(foto da www.stava1985.it) |
|
La tragedia di Stava
Alle ore 12 e 22 minuti e 55 secondi del 19 luglio
1985, la colata di fango iniziò la sua corsa distruttiva con
un tremendo boato. Il bacino superiore di decantazione dei fanghi della
miniera crollò su quello inferiore che cedette a sua volta, riversando
a valle 180 mila metri cubi di fango, ai quali si aggiunsero altri 40-50
mila metri cubi di materiale trascinato dalla forza devastatrice dell'urto.
A quasi 90 chilometri l'ora, la massa fangosa si infilò nella Val
di Stava travolgendo tutto ciò che incontrava sul suo cammino: case,
alberi, strade, automobili. In soli tre minuti uccise 268
persone, distrusse 53 case, 3
alberghi, 6 capannoni, demolì
8 ponti e danneggiò gravemente 9
edifici. La sua corsa mortale (animazione
384 k) si esaurì quattro chilometri più a valle, quando confluì
nel fiume Avisio. Pochi minuti dopo la tragedia, uno strato di fango alto
tra 20 e 40 centimetri ricopriva un'area di 435.000 metri quadri. Quello
del 19 luglio 1985 in Val di Stava fu il più grave disastro mai verificatosi
nel mondo a causa del crollo di discariche minerarie e rimane a tutt'oggi,
con 268 morti e quasi 300 miliardi di danni
alle cose, una delle più gravi catastrofi industriali mai accadute
al mondo, seconda in Italia solo al Disastro
del Vajont. Dei 268 morti, 28 erano bambini con meno di 10 anni, 31
ragazzi con meno di 18 anni, 89 uomini e 120 donne.
 |
| 19 luglio 1985: sono trascorsi pochi
minuti dopo le 12.20, l'abitato di Stava non c'è più.
Al suo posto una tragica distesa di fango (foto da www.stava1985.it) |
 |
|
| Il centro di documentazione a Stava (foto Agh) |
|
La Fondazione
Costituita dall'Associazione Sinistrati Val di Stava, dalla Magnifica
Comunità di Fiemme e dai Comuni di Tesero, Longarone e Cavalese,
la Fondazione Stava 1985 si è posta
come primo obiettivo quello della "memoria attiva", come l'ha
definita il Presidente della Repubblica Carlo
Azeglio Ciampi, che ha assicurato alla Fondazione Stava 1985 l'Alto
Patronato del Capo dello Stato. Una memoria non fine a se stessa, ma che
ha l'obiettivo primario di far si che i 268 morti di Stava non siano morti
invano. Per questo è fondamentale la conoscenza e l'informazione,
per capire qual è la genesi di simili disastri e come possono essere
evitati. Graziano Lucchi, presidente della
Fondazione, nella tragedia di Stava ha perso entrambi i genitori: "La
decantazione dei fanghi di questo tipo di discariche è un processo
complesso che implica troppo rischio. Negli anni passati gravissime catastrofi
avvenute negli Stati Uniti, in Inghilterra e in America Latina non sono
servite ad evitare la tragedia di Stava. E purtroppo, dopo Stava, altre
36 discariche simili sono crollate in vari paesi del mondo nell'arco di
18 anni, circa due all'anno, con centinaia di vittime e immensi danni ambientali.
Il nostro scopo perciò è quello di sensibilizzare chiunque
abbia delle responsabilità, da quelle più piccole a quelle
più grandi, affinché tragedie simili non debbano ripetersi".
 |
|
 |
| Graziano Lucchi, il presidente della "Fondazione
Stava 1985" (foto Agh)
|
|
Gabriele Cipollitti, regista del cortometraggio su Stava,
protagonisti i ragazzi di Tesero (foto Agh) |
 |
|
 |
| Il libro "Stava perché" spiega la genesi,
le cause e le responsabilità della catastrofe di Stava (foto Agh) |
|
i ragazzi di Tesero sono i protagonisti del cortometraggio
diretto da Cipollitti (foto Agh) |
Il disastro di Stava fu dunque determinato non da una fatalità, ma
da una serie quasi incredibile di errori e negligenze, da omessi controlli
e da una legislazione lacunosa che lasciava troppa discrezione nella gestione
degli impianti alle società concessionarie. Il procedimento penale
si concluse nel giugno 1992 con la condanna di 10 imputati dei reati di
disastro colposo ed omicidio colposo plurimo e cioè: i responsabili
della costruzione e gestione del bacino superiore che crollò per
primo; i direttori della miniera e alcuni responsabili delle società
che intervennero nelle scelte circa la costruzione e la crescita del bacino
superiore dal 1969 al 1985: Montedison Spa, Industria marmi e graniti Imeg
Spa per conto della Fluormine Spa, Snam Spa per conto della Solmine Spa,
Prealpi Mineraria Spa; infine i responsabili del Distretto minerario della
Provincia Autonoma di Trento, che omisero del tutto i controlli sulle discariche.
 |
|
| Il percorso espositivo (foto Agh) |
|
Il Centro Documentazione
La Fondazione Stava 1985 ha costituito il Centro
di documentazione che illustra la storia della miniera e dell'impianto
di arricchimento del minerale di Prestavel, la costruzione e la crescita
dei bacini di decantazione, il crollo del 19 luglio 1985, le cause e le
responsabilità del disastro e le analogie con quelli del Vajont e
del Cermis. La Fondazione Stava 1985 ha affidato a Gabriele
Cipollitti, regista Rai e collaboratore di Piero Angela per gli "Speciali
di Superquark", l'incarico di realizzare un cortometraggio
di informazione tecnico-scientifica con il quale raccontare la storia della
miniera. Il progetto è coordinato dal dott. Claudio Vitali e realizzato
grazie al finanziamento della Provincia Autonoma di Trento e del Comune
di Tesero. I protagonisti del cortometraggio sono Andrea Castelli, nelle
vesti di narratore, e i ragazzi di Tesero.
 |
|
| Francesco Mich, guida alpina, pres. Associazione Arrampicatori
Val Fiemme (foto Agh) |
|
Palestra indoor di arrampicata
La palestra costituisce uno dei tanti sforzi della popolazione fiemmese
di ricostruire e far rinascere Stava. Oggi questa splendida struttura sportiva
è realtà, ed attira centinaia di ragazzi che possono cimentarsi
con lo sport dell'arrampicata in tutta sicurezza, assistiti da istruttori
guide alpine. "La palestra" ci dice Francesco Mich, presidente
dell'Associazione Arrampicatori Val Fiemme
che la gestisce "ha un'altezza a piombo di ben 22 metri, con una decina
di vie attrezzate di varia difficoltà, fino al 6b+ e 7a. La struttura
è in attesa dell'omologazione, che otterrà tra breve, nel
frattempo è aperta due giorni in settimana, il martedì e il
giovedì 2 dalle 17 alle 22.00. In inverno i giorni di apertura saranno
tre-quattro in settimana. L'Associazione Arrampicatori Val Fiemme fa parte
della Fasi (Federazione
Arrampicatori Sportivi Italiani).
 |
|
 |
| Istruttore con giovane allieva |
|
Due ragazzini su un pilastro (foto Agh) |
 |
|
 |
| L'altezza raggiunge i 22 metri (foto Agh) |
|
Un istruttore "fa da sicura" (foto Agh) |
 |
|
 |
| La palestra indoor di arrampicata
sportiva a Stava (foto Agh) |
|
Piero De Godenz, direttore Ski Center
Latemar, ci ha accompagnato nella visita in Fiemme (foto Agh) |
 |
|
| Casa Jellici a Tesero (foto Agh) |
|
Casa Jellici, Mostra Artigianato Artistico in Fiemme
Con Giulio Deflorian, presidente comprensoriale dell'Associazione
Artigiani, visitiamo la 21a edizione della Mostra
dell'Artigianato Artistico in Fiemme. L'esposizione è allestita
a Casa Jellici, un vero e proprio "monumento
rurale" di Tesero: si tratta di un'antica casa contadina, di proprietà
di più famiglie, risalente al 1200-1400 e ampliata a più riprese
nei secoli, caratterizzata da splendidi "volti" (cantine a volta).
A Casa Jellici sono presenti una ventina di espositori provenienti da diverse
valli del Trentino, con le loro produzioni artistiche che spaziano dal mobile
d'arredo alle stufe a "olle", dalle sculture in legno alle decorazioni
in ceramica, dalle vetrate artistiche ai lavori in rame e di oreficeria,
alle composizioni floreali.
 |
|
 |
| L'esposizione a Casa Jellici (foto Agh) |
|
Artigianato artistico (foto Agh) |
 |
|
 |
| L'orafo Mastro
7 (foto Agh) |
|
Stufe a olle (foto Agh) |
 |
|
 |
| Statua in legno (foto Agh) |
|
Statua in legno (foto Agh) |
 |
|
 |
| Giocattolo in legno (foto Agh) |
|
Giulio Deflorian, pres. comprensoriale Ass.
Artigiani |
 |
| Due graziose espositrici (foto Agh) |
Casa Jellici è oggi di proprietà della Provincia
Autonoma di Trento, che sta ultimando il passaggio al Comune di Tesero,
che la utilizzerà come sede permanente di esposizioni e manifestazioni.
La mostra chiude il 17 agosto 2003.
 |
|
Cristian Delladio (foto Agh)
|
|
 |
|
| le lucaniche di pecora (foto Agh) |
|
 |
|
| Le spighe di segala per fare il pane (foto Agh) |
|
Prodotto tipico: le lucaniche di pecora di Cristian
Delladio
Alla perifieria di Tesero visitiamo la nuova azienda agricola di Cristian
Delladio, ex finanziere che ha mollato la carriera per inseguire la sua
grande passione: fare l'allevatore, il contadino. Alleva pecore, e ci ricava
un tipico prodotto di nicchia: la lucanica di
pecora. E' un insaccato artigianale di dimensioni non omogenee, generalmente
di diametro 3 - 5 cm. e 10 - 15 di lunghezza, con superficie rugosa, spesso
coperto di muffa bianco-grigia. Al taglio si nota l'impasto omogeneo, con
la presenza del grasso ben mescolato alla carne, con profumo gradevole,
in cui gli aromi non coprono l'odore caratteristico degli animali da cui
proviene la carne. La lavorazione prevede che alla polpa di capra o di pecora,
accuratamente sgrassata, sia aggiunta della carne di maiale in una dose
variabile dal 30 al 50%. Il tutto viene macinato con un tritacarne con fori
d'uscita medio-piccoli, ottenendo un impasto che viene successivamente lavorato
a mano, mentre si aggiungono i vari aromi: sale, pepe, aglio e conservanti
a norma. Ottenuto un impasto omogeneo si procede all'insaccaggio in budello
naturale, legato con spago alimentare e diviso in porzioni di circa 10 cm,
che rimangono comunque attaccate le une alle altre. Il prodotto così
ottenuto viene posto in un locale di asciugatura a una temperatura di circa
18-20 °C e umidità all'80-100%, per un periodo di circa una settimana.
Le lucaniche a questo punto vengono appese in un locale interrato che garantisce
una costanza di temperatura e umidità tale da permettere una corretta
stagionatura. I locali di stagionatura, ove le lucaniche rimangono appese
a pali di legno, richiede un'umidità pari al 70-90% e una temperatura
di 10-13°C. L'origine storica di questo insaccato deriva dall'esigenza
delle famiglie di conservare la carne macellata di ovini e caprini a fine
carriera. Tradizionalmente ciò avveniva durante l'autunno e l'inverno,
ma di tale lavorazione, benché presente da sempre nella nostra zona,
non si riscontra testimonianza scritta, ma solo orale. Cristian Delladio
ha progetti ambiziosi: investire ancora nell'azienda mirando esclusivamente
alla qualità, coltivare biologico. Attualmente le sue lucaniche di
pecora non si trovano in commercio, ma solo in alcuni ristoranti tipici
della zona: "El Molin"
(già visitato da Girovagando nella puntata Valle
di Fiemme - Laghi di Bombasèl del 10 agosto 2002) e "Il
Cantuccio" di Cavalese, il "Zirmerhof"
di Redagno (prov. di Bolzano).
 |
|
| La copertina |
|
Girovagando in libreria
Guida Gastronomica del Trentino – Silvia Vernaccini
Euro 9,50 – pp. 144
Edizioni Artimedia,
via Madruzzo 31, Trento
tel. 0461 / 232400
Il volume, dal titolo Guida Gastronomica del Trentino,
si presenta in un formato di cm 13,5x21, è composto da 144 pagine
a colori riccamente illustrato. Il libro propone al lettore un’ampia
descrizione di tutte le aree turistiche del Trentino rilevando i particolari
dei prodotti usati in cucina in ogni valle e riscoprendo anche i gusti di
un tempo. Si tratta di un viaggio culinario attraverso le Valli dell’Adige,
di Fiemme, di Fassa, del Primiero, della Valsugana, di Cembra, l’Altopiano
di Folgaria, la Vallagarina, l’Alto Garda, le Giudicarie, la Rendéna,
la Val di Sole e di Non e l’Altopiano della Paganella. La seconda
parte del libro è dedicata alle ricette: 111 ricette per cucinare
i piatti delle feste, la polenta, i salumi, i formaggi , le carni e i dolci:
per gustare e scoprire i prodotti della terra trentina. Chiude il volume
il capitolo dedicato al vino Trentino, allo spumante Trento D.O.C. e alla
grappa. testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)
 |
| Lago del Forame, Lagorai (foto Agh) |
|