Publius Tenatius commerciante di vini
Il vino trentino sul Danubio ai tempi dell'antica Roma
 
 
Trasporto del vino (foto Agh)  
La mostra al Sass

Nell’ambito dell’iniziativa VinArt 2003, organizzata dalla Camera di Commercio Industria Artigianato Agricoltura di Trento e Trentino S.p.A., l’Ufficio Beni Archeologici della Provincia Autonoma di Trento ha allestito presso il SASS, Spazio Archeologico Sotterraneo (ovvero la Tridentum sotterrnea di Piazza Cesare Battisti a Trento), un’esposizione sul tema del vino nell’antichità intitolata "Publius Tenatius commerciante di vini. Il vino trentino sul Danubio ai tempi dell'antica Roma". Partendo dal ritrovamento, a Passau, dall’epigrafe funeraria di Publius Tenatius, commerciante di vini domiciliato a Trento nel II-III secolo, viene proposto un percorso espositivo sulla presenza della vite nel Trentino e la sua successiva coltivazione, nonché consumo del vino, dalla preistoria all’età romana. Accanto agli attrezzi adoperati nell’attività produttiva, si possono ammirare reperti pertinenti a vasellame da mensa, particolarmente dedicato al vino: fra questi la famosa situla di Cembra.

 
Epigrafe del vinario Publius Tenatius, II-III secolo d.C., rinvenuta a Passau  
Origine e diffusione della viticoltura

La ricerca paleobotanica più recente convalida la teoria che l’attività di protezione/selezione di viti selvatiche sia cominciata all’inizio del IV millennio nella Mezzaluna Fertile (nell’attuale area medio-orientale), laddove esse crescevano spontaneamente. Gli intensi e dinamici rapporti culturali di queste regioni con le aree prossime al Mediterraneo sud-orientale devono aver favorito, qualche secolo dopo, la coltura della vite anche in questi territori. Nel 2500 a.C. circa la diffusione della vite pienamente domestica interessa la Grecia e successivamente, tramite la colonizzazione greca, la Magna Grecia e l’Italia centrale. Solo agli inizi della seconda età del Ferro (500 a.C. circa) il fenomeno si diffonde anche nel nord Italia. In questa fase, infatti, l’emergere o il consolidarsi dell’identità di popolazioni locali facilita la valorizzazione di specifiche colture agricole, dando probabilmente origine anche a produzioni vitivinicole in ambiti territoriali relativamente circoscritti. Il recente rinvenimento in ambito peninsulare di cesti ottenuti dall’intreccio di tralci potati di vite in contesti databili all’età del Bronzo, apre nuove ipotesi sulla possibilità di alzare cronologicamente la presenza di vite coltivata.

 
Oggetti da mensa (foto Agh)  
La viticoltura delle origini nel territorio trentino

Dai contatti intercorsi fra la locale “cultura retica” nelle sue prime fasi di sviluppo (500 a.C. circa) e l’Etruria padana deriva anche, verosimilmente, lo sviluppo in area atesina della viticoltura, attività che andrà assumendo nel corso della seconda età del Ferro un’importanza non trascurabile. Testimonianze indirette del potenziale consumo di vino in ambito trentino sono infatti il vasellame da mensa di pregio in bronzo di produzione etrusca (olpi e oinochoai) e gli utensili, realizzati in loco, per la mescita (attingitoi) o il filtraggio (colini) delle bevande. Ulteriore documento a favore della vitivinicoltura nella nostra regione è il coinvolgimento, tra il VII ed il IV secolo a.C., dell’area retica nella cosiddetta “Arte delle Situle”, vasto fenomeno artistico che interessa un esteso spazio geografico tra il corso del Po ed il Danubio, dalla Lombardia centro orientale alla Slovenia e che vede la creazione di oggetti e recipienti in lamina di bronzo (le situle per l’appunto) utilizzati durante le libagioni, decorati con scene figurate ottenute a sbalzo o bulino. Le immagini rappresentano scene di festa, celebrazioni, cortei nei quali ricorre frequentemente il motivo dell’offerta a personaggi importanti di bevande, attinte da situle o da grandi recipienti. Tra gli esemplari locali più interessanti è la cista proveniente da Sanzeno (val di Non).

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