Corre l'anno 1646. Nella piazza di Nogaredo Mercuria
accusa Domenica di furto chiamandola strega; per questo motivo le due donne
vengono imprigionate nelle carceri del castello, a loro vengono tagliati
i capelli come segno delle accuse mosse nei loro confronti. Mercuria, che
viene a sua volta accusata di stregoneria, afferma che sono state Domenica
e sua figlia a insegnarle come diventare una strega, trattenendo l'ostia
consacrata sotto la lingua dopo la comunione e imprimendole il marchio del
demonio sulla spalla. In seguito a queste accuse, le donne imprigionate
nel castello vengono sottoposte a tortura durante gli interrogatori.Le torture
praticate in quel periodo comprendevano il "tratto di corda" (che
consisteva nell'appendere la persona per le mani fino a spezzarle i tendini
o le ossa), e i "sibilli" (spezzare le ossa delle mani con cunei
di legno fra le dita).
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Sotto tortura Mercuria ammette di essere una strega,
di andare al sabba con altre donne dei dintorni, di aver praticato guarigioni
con unguenti satanici e polvere di ossa di morto. Ella asserisce inoltre
di aver avuto rapporti con uno stregone di nome Delaito.A seguito di questi
interrogatori Mercuria viene rilasciata. Rimangono invece imprigionate Domenica
Chemella e la figlia Lucia. Esse sono donne di ceto sociale molto basso
e Domenica è solita recarsi alla corte dei Lodron a vendere gamberi
pescati nell'Adige. Sotto tortura Lucia racconta come lei e le altre stregarono
tal Cristoforo Sparamani: trasformate in gatti si inoltrarono nottetempo
nella camera da letto del malcapitato e lo cosparsero con un unguento dato
loro dal diavolo in persona, poi, riprese le sembianze umane, si diedero
ai festeggiamenti con pietanze sottratte alla sua cucina (pane formaggio
e un boccale di vino). Il diavolo spesso si univa a loro in questi festeggiamenti
sia sotto sembianze umane sia in forma di capra. A
seguito di questi interrogatori vengono incarcerate altre donne delle giurisdizioni
di Castel Noarna e Castellano (Zenevra, Caterina, Benvenuta). Domenica,
Lucia e le altre stremate dalla tortura ammettono tutto ciò che i
giudici mettono loro in bocca: escono così altri dettagli sui sabba,
ricette di pozioni magiche, ecc. Il processo si protrae per un anno coinvolgendo
decine di persone di tutti i paesi della Vallagarina.
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| Salvador Dalì: "Volo
di streghe" |
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Nella fase finale del processo entra in scena l'avvocato
difensore Marco Antonio Bertelli di Nomi, che mette in evidenza come gli
interrogatori siano stati eseguiti scorrettamente; fa sottoporre a perizia
medica le donne dove risulta che non portano segni di diabolici sul corpo
e dichiara che le colpe delle donne sono sempre inferiori perché
esse sono "fragili, imbecilli nell'intelletto, ignoranti, credulone
e facilmente soggiogabili. Ma nonostante le tesi sostenute dalla difesa,
i Lodron vogliono dare un esempio di fermezza; le donne vengono dichiarate
colpevoli e 5 di loro sono condannate alla decapitazione e successivo rogo,
sentenza che venne eseguita dal boia Ludovico Oberdorfer di Merano alla
quale dovettero assistere tutti gli abitanti delle giurisdizioni. In questo
processo venne incriminato anche un uomo: Santo Graziadei, che morirà
in prigione nel 1651.
da www.castelnoarna.com
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