| Le dolomiti nel mondo La nascita del turismo in Valle di Fassa |
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Dolomiti sconosciute La regione dolomitica rimase praticamente sconosciuta fino agli inizi del 1800. Le vie di comunicazione erano lunghe e difficili, spesso impraticabili. Le popolazioni vivevano di agricoltura di montagna, allevamento, piccolo artigianato del legno e molta emigrazione stagionale. I boschi erano considerati esclusivamente come riserva di legname da costruzione e da ardere, le montagne come pascolo per gli animali.
Il primo impulso alla nascita del turismo, sia pure d’elite, fu determinato dai geologi: questi consideravano la zona di Predazzo, tra la Val di Fiemme e quella di Fassa, straordinariamente interessante dal punto di vista geologico: pochi altri luoghi del pianeta infatti consentivano di studiare in superficie dei processi avvenuti in ambienti sottomarini. Nell’800 iniziò un discreto via vai di studiosi, che alla popolazione locale apparivano come strani personaggi armati di martello che si aggiravano tra le montagne in cerca di minerali. L’orogenesi delle Dolomiti era il problema sul quale si scontravano all’epoca le varie scuole di pensiero. Nel 1876 un insigne geologo tedesco, il barone Ferdinand von Richthofen, pubblicò un libro che suscitò molto clamore nell’ambiente scientifico, in cui per primo riconosceva nelle Dolomiti la tipica conformazione delle scogliere marine. Le polemiche che suscitò contribuirono a dare una certa fama della valle di Fassa al di fuori dei confini locali. I primi alberghi L’albergo Nave D’Oro di Predazzo registra sui suoi libri l'andirivieni di questi scienziati a partire dal 1820. Oltre alla loro firma, essi usavano aggiungere disegni o considerazioni sulle impressioni riportate durante il loro soggiorno in valle. Spiccano, fra le altre, la firma dell'eminente naturalista Alexander Friedrich Heinrich Von Humboldt. A metà dell'800 il gestore dell'albergo, persona di discrete vedute imprenditoriali, fece stampare quello che si può considerare il primo depliant turistico dell'epoca: un volantino con i ritratti e i nomi dei personaggi illustri che avevano lì soggiornato. Un personaggio che può essere considerato capostipite dei moderni albergatori fu Antonio Rizzi di Campitello di Fassa. Studiò ad Innsbruck in un ambiente dalla mentalità più aperta e intraprendente di quella fassana. Con l'aiuto della moglie aprì un albergo divenuto poi famoso: An der goldenen Krone (Alla Corona d'Oro). Nominato segretario del comune di Vigo di Fassa fu il primo ad impegnarsi seriamente per la sistemazione e l'apertura di nuove strade e vie di comunicazione. Aveva capito che il turismo sarebbe stata una fonte di guadagno e che l'unico modo per incentivarlo era rendere la zona più facilmente raggiungibile. La Valle di Fassa diventa "di moda" Dopo i geologi cominciarono ad interessarsi alla zona i botanici, poi gli studiosi di linguistica attratti dalla parlata originale della valle. Piano piano la Valle di Fassa iniziava ad avere una certa notorietà, a diventare una mèta ambita. Gli inglesi in particolare, narravano le loro avventure di viaggio e di esplorazione su giornali e libri, spargendo la fama delle Dolomiti come "paese incantato".
Nel 1856 due inglesi, Josiah Gilbert e G. C. Churchill, giunti in Valle Pusteria da Lienz, arrivarono sul versante nord delle Dolomiti restandone affascinati. Pubblicarono poco dopo un libro, The Dolomite Moutains, che fece il giro del mondo. Famoso fu il viaggio del famoso alpinista inglese Francis Fox Tuckett che nell'estate del 1870 diede il via a quello che possiamo considerare il primo esempio di "turismo alpinistico". Nel 1872 una nota scrittrice inglese, Amelia Ann Blanford Edwards (1831-1892), compì un viaggio in val di Fassa restandone incantata. Il suo libro, Untrodden Peaks and Unfrequented Valleys: a Midsummer Ramble in the Dolomites (Vette inviolate e valli deserte), denso di descrizioni ammirate e di disegni e illustrazioni, fu pubblicato da una nota casa editrice londinese che contribuì a rendere famosa la valle di Fassa in Europa (London: Longman's, Green, and Co. 1873”). Nasce l'alpinismo Negli stessi anni cominciarono in Europa a nascere i primi club alpini, e nel 1872 venne fondata la SAT, Società degli alpinisti Tridentini, che nel 1879 pubblicò un testo di Vittorio Riccabona, "Le valli di Fiemme e Fassa", che può ben essere considerato la prima “guida” della zona. Nonostante ciò la zona fu ignorata ancora per molti anni dal turismo italiano, mentre tedeschi ed austriaci arrivavano sempre più numerosi. Molto seri, organizzati e precisi, pianificavano le loro ascensioni con attenzione, sceglievano con cura le cime da salire studiando le cartografie, interessandosi di eventuali precedenti, documentando poi con scritti e disegni l’ascensione effettuata.
Questa nuova forma di turismo alpinistico aveva la necessità di trovare in zona qualcuno che conoscesse a fondo la zona e che accompagnasse i turisti evitando pericoli e difficoltà. Chi meglio dei cacciatori e dei pastori, nati e vissuti per generazioni su quei monti? Cominciarono così ad affermarsi le prime “guide alpine”, riconosciute dal Governo Regionale di Innsbruck il 4 settembre 1871, data che segna l’inizio ufficiale della professione. Nel 1875 il Capitanato di Cavalese rese pubblici i nomi dei primi 3 fassani autorizzati ad accompagnare in montagna i clienti: Giorgio Bernard, Giovanni Bernard e Giovanni Mazzel, tutti di Campitello, e fissò la tariffa minima giornaliera: 2,5 fiorini. La salita sulla Marmolada costava invece 4,5 fiorini. Da allora in poi il numero delle guide continuò ad aumentare: dalle 16 autorizzate nel 1877 alle 42 del 1884. Campitello di Fassa divenne per merito del turismo alpinistico una stazione nota in tutte le Alpi. Gli alberghi “Molino” e “Agnello” furono le basi di partenza delle escursioni in montagna, facendo concorrenza all’albergo “Corona d’Oro” di Vigo. Anche altri paesi della valle cominciarono lentamente a credere in questa nuova fonte di reddito e ad investire nella costruzione di nuovi alberghi. A Pozza nel 1880 aprì il “Leon d’Oro” anche se, più che un albergo, si trattava di una casa privata che offriva ospitalità. Quindi l’”Aquila nera” e l’osteria con alloggio “All’Andrea” che disponeva anche di un servizio di noleggio cavalli. Infine, verso la fine del secolo, sorse l’”Albergo al Ponte”, sulla strada per Meida. A Mazzin, negli stessi anni di fine secolo, funzionavano due “Osterie con alloggio” con stalle per i cavalli.
Si rompe il secolare isolamento Fassa però risentiva non poco dei problemi di comunicazione viaria. Per far nascere un vero turismo stanziale era necessario togliere la valle dal suo isolamento: agli inizi del ‘900 era ancora una delle poche zone dell’impero austriaco non collegata con il telegrafo. Raggiungere la valle da Bolzano era un’avventura: le carrozze arrivavano regolarmente fino a Ponte Nova, in Val D’Ega, ma da lì in avanti si proseguiva a dorso di mulo o cavallo, o a piedi. Cortina d’Ampezzo, collegata in modo migliore, aveva subito negli stessi anni una trasformazione economica ben diversa rispetto alla Val di Fassa.
Nel 1894 finalmente venne approvata dal governo austriaco la costruzione della strada di collegamento Bolzano-Cortina. Alla fine del secolo l’arteria raggiungeva il bivio di S. Giovanni attraverso Ponte Nova, il passo di Costalunga e Vigo di Fassa. Il 13 ottobre 1904 fu solennemente inaugurata la Strada delle Dolomiti, opera per l’epoca davvero monumentale, in cui si superarono difficoltà non indifferenti per quegli anni, causate dal tracciato, dal dislivello e dall’altitudine alla quale bisognava lavorare. La lapide commemorativa posta sull’obelisco in cima al Passo del Pordoi recitava: “Strada di Pordoi - costruita in regia propria negli anni 1901-1904 regnante S.M. l’Imperatore Francesco Giuseppe I. Pendenza massima, 7,9% - Pendenza media 6,7%”. Il collegamento completo fino a Cortina fu terminato nel 1909. Un tempo record non solo per l’epoca ma anche, probabilmente, per tempi molto più recenti. Iniziano i trasporti regolari Nel luglio del 1905 partì la prima diligenza a cavalli dedicata al servizio turistico sulla tratta Bolzano-Cortina. Il collegamento era effettuato solo l’estate, con carrozze da 8 posti dette “giardiniera”, più il cocchiere: impiegavano circa 3 giorni con due cambi e due pernottamenti per compiere l’intero tragitto. Nel 1909, quando la strada fu terminata, fu inaugurato il primo servizio con autobus di linea con motore a scoppio. L’isolamento secolare della Val di Fassa era finalmente terminato.
La strada diede impulso all’apertura di nuovi alberghi: nel 1903 Giovanni Pedrotti pose la prima pietra del suo hotel sul Passo Pordoi, prima stazione di cambio della carrozza, che fu inaugurata nell’estate del 1905, quasi contemporaneamente alla nuova strada. In posizione magnifica, godeva già dall’inaugurazione di riscaldamento centrale e termosifoni. Nel 1907 fu Tita Piaz, il famoso “Diavolo delle Dolomiti”, scalatore e guida alpina ad aprire, sempre al Passo Pordoi, la sua “Touristenheim” (Casa del Turista). Altri hotel furono costruiti a Vigo e a Canazei. Finisce un'era: scoppia la Prima Guerra Mondiale Nel 1914, fra Moena e il passo S. Pellegrino, erano aperti e funzionanti 23 alberghi e 15 rifugi estivi. Purtroppo nel 1914 lo scoppio della prima guerra mondiale distrusse ogni prospettiva turistica. La Strada delle Dolomiti fu percorsa dagli eserciti e le montagne fassane divennero teatro di aspre battaglie. Alessandro Ghezzer Si ringrazia: Istituto Culturale Ladino per la documentazione Via della chiesa, 6 38039 Vigo di Fassa (Tn) tel. - fax 0462 / 764267 - 764909 www.istladin.net | www.cortina.dolomiti.org per le cartoline d'epoca
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