| Il Lido al lago di Levico, in Valsugana
(foto Agh)
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| Stefano Ravelli, direttore Apt |
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Massimo Oss, presidente Apt |
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Girovagando oggi è a Levico Terme,
nella Valsugana occidentale, a meno di
mezz'ora di automobile da Trento. Valsugana è sinonimo soprattutto
di laghi: per i trentini, ma non solo, è la meta prediletta per sottrarsi
all'afa estiva, o per la nuotata fuori porta. Appena possono infatti, fanno
"un salto" sulle belle spiagge dei grandi laghi
di Levico e Caldonazzo, vanno a funghi o a passeggiare al fresco
sulle montagne circostanti. Grazie alle acque arsenicali e ferruginose di
Levico Terme, Vetriolo
e Roncegno, la Valsugana era frequentata
già nell’Ottocento dalla migliore aristocrazia europea e soprattutto
dalla nobiltà austroungarica (vedi anche Viaggio
alle Terme di William Belli, nella puntata del 27
luglio 2002)
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| Una tipica imbarcazione: il "dragon boat"
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Lo spettacolo del Palio dei Draghi
Prima di passare ai contenuti della puntata segnaliamo subito un appuntamento
da non perdere. E' l'evento clou dell'estate, ovvero la 20a edizione dello
spettacolare Palio
dei Draghi di Dragon Boat che si svolgerà
sul Lago di Caldonazzo sabato 30 agosto.
Si tratta di una competizione sportiva fra comuni che si fronteggiano in
acqua su imbarcazioni a remi importate dalla Cina,
paese dove da millenni si coltiva questo sport che ha poi incredibilmente
preso piede un po' in tutto il mondo, Italia compresa. Le barche sono lunghe
12,66 metri e larghe 1,06 metri, con la testa e la coda a forma di dragone.
A bordo trovano posto ben 22 atleti: il tamburino a prua scandisce il tempo,
il timoniere a poppa tiene la direzione con un remo lungo circa 3 metri,
mentre 10 coppie di rematori imprimono la velocità.
Lo sport del Dragon Boat fu introdotto nel nostro paese alla fine degli
anni 80, quando ai canottieri romani dell'antico circolo "Tevere Remo",
che avevano partecipato al festival di Hong Kong, fu donato nel 1988 dalla
Hong Kong Tourist Association un Dragon Boat, dal cui modello sono state
successivamente ricavate le numerose imbarcazioni attualmente esistenti
nella nostra nazione. Nel 1988 è stata fondata l'Assodragon,
l'associazione che raccoglie gli appassionati italiani di Dragon Boat.
Palio dei Draghi
Comitato Organizzatore Palio dei Draghi
Per informazioni: APT Terme di Levico Vetriolo e Roncegno Panarotta
2002 Lago di Caldonazzo, Levico Terme, viale V. Emanuele 3 - tel.
0461 706101 Palio dei
Draghi | Il
programma info@paliodeidraghi.it
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| Il Lago di Caldonazzo visto dal M.
Marzola, a sx il Monte Panarotta, sullo sfondo il Piz di Levico (foto Agh) |
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| Castel Pergine (foto Agh) |
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| Veduta sul perginese (foto Agh) |
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Castel Pergine
Il Castello di Pergine svetta sulla valle
dalla sommità dal colle Tegazzo, a ridosso dell'abitato di Pergine.
Secondo alcuni studiosi una prima fortificazione del colle del castello
risale al periodo longobardo. E' tuttavia
molto probabile che anche in epoche precedenti vi fossero degli insediamenti,
come testimoniano i ritrovamenti archeologici nei dintorni. La presenza
altomedievale ha cancellato tutte le tracce precedenti di un probabile castelliere
preistorico di epoca romana. Nel 845, Pergine era una gastaldia vescovile
e i "signori da Pergine" erano i vassalli dei Vescovi
di Trento. Il castello è nominato per la prima volta in un
documento del 1215, in cui sono annotati i beni comunali e dove compare
il toponimo "retro castrum" (dietro il castello?). Nel 1289 i
Conti del Tirolo occuparono militarmente
il Perginese e furono rappresentati dai loro capitani fino al 1340, quando
Pergine passò al Principato Vescovile di
Trento. Dopo varie vicende in cui il castello fu conteso dai signori
di Carrara, di Padova e dai conti del Tirolo, esso ritornò al Vescovo
di Trento nel 1531, quando Bernardo Clesio
stipulò una convenzione con l'imperatore Ferdinando
I, in base alla quale il Clesio cedeva i diritti della Chiesa di
Trento su Bolzano in cambio della signoria di Pergine. La ricostruzione
del castello nell'aspetto gotico che oggi lo caratterizza risale alla metà
del quattrocento, sotto la dominazione tirolese.
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| Il colossale pilastro ottagonale (foto Agh) |
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Stanza delle torture (foto Agh) |
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| Sala da pranzo (foto Agh) |
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Sala da pranzo (foto Agh) |
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| Sala interna (foto Agh) |
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Il ristorante (foto Agh) |
L'edificazione del palazzo centrale bastionato modificò la funzione
di fortezza del castello, per divenire residenziale. Durante la Grande Guerra
(1914 - 1918) fu occupato come luogo di riposo per gli ufficiali austriaci,
quindi alla fine del conflitto passò all'Associazione ex-combattenti
che lo vendette al Comune di Pergine per 500 mila lire. Il Comune lo diede
quindi in gestione alla Società per la valorizzazione delle acque
minerali di S. Orsola, che lo trasformo in albergo. In seguito fu affittato
all'Associazione cattolica Zurighese, il cui presidente lo acquistò
nel 1956 per 13 milioni e 500 mila lire. Oggi è proprietà
privata, gestito da due svizzeri, Verena Neff e Theo Schneider. L'albergo
ha 21 camere, ognuna diversa dall'altra.
Il ristorante è guidato dallo chef Michele Beber, con l'aiuto di
Christian e Alessandro: la cucina è quella italiana, con piatti soprattutto
trentini a base di prodotti freschi secondo antiche ricette regionali condite
da un pizzico di fantasia. Il Castello è aperto da aprile a novembre,
è visitabile gratuitamente da martedì a domenica dalle 10.30
alle 19. Da giugno a settembre si effettuano visite guidate a pagamento.
Per ogni informazione rivolgersi all'APT
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| Una famiglia di turisti in un momento
di relax (foto Agh) |
Il Castello è strutturato in tre corpi murari: il Castello
Superiore o mastio (Torre Grande) è la parte più antica;
il Castello Inferiore o Palazzo Baronale,
chiamato anche Magno Palazzo, con torrione angolare; la Cinta
Esterna con torri e bastioni. Si entra nel castello attraverso la
Torre di Guardia. Seguendo la cinta muraria, composta da dodici merli con
feritoie, si arriva alla Torre Rotonda, detta anche
Torre delle Torture poiché, secondo la tradizione, c'era la
stanza con gli strumenti per torturare i prigionieri. Uno dei supplizi peggiori
era quello della goccia, che stillava dal soffitto sulla testa del condannato
adeguatamente immbilizzato. Dallo spalto fra la Torre Rotonda e la Torre
di Guardia si può godere di un eccezionale panorama sulla piana del
perginese: l'abitato di Pergine, Civezzano, sullo sfondo le guglie delle
Dolomiti di Brenta, i monti dell'Altopiano
di Piné e la splendida Valle dei
Mocheni.
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| Una delle sale del castello in via
di restauro (foto Agh) |
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| Nicoletta Franchini, consulente turistico dell'Apt,
illustra le mostre di Castel Pergine (foto Agh) |
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Le mostre al castello
All'interno del castello si possono visitare 3 interessanti mostre permanenti.
La prima ripercorre, tramite grandi pannelli illustrativi, la storia
del castello, con le varie lotte di potere tra famiglie di nobili,
la grande influenza del potere vescovile. La seconda è dedicata al
patrimonio storico, artistico, culturale e naturalistico dei 42
comuni del BIM (Bacino Imbrifero Montano, ente di diritto pubblico
istituito nel 1954), cioè l'area alpina che fa capo al fiume Brenta.
La terza mostra è dedicata ai piccoli frutti
del bosco, una importante risorsa economica della zona. L' Associazione
Produttori Agricoli Sant'Orsola, nata nel 1975 e con sede a Pergine,
è una cooperativa di circa mille agricoltori specializzati nella
produzione e commercializzazione di fragole estive e piccoli frutti (o frutti
di bosco) quali lamponi, more, ribes rosso e bianco, mirtilli giganti, mirtilli
e fragoline di bosco, uva spina, ciliegie ed altra frutta. La sede della
cooperativa "Sant'Orsola" è a Pergine Valsugana, all'imbocco
della Valle dei Mocheni.
Eduard Habicher, scultore
La mostra d'arte contemporanea nel castello presenta ogni anno sculture
nel giardino esterno, nel cortile interno, nella Sala delle Armi, nella
Prigione della Goccia, nella Cappella di Sant'Andrea. Nel 2003 una trentina
di opere di Eduard Habicher, scultore altoatesino
di Malles in Val Venosta, accompagna i visitatori durante l'estate. L'artista
presenta lavori progettati appositamente per spazi pubblici e privati: le
sculture possono essere di grandi dimensioni nelle quali lamine di acciaio,
alcune delle quali tinte di un rosso fiamma, dialogano con materiali solo
apparentemente contrastanti. Fluttuano con leggerezza attorno a tronchi
bruciati, o combinandosi dinamicamente con elementi di cemento o vetro curvato.
In aperta sfida con le leggi della fisica, le sculture di Habicher sembrano
trasformarsi in segni tracciati nell' aria, quasi fossero disegni o tracce
di gesti cristallizzati, in grado di trasmettere una forte carica dinamica
e nello stesso tempo di riportarci, attraverso il connubio di materiali
particolari, alla dimensione poetica della natura. La mostra "idee
nello spazio", sculture in vari materiali per un uso poetico delle
tecnologie, durerà sette mesi dal 12 aprile al 3 novembre 2003.
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| Vista sul Gruppo di Brenta dal Gronlait,
in Lagorai (foto Agh) |
Summer Festival 2003
Monica Morandini, animatrice e collaboratrice dell'Apt, ci illustra l'imminente
finalissima del Summer
Festival 2003, un concorso nazionale per Cover Band e Voci Soliste.
Gruppi musicali formati da giovani e meno giovani si confronteranno sulle
"cover" di Lucio Battisti, Beatles, Rolling Stones e altri musicisti
"immortali". Il Summer Festival di Levico Terme è un bellissimo
appuntamento per gli amanti della musica dal vivo, oltreché una grande
occasione per i musicisti emergenti di farsi notare. Tanti ospiti, tanta
musica e divertimento coloreranno l'estate della cittadina termale con le
ultime due giornate del 21 e 28 agosto,
con la finalissima e lo spettacolo comico
di Lucio Gardin.
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| Il sito ufficiale di Summer Festival (foto Agh)
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Monica Morandini, presenta il Summer Festival |
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| Lido di Levico (foto Agh) |
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Intervista surreale con Lucio Gardin (foto Agh) |
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| Lo Spaghetti Club in località Coste di Caldonazzo |
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I prodotti tipici trentini
allo Spaghetti Club
In località Costa di Brenta, sulla strada provinciale in prossimità
dello svincolo per Levico e Caldonazzo, visitiamo lo Spaghetti
Club di Luca Maurina, sommelier e titolare del locale. Accanto agli
immancabili spaghetti, il locale offre una interessante panoramica sui prodotti
tipici trentini: i formaggi come il Casolét
della Val di Sole, il Vezzena della Valsugana,
il Nostrano del Primiero e la famosa Tosèla;
quindi i salumi tipici della Rendena come
le "mocette" (prosciutti) di
capriolo e di cinghiale,
la luganega trentina di Telve. Maurina
ha allestito anche una piccola ma fornita enoteca,
dove cerca di spingere quelli che lui definisce "i vini dimenticati":
si tratta di vitigni rari o di difficile coltivazione, spesso autoctoni,
fortemente legati al territorio e coltivati da autentici e irriducibili
appassionati: ad esempio la Pavana, la
Franconia, il Groppello,
la Schiava Nera. La Pavana in particolare
è coltivata in Valsugana, somiglia un po' alla schiava, è
un vino leggero, fresco, leggermente aspro, di pronta beva, un tipico vino
"da contadino". Nell'enoteca di Maurina non mancano anche vini
nazionali ed esteri, per poter fare interessanti confronti.
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| Tavolata di prodotti tipici trentini
(foto Agh)
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Luca Maurina, titolare Spaghetti
Club e sommelier |
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| Salumi della val Rendena e Valsugana
(foto Agh)
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Salumi con Pavana della Valsugana
(foto Agh)
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| Brindisi: Luciano Da Canal, Nicoletta
Franchini, Luca Maurina, Aldo Dalpalù (foto Agh) |
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| Groppello |
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Pavana |
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Uno degli infaticabili promotori dei vitigni regionali
è Giampaolo Girardi, titolare della
Proposta Vini,
un'azienda che da oltre 15 anni raccoglie la sfida di selezionare e sostenere
le cantine che producono vini ottenuti da vitigni autoctoni, con una specifica
identità geografica e che possono vantare originalità e legami
inscindibili con il territorio. La vite, nel corso della sua evoluzione
millenaria, si è adattata ad innumerevoli situazioni climatiche ed
ambientali, donandoci un'inestimabile patrimonio di varietà che non
deve essere disperso ma valorizzato. Le scelte commerciali dettate dal marketing,
i gusti influenzati dalle mode, i vitigni internazionali imposti da un mercato
sempre più globalizzato, sono una minaccia per chi crede al grande
valore della diversità. In quest'ottica sono nati, per esempio, i
Vini Estremi,
un marchio che intende valorizzare vini provenienti da vigneti situati in
varie zone d'Italia particolarmente disagiate dal punto di vista climatico,
morfologico, di altitudine e latitudine e/o con caratteristiche di vinificazioni
difficili. I Vini
dell'Angelo, propone vini ottenuti da vitigni autoctoni trentini in
via di estinzione o vinificati con procedimenti che ne valorizzano la tipicità.
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| Hotel Margherita ad Alberé di Tenna (foto Agh) |
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| L'Hotel Margherita negli anni '60 |
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| Lino Angeli con la moglie Bianca qualche anno fa |
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A tavola, Hotel Margherita
Lino Angeli è una figura storica della ristorazione della Valsugana.
Da 50 anni è un esempio per tutti con il suo Hotel Margherita sull'amena
collina di Tenna, tra i laghi di Levico
e Caldonazzo. Primo di otto figli, iniziò
a lavorare come manovale edile a 15 anni. Nel 1948 emigrò in Svizzera
per raggranellare qualche soldo, poi la salute gli giocò qualche
scherzo e dovette rientrare in patria. Agli inizi degli anni '50, Lino mise
gli occhi sulla bellissima pineta di Tenna che, con lungimiranza, aveva
intuito come luogo ideale per avviare un'attività commerciale. Acquistò
per 98 mila lire dal Comune di Tenna un'area di mille metri quadrati, con
l'obbligo di costruire entro tre anni una pensione con almeno sette camere,
pena la rescissione del contratto. Senza una lira in tasca riuscì
a farsi prestare, con la garanzia del padre, un milione di lire dalla Cassa
Rurale di Levico. Il primo anno costruì il bar, l'anno dopo iniziò
a servire panini e spaghetti quindi, prima della fatidica scadenza dei tre
anni, riuscì a mettere in piedi la pensione con sette camere prevista
dal contratto. Il sogno era diventato realtà. Da allora Lino Angeli
non si è più fermato: "Devo tutto a mia moglie"
dice senza esitazioni. La signora Bianca è stata infatti una figura
discreta ma fondamentale: dal 1956 si è prodigata con umiltà
costruendosi una professione oggi solidissima e ricca di riconoscimenti,
culminata nel 1972 con il primo premio nel Concorso
Cucine Regionali, dove ha avuto la soddisfazione di ricevere dalle
mani di Luigi Carnacina, maître di
fama e bravura leggendaria (vedi l'autobiografia A
la carte), l'ambito riconoscimento grazie alla ricetta "Il tonco
del pontesel". Lino è un appassionato sportivo, "marcialonghista
doc" e tifoso di calcio, oltreché maestro di pubbliche relazioni:
il suo Hotel Margherita ha ospitato per anni il ritiro del Calcio Trento
e molte altre società sportive, tra le quali l'Audax Bresso di Milano
e per ben 10 anni la Salernitana
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| Lino Angeli (foto Agh) |
Fino alla squadra più prestigiosa di tutte, la Juventus
di Trapattoni: durante il ritiro arrivò anche
Gianni Agnelli, che atterrò col suo elicottero nel vicino
campo di calcio. Oggi la figlia Daniela, con l'aiuto delle sorelle Tiziana
e Paola, continuano la tradizione con lo stesso impegno e passione dei genitori.
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| La tavolata all'aperto (foto Agh) |
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Tortelloni con ricotta affumicata (foto Agh)
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| Squisiti filetti di pesce persico (foto Agh)
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Semifreddo con frutti di bosco (foto Agh) |
Noi di Girovagando abbiamo degustato: antipasto di affettati
di salame, quindi i primi con pasta fresca fatta in casa: tagliolini
coi funghi porcini, tortelloni
ripieni di ricotta affumicata, zucca, conditi con burro,
salvia e semi di papavero. Per secondo filetto
di manzo al pepe verde e squisiti filetti
di persico del lago di Caldonazzo, dorati in olio di oliva. Il dolce:
macedonia di frutta e semifreddo
di produzione propria con salsa calda ai frutti
di bosco.
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| Due giovani turiste nel parco giochi
per bambini dell'Hotel Margherita (foto Agh) |
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| Mauro Zancanella (foto Agh) |
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Cucina in spiaggia
Mauro Zancanella, insegnante della Scuola
Alberghiera di Levico, collabora con l'APT per l'iniziativa Settegiorni
nel verde (programma),
una settimana ricchissima di appuntamenti che spaziano dalle attività
sportive alle visite guidate naturalistiche e culturali, dalle escursioni
ai corsi di pittura o di ginnastica stretching. Presso la casetta- ristoro
sulla spiaggia libera del Lago di Levico (lungolago di via Segantini), Zancanella
insegna i segreti per preparare i piatti tipici trentini: per esempio gli
strangolapreti, gli spätzle,
le costolette di cervo al ginepro, lo strudel
di mele e molte altre ricette, con il relativo abbinamento dei vini,
sempre rigorosamente trentini. L'appuntamento è ogni mercoledì
dalle ore 16 alle 18, fino al 27 settembre. Tutte le informazioni presso
l'APT.
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| Spiaggia libera di Levico (foto Agh) |
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Passeggiata lungolago (foto Agh) |
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| Hotel "Al Sorriso" a Levico (foto Agh)
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Hotel Al Sorriso
Con Donatella Bommassar, presidente dell'Associazione Albergatori di Levico
e titolare dell'Hotel Al Sorriso, visitiamo
il nuovo Centro Benessere inaugurato nel giugno 2003. Il centro dispone
di una splendida piscina coperta, idromassaggio,
nuoto contro corrente. Nel thermarium:
sauna finlandese, calidarium, laconicum, doccia ninfea, percorso
Kneipp e nella zona relax le “culle del re“ ad acqua.
Nel centro c'è anche una palestra con attrezzi cardio – fitness.
Una particolare menzione per i bagni di fieno, proveniente esclusivamente
dai prati di Vetriolo a quota 1800/2000 m/slm. L'erba viene falciata all'alba,
ed è caratterizzata dai contenuti di diverse piante medicamentose
quali l'arnica, la marella, la betonica, gli anemoni, il trifoglio. Gli
effetti principali dei bagni di fieno sono: scarico delle tensioni nervose,
alleviamento rigidità muscolari, cura delle patologie articolari
ed infiammatorie. Hanno proprietà depurative, lenitive, rilassanti,
stimolanti, riducenti, drenanti, e degonfianti.
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| La piscina del Centro Benessere (foto Agh) |
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Donatella Bommassar, pres. Ass. Albergatori Levico
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| Un paradiso per i bambini (foto Agh) |
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(foto Agh) |
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| La piscina (foto Agh) |
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(foto Agh) |
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| L'immagine della rilassatezza (foto Agh) |
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| La copertina |
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Girovagando in libreria
Il più bel Santuario delle Alpi
– San Romedio, euro 11,50, pag. 144, ed. Artimedia
(via Madruzzo 31, Trento tel. 0461 / 232400), si presenta nel formato
di cm 13,5x21 ed è riccamente documentato con fotografie di Flavio
Faganello, Gianni Zotta e Michela Berti. Questa guida, curata da Gianni
Faustini e da monsignor Iginio Rogger, raccoglie i risultati aggiornati
sulla storiografia di San Romedio: il santo, il medioevo, l'eremo, l'arte,
la natura. Di sicuro interesse e ricca di fascino è la parte dedicata
alla leggenda e al culto di San Romedio, la sua vita, i compagni; il pellegrinaggio
a Roma; la vita nell'eremo anaune; la tradizione dell'orso e i miracoli.
Una lettura ricca di riflessioni e considerazioni sulla vita alpina.
testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)
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| Visione autunnale verso il Gronlait,
Lagorai (foto Agh)
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