I GRANDI ALTIPIANI TRENTINI
di Massimiliano Unterrichter
 
 
Una poetica fotografia presa da una vecchia rivista e appesa alla Grott Stube, l'autore è' ignoto  
Conosciuto come "i grandi altipiani trentini", il territorio dei Comuni di Folgaria, Lavarone e Luserna, assieme all'altopiano dei 7 Comuni di Asiago che ne costituisce la naturale prosecuzione (sotto ogni punto di vista) nel territorio della provincia di Vicenza, costituisce un'unità geografica, storica e culturale ben definita e con caratteristiche che lo staccano nettamente dalle aree limitrofe. Esso è costituito da un grandioso succedersi di dolci ondulazioni, ricoperte di pascoli e rigogliose foreste, compreso tra le prealpi vicentine e le valli d'Adige, del Brenta e dell'Astico sopra le quali si erge sostenuto da imponenti bastionate rocciose che a tratti superano i 1000 metri di altezza. Oltre l'80% di tale territorio si estende ad una quota variabile tra i 1000 ed i 1600 metri sul livello del mare e solo ai suoi margini si ergono cime che superano di poco quota 2000 (Cornetto di Folgaria, Pizzo di Levico, Portule-Ortigara). Già nel secondo millennio a.C. gli Altipiani erano abitati, come testimoniano gli abbondanti resti di siti di fusione dei metalli, ma circa l'origine e la consistenza di questi primi insediamenti ben poco si conosce. Successivamente la zona fu colonizzata da genti di origine germanica la cui parlata, il cosiddetto "cimbro", era utilizzata correntemente fino a meno di due secoli fa da oltre ventimila persone e fu classificata da M. Hornung come la più antica parlata periferica esistente nel dominio linguistico tedesco.

La denominazione di Cimbri deriva dalla teoria che faceva risalire tali coloni ai superstiti di quel popolo, i Cimbri appunto, che, proveniente dallo Jutland, fu rovinosamente sconfitto dall'esercito del console Mario nella battaglia dei Campi Raudii, presso Vercelli, nel 101 a.C. Se questa leggenda abbia un qualche fondamento non è dato sapere con certezza, ma altri due momenti storici contribuirono sicuramente in maniera determinante a definire l'entità alloglotta degli Altipiani: la calata (tra il V e l'VIII secolo) di Ostrogoti, Longobardi e Franchi e l'arrivo di un flusso migratorio di coloni di origine bavarese richiamati dal vescovo di Verona Walther e dal Principe Vescovo di Trento Federico Vanga tra il 1000 ed il 1200 proprio per dissodare le terre degli Altipiani.

Gli studi più accreditati proprio in questi ultimi e nei Longobardi i due principali tasselli di tale evoluzione. Attualmente la lingua cimbra è parlata correntemente solo a Luserna, mentre a S. Sebastiano di Folgaria il suo uso è ricordato fino alla fine dell'800. Rimangono i toponimi ed i cognomi a tenerne vivo il ricordo, oltre alle istituzioni culturali sorte meritoriamente negli ultimi decenni, che si adoperano per cercar di evitare la perdita di un tesoro di cultura che costituisce l'identità e la comune matrice storica di un popolo.

Tradizionalmente gli Altipiani furono terra di emigrazione, soprattutto stagionale. La lavorazione della pietra ne rese celebri gli scalpellini, cui si deve la realizzazione di molti dei più bei palazzi dell'Europa danubiana, e molti furono, nell'800, "aizenponeri" cioè addetti alla costruzione delle linee ferroviarie (dalla corruzione del termine tedesco Eisenbahn=ferrovia). Soprattutto a S. Sebastiano è stata viva fino ad un recente passato la tradizione della pastorizia, con epiche transumanze invernali verso la pianura padana.

La Prima Guerra Mondiale, che proprio sul fronte degli Altipiani visse alcune delle sue pagine più tremende, causò la distruzione non solo degli insediamenti (gli abitanti erano stati fatti sfollare in Moravia e Austria Superiore) ma anche di gran parte dell'immenso patrimonio di alpeggi e foreste.

Massimiliano Unterrichter


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