Ski Area Tre Valli: sul Lusia all'arrivo della
funivia (foto Agh)
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| Funivia del Lusia (foto Agh) |
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Nel cuore delle Dolomiti
Girovagando oggi ritorna nella Ski
Area Tre Valli, al centro delle Dolomiti trentine e venete, con le tre
località regine di Moena,
la fata delle Dolomiti, Passo S. Pellegrino
e Falcade. Sul
versante trentino gli accessi sono due: uno a pochi chilometri da Moena
in direzione di Passo S. Pellegrino, l'altro da Bellamonte salendo da Predazzo.
Sciare in Val di Fassa significa sciare tra le montagne più belle
del mondo: le Dolomiti.
Noi saliamo al Lusia da Moena, con la telecabina che parte da località
Ronchi. Qui c'è una delle più importanti novità di
quest'anno, la nuova pista di rientro a Moena che permette di arrivare in
paese con gli sci a piedi. Salendo con la telecabina possiamo ammirare l'incredibile
panorama delle guglie dolomitiche, con l'inconfondibile
profilo del Catinaccio-Rosengarten.
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| La funivia Lusia, sullo sfondo le
Dolomiti (foto Agh) |
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| Una tappa dello Skitour dell'amore (foto Agh) |
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Skitour dell'amore: per chi si vuole bene
Lo Skitour dell’amore
è un itinerario sugli sci unico al mondo che si snoda nella Ski Area
Trevalli con i suoi impianti di risalita moderni e veloci, 100 km di piste
semplici o impegnative e i suoi accoglienti rifugi. In ogni punto di ristoro
previsto si appone un timbro sulla apposita tessera. Al suo completamento
si avrà diritto a un attestato di partecipazione ed un simpatico
ricordo. Lo Skitour dell'Amore è stato pensato per i fidanzati, e
per chi si vuole bene.
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| Con gli sci nello spettacolare scenario
delle Pale di S. Martino (foto Agh) |
Scuola di Sci Moena Dolomiti
Accanto allo Chalet Valbona la Scuola
Italiana di Sci Moena Dolomiti, coi suoi 50 maestri, offre quanto di
meglio si possa desiderare a chi desidera imparare a sciare, o perfezionare
il proprio stile. Sono insegnate tutte le discipline sportive invernali,
incluso il telemark, il carving, lo snowboard, inoltre sono organizzate
escursioni con ciaspole, gite di sci- alpinismo. Per i bambini il campetto
scuola protetto e l'area
giochi permettono ai genitori di lasciare tranquillamente
i loro pargoli sotto la sorveglianza dei maestri e del personale specializzato.
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| La Scuola di Sci (foto Agh) |
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Il campo scuola per bambini (foto Agh)
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| Lezione di sci (foto Agh) |
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| Alberto Kostner, direttore Scuola Sci (foto Agh)
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(foto Agh) |
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| In vacanza da Rimini (foto Agh) |
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Maestro con allievo (foto Agh)
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| La troupe di Girovagando: Rudy Concer,
cameraman, e Aldo Dal Palù aiuto operatore (foto Agh) |
Chalet Valbona
In pochi minuti dalla partenza da Ronchi con la telecabina siamo allo
Chalet Valbona, in splendida posizione
panoramica sulle Dolomiti. Lo chalet è stato completamente ristrutturato:
in un ambiente caldo e confortevole, dove trionfano il legno e le travi
a vista, c'è il bar, il self-service, la pizzeria e il ristorante
e, per i più raffinati, che non hanno troppa fretta di tornare
sugli sci, una caratteristica stube con menù alla carta.
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| Chalet Valbona sul Lusia (foto Agh) |
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Relax al sole |
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| (foto Agh) |
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La stube (foto Agh) |
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| Stube con menù alla carta (foto Agh) |
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Ristorante, self service (foto Agh) |
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| (foto Agh) |
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(foto Agh) |
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| Lo Chalet Valbona accanto alla partenza
della funivia Lusia (foto Agh) |
A tavola, Chalet Valbona
Allo Chalet Valbona ci fermiamo a pranzo per degustare la cucina dello chef
Fiorenzo Varesco. Scambiamo due chiacchiere con il patron Umberto Anzelini,
presidente della Sif - Società Impianti a Fune Lusia Moena, orgoglioso
della nuova accogliente struttura in grado di soddisfare sia gli sportivissimi,
che amano pranzare bene e presto al self service, sia i buongustai che desiderano
abbandonarsi alle gioie del palato con il menù alla carta.
Per gli amici di Girovagando, la ricetta del paté
di fegato di coniglio
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| A tavola nella bellissima stube (foto Agh) |
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Lo chef Fiorenzo Varesco (foto Agh) |
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| In cucina: Leonardo, Giulio, March (foto Agh) |
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Antipasto con paté di fegato (foto Agh) |
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| Risotto al radicchio in crosta di grana (foto Agh) |
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Filetto di cervo (foto Agh) |
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| Dolce alla vaniglia (foto Agh) |
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Umberto Anzelini presidente SIF (foto Agh) |
Chalet Valbona
Bar, ristorante, stube, self service, snack bar, pizza - Alpe Lusia
Tel. 0462 / 565219 (prenotazione tavoli per pranzi e cene)
lusia@dnet.it
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| Le Pale di San Martino dal Lusia
(foto Agh)
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| Bar Le Cune (foto Agh) |
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Le Cune, panorama eccezionale
Dallo Chalet Valbona con la funivia Lusia siamo in pochi
minuti a Le Cune:
di qui si può scendere sulle soleggiatissime piste del versante di
Bellamonte, raggiungibile dal Passo Rolle o da Predazzo. Questo balcone
naturale è anche un eccezionale punto panoramico, com'è testimoniato
dalla nostra foto a 360°. La vista spazia liberamente sulle Dolomiti
col Gruppo del Latemar,
il Catinaccio,
la Marmolada,
le Pale di S. Martino,
la Catena del Lagorai.
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| (foto Agh) |
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| (foto Agh) |
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(foto Agh) |
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| (foto Agh) |
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(foto Agh) |
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| (foto Agh) |
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| Lo storico Rifugio Passo Lusia (foto Agh) |
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Lo storico Rifugio Passo Lusia m 2056
Da "Le Cune" scendiamo sulla pista fino al sottostante Passo
Lusia, dove sorge lo storico rifugio risalente
alla fine del 1800, che aveva il nome di "Albergo Alpino Lusia".
Il passo era un passaggio obbligato fin dall'antichità, prima dei
cacciatori e pastori, poi dei primi turisti che intorno alla fine del 1800
iniziarono a visitare le Dolomiti sull'onda della fama che i geologi avevano
diffuso coi loro pittoreschi racconti su libri e riviste. I turisti tedeschi
all'epoca si cimentavano in quella che era considerata la via più
breve Monaco-Venezia.
In realtà un mega trekking a piedi che si svolgeva attraversando
il Passo del Bennero,
l'Alpe e passo di Tires,
Carezza col
Passo di Costalunga,
Moena e Passo
Lusia: qui sostavano al rifugio per poi scendere
a Paneveggio,
risalire l'ultimo dislivello fino a Passo
Rolle per poi scendere nel Primiero
e arrivare finalmente nella pianura veneta.
Agli inizi del 1900 il via vai di turisti era tale che al passo c'era anche
il Rifugio del Cai e addirittura un hotel, L'"Alpen Rose", che
andò purtroppo distrutto in un incendio nel 1908. Ancor oggi si possono
vedere tracce delle fondamenta poco distanti dal rifugio.
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Il rifugio Lusia agli inzi del 1900
(foto fam. De Giampietro) |
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L'hotel Alpen Rose, distrutto da un incendio nel 1908,
sullo sfondo l'Albergo Alpino Lusia |
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| Il rifugio Lusia in una foto agli
inizi del '900 (foto fam. De Gianpietro) |
Scambiamo due chiacchiere coi gentilissimi gestori. Il signor Marco si schermisce
subito:"E' mia moglie che comanda", dice scherzosamente ma non
troppo. Si rammarica per il figlio Davis che non vuole proseguire l'attività,
vorrebbe fare il meccanico giù in valle. "I giovani mollano"
dice rassegnato "non vogliono saperne di stare quassù per dei
mesi".
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| Dal 1932 al 1960 il Rifugio Lusia
fu gestito da Sisto Rizzoli di Cavalese: eccolo nella foto, è
il terzultimo da sinistra, alla sua destra la moglie Ernestina. Il
signore con la fisarmonica, di Tesero, era soprannominato "Plon",
segava l'erba e suonava nelle feste al rifugio alla domenica (foto
fam. De Gianpietro) |
Poi ci mostra con orgoglio dei bellissimi cimeli sciistici vecchi di oltre
cento anni: dei rudimentali sci in legno di frassino fatti a mano, gli attacchi
a ganasce di ferro e lacci in cuoio. Sui modelli più "recenti",
della prima metà del '900, sono ancora leggibili i marchi di fabbrica.
Un paio di sci sono austriaci provenienti da Innsbruck, costruiti da "Heinrich
Engl". Un altro paio sono italiani dei Fratelli Ravelli
di Torino, notissimi alpinisti attivi soprattutto nella zona del Monte Bianco:
Francesco "Cichin", Pietro e Zenone acquistarono nel 1920 una partita di sci dismessi dall'esercito e
aprirono un negozio a Torino
specializzato nella costruzione di sci e articoli da alpinismo. Furono tra i primi costruttori di bivacchi fissi.
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| Marco De Gianpietro e la moglie Wilma,
gestori del rifugio, mostrano dei vecchi sci del 1900 (foto Agh) |
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| Sci del 1900, marchiati Heinrich Engl di Innsbruck |
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Vecchi attacchi da sci (foto Agh) |
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| Rifugio Passo Lusia (foto Agh) |
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(foto Agh) |
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| Il gigantesco ceppo di cirmolo scolpito (foto Agh) |
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(foto Agh) |
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| La signora Wilma e il figlio Davis (foto Agh) |
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Due vecchie "ciaspole"
(foto Agh) |
Rifugio Lusia
- Passo Lusia m 2056
gestione Wilma Scandella - tel. 0462 / 573101 - abitazione 0462 /
573858 |
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| Giovani snowboarders in azione (foto Agh) |
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| Amelia Ann Blanford Edwards, la scrittirce
inglese che nel 1873, con il suo "Untrodden Peaks and Unfrequented
Valleys" diede fama alla Valle di Fassa nel mondo |
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Vette inviolate e valli deserte, la nascita del
turismo
La chiacchierata con la simpatica famiglia De Gianpietro, e soprattutto
le bellissime foto d'epoca che custodiscono gelosamente e che ci hanno mostrato
con passione, ci offre l'occasione per tentare di ricostruire, sia pure
sommariamente, la storia del turismo in Valle di Fassa, quando i geologi
stranieri nella seconda metà dell'800 scoprirono nella zona di Predazzo
un autentico paradiso per i loro studi... Nel 1876 l'insigne geologo tedesco
Ferdinand von Richthofen stupì il
mondo accademico con la sua formidabile intuizione: le Dolomiti erano in
origine scogliere marine. Le "Vette inviolate e valli deserte"
della valle di Fassa, come le la scrittrice inglese Amelia B. Edwards le
definì in un suo famoso libro, iniziarono ad essere conosciute in
tutto il mondo...
Nascita del turismo in Valle di
Fassa
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| Dalla vetta del Col Margherita verso
le cime dell'Agordino (foto Agh) |
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| Le pendici sud del Passo S. Pellegrino
verso Costabella e Cima Uomo (foto Agh) |
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Passo S. Pellegrino e il Col Margherita
La giornata volge al termine e Fulvio Costa, direttore del Consorzio Impianti
a fune Ski Area Tre Valli, che ci ha accompagnato durante la giornata, ci
propone di andare a vedere un tramonto eccezionale sul Col
Margherita, a 2513 metri di quota. Scendiamo
quindi a Ronchi e raggiungiamo il Passo
S. Pellegrino, che in passato segnava il limite
politico tra il Principato Vescovile di Trento, la Repubblica Veneta ed
il Principato Vescovile di Bressanone. Sul passo sorge lo storico
ospizio fondato nel lontano 1358 in onore appunto
di San Pellegrino, dove i viandanti trovavano ospitalità e rifugio.
L'ospizio e la piccola chiesa furono distrutti assieme a molte baite della
zona dalle truppe austriache nel 1915. La chiesa fu ricostruita in altra
posizione nel 1934: contiene dipinti di Gian Battista Chiocchetti. L'ospizio
è stato per molti anni l'albergo più alto del Trentino.
Poco a valle del Passo di S. Pellegrino la grande
funivia da oltre 100 posti, disegnata dal grande
designer Pininfarina,
sale con un balzo a campata unica fino alla vetta del Col Margherita.
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| Fulvio Costa direttore consorzio impianti a fune Ski
Area Tre Valli (foto Agh) |
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Le piste dal Col Margherita verso Falcade, sullo sfondo
le Pale di S. Martino (foto Agh)
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| (foto Agh) |
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Aspettando il tramonto (foto Agh) |
Il colpo d'occhio è grandioso: lo sguardo
si perde estasiato davanti a vette favolose: tra le più note, le
inconfondibili Pale di S. Martino,
il Monte Civetta,
il Monte Pelmo.
Attendiamo il tramonto, la temperatura precipita. Quando, al calar del sole,
le montagne si colorano di rosa non facciamo più caso al batter di
denti e ai 10 sottozero.
testi e foto di Alessandro Ghezzer
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| Tramonto dalla vetta del Col Margherita
verso il Passo S. Pellegrino (foto Agh) |
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