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le maddalene
2 agosto 2003
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Le Maddalene: prati in fiore sotto Cima Trenta m 2636, sullo sfondo le Cime Sternai (foto Agh)

Girovagando è lieto di presentare un angolo del Trentino poco conosciuto perfino dagli stessi trentini, un gruppo di montagne un po' appartato che confina con l'Alto Adige, nell'alta Valle di Non: le Maddalene. Il nome, piuttosto comune in Trentino e anche nel Veneto, trae la propria origine dal mondo contadino, con il quale si indicavano i luoghi in cui era proibito tagliare il fieno prima del 22 luglio, giorno di S. Maria Maddalena. Ci accompagna nella nostra visita Leone Cirolini, presidente del Consorzio Pro Loco Le Maddalene, e Angelo Arnoldi dei Vigili del Fuoco di Bresimo con la sua jeep.

 
Valle di Bresimo (foto Agh)  
 
Nei pressi di Passo di Val Clapa (foto Agh)  
Un angolo di paradiso

Geograficamente la catena della Maddalene è delimitata a nord dalla Val D'Ultimo, ad est dal Passo Palade, a sud dalla Valle di Non e di Sole, a ovest dal Passo di Rabbi. Nonostante la vicinanza con il gruppo Ortles Cevedale e quello dell'Adamello-Brenta, le Maddalene hanno una morfologia piuttosto diversa: le sue cime superano raramente i 2700 metri, non vi sono quindi ghiacciai e il paesaggio è straordinariamente dolce: le dorsali si innalzano gradualmente dagli estesi pascoli, che in primavera offrono lo spettacolo di una straordinaria fioritura. Le valli di Bresimo e Rumo, gli accessi principali alle Maddalene, sono state in passato terra di forti emigrazioni, e il loro relativo isolamento geografico ha favorito quella che oggi è una rara peculiarità di questa zona: l'integrità ambientale. Le Maddalene infatti non hanno conosciuto lo sviluppo del turismo di massa di altre zone del Trentino: oggi si presentano quindi come un paradiso di tranquillità in una natura ancora pressoché intatta. Qui gli amanti delle passeggiate e gli escursionisti hanno solo l'imbarazzo della scelta tra moltissimi itinerari mai difficili, ben segnati su ottimi sentieri.

Cima Trenta m 2636: a sinistra le Cime Sternai e a destra il Gioveretto (foto Agh)
 
Orchide maculata (foto Agh)   Jovibarba (foto Agh)
 
Solidago nana (foto Agh)   Timo selvatico (foto Agh)
 
Giglio Martagone (foto Agh)   Rododendro ferruginoso (foto Agh)
Panorama da Cima Trenta: sullo sfondo il Gruppo Cevedale-Ortles e le Cime Sternai (foto Agh)

 
La segheria "veneziana" di Bresimo (foto Agh)  
 
Il canale che porta l'acqua alla segheria (foto Agh)  
La segheria "veneziana"

La nostra prima tappa è nei pressi di Bresimo, dove visitiamo una meraviglia dell'ingegno umano, una segheria ad acqua. Detta anche "segheria veneziana" si diffuse in Trentino verso il XIII secolo, a quel tempo tra le zone di approvvigionamento di legname della Serenissima Repubblica di Venezia. La segheria funziona esclusivamente grazie alla forza dell'acqua, convogliata tramite un canale sopra ad una ruota a pale. E' un'evoluzione molto sofisticata della tecnica usata fino ad allora per i mulini ed i frantoi, che sfruttavano esclusivamente il moto rotatorio per far girare a velocità costante una macina. L'invenzione dell'albero a camme nel XII secolo rivoluzionò la tecnica, permettendo l'utilizzo di macchinari a moto alternato. L'edificio della segheria veneziana è composto di due piani: il piano inferiore, a livello dell'acqua, accoglie il grosso albero che ruota velocemente per la forza impressa dall'acqua: il moto rotatorio viene trasformato in moto alternato da un albero a camme, in sostanza dei grossi cunei infissi nell'albero, che sollevano l'incastellatura che poi ricade per effetto della gravità. Al piano superiore avviene la segagione del tronco, posto orizzontalmente e fissato su un apposito "carro" che scorre su dei rulli di legno, trascinato a sua volta da dei meccanismi con stanghe che sfruttano l'andirivieni dell'incastellatura, spingendo il carro e il tronco contro la sega dentata che scorre rapidissima su e giù. Il segantino può aumentare o diminuire la velocità della sega variando la portata dell'acqua per mezzo di una serranda mobile. Quando la segagione del tronco è terminata, il carro viene riportato nella posizione di partenza grazie al pavimento in leggera discesa.

Erio Arnoldi, segantino (foto Agh)
 
Biker nei pressi della segheria (foto Agh)   Marco Gabos, operatore ambientale (foto Agh)
Erio Arnoldi, gestisce la segheria col collega Fausto Da Prai (foto Agh)

Questa sul Rio Barnes è l'unica segheria ad acqua rimasta in valle, delle sei che operavano in passato. Ristrutturata circa 50 anni fa, è ancora perfettamente funzionante ed è utilizzata a scopo didattico-dimostrativo. Erio Arnoldi e il collega Fausto Da Prai sono i "segantini" che provvedono al funzionamento e alla gestione della segheria, un compito delicato perché tutti i meccanismi sono in legno e sottoposti ad una grande usura. Perciò la segheria va continuamente sorvegliata, le rotture prontamente riparate ed apportate continue migliorie alla struttura perché funzioni senza intoppi. A Bresimo si sta realizzando un vero e proprio itinerario sulle "macchine idrauliche": accanto alla segheria veneziana e al mulino, è in progetto il recupero e il ripristino dell'antica fucina.

Malga Bordolona di sopra, salendo a passo di Val Clapa (foto Agh)

 
Il nuovo centro visitatori, sarà aperto in tarda estate-autunno, con possibilità di soggiorno (foto Agh)  
Una giornata a Bresimo

E' un percorso storico, culturale e naturalistico che si snoda nei dintorni di Bresimo e che raccoglie i punti di maggior interesse della zona. Oltre alle già citate "macchine idrauliche" coi vari attrezzi dei vecchi mestieri, abbiamo le sorgenti di acque ferrugginose dell'antico centro termale, il Castello di Altaguardia, uno dei più elevati nel trentino con i suoi 1274 metri e dal quale si gode una vista spettacolare, la basilica Santuario di S. Maria Assunta con affreschi del '500 e soprattutto quello del '400 opera dei Baschenis. Il percorso è ben segnalato, alla portata di tutti, da compiersi in una giornata per conto proprio oppure con apposita visita guidata. Il locale Consorzio Le Maddalene organizza un percorso storico, etnografico e naturalistico ogni giovedì, dal 10 luglio al 28 agosto, con ritrovo a Bresimo alle ore 9.00.

Consorzio Turistico Le Maddalene
38020 Marcena di Rumo (Trento)
Tel. 0463 / 530310 Fax 0463 / 531200
www.maddalene.it
info@maddalene.it

 
Castello di Altaguardia in una stampa (foto Agh)  
Il castello di Altaguardia

Lo sperone su cui sorge il castello era occupato già in epoca preistorica come luogo di osservazione e di culto. Il castello fu costruito in epoca medievale proprio per la sua importante posizione strategica. Era dimora estiva e di caccia dei nobili del tempo, che lo utilizzavano anche come presidio del territorio e per controllare meglio l'attività estrattiva di metalli preziosi nelle miniere della zona. Il castello era gestito da un capitano che, a nome del feudatario, aveva tra gli altri compiti quello di riscuotere "le decime", ovvero le tasse nella misura di un decimo di tutto quanto prodotto dagli abitanti dei villaggi sotto la sua giurisdizione.

 
Il colle con il castello di Altaguardia (foto Agh)   La torre nel cortile interno del castello (foto Agh)
 
Castello di Altaguardia (foto Agh)   Il sindaco di Bresimo Giulio Arnoldi (foto Agh)
 
Leone Cirolini, presidente Consorzio Maddalene   Il punto panoramico dal castello (foto Agh)
Scorcio della valle di Bresimo dal Castello (foto Agh)

Il castello con la cinta muraria fu edificato nel XIII secolo. Manlio di Altaguardia lo vendette nel 1407 ai signori di Thun. Nel 1639 il castello fu distrutto da un furioso incendio, quindi ricostruito e utilizzato fino al 1780, quando iniziò l'abbandono che divenne totale nel 1801. Nella seconda metà dell'ottocento la famiglia Thun lo vendette al comune di Bresimo.

La foto panoramica a 360° da Cima Trenta

Cima Trenta a m 2636, nel Gruppo delle Maddalene, è raggiungibile con una splendida, facile escursione di circa ore 2,30. Dalla vetta si gode di un panorama eccezionale, come si vede nella foto a 360°.

clicca per vedere la foto panoramica
Foto panoramica a 360° da Cima Trenta (clicca per vedere l'immagine in grande) (foto Agh)

Foto panoramica a 360° ed escursione a Cima Trenta

Laghi di Alplaner visti scendendo da Cima Trenta (foto Agh)

 
Malga Lavazzè (foto Agh)  
Malga Lavazzè

Da Bresimo ci spostiamo brevemente a Rumo, accompagnati gentilmente dal sindaco Tito Fedrigoni. Stavolta il gippone è quello dei Vigili del Fuoco di Rumo, guidato da Oscar Martinelli, caposquadra, con il quale saliamo per la lunga e bellissima forestale che sale a Malga Lavazzè. Qui Rino Bonanni, aiutato da Daniela Zanasi, papà Graziano e il giovane Hans, della Val D'Ultimo, gestiscono questa bella malga con grande amore e passione. C'è una grande stalla, l'annesso caseificio per la produzione, lavorazione e stagionatura del formaggio, la porcilaia per l'allevamento dei suini. Il posto è incantevole, tantoché si sta pensando ad una forma di sfruttamento turistico soft, con la creazione di un agritur.
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Papà Graziano (foto Agh)   Daniela, di Modena, ai fornelli (foto Agh)
 
La porcilaia (foto Agh)   La stalla (foto Agh)
Rino Bonanni (foto Agh)

Una curiosità: Daniela Zanasi non è "indigena" ma è di Modena: arrivata per caso anni fa a Malga Lavazzè si innamorò a tal punto del luogo che chiese se poteva fermarsi per qualche tempo ospite della malga, avrebbe contraccambiato facendo un po' di lavori domestici. I Bonanni si guardarono in faccia e, siccome a quel tempo nessuno badava ai lavori di casa, le risposero di sì. Daniela si trovò così bene, e i Bonanni pure, che ora viene tutti gli anni per fare la stagione da giugno a settembre. Bada alla casa, alla stalla, alla cucina, ai porcelli, ha un magnifico cavallo con la quale fa lunghe passeggiate: quando è qui tra i boschi con i suoi animali è felice. Forse sarà un po' meno contento il marito, che è rimasto a Modena a badare all'azienda di famiglia.

Eriofori al Lago di Alplaner m 2387. Sullo sfondo il passo omonimo per la Valle di Bresimo (foto Agh)

Chiesetta di S. Lorenzo a Mione

A Mione, poco distante da Rumo, siamo attesi per pranzo all'Agritur Mirella. Nella piccola piazza siamo attratti dalla bella chiesetta di S. Lorenzo, edificata nel 1520 e ampliata nel 1828. A fianco del bell'altare maggiore intagliato nel legno e dorato, che rappresenta il Crocifisso con ai piedi S. Lorenzo e S. Rocco, c'è uno splendido organo di origine napoletana, con la chiusura ad ante tipo "credenza".

   
Chiesetta di S. Lorenzo a Mione   L'interno (foto Agh)   L'organo napoletano (foto Agh)

A tavola: Agritur Mirella

A cento metri dalla piazzetta di Mione, ci aspetta l'esuberante signora Mirella titolare dell'omonimo agritur, a gestione famigliare col marito Enrico e la sorella Livia, con cucina di specialità trentine. Mirella è un tipo rustico con un volume di voce notevole ma molto simpatica e alla mano, come del resto tutta la famiglia.

La signora Mirella Paris coi salumi di produzione propria (foto Agh)

 
La bella sala da pranzo rivestita in legno (foto Agh)  
 
La splendida stube nella sala da pranzo (foto Agh)  
Ci hanno preparato un piccolo antipasto di benvenuto nel "volto" all'entrata con dei salumi di produzione propria a dir poco strepitosi. Ci siamo accomodati nella piccola ma accogliente sala da pranzo rivestita in legno, con una splendida stube in un angolo. Chi scrive è venuto a sapere che qui hanno pranzato persino Schumacher e Barrichello e altri papaveri del team Ferrari, ma la signora Mirella mi ha proibito di dirlo. "Par che voga farme bela!" (sembra che voglia darmi arie) ha ribattuto bruscamente alla nostra richiesta di spiegazioni. Speriamo non si adombri se le facciamo questo piccolo dispetto, ma crediamo che sia giusto mettere in evidenza chi, con modestia, riesce a fare ottima ristorazione anche in un piccolissimo paese come Mione. Bando alle ciance, veniamo ai piatti. Come antipasti salumi vari di produzione propria: coppa, filetto, speck, lucanica, con contorno di radicchio dell'orso (cicerbita alpina, un'erba amara) e asparagi selvatici raccolti sulle montagne della valle di Non, e "giardiniera" in agrodolce. Come primi la zuppa d'orzo, i canederli e gli strangolapreti. Secondi: anatra arrosto, costine di maiale, coniglio arrosto, con il contorno "tortel di patate", cavolo cappuccio con cumino. Quindi il dolce: gelato fior di latte di produzione propria con frutti di bosco.

 
I salumi di produzione propria (foto Agh)   La zuppa d'orzo (foto Agh)
 
Gli strangolapreti (foto Agh)   Anatra e coniglio arrosto, costine e "tortel di patate"
 
la torta casalinga (foto Agh)   Il gelato fatto in casa coi frutti di bosco (foto Agh)
Mirella con il marito Enrico e la sorella Livia (foto Agh)

Agritur Mirella
di Paris Martintoni
Mione di Rumo (Trento)
tel. 0463 / 530328

 
Il Groppello, vino autoctono della Valle di Non  
Il Groppello

Il vino merita un discorso particolare, perché ci è stato servito un vino autoctono davvero speciale: il Groppello dell'azienda Vini dell'Angelo, un marchio che coltiva vitigni autoctoni trentini in via di estinzione o vinificati con procedimenti che ne valorizzano la tipicità. Il Groppello è infatti un vitigno autoctono che rischia l'estinzione, coltivato da pochi vignaioli "irriducibili" sui costoni di Santa Giustina. Un tempo veniva coltivato solo nelle valli di Sole e di Non, tanto che si parlava di Groppello di Revò. Il crescente sviluppo della frutticoltura in quella zona, assieme forse a una scarsa cura del vigneto e del vino, hanno determinato la progressiva contrazione della coltura viticola e, oggi, il Groppello è sul punto di scomparire. A essere precisi, si dovrebbe parlare di "Groppelli" perché sotto questo nome sono raggruppati vari vitigni, spesso confusi tra loro. La caratteristica delle uve, da cui deriva il nome, è di avere un grappolo chiuso, serrato come un nodo (in dialetto "grop" o "gropo"). Le prime citazioni di uve "Groppelle" risalgono al 1550 da parte del bresciano Agostino Gallo, seguito da Andrea Bacci, medico di papa Sisto V, sul finire del '500. Ed era proprio nella provincia di Brescia e sulle rive bresciane del Garda che il vitigno, a quei tempi, era diffuso. Col passare dei secoli, le citazioni si fanno più frequenti e precise, fino al trattato del prof. Molon del 1906, a quello del Marzotto del 1925 e del Dalmasso del 1937. In Val di Non la zona di coltura varia dai 600 agli 800 metri d'altitudine. Il vino è molto colorato, rosso rubino intenso, talora con orli violacei. Ha un profumo vinoso, a volte eccessivo se le vinacce sono state lasciate troppo a lungo a contatto con il mosto. Il sapore è asciutto, un po' tannico, con una vena acidula. Non di grande corpo, è un vino che va bevuto giovane. Tra i maggiori esperti e appassionati del Groppello spicca il nome di Augusto Zadra, detto "El Zeremia" che della coltivazione e riscoperta del Groppello ha fatto quasi una ragione di vita.

Vini dell'Angelo
Pergine Valsugana (Tn)
Loc. Ciré - Via degli Artigiani, 16
www.vinidellangelo.com
info@vinidellangelo.com | info@propostavini.com

 
Enrico Martintoni (foto Agh)  
Il giardino etnografico di Martintoni

A 50 metri dall'Agritur Mirella a Mione, Enrico Martintoni ha raccolto in un giardino davanti a un bellissimo e antico "baito" un piccolo museo etnografico all'aperto. Ci sono attrezzi di ogni specie, in particolare provenienti dal mondo contadino e rurale, che ha raccolto nel corso degli anni. Molto pazientemente vi spiegherà il funzionamento e la loro storia, per una visita basta una telefonata all'Agritur Mirella 0463 / 530328. Il giardino etnografico è un piccolo pezzo di storia contadina che Enrico conserva con passione e tenacia.

 
Il giardino etnografico all'aperto (foto Agh)   Una splendida fioriera (foto Agh)
 
Il soffitto del baito (foto Agh)   Roncole e accette (foto Agh)
Enrico Martintoni accanto a un carro per il fieno degli anni '50 (foto Agh)

 
Giorgio Carrara (foto Agh)  
Fratelli Carrara, organari

E' interessante scoprire come anche in piccolissimi paesi ci siano a volte delle realtà insospettabili. A Rumo per esempio -chi l'avrebbe detto?- c'è un rinomatissimo, per gli addetti ai lavori beninteso, laboratorio artigiano che costruisce e restaura organi e clavicembali! Con il sindaco di Rumo abbiamo dunque visitato la piccola azienda dei fratelli Carrara, Giorgio e Cristian. Giorgio, il titolare, ha iniziato l'attività quasi per caso, nel 1985, grazie alla conoscenza di un amico di famiglia, Bartolomeo Formentelli di Verona, che lo ha introdotto a questo insolito mestiere con un lungo apprendistato di 10 anni nel suo laboratorio. Dopo questa dura gavetta Giorgio decide di spiccare il volo: con il fratello Cristian fonda nel 1984 l'azienda a gestione famigliare, con un solo dipendente.

 
Clavicembalo (foto Agh)   Nel laboratorio (foto Agh)
 
Prove di laboratorio (foto Agh)   Restauro (foto Agh)
 
Antiche canne d'organo in piombo (foto Agh)   Oscar Mischiati, esperto di organologia (foto Agh)
Cristian Carrara col fratello Giorgio, titolare, e Alberto Bertolla dipendente (foto Agh)

Durante la nostra visita abbiamo la fortuna di incontrare colui che è considerato la massima autorità di organologia in Italia: Oscar Mischiati, di Bologna. Ha conosciuto Giorgio Carrara durante un viaggio in Liguria per un restauro e, saputo che stava restaurando un antichissimo organo ligure, probabilmente più antico di quello famosissimo di S. Petronio di Bologna, ha deciso di venire a Rumo per esaminare questo prezioso strumento e seguire le operazioni di restauro.

Prodotti tipici delle Maddalene

Non poteva mancare in finale di puntata una rapida carrellata sui punti di forza della gastronomia locale. Il Consorzio Agricolo dei produttori di Rumo, il punto vendita dei Formaggi Trentini, il centro di raccolta dei piccoli frutti di bosco con marchio S. Orsola, la salumeria artigiana di Ezio Bonani. In fondo a questa pagina trovate tutti i relativi indirizzi utili.

Nicoletta Bonani della salumeria Bonani di Rumo (foto Agh)
 
Il vino Teroldego (foto Agh)   La famosa "mortandela" (foto Agh)
 
Cristian Paris e Paolo Nardelli della Coop. S. Orsola   I piccoli frutti di bosco: mirtilli e lamponi (© foto Agh)
 
Con Silvano Martinelli, resp. caseificio di Rumo   Ezio Bonani, salumiere (foto Agh)
Tavolata coi prodotti tipici delle Maddalene (foto Agh)


testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)

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CONSORZIO TURISTICO LE MADDALENE
Pro Loco di Bresimo, Cagnò, Cis, Livo, Revò, Romallo, Rumo
38020 Marcena di Rumo (Trento)
Tel. 0463 / 530310 Fax 0463 / 531200
www.maddalene.it


APT Valle di Non
Piazza S.Giovanni 14
38013 Fondo (Trento)
Tel. 0463/830133 - Fax 0463/830161
www.valledinon.tn.it

Puntate precedenti in Valle di Non

  Valle di Non
20 luglio 2002
    Trentingrana
2 marzo 2002

Approfondimento

  Panorami spettacolari:
escursione a Cima Trenta m 2636

foto panoramica 360° ed escursione


Links Maddalene

Escursioni in alta montagna con guida
Visite guidate
Manifestazioni

Organologia

Organi antichi Accademia Oganistica Bolognese
Fondazione Accademia di Musica Italiana per Organo
Antichi organi del Canavese
Accademia Organistica Campana
Associazione Italiana Organisti di Chiesa
Organo.net il mondo dell'organo

Gastronomia

Sant'Orsola
Associazione produttori agricoli Sant'Orsola
Via Lagorai, 131 38057 Pergine Valsugana (Trento, Italia)
Tel. +39 0461 518111 - Fax. +39 0461 534488
www.santorsola.com | info@santorsola.com


Formaggi Trentini

Macelleria Bonani
lavorazione carni
38020 Rumo (Trento)
tel. 0463 / 530132


Caseificio Sociale Di Rumo
38020 Rumo (TN)
Via Mocenigo
0463 / 530176

Consorzio Produttori Agricoli Rumo
Via Mocenico 1
38020 Rumo (Trento)


Prodotto tipico
La mortandela
La mortandela affumicata della Valle di Non

Enologia

Vini dell'Angelo

Marchio che segnala vini ottenuti da vitigni autoctoni Trentini in via di estinzione o vinificati con procedimenti che ne valorizzano la tipicità.

Vini Estremi

Questo marchio intende valorizzare vini provenienti da vigneti situati in zone particolarmente disagiate dal punto di vista climatico, morfologico, di altitudine e latitudine e/o con caratteristiche di vinificazioni difficili....